Ho pescato questo libricino da uno scatolone, in fondo allo stand della Sellerio a "Più libri più liberi". Non sapevo neppure che Leonardo Sciascia lo avesse scritto. Leggo il risvolto di copertina: "Questo racconto-inchiesta è stato pubblicato nel 1971, ha avuto dalla critica – non soltanto italiana – un vasto ed entusiastico consenso, è stato ristampato nel 1977: ma resta, tra i libri di Sciascia, il meno conosciuto".
Dopo la traduzione Sellerio del 2002, esce nella medesima versione di Elena Rolla ma presso i tipi de lanuovafrontiera (benemerita casa specializzata in letteratura sudamericana) un classico del giornalismo investigativo e in un certo senso, da chiarire, “letterario”.
Una piccola autobiografia sentimentale, in otto movimenti, pubblicata a quarant'anni da un artista che molte vite aveva già vissuto: una raccolta di racconti ondivaga, perché irregolare e imperfetta, e nient'affatto uniforme nell'ispirazione, e negli esiti: spiazzante e veramente seducente nelle prime battute, quelle dedicate all'infanzia e all'adolescenza, e al limite alla prima giovinezza; e poi, man mano, nebbiosetta e manierista, irrisolta e incredibilmente piccolo borghese: debole, e fioca. “Donne nella vita di Stefano Premuda” è una raccolta di otto racconti dello scrittore giuliano Giani Stuparich, originariamente apparsa per Treves nel 1932, quindi per Garzanti nel 1949 e infine per Sellerio, nel 1983.
Ho conosciuto Elvira Sellerio nell’estate del 1986, a Palermo, in un grande ed elegante appartamento all’interno 1 di via Siracusa n. 50, mitico indirizzo della sua casa editrice.
Un libro breve ma prezioso, "La strage dimenticata". Camilleri, un po' come spesso ha fatto Sciascia, va a scavare in quei pezzetti di storia che la Storia ha dimenticato o, più banalmente, ha deciso di trascurare. Si tratta di episodi minimi seppur impregnati di una tragicità che non dovrebbe permettere sconti di memoria.
"Ma perché nessuno mi chiede se nel ghetto c'era l'amore? Perché questo non interessa a nessuno? Sull'amore nel ghetto qualcuno dovrebbe fare un film. E' l'amore che permetteva di sopravvivere". Così Marek Edelman parla a Paula Sawicka.
Il libro del Soldati offre il destro a non poche considerazioni moralistiche e comunque strettamente riflettenti il contenuto; e a queste si sono fermati vari critici, riconoscendo al giovane scrittore notevoli qualità tecniche, “di mestiere”, ma negandogli in sostanza la presenza di quel certo ineffabile senza di che non è possibile parlare di un’arte anche in piccola parte realizzata (…). Perché i personaggi creati dal Soldati sono tutti adulteri e invertiti, prostitute e bancarottieri e i loro casi sarebbero narrati dallo scrittore con una ostentata indifferenza morale, la quale troverebbe poi la sua origine nei manufatti corrotti e squisiti di Rue de Grenelle…
Sono tanti i modi attraverso i quali si conosce qualcuno. Io ho “cominciato” a conoscere Soldati partendo dalle ultime cose cinematografiche, anzi, per essere più preciso, dall’ultimo film girato dall’illustre torinese: Policarpo ufficiale di scrittura (1959). Sulla validità del quale il Morandini scrive tutt’ora: è un film di garbo, una miscela di ironia e di sentimento alla cui riuscita tutti hanno collaborato, dagli attori ai tecnici. Squisito livello figurativo. Con, aggiungo io, un rilevante Renato Rascel che vinse, per il ruolo, il Davide di Donatello.
Se ne son dette di tutti i colori sull’arte del Soldati, chissà perché per lo più macchiate di un’aura moralista (a cominciare dal quel bacchettone di Montale), che spesso sono stato costretto a pensar male dell’esercizio del giudicare. Salvatore Nigro, che con una precisione spaventosa e certosina, dei racconti della presente antologia ricostruisce vita, morte e miracoli (chissà se è solo del Soldati disseminare scritti dappertutto, revisionarli e rivoltarli, o forse mania di tutti gli scrittori), ripara finalmente il torto. Dice nell’introduzione: capricci d’intreccio solidali con il mistero delle geometrie del torbido, che contravvengono al conformismo cattolico e alle convenzioni di gente normalmente, ovvero ipocritamente, per bene.
Centralità del mondo: forse troppo. Ma indubbiamente la stranezza della mente e di conseguenza i suoi comportamenti straniano e affascinano Carmelo Samonà. Ispanista famoso, che dopo i cinquant’anni pubblica il suo primo romanzo, Fratelli appunto (il tema degli intellettuali che si confrontano col romanzo e col genere è argomento sfizioso e da approfondire).
Esordio letterario di Ugo Mattone, alias Ugo Pirro (1920-2008), scrittore e sceneggiatore cinematografico, padre di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” e di “La classe operaia va in Paradiso”, “Le soldatesse” (Feltrinelli, 1956; Bompiani, 1962; Sellerio, 2000) è un romanzo nato dalla sua esperienza di soldato al fronte, in Grecia. È una delle testimonianze letterarie più intense, crude e toccanti relative alla nostra scellerata occupazione d'una nazione libera, povera e culturalmente gemella, sin dagli albori della civiltà.
Immaginate un antico palazzo ed uno studio con mobili antichi ed una finestra dietro lo scrittoio che illumina di fioca luce il tavolo. Immaginatelo di notte con una luce lunare che penetra dai vetri, e forse sentirete in quale contesto è nata quest'opera. Pensate ad una musica che risuona e che questa musica sia un notturno di Chopin, vedrete ancora meglio.
Lampare, controvento, approdo, furfante. E poi merluzzi e sbirri, vascelli e respiri. Parole rubate da Sammartino a una rete di pescatori e divenute letteratura.
Un vecchio è seduto sulla panca davanti a casa sua e il vicino passa e gli domanda:
Beh, che fai, stai seduto lì a pensare?
E l'altro risponde: No, sto seduto qui e basta.
Questa storiella è la descrizione più sintetica di cosa sia l'ovvietà. La conosco da vent'anni e da allora mi vado a sedere accanto al vecchio sulla panca. Ma ancora non sono riuscita a credergli fino in fondo.
Quante volte ci siamo disperati pensando a tutta la conoscenza andata perduta, nel corso dei millenni; a quante opere letterarie e filosofiche avremmo potuto tramandare e studiare, salvando l'eccezionale sapienza degli antichi. Quante volte abbiamo favoleggiato della Biblioteca di Alessandria, e di tutto il sapere che essa conteneva, maledendo la malvagità dell'uomo, e del fuoco, che di quei libri s'è nutrita. Quante volte ci siamo domandati quanto siano autentici i libri antichi e medievali che sono sopravvissuti sino al nostro tempo, sognando fossero miracolosamente fedeli alla stesura originale. Quante volte ci siamo chiesti cosa ne è stato delle stesure originarie dei Vangeli.
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