“Uomo di tungsteno” è un romanzo breve, o racconto lungo (si attesta sul centinaio di pagine e poco più) che se anche fosse stato di più congrue dimensioni non sarebbe affatto dispiaciuto. La scrittura di Marsili corre veloce e tesa non privandosi di momenti quasi poetici, ad ogni breve capitolo è associata una canzone (dispiace solo, per quelle che non conoscevo, di non essere riuscito a trovarle...), e così, nel momento in cui l'ho finito mi son detto che, forse, un respiro più ampio non avrebbe fatto male a questa storia. Avevo, ecco, la voglia di saperne di più, di Estrela, Manuel, Vittorio, Umberto, Volframio, delle miniere di tungsteno, dell'Alentejo, del museo Atomium dell'Heysel Park.
Sempre presente nelle rassegne festivaliere degli ultimi anni, il cinema coreano sembra essersi specializzato in storie di vendetta, sovente truce ed efferata, generata da ingiustizie palesi perpetrate ai danni di chi è apparentemente destinato a non potersi difendere in alcun modo.
"Il loro lavoro non possiede qualità durature, il loro pensiero è convenzionale e lo stile privo di raffinatezze. Sono popolari perché esprimono il pensiero popolare, e l'uomo comune è lusingato di trovarsi d'accordo con la gente che suppone distinta". Questo lo spietato ma lucido commento di Joseph Conrad nei confronti di scrittori a lui contemporanei i quali, nonostante non possedessero quello che potremmo definire l'autentico genio letterario, erano amati dalla gente comune e vendevano moltissime copie dei loro romanzi. Tra di essi c'è anche Marie Corelli, scrittrice nota per i suoi atteggiamenti eccentrici che tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 fu autrice di numerosi "best sellers".
Correva l’anno 1976 e la Rai mandò in onda lo sceneggiato a puntate “Sandokan” con un seguito di circa 26 milioni di telespettatori. Il regista, Sergio Sollima, insieme allo sceneggiatore Alberto Silvestri (padre di Daniele, cantante, nonché coautore di Maurizio Costanzo) misero in cantiere un altro dei miei salgariani, il primo capitolo del Ciclo dei Corsari. Formula felice non si cambia ed ecco Kabir Bedi nei panni del Corsaro Nero - Conte di Ventimiglia, e Carole Andrè in quelli di Honorata.
Emilio Salgari nasce nel 1862 a Verona. Appassionato lettore degli scrittori di avventura di moda all’epoca (gli intramontabili Verne, Stevenson, May), frequentò l’Istituto navale a Venezia non riuscendo però a conseguire il brevetto di capitano di lungo corso e perciò interruppe i suoi studi.
Dopo la poco convincente parentesi americana con Noi due sconosciuti, la cinquantenne regista e sceneggiatrice danese Susanne Bier torna in patria con un film pensato e costruito appositamente per concorrere nelle rassegne festivaliere. In un mondo migliore è in effetti il classico film a cui la critica non rimane insensibile, sia per i temi trattati che per il ritorno a un cinema indipendente che porta ancora con sé qualche traccia del Dogma e del maestro Lars von Trier.
Scoperto dal pubblico di casa nostra grazie al Far East Film Festival, è tornato da pochi giorni nelle sale italiane, con Vendicami, il regista di Hong Kong Johnnie To. Passato disinvoltamente dalla commedia al noir, To è riuscito, nell’arco di 30 anni, a costruire un cinema di genere che ha coniugato in modo semplice ed elegante qualità e intrattenimento, fondendo il respiro epico dei maestri Sergio Leone e Sam Peckinpah con i ritmi e le cadenze dell’action spettacolare contemporaneo.
REDENZIONE

Per lo scettico cinematografico medio, cioè non ancora giunto ai dolci ma scomodi lidi dello snobismo incondizionato, questo film aveva tutte le carte in regola per essere una boiata pazzesca. Per cominciare, L'Assassinio di Jesse James esce a distanza ravvicinata - forse troppo - dal deludente Quel treno per Yuma, anonimo remake western che non riusciva a brillare neanche grazie alla presenza di star hollywoodiane Christian Bale e Russell Crowe.
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