Intervista di Ilaria Bellatalla, realizzata a marzo 2007 per il sito Internet Idealia ed in seguito pubblicata, rimaneggiata, sul Giornale dell’Umbria del 28 marzo 2007.
I racconti che danno vita al libro hanno tutti la caratteristica comune di essere dei gialli. Come è nata l’idea del giallo per una serie tutto sommato ampia di narrazioni, relativamente brevi, come i tuoi racconti?
Afferma a un certo punto la voce narrante, che Berlinguer tra la folla provava disagio, vi stava con la discrezione minuta della sua persona, e quasi sembrava scusarsi; che quando da essa s’involava un saluto diretto, o si dipartiva un gesto d’affetto a ghermirlo, lui, signore modesto e cortese, non trovava da rispondere che con «buona sera, come sta?»; che quindi non era, come si può ben intuire, uomo da pacche sulla spalla. Il documentario è del 1988: si situa, come dire, al di fuori di ogni sospetto, a data di molto precedente l’elevazione della pacca sulla spalla a sistema di governo.
“In Italia si finanziano solo ricerche che hanno un obiettivo prefissato (pensano di risparmiare, di ottimizzare). Questa non è vera ricerca. Non puoi cercare qualcosa di nuovo quando sai già cosa vuoi trovare: è un paradosso, non scopri niente. Per fare ricerca seria devi finanziare persone che cercano senza sapere cosa stanno cercando: si parte da fenomeni incomprensibili quanto interessanti e si vede che succede. La penicillina l’hanno scoperta così. Per l’arte è uguale: in Italia hanno già in mente quello che vogliono e quando lo trovano lo producono. Non esiste nulla di così debole. Il nuovo Wallace. I Placebo italiani.
OROLOGI E FUNGHI.
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