Celebre per Ringu e Dark Water, due horror che hanno trovato fortuna (e conseguenti remake in salsa americana) ben oltre i confini del Giappone, il regista nipponico Hideo Nakata torna a dirigere un film “occidentale” dopo la poco fortunata esperienza di The Ring 2. I segreti della mente, titolo fantasiosamente adattato dall’originale e ben più calzante Chatroom, si discosta un pochino dal genere orrorifico privilegiato da Nakata, per andare a solcare i territori del thriller psicologico che sfocia nel dramma.
È stata una gradita sorpresa ricevere un libro da un ragazzo, Francesco Manarini, che non sentivo da anni, lo è stata ancora di più quando questo libro, scritto in coppia con Massimo Rodighiero, ha saputo tenermi sulla graticola per tutto il pomeriggio che ho impiegato nel leggere le sue duecento pagine, con una tensione costante molto più intensa di quella che ho trovato negli ultimi mesi in tanti, troppi romanzi pubblicati presso affermate case editrici e incensati, spesso senza alcun motivo, da pubblico e critica.
Immaginatevi per un attimo la situazione in cui un vostro ex compagno di studi con il quale avete condiviso lezioni, avventure sentimentali, concerti, magari anche un gruppo musicale si trasformi nel terrorista numero 1 al mondo ed immaginatevi anche di diventare voi stessi uno degli obiettivi del terrorista. Immaginatevi anche di trovarvi invischiato in una storia malatissima per cercare di fermarlo. Come vi sentireste se tutto ciò accadesse? Immaginate anche di essere una persona normale, con una famiglia, un figlio e di trovarvi sequestrato e di rischiare la morte. Riuscite a farlo?
Vincent Spasaro rappresenta un nuovo successo della scuderia de Il Foglio Letterario, dopo il lancio internazionale di Lorenza Ghinelli (Il divoratore - Newton Compton), che con il nuovo editore ha superato le 50.000 copie e sarà tradotta in tutto il mondo.
Quando esco dal cinema dove siamo stati a vedere Il cigno nero ho tutto il film, dentro, che rimescola le viscere. Per qualche secondo, nell'intervallo, è scesa la pace, il tempo necessario a prepararmi per il secondo tempo. Non lascia scampo, questo film. Si odia, si ama. Eccessivo, forse, ma non più della realtà, se ci si ferma un attimo a pensare. A riflettere su ciò che si è vissuto, si vive. Su quello che si legge, che si vede, che si ascolta. Lo schermo ha mostrato un'ossessione, l'ha resa tangibile, me l'ha incisa nel sangue e la sento scorrere ancora dopo giorni. Il cinema è artefatto, è costruzione, e questo, nonostante tutto, è un film razionale. Ragionato. Umano. Logico.
Premessa doverosa: non sono un'appassionata di thriller. Non in questa fase della mia vita, almeno. "La santa verità", dello scrittore portoghese Luis Miguel Rocha, rientra a pieno titolo proprio in questa categoria letteraria. Rocha è al suo terzo romanzo. Prima de "La santa verità", infatti, ha conquistato moltissimi lettori in tutto il mondo grazie a "La morte del Papa", sulla misteriosa morte di Papa Luciani (Giovanni Paolo I), e "Pallottola santa", sulla intricata vicenda legata all'attentato perpetrato ai danni di Papa Giovanni Paolo II, entrambi pubblicati, in Italia, da Cavallo di Ferro.
George (Daniel Auteuil), Anne (Juliette Binoche) e il loro unico figlio Pierrot (Lester Makedonsky) incarnano la perfezione della famiglia alto borghese francese che vive serenamente in una casa invasa dai libri. Lui è un personaggio di successo che conduce un programma culturale in TV. Lei lavora con apparente soddisfazione per una casa editrice. Il ragazzino, tanto per cambiare, è un adolescente silenzioso e schivo con cui i genitori hanno un dialogo approssimativo. L’incanto della famiglia felice si incrina quando arrivano delle strane videocassette che mostrano ore di riprese fisse sulla casa di George ed Anne.
