Siamo nella Quarta o nella Quinta Repubblica. La politica è andata oltre la destra e la sinistra. Le elezioni sono state abolite, gli esecutivi pure. La democrazia parlamentare è stata definitivamente sostituita dalla telecrazia. Il ministro unico (così si chiama adesso il Presidente del Consiglio) è eletto dal televoto. Questo è il futuribile presente narrato da Marco Bosonetto nel romanzo Nel grande show della democrazia (Laurana editore, pagine 248, 16,50, euro). Già dal suo titolo il libro pugnala con un’ironia singolare. Nella trama fitta di eventi rocamboleschi si leggono le preoccupazioni dell’attuale deriva istituzionale. Siamo in un’Italia in cui si vola con l’eliscooter e si telefona col videoguanto.
“Logica del terrorismo” di Michel Bounan (“Logique du terrorisme”, 2003; IT, Duepunti, 2006) si fonda su un presupposto incontrovertibile: “L'esaltazione ideologica o il delirio pseudoreligioso possono condurre a ogni sorta di crimine, e l'eroismo individuale o l'omicidio di massa appartengono a tutte le società umane”. A partire da questa constatazione, l'intellettuale transalpino si impegna a stabilire cosa sia il terrorismo, quanti tipi di terrorismo esistano, quanto incidano lo Stato e i servizi segreti nel terrorismo e come fronteggiare questo “crimine contro l'umanità”, come lo definisce correttamente Giusto Catania (p. 74) nella sua nota.
Un vecchio è seduto sulla panca davanti a casa sua e il vicino passa e gli domanda:
Beh, che fai, stai seduto lì a pensare?
E l'altro risponde: No, sto seduto qui e basta.
Questa storiella è la descrizione più sintetica di cosa sia l'ovvietà. La conosco da vent'anni e da allora mi vado a sedere accanto al vecchio sulla panca. Ma ancora non sono riuscita a credergli fino in fondo.
Invisibile come la verità che si nasconde tra le pieghe dei significati. Invisibile come il desiderio che distorce la percezione della realtà, confondendo i ricordi. Invisibile come la coscienza che domanda e tormenta e rimesta tra i pensieri senza tregua. Invisibile come il tempo che si consuma, spingendoci tra le braccia della morte. Invisibile come lo scrittore che scompare nella distanza che passa tra l'io e il lui delle sue pagine.
Auster sceglie l'ermetismo di un titolo che sa offrirsi quale chiave di lettura polivalente, in grado di sintetizzare l'essenza stessa del suo ultimo libro: un eccellente romanzo in quattro parti che ne confermano talento e ingegno.
"Lettere a Svetonio. Il capo di Cosa Nostra si racconta”, a cura di Salvatore Mugno, è un libro composto da cinque lettere firmate da un'odiosa personalità dei tempi nostri: assassino, superlatitante, erede di Riina e Provenzano, ricercato dalle polizie di tutto il mondo, Messina Denaro si firma “Alessio” e scrive al vecchio amico Tonino Vaccarino, alias “Svetonio”. Chi è Svetonio? È l'ex sindaco di Castelvetrano, patria di Denaro; collaboratore, a quanto si può capire (cfr. p. 125) dei Servizi Segreti.
È una questione di civiltà, una questione di umanità, una questione di intelligenza: una Nazione che rifiuta la Convenzione di Ginevra (“sospendendola” nel 2002: p. 169), avalla e pretende di legittimare arresti arbitrari, interrogatori senza limiti e incarcerazione illimitata non può essere parte del consesso delle nazioni democratiche.
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