I sei reportages asiatici del giornalista tedesco Wolfgang Büscher sono di piacevole lettura non solo per l’ambientazione, che ci conduce verso paesi lontani e culture diverse dalla nostra, ma per il modo di viaggiare. Büscher infatti predilige la lentezza ed è in controtendenza in quest’epoca di viaggi-flash e di turismo pecoreccio, pilotato dai tour operator. Il nostro autore si sposta a piedi, in barca sul fiume, in auto con i ritmi orientali e su strade pessime, a bordo di una petroliera.
Del resto Büscher non è nuovo a esperienze di questo tipo, come attestano altre due sue pubblicazioni “Berlino-Mosca. Un viaggio a piedi” (2008) e “Germania, un viaggio” (2009) editi sempre da Voland.
"Esistono molti modi di scrivere diari come questo. Comincio a diffidare delle descrizioni, e anche di quegli adattamenti spiritosi che trasformano l'avventura di un giorno in narrazione; mi piacerebbe scrivere non soltanto con l'occhio, ma con la mente; e scoprire la realtà delle cose al di là delle apparenze".
"Sotto il comunismo Praga era una città grigia, triste”, mi dice socchiudendo gli occhi e guardando alle mie spalle, verso il fiume e, oltre quello, ai pendii verdi del parco. “Ma per gente come i cineasti era il paradiso. Il governo comunista sovvenzionava tutti i film. Il profitto era proibito. Se facevi profitto, sfruttavi il proletariato. Si facevano trenta, trentacinque film l’anno, contro i dieci o dodici di adesso. […] Sì, se c’era una cosa che i comunisti rispettavano, quella era la cultura”. Ribadisce un punto che tante volte ho sentito durante questo viaggio: nella vecchia generazione, la nostalgia per il comunismo è forte.
Un libro sul viaggiare da portarsi in viaggio: così si può definire in sintesi questo “Breviario per nomadi” del medico e africanista Vanni Beltrami.
Vita attiva e vita contemplativa, devozione personale e religione convenzionale, conflitto ancestrale fra ascesi e desiderio; questi alcuni dei poli dilemmatici che lo scrittore scozzese William Dalrymple, di stanza in India da 25 anni, ha tentato di individuare in Nove Vite (Adelphi), viaggio appassionante nel paese forse più incredibile della terra – un continente, si è sempre detto, a ragione.
Non è soltanto un quaderno d’appunti su Trieste e Umberto Saba: “Interni con figure” è l’ultima riscoperta, in ordine di tempo, tra gli scritti inediti di Stelio Mattioni (1921-1997), scrittore triestino tra i più importanti del dopoguerra italiano.
“Non molto tempo fa, avendo pubblicato due resoconti di viaggi nel Pacifico che da più parti vennero accolti con incredulità, mi venne l’idea di scrivere un vero romanzo di avventure polinesiane e di pubblicarlo come tale, per verificare se la narrativa di invenzione venisse accolta come cosa vera: l’esatto contrario, in un certo senso, della mia esperienza precedente” – incipit di Mardi, terzo romanzo di Melville
Tenuta a battesimo da Mino Maccari nelle stanze del “Mondo” di Pannunzio, “L'Italia dei poveri” è un'appassionata raccolta di racconti-inchiesta firmati dal giornalista salernitano Giovanni Russo. Si tratta di scritti composti tra 1950 e 1957, senza pensare ad una futura pubblicazione in volume: sono pagine che erano rimaste, tendenzialmente, al di fuori dell'articolo commissionato dal giornale o dalla rivista.
“Quindici alibi” ossia quindici racconti dell’Altrove (non si pensi quindi ad Alibi in senso giallistico-poliziesco), tra cui uno “L’invariante di Khelm”, lungo come un romanzo breve. È questo l’ultimo lavoro dell’infaticabile professore padovano, sempre impegnato tra ricerca letteraria e viaggi esotici.
“Ho imparato che tra il bianco ed il nero molti desiderano il grigio ma quel grigio che poi la vita ti mette davanti raramente ha il tono giusto che ti sta addosso bene. Dai miei studi di radiologia ho imparato che nell’infinita scala dei grigi, l’occhio umano ha la possibilità di distinguere non più di venticinque tonalità. Stiamo parlando di occhi allenati. Quelli non allenati si arrendono molto prima, intorno ai sedici. Forse è per questo motivo che amo gli schieramenti netti e precisi, perché conosco i grigi ed i miei occhi allenati ne distinguono i toni in modo più chiaro di altri?
LUNGA VITA AL RE. Ogni anno, dal primo dicembre, Bangkok è sempre in festa per almeno una settimana. Infatti il 5 di questo mese ricorre il genetliaco del sovrano, che ha 83 anni. Il suo regno è il più lungo in oltre due secoli di dinastia (oltre sessant'anni). Lo sfarzo delle cerimonie è difficilmente descrivibile. Non esiste nulla di simile fuori dall'Asia: dovunque, in tutta la capitale (e in tutta la Thailandia) si vedono suoi enormi ritratti, fotografici, o virtuali, fatti di sola luce sulle facciate dei grattacieli; ogni fermata di metro, ogni centro commerciale, ogni strada ha dei grandi altari dorati, colmi di fiori, di offerte al sovrano.
IL MIO ARRIVO A KRUNG THEP
Libro testamento a cui Shabtai lavora fino all'ultimo anno della propria vita, lasciando la responsabilità di revisione e pubblicazione alla moglie, “In fine” è il risultato di un'assidua ricerca di perfezione stilistica, che porta l'autore ad una tripla stesura, seguendo una concezione del romanzo come contenitore di varie versioni alternative. Quella definitiva è frutto della scelta di Yaakov per ciò che concerne la seconda e la terza delle parti in cui l'opera si divide.
Estate. Tempo di vacanze. Quale miglior consiglio di lettura di un petit cahier di viaggio di Historica? La piccola casa editrice di Cesena, capitanata dal più giovane editore d'Europa (Francesco Giubilei, diventato da poco maggiorenne) propone questa collana di libricini accattivanti per il formato – sembrano dei taccuini, con delle copertine-cartolina – e per il concept che li caratterizza: agili nel contenuto in pagine e ridotti nel prezzo.
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