Assistendo al quotidiano spettacolo messo in scena dai mezzi d'informazione viene da chiedersi se l'Africa (ma questo vale anche per l'Asia e l'America Latina) esista ancora fisicamente e se il mondo in cui viviamo sia realmente ancora quello rintracciabile su un Atlante Geografico.
Torino, 1983: il piccolo Giacomo assiste all’omicidio della madre ma non riesce a vedere l’assassino in volto. Torino, 2000: una prostituta fugge impaurita dalla casa di uno strano cliente alla periferia della città portando con sé inavvertitamente una cartellina blu. Il cliente, accortosene, la segue per ucciderla unitamente ad una sua amica che l’attendeva ad una stazione di provincia. Cosa conteneva la cartellina? Degli articoli di giornale del 1983 nei quali si parlava dei “delitti del nano”, una serie di omicidi di donne delle quali fu sospettato Vincenzo, appunto un nano, poi ritenuto morto sebbene il suo cadavere non sia stato ritrovato.
Vincitore del Premio Oscar 2010 come miglior film straniero, nonché del Goya per il miglior film straniero in lingua spagnola, è arrivato da pochi giorni nelle sale italiane Il segreto dei suoi occhi, del regista argentino Juan José Campanella, film talmente amato dai membri dell’Academy tanto da preferirlo al favoritissimo e pluripremiato (Palma d’Oro a Cannes, Golden Globe, Oscar europeo) Il nastro bianco, dell’austro-tedesco Haneke, e al sorprendente Profeta di Audiard. I motivi di questa fascinazione dei giurati nei confronti dell’opera del regista latino americano vanno ricercati non solo nella qualità complessiva del film, ma anche in una crescente presa di coscienza
A quattro anni di distanza dal premiato ma non del tutto convincente The Departed, Scorsese torna nelle sale con Shutter island, thriller dalle atmosfere cupe e tenebrose tratto dal romanzo L’isola della paura, del sempre più “saccheggiato” Dennis Lehane (lo splendido Mystic River di Clint Eastwood, e il meno noto ma non trascurabile Gone baby gone, di Ben Affleck).
Partire da un suono e ricostruire l’immagine. E dall’immagine ricostruire la verità e spazzare via menzogna e intrighi di potere. Partire da un suono anomalo, che non fa quadrare il cerchio, e rinvenire dietro di esso il marcio di una società che è destinata a implodere.
Sarà sicuramente una operazione commerciale, ma This is it non è una pellicola che lascia indifferenti. Sia chi ha amato Michael Jackson, sia chi non ha mai approfondito l’ascolto e la conoscenza di uno dei più importanti e famosi artisti pop di tutti i tempi, potrà ammirare – anche se solo nella sua fase embrionale – il concerto che MJ non ha mai realizzato, ma che stava provando maniacalmente ormai da tempo, per il suo grande, ultimo ritorno sulle scene, prima del definitivo addio.
Mr Brooks è un imprenditore di successo. E' l'uomo dell'anno. Ha una moglie bellissima che ama. Una figlia al college. E ha Marshall come amico immaginario. Il suo alter-ego. La sua altra metà nascosta. Quella cinica. Del serial Killer. Del Killer delle impronte. L'ispettore Tracy Atwood non doveva essere donna o almeno è quello che il padre non voleva. Mr Smith o Mr Bafford sa quello che è successo in un appartamento di fronte al suo, una notte. Ha scattato delle foto. E vuole partecipare, la prossima volta.
Bologna, ferragosto. Non c'è un'anima in giro, non c'è nessuno davvero. In una “mostruosità edilizia” ai confini della città, un palazzone di venti piani, tre persone stanno per salire in ascensore. L'ascensore ha le pareti di acciaio inossidabile. La cabina è alta due metri e venti. Capienza sei persone. La porta automatica ha due pannelli scorrevoli in lamiera d'acciaio.
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