“un poeta è difficile dire cos’è.
un poeta vede le cose.
un editore indipendente è un coraggioso.
un editore indipendente che pubblica poesia è un visionario.
i coraggiosi e i visionari servono a questo mondo molto più delle creme antirughe.
gli editori che pubblicano bei libri servono a questo mondo molto più delle creme antirughe.
io faccio uso di creme antirughe e scrivo poesie. a volte sono coraggiosa.
i bravi poeti servono a questo mondo più delle creme antirughe.
se io sono poeta e brava lo dovete decidere voi. io continuerò comunque a fare uso di creme antirughe” [Alessandra Racca].
Quando sono libera da impegni di lavoro partecipo ad una iniziativa gestita da volontari presso l'Hospice di Castel S. Pietro Terme (BO). Si tratta del “Thè del Venerdì”, un progetto pensato e promosso già da alcuni anni dal personale sanitario dell'Hospice stesso. Ogni venerdì pomeriggio nella “Tisaneria” dell'Hospice, che funge abitualmente da soggiorno per pazienti e le loro famiglia, si offrono thè, bevande, torte e chiacchiere a chiunque si trovi in quel momento all'Hospice, quindi i pazienti, i visitatori, il personale sanitario.
Saranno grossomodo le cinque del mattino, ad Adana negli anni Sessanta, quando l'occhio filmico di Yılmaz Güney si apre in bianco e nero su un mezzo della nettezza urbana che, spruzzando acqua a destra e a sinistra, pulisce le strade. Imperturbabile quel camion netturbino passerà implacabile a scandire varie sequenze, immagine-messaggio. Il film esordisce immediatamente in regime di metafora: infatti un mezzo così moderno (per quegli anni, si intende) e avanzato, in un luogo così povero e affollato del sud turco, da cosa ripulisce le strade e i viali alberati della borghesia impiegatizia, a prima mattina?
Lettrici, lettori, amiche, amici. Diciamolo. Sarebbe stato un Natale fantastico se questo governo bislacco, vecchio, corrotto e ridicolo fosse caduto, una manciata di giorni fa, trascinando via con sé la macchia unta del quindicennio berlusconiano, bondi e cicchitti e gasparri inclusi. Probabilmente non avremmo saputo dove sbattere la testa per un po', complici le alternative partitiche che sappiamo, e avremmo ghignato del governo tecnico con timone logoro da vecchia diccì, ma avremmo avuto una così gran voglia di buttarci il passato alle spalle, e di guardare con fiducia addirittura ai partiti metamorfici e a quelli evolutivi, e ai loro vecchi e un po' meno vecchi leader, che non ce ne saremmo manco accorti, delle difficoltà.
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