Parigi è considerata la città dell’arte per antonomasia, dagli americani amanti del Vecchio Continente, e forse non soltanto da loro. Parigi per costoro è il tempio dell’arte tout court: poesia, letteratura, pittura, musica, cinema, danza e tutte le contaminazioni immaginabili tra le arti sono possibili in questo luogo cantato, evocato, ritratto e descritto con dovizia di particolari, nel tempo, dagli artisti stessi che vi hanno soggiornato. Chiedere loro perché Parigi è così magica, unica, il simbolo dell’estetica e della bellezza, del fascino romantico, retrò e al contempo innovativo delle epoche che si succedono è una domanda quasi superflua.
Questa raccolta di racconti sembra uscita da uno stato di dormiveglia. L'autore, nella sua premessa iniziale, pone l'accento su tre elementi portanti: l'acqua, il sogno, la follia; sono certo caratteristiche importanti all'interno del narrato, e facenti parte della sua scrittura, ma da lettore il senso complessivo che ne ho avuto, appena terminata la lettura, è stato quello di uno stato di dormiveglia. Sarà forse stato un influsso inconscio del primo racconto, che dà il titolo anche alla raccolta, dove “È una forma d'intimità, quella che più avvicina la scrittura al sonno.” (pag. 17).
Tra i maggiori poeti del Novecento, ancora decisamente poco riconosciuto e conosciuto è il calabrese Lorenzo Calogero, nato a Melicuccà nel 1910, e morto quasi completamente isolato nel 1961, forse suicida. Una vita preda di tempeste e solitudine, congegno letale per un poeta, il più diffusamente letale, dopo due tentativi di suicidio certi, lunghi ricoveri, la morte della madre che lo devastò, una carriera di medico che non si avviò mai per le violente fobie e la misantropia che lo segnò sempre, così coraggiosamente simile a Campana, senza il suo vigore caratteriale ma non certo senza il suo genio.
Il Festival Internazionale del Film di Roma ha aperto le proiezioni, dopo aver omaggiato Ugo Tognazzi, con un interessante film del regista bavarese Sam Garbarski (già regista di Irina Palm), una coproduzione franco-belga-lussemburghese in concorso nella sezione “Alice nelle città”. Quartier Lointain è un’opera dal retrogusto fiabesco, che parte da uno spunto dolcemente nostalgico centrato sui ricordi infantili e sull’immaginaria possibilità di correggere il passato per evitare il dolore e la perdita.
Siamo nel luogo dove tutto può succedere, quel posto in cui l’inconscio raccoglie le suggestioni di una vita; le trita, le rimescola, le contorce, le altera, le sopprime, le amplifica e le nasconde per poi farle riaffiorare virulente. Siamo nel sogno, territorio nel quale vivono per quasi l’intera durata del film i protagonisti di Inception, ultimo lungometraggio del regista e sceneggiatore britannico Christopher Nolan, che dopo il successo strabiliante ottenuto col tenebroso e affascinante secondo capitolo di Batman (Il Cavaliere oscuro) era atteso da un’ ulteriore prova di conferma del suo talento.
Luis Buñuel viene studiato nelle università perché insieme a Ingmar Bergman, Federico Fellini, Michelangelo Antonioni e pochi altri è considerato uno degli inventori del cinema cosiddetto “moderno”, dando peso al ruolo del regista all’interno dell’opera cinematografica, superando quindi il classico e anticipando il cinema contemporaneo.
Ho fatto un sogno. Ho sognato un paese in cui si tornava a credere nella politica e si tornava a fare politica, perché nessuno si vergognava più di essere rappresentato da questa classe dirigente, e tutti avevano riscoperto il piacere della partecipazione alla cosa pubblica. Ho sognato un paese in cui si bandivano le contrapposizioni tra due schieramenti politici soltanto, perchè a tutti era chiaro che si trattava di una semplificazione e di uno snaturamento della ricchezza delle posizioni e delle visioni politiche dei cittadini.
A quattro anni di distanza dal premiato ma non del tutto convincente The Departed, Scorsese torna nelle sale con Shutter island, thriller dalle atmosfere cupe e tenebrose tratto dal romanzo L’isola della paura, del sempre più “saccheggiato” Dennis Lehane (lo splendido Mystic River di Clint Eastwood, e il meno noto ma non trascurabile Gone baby gone, di Ben Affleck).
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