Psicodramma d'un disadattato, ultrasensibile e irrequieto, inadatto alla vita e fragilissimo, “Pit Bull” [Stampa Alternativa, 2007] è un romanzo capace di coniugare realismo, denuncia e sentimentalismo. È uno spaccato di sofferenze e di vuoti: sofferenze spirituali, vuoti intellettuali. Assenza di prospettive individuali: incredibile disintegrazione sociale. È crudele ma non è bugiardo.
La mia generazione (1960) ha conosciuto Benito Jacovitti sulle colonne del Corriere dei Piccoli, che mentre crescevamo si trasformava nel Corriere dei Ragazzi, ma soprattutto nei diari scolastici che hanno accompagnato la formazione culturale di tanti giovani italiani. Chi non ha posseduto una copia del Diario Vitt con le avventure di Cip l’Arcipoliziotto, Pippo Pertica e Palla e subito dopo Cocco Bill e Zorry Kid?
“Ogni forma di vita è un mulinello nella corrente, un vivace turbinio nel flusso continuo dell'esistenza, un canto” (G. S.). Nel sito di Stampa Alternativa, la casa editrice che ha pubblicato il libro, leggiamo che: "L’Isola della Tartaruga presenta per la prima volta in lingua italiana, nella traduzione di Chiara D’Ottavi, Turtle Island, l’opera che nel 1975 valse a Gary Snyder il Premio Pulitzer. Nel libro già da tempo considerato un “classico” della Controcultura americana, Snyder ribattezza il suo Paese, recuperando l’antico nome datogli dai nativi, Isola della Tartaruga”.
"Parole nel tempo" compie vent’anni. La manifestazione (l’appuntamento è a Belgioioso il 25 settembre. Per informazioni www.belgioioso.it ), nata in un isolato castello pavese, da sempre costituisce un punto di riferimento per il libro di qualità. L'evento rappresenta gli stati generali della piccola editoria. Lettori ed editori ogni anno sono i protagonisti di incontro eccezionale e sempre ricco di sorprese. Nelle belle sale del castello, si assiste ad un lento e pacato via vai di lettori e appassionati, che scelgono di venire per rintracciare titoli altrimenti introvabili o per scambiare due chiacchiere con gli editori sul perché di una pubblicazione.
Angelo Fortunato Formiggini, brillante e pionieristico editore e letterato modenese, si suicidò nel 1938. Si suicidò non perché fosse disperato, non perché fosse ammalato, non perché fosse solo. Si suicidò perché era ebreo, e perché voleva protestare contro le leggi razziali: voleva gridare alla nazione tutto il suo dissenso, tutta la sua rabbia e tutta la sua angoscia per quel che stava diventando l'Italia. E cadendo dalla Torre Ghirlandina di Modena, gridò per tre volte la parola "Italia". Antonio Castronuovo, biografo e saggista autore di questo "Libri da ridere" (Stampa Alternativa, 2005) non ha dubbi: "Un uomo può giungere a suicidarsi per protesta.
Sì, esiste qualcosa di diverso dalla narrativa di genere: nella nuova ondata di letteratura italiana si riconoscono tutta una serie di formidabili, giovani identità autoriali caratterizzate da un aspetto principe; questo aspetto è l'incompatibilità. Incompatibilità rispetto alle ideologie passate e presenti, incompatibilità rispetto ai manifesti e ai dogmi, incompatibilità rispetto – spesso – alla tradizione letteraria nazionale, quasi mai accettata come punto di riferimento primo e incontrovertibile; sembrano più inglesi o americani, per stile, reminiscenze e dignità autoriale.
"C’era una volta l’intercettazione” conferma ancora una volta come spesso la miglior recensione di quei saggi e istant book che riguardano i fatti e misfatti di casa nostra sia proprio la loro prefazione a cura dell’onnipresente – per nostra fortuna – Marco Travaglio: ovvero non soltanto un’efficace sintesi di quanto tratta l’opera in questione, ma soprattutto un’analisi approfondita del contesto truffaldino in cui maturano quelle bufale mediatiche che il libro tenta di sbugiardare.
