Analisi tratta da « The concept of nature » e « Process and reality »
L’autore
Alfred North Whitehead è un matematico, scienziato e filosofo di inizio secolo, nato a Ramsgate nel Kent nel 1861 . È conosciuto in particolare per aver pubblicato, insieme a B. Russel, i Principia matematica, imponente opera volta a costruire un assiomatica coerente per la logica matematica. In seguito si è interessato alla teoria della relatività ristretta di A. Einstein per la quale ha proposto, in “The concept of nature” un’interpretazione soddisfacente in termini di metafisica ed un substrato spazio-temporale in grado di accogliere le novità della teoria einstaniana. Due anni dopo, insoddisfatto dall’interpretazione della relatività generale di Einstein, di cui rifiutava alcuni a priori filosofici, ha proposto un modello di relatività generale in grado di predire i medesimi risultati di quello einsteniano, ma basato su presupposti diversi. La sua teoria ha resistito indenne fino al 2006 prima di trovare una confutazione, ancora da verificare.
La sua opera più importante – Process and reality – è del 1929; in essa Whitehead svolta decisamente in favore di una filosofia speculativa e abbandonate le origini matematiche, costruisce un modello cosmologico per la filosofia e il pensiero in generale. Negli anni della maturità Whitehead si è infine occupato di teologia. Morì a Cambridge nel 1947.
La biforcazione della natura:
L’idea della biforcazione della natura viene presentata per la prima volta in “The concept of nature”, un’opera del Whitehead epistemologo, ancora legato allo studio della logica matematica, ma in piena svolta filosofica.
La tesi è presentata a fianco di una struttura dello spazio tempo rigidamente assiomatizzata e ne rappresenta la motivazione filosofica. Whitehead insiste sul fatto che alla base delle difficoltà della filosofia si cela una “biforcazione di natura”, una scissione cominciata con Descartes che vuole l’esistenza di due distinte nature, una fatta di elettroni protoni e particelle in movimento, la seconda che nasce dalla mente, una che è oggetto, la seconda soggetto.
Questa biforcazione è alla base della mancata comprensione della struttura delle proprietà seconde della natura, come ad esempio la nozione di colore.
La descrizione della natura del colore, che all’epoca di Whitehead era già stata protagonista di lunghe dispute, deve le proprie difficoltà all’incapacità di descrivere il colore senza un diretto riferimento a colui che lo percepisce. Si tratta di una difficoltà legata alla natura fisica del colore che non può essere scissa completamente dall’aspetto emozionale correlata al colore stesso. Esprimendomi con le parole del grande empirista John Locke:
“Un oggetto « rosso » è dunque un oggetto che ha il potere di produrre in certe condizioni la sensazione di rosso in me. Ma non è rosso in se.”
Per Whitehead questa posizione è assolutamente insoddisfacente in quanto introduce in modo artificiale una doppia idea del colore, una come proprietà che causa percezione in me, l’altra come ciò che è effettivamente in me. Ora queste due distinte nozioni di colore non possono essere separate, da dove la confusione.
Whitehead ritiene che la soluzione del problema sia nella struttura dello spazio e del tempo quali sono impiegati in fisica. Costruisce quindi uno spazio che invece di punti euclidei (senza dimensione né spessore) è fatto di luoghi e di durate, oggetti muniti di uno spessore piccolo a piacere, ma pur sempre concreti. La ragione è tutta in una volontà di ritorno “alla natura come si presenta ai sensi” e non alle idee. In seguito con “Process and reality” procederà a costruire il soggetto percepente con le medesime categorie con cui costruisce la natura. Il soggetto per Whitehead non è quindi un’entità radicalmente diversa dall’oggetto della sua percezione, ma soltanto un insieme altamente organizzato di entità, capaci di generare spontaneamente la percezione.
Per spiegare il metodo con cui delle “occasioni attuali” si organizzano in armonia per formare una coscienza, Whitehead introduce una seconda categoria di oggetti, gli oggetti eterni, che sono “puro potenziale”. In sostanza si tratta di regole generali della logica, che consentono ai fatti concreti di organizzarsi, ma che sono a priori rispetto a qualsiasi entità organizzata. La struttura complessa originata dal dato empirico e dagli oggetti eterni costituisce la totalità delle cose. Non vi è nessuna necessità di dividere soggetto e oggetto; essi sono entrambi originati da identiche categorie dell’essere. Questa tentata riunificazione di soggetto e oggetto come due entità munite di una stessa natura e caratterizzate soltanto da un’eventuale differenza di complessità rappresenta un esplicito tentativo di riduzionismo logico applicato alle categorie di a priori filosofici.
