Di vampiri, a partire da quelli di Polidori, per poi passare dal classico di Stoker e per finire ai vampiri adololescenziali delle saga Twilight, ne abbiamo conosciuti veramente tanti per un genere che pare non voler proprio morire come i loro eroi, a volte totalmente negativi, a volte più misteriosi ed enigmatici che realmente crudeli e desiderosi di banchettare col genere umano. La Gargoyle con “Vivono di notte”, preso atto che il vampirismo in letteratura è il racconto di un mito con innumerevoli variazioni su tema, ci propone i succhiasangue di Micheal Talbot, autore dalle nostre parti ancora misconosciuto.
Quasi tre anni fa, nel gennaio del 2009, uscì nelle sale italiane un film svedese che aveva ottenuto numerosi premi in diverse rassegne cinematografiche e che aveva fatto gridare al piccolo capolavoro, considerando il genere.
L’opera prima di Vergnani è stata una scoperta, doppia. Fin dalla lettura delle prime pagine ho visto Modena trasfigurarsi. Vivo in questa città ormai da quattro anni e posso dire di conoscerla poco, quel tanto che mi basta per uscire di casa ogni mattina senza perdermi. Ogni tanto mi concedo, o meglio, le concedo, la scoperta di una strada o di un angolo nascosto, cercando di fissare nella mia mente un ricordo da associare. Ebbene, c’è un luogo che è ormai parte della mia vita, che ho attraversato ogni giorno per diverso tempo e che continuo a vedere ancora oggi.
Una sorpresa la seconda parte della trilogia dedicata a Varney il Vampiro; una sorpresa che risolve la scelta di dividere in tre volumi una storia imponente, assai elaborata e che necessita di esser assorbita mentalmente pezzo per pezzo al fine di poter gustare l’evolversi delle situazioni e, soprattutto, dei personaggi. Ed è proprio in questa parte che si rivelano assai interessanti gli spunti di riflessione posti nella prefazione da Fabio Giovannini in cui rintracciare quei punti di contatto, quei termini di paragone che rendono Varney il padre di tutti i vampiri: un prototipo che fino a questo momento, in realtà, non era così pienamente riconoscibile.
“Il vento fa una pausa. La grandine non cade più così fitta. Eppure, dal vetro di quell’alta finestra, giunge uno strano tintinnio. Non può trattarsi di un’illusione…la fanciulla è desta e lo ode. Che cosa può essere a provocarlo? Il bagliore di un altro lampo…un altro strillo…ora non ci si può più ingannare”.
Gargoyle si afferma sempre più come autorevole editore horror e si cimenta nell’impresa ambiziosa di far resuscitare dalle ceneri la saga di Varney il vampiro, caposaldo della narrativa gotica inglese di fine secolo fino a oggi inedita in Italia. Un’operazione di portata storica e dai costi notevoli, vista l’imponenza della trilogia (oltre 1500 pagine), le difficoltà di traduzione (affidata a un’ottima Chiara Vatteroni) e di esegesi testuale (curata da Paolo De Crescenzo e Federica Lelli).
“Ella incede in bellezza, come la notte
Di climi senza nubi e di cieli stellati,
E quanto c’è di meglio dell’ombra e della luce
S’incontra nel suo viso e nei suoi occhi” (da Ella incede in bellezza, Lord Byron).
Postmoderno prequel di “Dracula” di Bram Stoker, il bizzarro pastiche “The Dracula Archives” apparve nel 1971; per questa sua prima edizione italiana abbiamo dovuto aspettare circa quarant'anni. L'autore, Raymond Rudorff (1933-1992), era un uomo che preferiva restare nell'ombra, e a quanto pare nell'ombra riposa; a quasi vent'anni di distanza dalla sua morte, è discretamente complicato riuscire a ricostruire notizie biografiche credibili e poggiate su fonti di prima mano. Sembra che Rudorff sia stato uno storico e un giornalista inglese, traduttore dal francese e dall'italiano.
Una grande storia d’amore. Questo prima di tutto, prima del generoso budget messo a disposizione per la realizzazione del film, prima delle atmosfere da incubo proposte da Coppola, prima dell’arcinota storia del vampiro per eccellenza: Dracula. Il Conte che – nella fattispecie – resiste al tempo e alla non vita nel tentativo di rincontrare l’amore perduto tragicamente per un inganno crudele. Lui, il Principe dei Carpazi, che la croce l’aveva pur servita, con onore e coraggio, nel giorno più buio della sua vita giurò guerra a Dio e dannazione eterna per le sue vittime.
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