"Rosshalde" (1914), terzo romanzo di Hermann Hesse, è il dramma di un artista che si ritrova a perdere tutto ciò in cui aveva creduto, eccetto l'arte: è la storia di un marito che perde contatto, confidenza e sentimento per la moglie, lasciando in vita soltanto un vago rispetto; è la storia di un padre che perde dialogo e amicizia del figlio maggiore, spedito al collegio per nascondere la fine dell'equilibrio famigliare; è la storia di un padre che deve assistere, impotente, al progresso mortale della malattia dell'amatissimo figlio minore.
LEZIOSA
Scrive Goffredo Fofi che questo "è un romanzo intenso e scabroso, che concentra in un breve arco di tempo una crisi femminile di per sé banale... ma quel che di antico o perenne c’è nella crisi di Olga è davvero scioccante, per crudezza di situazioni e di linguaggio, e contrasta nettamente con la melensaggine della letteratura femminile recente nel nostro paese". L'aggettivo “banale” mi sembra non sia mai stato speso con tanto buon senso: la trama della vicenda sfiora il rosa, e rischia in più di una circostanza di piombarci; sono la sensualità, la crudezza di qualche descrizione erotica e la buona lingua letteraria dell'autrice a tingere di discreta profondità una storia straordinariamente comune, semplice, elementare.
L’alchimia delle spezie
“Ho imparato i primi segreti delle spezie nella bottega del nonno sulle rive orientali del Bosforo. Per imparare i segreti della nostra cucina bisogna partire dalle spezie. A volta bisogna usare quelle sbagliate per ottenere l’effetto desiderato. Il cumino è forte ed aggredisce, induce le persone a chiudersi. Lo zenzero è delicato e pungente, spinge a guardarsi negli occhi”
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