I sei reportages asiatici del giornalista tedesco Wolfgang Büscher sono di piacevole lettura non solo per l’ambientazione, che ci conduce verso paesi lontani e culture diverse dalla nostra, ma per il modo di viaggiare. Büscher infatti predilige la lentezza ed è in controtendenza in quest’epoca di viaggi-flash e di turismo pecoreccio, pilotato dai tour operator. Il nostro autore si sposta a piedi, in barca sul fiume, in auto con i ritmi orientali e su strade pessime, a bordo di una petroliera.
Del resto Büscher non è nuovo a esperienze di questo tipo, come attestano altre due sue pubblicazioni “Berlino-Mosca. Un viaggio a piedi” (2008) e “Germania, un viaggio” (2009) editi sempre da Voland.
A otto anni dal discusso Irreversible, film in cui sesso e violenza erano presentati in modo esplicito e disturbante, il quarantottenne regista e sceneggiatore argentino, trapiantato in Francia, Gaspar Noé torna a far parlare di sé con una pellicola ambiziosa e di difficile lettura immediata, in cui centrali sembrano essere i temi della morte e della vita dell’anima, nel momento in cui la stessa lascia il corpo: un dramma psichedelico e allucinogeno, a detta dell’autore, che nell’immaginare la pellicola non nasconde di aver fatto uso di droghe.
Tra gli Extra, fuori concorso, il Festival di Roma ha presentato X (Minus by Minus), del regista giapponese Hajime Izuki, film dal taglio neorealista che indaga storie di solitudine urbana alla periferia di Tokio. Siamo in un sobborgo di Osaka, nel quale vive e lavora Takashi, tassista trentacinquenne e separato che non vede il figlio da anni ed è gravato da molti debiti. Trascorre le sue giornate stancamente, evitando incontri di qualsiasi tipo. Un giorno sale sul suo taxi una strana donna, che lo invita in casa per colmare il senso di vuoto che la attanaglia. Kyoko ha perduto un figlio, e sembra volersi consolare con la compagnia dell’uomo.
Giappone, primissimi anni Ottanta. Un grande letterato vicentino vive un'esperienza esistenziale e culturale incredibile, che sintetizzerà nelle pagine d'un reportage apparso a puntate sul «Corriere della Sera», quindi in volume per Mondadori nel 1982, infine in elegante, sobria e minimalista edizione Adelphi, 2008. Goffredo Parise è un viaggiatore umanissimo, ultrasensibile, pieno di premure e di comprensione per la diversità del popolo ospite. I suoi rilievi sulla vita, sulla letteratura, sulla visione di Dio e della natura, sull'educazione e sulla filosofia nipponica sono semplicemente lirici, e partecipati.
Prima di accingermi a scrivere le note sul terzo libro di Murakami Ryū pubblicato in Italia, riflettevo sull’opportunità o meno di esprimere le mie personali considerazioni sulla scelta relativa alla traduzione del titolo originale e naturalmente sulla copertina. La risposta che mi sono data è che non riesco proprio ad esimermi quantomeno dal sottolineare l’impietosa scelta editoriale che si presenta, come al solito, una tipica operazione italiana. Il mio appunto va principalmente sul titolo certamente rispondente a logiche commerciali, ma mi pare che si finisca per svalutare il già esiguo riconoscimento a questo scrittore dall’ingegno prolifico e potente.
DALLA PERCEZIONE DEL DOLORE ALLA CONSAPEVOLEZZA DEL CORPO. Shinya Tsukamoto è un pazzo visionario. Negli anni passati ha pagato pegno al regista che più di ogni altro ha ispirato e nutrito le sue ossessioni, vale a dire Mr. David Cronenberg. E lo ha fatto con due film che non due pellicole che non sarebbero dispiaciute al Grandissimo cineasta canadese: la saga di Tetsuo I & II. La storia trattata era - molto basilarmente - la stessa, i temi molto morbosi, la visività quantomeno disturbante.
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