In vece della tricotomia soggetto – oggetto - entità trascendente Whitehead propone una riformulazione del soggetto come la complessa interazione tra oggetto e trascendenza. La chiave di volta su cui si costruisce tutta la nozione di percezione e di concrescenza (il divenire delle cose) è il processo, il concatenarsi di occasioni attuali (fatti empirici) e oggetti eterni (entità astratte). L’ingerenza degli oggetti eterni nella realtà richiede a Whitehead l’introduzione di una verità trascendente che definisce come Dio e che è esattamente la potenzialità degli oggetti eterni di realizzarsi nel processo.
Le novità Whiteheadiane a fianco della biforcazione della natura sono notevoli; in particolare va segnalato un uso del linguaggio originale e fortemente ermetico, carico di definizioni e neologismi il cui scopo è l’introduzione di concetti simil-matematici, ma che ha avuto come conseguenza la relegazione del nome Whitehead a voce misconosciuta nelle enciclopedie. È in generale reputato un autore maggiore, ma al contempo gli studi sulla sua opera scarseggiano.
La sua struttura che concilia divenire come fluire estensivo e atomismo della percezione è estremamente feconda di idee nella comprensione della meccanica quantistica, della filosofia del pensiero, della relatività.
Bibliografia essenziale: Wikipedia.
Penser avec Whitehead l’opera monumentale di Isabelle Stengers che adatta Whitehead a un pubblico di filosofi che non hanno eccesiva propensione per la logica.
I due articoli la metafisica di Whitehead e la relatività di Whitehead, due straordinari articoli sulla relatività di Whitehead presentati dall’italiano Mario Valentino Bramè disponibili nel web.
E i numerosi studi di Clifford M. Will, professore di fisica al Caltech che ha dedicato anni di studio alla fisica di Whitehead.
WHITEHEAD in LANKELOT:
Whitehead Alfred North - La percezione del colore di michele_bonaventura
Whitehead Alfred North – La biforcazione della natura. di michele_bonaventura
Commenti
Ave Franco! HO mantenuto la promessa, però non sono molto convinto di questo testo. Mi sembra parecchio indigesto.
Dacci un occhio e dimmi cosa ne pensi; se è un mattone tremendo lo facciamo sparire e tra un paio di settimane provo con qualcosa di meno pedante.
Ave ottimo!
Ho giusto bisogno di idee e stimoli nuovi. Solo una mezzora che sto finendo una cosa qui in mansarda (archivio dvd! ma un mazzo enorme a spostare cose varie di qua e di là - chiedo scusa per l'OT, ma tutti ne godremo;) ).
Arrivo, leggo, commento e ti dico tutto quel che da profano ho interiorizzato. Danke
"ha proposto un modello di relatività generale in grado di predire i medesimi risultati di quello einsteniano, ma basato su presupposti diversi. La sua teoria ha resistito indenne fino al 2006 prima di trovare una confutazione, ancora da verificare."
Cominciamo dal primo paragrafo. La presentazione è estremamente chiara e la contestualizzazione è puntuale. Adesso penso: mi devo aspettare qualcosa di poderoso e di suggestivo. Vediamo.
"Whitehead insiste sul fatto che alla base delle difficoltà della filosofia si cela una ?biforcazione di natura?, una scissione cominciata con Descartes che vuole l?esistenza di due distinte nature, una fatta di elettroni protoni e particelle in movimento, la seconda che nasce dalla mente, una che è oggetto, la seconda soggetto".
> sin qua tutto estremamente chiaro (e condivisibile).
"La ragione è tutta in una volontà di ritorno ?alla natura come si presenta ai sensi? e non alle idee.
> Questo pretende universalità e infallibilità, nella percezione della natura, da parte di ogni singolo individuo. Non so sino a che punto possa dirsi questione di "idee". Molto interessante, procedo
"riformulazione del soggetto come la complessa interazione tra oggetto e trascendenza" > molto affascinante. Proviamo ad applicarlo, aiutaci esemplificando.
