Pulp, frenetico, violento, amorale, ultracinematografico: “Touch and Splat” è un divertimento ideato e composto da uno dei narratori più americani della nuova generazione italiana, Alessandro Cascio, classe 1977. Lo scrittore palermitano ha deciso di ibridare, alterare e rinnovare due paradigmi diversi: “Das Experiment” di Hirschbiegel (2003) e “Il grande freddo” di Kasdan (1983), sporcandoli con un linguaggio tarantiniano e diretto, infarcito di americanismi qua e là (l'aggettivo “fottuto” prolifera sbarazzino, a un tratto).
Stampa Alternativa è un piccolo editore che da quarant’anni pubblica cose molto interessanti, trascurate o dimenticate dalla grande editoria. Marcello Baraghini è un personaggio unico, fuori dal tempo e atipico in un panorama editoriale dove conta soltanto cavalcare una moda. Se non fosse stato per il suo acume i ragazzi del 2000 non saprebbero niente di Benito Jacovitti, uno dei più grandi artisti del fumetto italiano di tutti i tempi. Per il Natale 2009, Stampa Alternativa propone una nuova antologia di Coccobill, personaggio creato da Jacovitti nel 1957 per “Il Giorno dei ragazzi”, completando la prima raccolta datata 2007.
Mud Creek, Texas orientale, è una cittadina maledetta: una recente, insensata e micidiale violenza dei suoi cittadini, vittime un guaritore indiano e la sua compagna negra, ha scatenato la rappresaglia del maligno; un'oscura sequenza di omicidi e di zombesche resurrezioni accompagna così la cittadinanza all'olocausto. Sopravvivrà – simbolicamente – soltanto un reverendo in crisi di vocazione, capace di fronteggiare il male servendosi della Bibbia come se fosse una pistola, e tuttavia non in grado di difendere innocenti dalla vendetta. Se ne andrà osservando la cittadina in fiamme, deserta e spopolata, mentre il male striscia e serpeggia altrove, pronto a reincarnarsi.
Trama
In partenza verso il West. Harpo e Chico in carrozza, Groucho in autostop in mezzo alle dune. Si parla di un terreno su cui dovrà passare una ferrovia, la proprietà di quel fazzoletto di terra varrà come l’oro e Groucho Harpo e Chico contro dei pistoleros corrotti faranno a gara per acquistarlo.
La morte del cinema western è stata decretata molti anni fa.
Fine, si è detto a gran voce di fronte alle sempre minori produzioni annuali, spesso di qualità dozzinale e con delle nobili ma rarissime eccezioni che si possono contare sulle dita di una mano.
Uno dei generi che ha scritto la storia del cinema è morto e sepolto.
Quanta gioia per i numerosi detrattori e quanto dolore per gli amanti costretti a vagare tristemente fra pellicole straviste e solitamente trasmesse su Rete 4 e Italia 7 Gold, fra telefilm entrati nella storia e ormai invecchiati come Bonanza, oppure rivolti ad un pubblico femminile/casalingo come "La signora del West" (creato da Beth Sullivan nel 1993) con protagonista la dottoressa M
Per lo scettico cinematografico medio, cioè non ancora giunto ai dolci ma scomodi lidi dello snobismo incondizionato, questo film aveva tutte le carte in regola per essere una boiata pazzesca. Per cominciare, L'Assassinio di Jesse James esce a distanza ravvicinata - forse troppo - dal deludente Quel treno per Yuma, anonimo remake western che non riusciva a brillare neanche grazie alla presenza di star hollywoodiane Christian Bale e Russell Crowe.
L’epoca dello “spaghetti western” è stata non lunghissima ma intensa e prolifica, ha partorito opere che incontrarono il gusto degli italiani e non solo, andando a solleticare l’attenzione di altre cinematografie occidentali e orientando non poco il cinema orientale di genere degli ultimi venti-venticinque anni.
Lucio Fulci, abile incursore tra i generi cinematografici più disparati, dopo essersi cimentato quasi esclusivamente in commedie, approda allo spaghetti western nel 1966, con Le colt cantarono la morte… e fu tempo di massacro. Fu un ottimo successo di pubblico, cui comunque fece seguire altre commedie, prima di accostarsi al genere per il quale è più noto: il thriller/ horror. Ma gli spaghetti western tornarono, a qualche anno di distanza, andando a vivificare un genere che andava inevitabilmente incontro al suo canto del cigno.
Acquisto questo libro - 17 euro - confidando in due consigli. Uno, privato, decisamente più personale, datomi da un amico amante della letteratura americana. Mi dice: "Edward Bunker... Elmore Leonard... Joe Lansdale... Guarda che vengono tutti da McCarthy!". Uau, penso io. Il secondo "consiglio per gli acquisti" proviene da "I barbari - Saggio sulla mutazione", l'ultima fatica di Alessandro Baricco, in cui lo scrittore texano viene nominato più volte come "il miglior narratore americano contemporaneo", ed estratti dal suddetto Non è un paese per vecchi vengono abbondantemente analizzati. Ri-Uau, penso io.
Tra i generi cinematografici che negli ultimi anni hanno subito più violenze il podio spetta sicuramente a quello horror. Abbiamo assistito - e sicuramente continueremo ad assistere, basta ascoltare il crescente ding ding danaresco ai botteghini - ad un vero stupro. Sono stati forzati infatti i limiti - estetici e canonici - di un genere che più di altri dovrebbe essere campo di ricerca e di innovazione.
"E' preferibile non viaggiare con un morto" (Henry Michaux)
Delmer Daves, in una lettera a Tavernier scritta nel 1960, scrisse: "Quel treno per Yuma" è probabilmente il mio migliore western". E noi, cultori del genere, siamo d'accordo con lui.
Se consideriamo che il regista è autore di "Rullo di tamburi", "Broken arrow" (L'amante indiana), "L'albero degli impiccati", "Jubal", capite bene che il nostro "Quel treno per Yuma" è un'opera che si presenta con tutte le carte in regola per ricevere adeguata sviolinata.
Un eccellente esempio di apologo western, degno del miglior Daves, dove la paura, il coraggio, l'onestà e la malvagità umana emergono potenti e senza dare adito ad alcun sentore di stucchevole retorica.
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