“Gli strati della nostra vita sono così sedimentati l’uno sull’altro, che nel dopo incontriamo sempre il prima, non come qualcosa di eliminato, di liquidato, ma come un che di presente e di vivo. Questo posso capirlo, eppure a volte lo trovo difficile da sopportare. Forse ho scritto la nostra storia proprio perché volevo liberarmene. Anche se non ci riesco.”
1950. Germania, Berlino. Dopoguerra. Michael Berg è un ragazzo di quindici anni al secondo anno di liceo, Hanna Schmitz è una donna di quarant’anni che lavora come controllore sui tram. Lui è timido, curioso, incline a nuove esperienze. Lei è indurita dal peso degli anni e da un passato che non ha voglia di rivangare. I due si conoscono per caso, un giorno, quando lui ha una crisi di conati sotto casa sua; la donna lo aiuta e lo cura e poi lo saluta, esortandolo ad avere cura di sé. Dopo alcuni mesi di convalescenza Michael si riprende dalla scarlattina e, una volta in forze, si ripresenta da Hanna per ringraziarla. Ha con sé un mazzo di fiori e una curiosità mai sopita da quel giorno.
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