Stampa Alternativa è un piccolo editore che da quarant’anni pubblica cose molto interessanti, trascurate o dimenticate dalla grande editoria. Marcello Baraghini è un personaggio unico, fuori dal tempo e atipico in un panorama editoriale dove conta soltanto cavalcare una moda. Se non fosse stato per il suo acume i ragazzi del 2000 non saprebbero niente di Benito Jacovitti, uno dei più grandi artisti del fumetto italiano di tutti i tempi. Per il Natale 2009, Stampa Alternativa propone una nuova antologia di Coccobill, personaggio creato da Jacovitti nel 1957 per “Il Giorno dei ragazzi”, completando la prima raccolta datata 2007.
Dispiace non poter recensire positivamente L’altro Che. Ernesto Guevara mito e simbolo della destra militante, (Stampa Alternativa, Viterbo 2009, pp. 216, euro 14,00), scritto da un bravo giornalista come Mario La Ferla, già inviato speciale dell’ “Espresso”. Forse perché, dopo per aver letto alcune recensioni favorevoli, ci aspettavamo troppo. Pertanto La Ferla non ce ne voglia. Del resto nessuno è perfetto, incluso l'autore di questa recensione.
Si tratta di un libro, per dirla subito fuori dai denti, che rappresenta il meglio e il peggio di certo giornalismo culturale. Dedito alla celebrazione feticista del come eravamo, senza preoccuparsi troppo del come siamo diventati.
Per quanti, come me, sono nati alla fine degli anni Settanta, il fenomeno tutto italiano delle radio libere è quello cantato e mitizzato dal cinema in film come “I cento passi” di Giordana o “Radiofreccia” di Ligabue. Cosa hanno rappresentato? Il primo, la dimostrazione delle potenzialità politiche e di controinformazione della radio, in quel periodo; il secondo, l'espressione delle potenzialità estetiche, amatoriali solo ab origine, di una programmazione “altra” rispetto a quella dell'allora monopolio di Stato.
Jack e Neal Cassady passavano per Detroit durante tutti i loro viaggi; andavano a trovare Edie. Erano sbronzi e guidavano una macchina vecchia e malconcia; piena di giornali, libri e vestiti sporchi. La radio andava a un volume altissimo. Si parlottava un po', poi domandavano qualche lira in prestito. Edie era la prima, amatissima moglie di Kerouac, sua coetanea (classe 1922).
Nato da famiglia polesana, costretto all'esilio dopo l'atroce mutilazione territoriale dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia, appena adolescente, Sergio Endrigo crebbe tra Brindisi – in un collegio per i nostri fratelli profughi, presto abbandonato – e Venezia. Appassionato di musica sin dall'infanzia, dopo lunga gavetta tra night e balere incise i primi dischi tra fine anni Cinquanta e primi Sessanta. Fu un cantautore elegante, sentimentale, di almeno discreto successo nazionale, protagonista di diverse tournée all'estero.
Radio Aut, radio libera di Terrasini, Palermo, attiva tra 1976 e 1978, era la radio di Peppino Impastato e dei suoi compagni. 98,800 mega hertz. La trasmissione principe era “fantapolitica”, “satirica” e “schizofrenica”: si chiamava Onda Pazza. Sigla, “Facciamo finta che tutto va ben” di Ombretta Colli. Si cavalcava l'Onda ogni venerdì: per rompere le scatole. In primis, a Tano Seduto – Tano Badalamenti.
"Lettere a Svetonio. Il capo di Cosa Nostra si racconta”, a cura di Salvatore Mugno, è un libro composto da cinque lettere firmate da un'odiosa personalità dei tempi nostri: assassino, superlatitante, erede di Riina e Provenzano, ricercato dalle polizie di tutto il mondo, Messina Denaro si firma “Alessio” e scrive al vecchio amico Tonino Vaccarino, alias “Svetonio”. Chi è Svetonio? È l'ex sindaco di Castelvetrano, patria di Denaro; collaboratore, a quanto si può capire (cfr. p. 125) dei Servizi Segreti.
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