È un libro coraggioso quello di Annalisa Casalino. Coraggioso perché se non ci si chiama Bret Easton Ellis o Philip Roth, se si vive in Italia, specie in provincia, non è affatto facile giocare in maniera caleidoscopica con la propria biografia. Più facile, se si vive in provincia, scrivere sempre lo stesso romanzo, mitizzando il passato, magari quello della “fantasia al potere” e negare con sdegno la matrice autobiografica. Se non altro per evitare gli sguardi morbosi di amici e conoscenti.
ULTIMI VAMPIRI? Nuova edizione della raccolta di racconti “Ultimi vampiri” di Gianfranco Manfredi.
Lo dico col cuore in mano: della letteratura contemporanea ne ho i coglioni pieni. Mi era venuto in mente anche di chiudere il Paradiso: perché cosa te ne fai di un ‘sistema’ che si autoalimenta sbandierando in continuazione eventi letterari per poi ritrovarsi tra le mani libercoli insignificanti e squalificanti? Cosa te ne fai di uno spazio ‘interviste’ quando gli scrittori se la tirano e pensano, coi loro pensierini da bignamino filosofico, di poter smuovere le coscienze delle masse diseducate? Che te ne fai dei raccontini degli esordienti che scrivono tutti allo stesso modo (beh, molti frequentano le scuole di scritture creative, no? Ma non sarebbe il caso di screativizzare qualche cervello?)?
Il paese delle meraviglie. Come è da bambini. Ma poi. Si cresce, è un obbligo, tutti i panorami, le scene cambiano prospettiva, colore, tonalità, tutto quello che insomma si chiama semplicemente significato. E il paese delle meraviglie, passata l'età della falsa ed ingannevole cuccagna diventa l'Italia attuale, una sorta di repubblica delle banane, che nel tempo, a livello di organi costituzionali, sembra un Pinocchio manovrato da eterni e irraggiungibili Gatto e Volpe.
Walter cammina, corre, si perde, non si ritrova in questo mondo di moduli prestampati e dal sapore vagamente coercitivo oltre che di fattura prettamente burocratica, già scritti, come percorsi predefiniti. E allora lui si perde ma qualcosa trova lui, qualcosa in cui NON credere, qualcosa in cui NON trovarsi. Prosegue, non si ferma, non è nato per stare fermo, anche se è chiaro, lui non riesce a trovare una direzione. Ed allora incroci, tangenziali, scorciatoie ma anche (e purtroppo) sensi unici, nel cammin di nostra vita. La strada è lunga, ma non c'è bussola che venga donata o magari vinta a qualche lotteria nazionale per la propria autodeterminazione al mondo, sicuro.
Opera prima di Marco Pasquini da Bologna, classe 1968, già parte del collettivo de “iQuindici”, “Rimini, ancora” inaugura la collana Incomprensioni della nuova casa editrice sassarese M. Edizioni. Si parte – vale per autore ed editore – con un romanzo che da un punto di vista della politica editoriale parla chiaro: l’ambizione è tornare sul sentiero tracciato da uno degli ultimi grandi letterati italiani, il troppo presto perduto Pier Vittorio Tondelli.
“Pallide luci dell’alba. L’alba di mezzi neon.
Ardori, timori e tremori
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