(grazie per aver scritto del pensiero di un autore così complesso e al contempo così poco discusso e divulgato)
Sulla natura del colore ho scritto un articoletto un po' più lungo di questo, che spiega grossomodo come Whitehead deriva il soggetto dall'oggetto.
Se interessa posso postarlo come articolo o come commento (è più un articolo, sono quasi quattro pagine). Mi ci vuole mezzoretta per tradurre le citazioni.
Ora sono fuori a cena, ma stasera torno e vedo il da farsi.
Dai, ripubblicalo come articolo. Spazio non manca.
Attendiamo!
Hai presente M. Annovazzi al corso di informatica? ;-)
la prima metà va... il resto è un pochino più ostico.
"La ragione è tutta in una volontà di ritorno ?alla natura come si presenta ai sensi? e non alle idee. In seguito con ?Process and reality? procederà a costruire il soggetto percepente con le medesime categorie con cui costruisce la natura. Il soggetto per Whitehead non è quindi un?entità radicalmente diversa dall?oggetto della sua percezione, ma soltanto un insieme altamente organizzato di entità, capaci di generare spontaneamente la percezione."
+ Utile e "un po' più materialista", almeno. La posizione della biologia e del darwinismo, se non stravedo. Anche se il mistero, in molti casi valido, del macro che è totalmente diverso e irriducibile dai suoi componenti, va ancore oltre la mia capacità di comprensione.
La concrescenza è ciò che si forma nella percezione nel cervello?
Dio è logica, a priori, eternità. E cosa dice Whitehead a proposito della coscienza di un eventuale Dio?
L'anima non esiste? L'uomo è atomi organizzati? La trascendenza come influisce nell'autocoscienza umana?
10> Whitehead costruisce in modo esplicito il micro che da origine al macro. Distingue le entità attuali e i loro nessi, che puoi pensare come quanti di spazio-tempo in cui avvengono dei fenomeni, uniti tra loro da proprietà.
Per lui il macro è l'organizzarsi in vari modi ( e qui fa un enorme e incomprensibile dibattito sulle categorie di contrasti tra entità) alcuni ordinati altri meno che originano complessità di tipo diverso.
11> Dio è definito da W. come l'entrare degli oggetti eterni (sono tutto ciò che è astratto, quindi se vuoi è la logica) nel processo di concrescenza. La concrescenza è il divenire delle entità attuali nel processo, percezione solo ad uno stato avanzato di organizzazione.
Dunque Dio non è la logica, piuttosto è il fatto che la logica e la possibilità di una logica entrino a far parte del mondo naturale.
W. non conosceva la meccanica quantistica e ovviamente aveva idee molto datate sull'atomo. Le sue entità attuali sono qualcosa di atomico, ma non sono atomi, sono entità più fondamentali.
Dunque in questo senso l'uomo è atomi organizzati, ma in un modo che non è privo di una grazia particolare. Non va trascurato in W. il principio di soddisfazione finale, l'idea che un processo (il divenire) volga verso un proprio obiettivo.
La trascendenza è legata al mischiarsi degli oggetti eterni con il reale; credo che sia stata una sua grande intuizione quella di capire che il vero miracolo nella natura è la possibilità di una coerenza, di un mischiarsi di un senso logico al caos delle entità attuali, e che solo questo permette l'esistenza di una natura fisica e bilogica.
"credo che sia stata una sua grande intuizione quella di capire che il vero miracolo nella natura è la possibilità di una coerenza, di un mischiarsi di un senso logico al caos delle entità attuali" + Sei certo che sia stata una sua intuizione? Io già l'avevo sentita tempo fa, in varie occasioni, e il nome W. non era mai stato citato.
"Dunque Dio non è la logica, piuttosto è il fatto che la logica e la possibilità di una logica entrino a far parte del mondo naturale." + Quindi dio non è coscienza? E' solo essenza priva di pensiero?
W. ha scritto Process an reality nel 1922. Probabilmente hai sentito parlare delle sue idee leggendo di filosofia; il più importante estimatore di Whitehead in Europa è Deleuze (e Guattari)...
Non so se W. pensasse a Dio come ad un entità cosciente; piuttosto come a un significato delle cose, dunque sì priva di pensiero. D'altronde un Dio che pensa pone diverse difficoltà, o sbaglio?
Tra l'altro Deleuze ha scritto non poco sulla filosofia del processo, che è stata fondata da W.