“Il folle cabaret del professor Fabrikant” è stato un regalo. Un gran bel regalo, in tutta sincerità. Un libro che arriva dallo stand delle Edizioni Cargo, direttamente dalla Fiera della piccola e media editoria di Roma. Il nome di Yirmi Pinkus mi era del tutto ignoto, d'altro canto siamo di fronte ad un'opera prima e Pinkus, in genere, lavora come disegnatore e come graphic journalist.
I lettori coraggiosi, e pazienti, si facciano avanti! Aprendo le pagine di Istanbul era una favola ci si addentra nella scrittura che un amico ha efficacemente definito “un enigma letterario”. Bisogna essere disposti ad essere disorientati e spaesati per più di ottocento pagine, seguendo una scrittura ondivaga, allusiva, eterea, a volte quasi priva di un referente. Siamo di fronte al tentativo di un complesso recupero di una 'geo-storia etnica' che dà come risultanza lo scrittore e quindi il romanzo, sviscerando le carni di una complessa famiglia di personaggi, passandone in rassegna i traumi o le piccole conquiste.
Angelo Fortunato Formiggini, brillante e pionieristico editore e letterato modenese, si suicidò nel 1938. Si suicidò non perché fosse disperato, non perché fosse ammalato, non perché fosse solo. Si suicidò perché era ebreo, e perché voleva protestare contro le leggi razziali: voleva gridare alla nazione tutto il suo dissenso, tutta la sua rabbia e tutta la sua angoscia per quel che stava diventando l'Italia. E cadendo dalla Torre Ghirlandina di Modena, gridò per tre volte la parola "Italia". Antonio Castronuovo, biografo e saggista autore di questo "Libri da ridere" (Stampa Alternativa, 2005) non ha dubbi: "Un uomo può giungere a suicidarsi per protesta.
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