Gil, il protagonista di “Midnight in Paris”, è una Cenerentola al contrario. Nella favola, a mezzanotte, si ritornava alla vita agra; qui, invece, allo scoccare del nuovo giorno, succede il contrario, nasce la magia.Gil è un ordinario scrittore di sceneggiature, in vacanza a Parigi con la fidanzata californiana e i futuri suoceri, sostenitori del Tea-party, ricchissimi che lo considerano cheap, oltre che senza qualche rotella. Lui sta scrivendo un romanzo su un Negozio di Ricordi, capace di vendere i souvenir e, forse, anche il passato. In questo senso, il film può essere considerato un’opera meta-letteraria, visto che l’ assunto di esso è che ogni nostalgico può ritornare indietro alla propria età aurea.
Parigi è considerata la città dell’arte per antonomasia, dagli americani amanti del Vecchio Continente, e forse non soltanto da loro. Parigi per costoro è il tempio dell’arte tout court: poesia, letteratura, pittura, musica, cinema, danza e tutte le contaminazioni immaginabili tra le arti sono possibili in questo luogo cantato, evocato, ritratto e descritto con dovizia di particolari, nel tempo, dagli artisti stessi che vi hanno soggiornato. Chiedere loro perché Parigi è così magica, unica, il simbolo dell’estetica e della bellezza, del fascino romantico, retrò e al contempo innovativo delle epoche che si succedono è una domanda quasi superflua.
Duecento pagine di vignette, più del doppio di strisce umoristiche dalla vis tagliente, lucida, autoironica, spiazzante. La vita secondo Woody Allen è un’edizione di lusso che farà impazzire i fan – e non sono pochi, per fortuna – del regista tra i più prolifici del Novecento.
«Life is just what happens to you/
While you're busy making other plans» [John Lennon, Beautiful boy].
Torna Woody Allen, con una commedia sentimentale che riprende alcune tematiche a lui care, sviluppate attraverso diversi registri narrativi dal suo cinema più recente. E sorprendentemente (ma non poi tanto, a ben guardare) torna proprio a Londra, abbandonata da due film a questa parte e protagonista del filone più glaciale e pessimista – la trilogia Match Point, Scoop, Cassandra’s Dream - del regista newyorchese.
Un insolito dialogo fa da prologo. Due sconosciuti, invitati da un amico comune, si trovano a parlare di un’affascinante ipotesi: se qualcuno venisse a morire di cause naturali in casa tua, chiameresti un dottore? E se sì, sai che saresti il primo indagato per un ipotetico omicidio? Baptiste non comprende perché questo tizio gli stia facendo un discorso così assurdo. Caso vuole che proprio il giorno seguente, un tale suoni alla sua porta e gli chieda di poter fare una telefonata. Baptiste gentilmente accetta e poco dopo che lo sconosciuto ha formulato il numero, questi muore, accasciandosi sul pavimento. Si tratta di uno spiacevole caso del destino o di un’occasione per fuggire e ricominciare daccapo un’intera esistenza?
La copertina in perfetto stile Guanda, strilla che siamo di fronte ad un libro da non sottovalutare e snocciola grandi nomi spendendosi in prodighi parallelismi che iscrivono Auslander nell’ambito di quell’illuminata schiera di ebrei illustri, da Roth a Groucho Marx, passando per Woody Allen non senza trascurare Richler e la recente scoperta del Jacobson di Kalooki Nights, ch
In occasione del ventiseiesimo film della sua invidiabile carriere registica Woody Allen, in "Misterioso omicidio a Manhattan", diverte e si diverte nel mescolare la commedia ed il thriller, a giocare con i dialoghi e i personaggi, a creare un curioso e stravagante pastiche cinematografico sullo sfondo della solita New York su cui il regista ama indugiare nelle sue pellicole. Il film, che segue a breve distanza tre pellicole riflessive, amare e non del tutto riuscite come "Alice", "Ombre e nebbia" e "Mariti e mogli" si rivela, senza dubbio, una piacevole sorpresa.
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