C’è una sorta di vuoto nella coscienza e nella memoria di noi italiani a proposito della storia della nostra penisola e personalmente me ne sono accorto per il 150° dell’Italia unita, al di là della retorica delle celebrazioni e delle ricorrenze. Sì, abbiamo studiato sui banchi di scuola quei fatti, maestre e insegnanti ci hanno insegnato della fondazione di Roma, di questo e quell’altro, di Garibaldi e dei Savoia, della dittatura e della Prima Guerra Mondiale ma la nostra conoscenza si limita spesso a un condensato di date simile a un bigino composta da poche pagine e sempre più scolorito. Perché questa premessa?
“Perché il calciatore non è un impiegato, ma è un artista. E se non è un artista, è un uomo-macchina, un oggetto di scambio. Che non paga tasse, o le paga poco. E che fa il soldato, senza però interrompere mai né l'attività né soprattutto i suoi guadagni, al contrario di tanti poveri figli. Siete giovani, avete diritto all'entusiasmo. Potete entrare gratis allo spettacolo delle illusioni. È giusto e maledetta sarebbe una vita che vi negasse questi diritti. Ma c'è una strega, ragazzi miei. E mi dispiace che abbia dovuto presentarvela. Benché voi, conoscendola oggi, possiate salvarvi. E io, invece, mi sono dovuto rovinare prima di conoscerla” [Pennacchia, “La vita disperata del portiere Moro”, p. 66].
Respinto è una parola terribile. Evoca immediatamente bocciature, fregature e delusioni amorose dolorosissime e lunghe a passare. Quando passano. Un respinto nelle passioni è il protagonista di questa operina di Edmondo De Amicis, tanto gustosa, rapida e leggera da stentare a riconoscerci la penna di Edmondo De Amicis, il cui più grande merito (per gran parte degli studiosi) e il cui più grande torto (per la quasi totalità degli studenti) è quello di essere stato l’autore del libro Cuore.
Nel giorno della memoria si dimentica spesso Emanuele Artom. Forse perché ebreo sì, ma partigiano. Meglio ancora: nella suddivisione a compartimenti del dolore o si appartiene ad una categoria o ad un’altra. Sarebbe ricordata la sua figura, a imperituro ricordo, se fosse stato deportato (rischio a cui andò incontro spesso) e finito in un campo di concentramento. Morì invece, perché sfinito dalla sevizie e dalle violenze a cui fu sottoposto sin dal giorno della sua cattura il 26 marzo del ’44, il sette di aprile dello stesso anno.
“Per darti un'idea dei numeri, secondo le più recenti statistiche, nel nostro paese ci sono circa 5,5 milioni di processi civili pendenti. Il che vuol dire, come minimo, almeno 11 milioni di persone coinvolte! A mio giudizio, questo dato conferma l'enorme rilevanza, anche quantitativa, della giustizia civile; e come dicevo prima, non è affatto casuale che di un argomento così importante non si parli. Intendiamoci: non credo a una regia precisa tipo Spectre di James Bond. Credo, però, a un sistema costruito in maniera tale che l'inefficienza della giustizia civile sia congeniale a molti [….]”.
"La mia generazione" – è l'esordio di Ugo Intini – "è cresciuta così. Prima sotto le bombe, nell'Italia della guerra mondiale; poi in mezzo alla guerra civile; poi nell'Italia della ricostruzione". Questi tre periodi Intini li racconta via flash di memoria, perché "il flash della memoria fotografa il particolare, certo, non l'insieme: ma un particolare legato alla propria esperienza personale, del quale perciò si può essere assolutamente sicuri". La storiografia, invece, quando per ragioni ideologiche, quando per rispetto dell'egemonia dominante, tende a deformare e cancellare i particolari (p. 11). Periodicamente. Ecco spiegata la voglia di raccontare il proprio passato senza vestire i panni dello storico. Intini preferisce essere un vecchio bambino.
Prima raccolta di versi dello scrittore e giornalista italiano Fabio Donalisio, cuneese classe 1977, “Miti logiche” raccoglie sette anni di versi (1999-2006): sono le poesie dell'immobilità, del disorientamento, della piemontesità ferita dalla corruzione e dalla decadenza del belpaese; della nostalgia d'una donna (classico) e della nostalgia della rivoluzione (svanita).
"Teresa dice: 'Il sole se ne sta andando'. E Chicca, sussurrandomi all'orecchio: 'In francese si dice entre chien et loup, capisci? Tra il cane, che è il giorno, e la notte, che è il lupo. Quell'ora in cui non si distingue'. E immagino, dietro al sole, denti aguzzi e un ululato spaventoso” (p. 47).
Tobias Jones incontra un'italiana in Grecia, se ne innamora, si dimette dall'Independent e si trasferisce a Parma. Impara l'italiano frequentando la Curva Nord del Tardini, si mantiene come corrispondente dall'estero per la stampa britannica. Un bel giorno, si ritrova un libro commissionato: una lettura dell'Italia contemporanea, impossibile per chi l'aveva preceduto. Fatica molto a scrivere (“nessuno in Gran Bretagna, pensavo, crederebbe a certe cose”), e spiega ragionevolmente perché:
L'esordio di una band torinese di cui sentiremo sicuramente parlare in futuro. Questo è “So:Ho”, primo disco del gruppo omonimo, autore di un pop cantautoriale interessante che mescola l’elettronica ed il rock, la sperimentazione e la lineare forma canzone, con semplice strofa e ritornello orecchiabile. Il sound di questa giovane band riceve e rielabora le influenze più disparate del pop-rock italiano: risentiamo i Tiromancino degli ultimi dischi in alcuni brani (“In Picchiata”, “Verso di me” e “Nessun Posto”), e non mancano tracce dei Subsonica, di Cristina Donà e degli Ustmamò (“Cadrai”, “Quima”) in molti altri pezzi del disco.
Walter cammina, corre, si perde, non si ritrova in questo mondo di moduli prestampati e dal sapore vagamente coercitivo oltre che di fattura prettamente burocratica, già scritti, come percorsi predefiniti. E allora lui si perde ma qualcosa trova lui, qualcosa in cui NON credere, qualcosa in cui NON trovarsi. Prosegue, non si ferma, non è nato per stare fermo, anche se è chiaro, lui non riesce a trovare una direzione. Ed allora incroci, tangenziali, scorciatoie ma anche (e purtroppo) sensi unici, nel cammin di nostra vita. La strada è lunga, ma non c'è bussola che venga donata o magari vinta a qualche lotteria nazionale per la propria autodeterminazione al mondo, sicuro.
PORTOSEPOLTO – Taccuino letterario
infoportosepolto@gmail.com
www.myspace.com/portosepolto
Portosepolto è una nuova rivista letteraria di racconti e poesie di taglio bukowskiano realizzata a Torino da un gruppo di scrittori, disegnatori e grafici come Paolo Pellegrino, Luca Pizzolitto, Lucio Viglierchio, Marco Boscaglia, Melania Gasbarri, Alessandro Rivoir, Ilaria Urbinati e Paolo Bartoli. Esce in una tiratura non disprezzabile di 500 copie e viene sostenuta dall’Associazione Culturale Compagnia del Laccio Rosso e dalla Cooperativa Mirafiori. Diciamo subito che non si tratta della solita rivista letteraria paludata e illeggibile. Tutt’altro.
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