Introduzione
In questo lavoro saranno innanzitutto fornite alcune informazioni sulla vita e sulle opere dell’eclettico economista Nicolas Georgescu Roegen. In seguito la trattazione si incentrerà sull’analisi di quella che a mio avviso è stata la sua opera principale e che fornisce il titolo a questo articolo. Per semplificare la trattazione, molti concetti fondamentali introdotti dall’economista rumeno sono stati tralasciati o non approfonditi, spero che ciò non abbia influito troppo sulla chiarezza espositiva.
Cenni biografici
Nicolas Georgescu Roegen nasce a Constanta (Romania) nel 1906 in una famiglia molto modesta sotto il profilo economico. Frequenta l’Univesità di Bucarest dove nel 1926 consegue una laurea in matematica.Dal ’27 al ‘30, grazie ad una borsa di studio, frequenta un dottorato di ricerca in Statistica alla Sorbonne di Parigi. Dopo aver ottenuto con lode il dottorato, un’altra borsa di studio gli permette di continuare i suoi studi (dal ‘30 al ‘32) in Inghilterra sotto la guida di Karl Pearson. In seguito ritorna in Romania dove assume l’incarico di professore di Statistica all’Università di Bucarest. Nel 1934 i suoi lavori sulle componenti cicliche nelle serie storiche iniziano ad attrarre l’attenzione degli economisti, per cui l’ennesima borsa di studio da parte della fondazione Rockefeller gli permette di trasferirsi a Cambridge, Massachussets. Approdato a Cambridge scopre che il suo progetto di studio è stato annullato. Senza darsi per vinto Georgescu Roegen, ottiene di incontrarsi ad Harvard con Joseph Schumpeter che in quel periodo lavorava alla sua teoria dei cicli economici. Tale incontro si rivela cruciale. Ad Harvard si compie la trasformazione in economista di Georgescu Roegen e Schumpeter diventa per lo studioso rumeno una sorta di mentore. Nel periodo ad Harvard entra in contatto con personaggi del calibro di Edgar Hoover e Wassily Leontif (col quale stringe un rapporto di sincera amicizia).Schumpeter gli offre di associarsi all’Università di Harvard ma lui coraggiosamente rifiuta sentendo l’obbligo morale di tornare nella sua patria dove continua la sua attività accademica e ricopre alcuni incarichi governativi. Nel 1948, il cambio di regime in Romania lo costringe a scappare negli Usa, dove nel 1949 diventa professore associato della facoltà di Economia della Vanderbilt University a Nashville.. Nel 1969 ottiene il titolo di Distinguished Professor of Economics e nel corso della sua carriera riceve numerose onorificenze accademiche come quella di Distinguished Fellows of the American Economic Association e di Fellows sia della American Academy of Arts and Sciences che della Ecometric Society. Muore a Nashville nel 1994.
Principali contributi di Georgescu Roegen
«Only economist still put the cart in front of the horse by claiming that the growing turmoil of mankind can be eliminated if prices are right.The truth is that only if our values are right will prices also be so » (Georgescu Roegen,1976)
L’attività scientifica di N.G.R. viene generalmente suddivisa in due filoni.
Nel primo filone vanno inseriti i suoi contributi alla teoria del consumatore e alla teoria della produzione (pressappoco dal 1935 al 1973).
Il secondo filone di ricerca, spesso dimenticato dalla maggior parte degli economisti, consiste in una critica molto radicale all’approccio economico neoclassico attraverso l’introduzione del concetto di entropia nel volume Analytical Economics del 1966.
Tale concetto fu alla base della nascita di una nuova branca dell’economia, la cosiddetta “Bioeconomia” o anche “economia ecologica”
The Entropy Law and the Economic Process
«The Entropy Law is capable of a number of impressionistic but useful interpretations; that things go from bad to worse; that order breaks down into chaos; that there is a tendency in all systems toward greater randomness; or that energy moves from a free state where it can be used, to a latent state where it cannot» (M.J: Green,1973)
L’entropia è un indice dell’energia dissipata da un sistema e che quindi non è disponibile per un lavoro. La legge dell’entropia nota anche sotto il nome di seconda legge della termodinamica stabilisce che l’entropia di un sistema tende a crescere e che l’entropia dell’intero Universo tende verso un punto di massimo.
Dato un certo stock di risorse non esisterebbe scarsità se non ci fosse la legge dell’entropia ad assicurare il passaggio dell’energia e della materia da uno stato in cui sono utilizzabili ad uno stato in cui non lo sono più. Questo è vero sia che le risorse vengano sfruttate o meno, ma sicuramente un utilizzo più intenso delle risorse comporta un’accelerazione del loro degrado entropico.
Lo sfrenato consumismo della società occidentale ha causato da un lato una domanda crescente di risorse con un basso livello di entropia e dall’altro un livello crescente di inquinamento. N.G:R. dunque criticò aspramente gli economisti che ritenevano che non si dovessero mettere limiti alla crescita economica e che il sistema dei prezzi e l’introduzione di nuove tecnologie avrebbero sempre permesso di affrontare con successo il problema della scarsità. L’economista rumeno negò la possibilità di una crescita economica esponenziale, a meno della scoperta di una nuova fonte di energia che permettesse lo sviluppo di una tecnologia autosostenibile. Per auto sostenibile si intende , una tecnologia che non utilizzi risorse che non possono rigenerarsi. La lotta per accaparrarsi le risorse a bassa entropia avrebbe potuto condurre solo ad un risultato che già Marx aveva previsto : Il conflitto sociale tra governanti e governati. Egli arrivò ad affermare che per la stessa sopravvivenza della umanità era preferibile che l’economia decrescesse e che i paesi sviluppati rinunciassero ad un po’ del loro benessere pur di far raggiungere un livello di vita decoroso ai paesi poveri. Il suo programma bioeconomico prevedeva le seguenti otto raccomandazioni per far muovere l’umanità nella giusta direzione:
-
proibire assolutamente la produzione di armi, in modo da destinare delle risorse scarse a utilizzi più utili
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immediato aiuto alle nazioni sottosviluppate
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rallentare la crescita demografica , in modo da poter continuare a garantire la sussistenza solo attraverso l’agricoltura organica
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regolamentare severamente l’utilizzo dell’energia
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rinunciare ai beni di lusso
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mettere al bando la moda
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produrre dei beni riparabili e che durino a lungo
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curarci dallo stress del lavoro, ribilanciando opportunamente il tempo dedicato al lavoro e quello dedicato ai piaceri
Lo stesso economista riteneva che queste raccomandazioni fossero difficilmente accettabili dalla maggioranza delle persone dato che richiedono la rinuncia ai comfort a cui siamo abituati. A mio parere, con le sue toerie Nicolas Georgescu Roegen ci pone di fronte ad un dilemma morale del tipo:
E’ meglio vivere al massimo oggi e peggio per i poveri e per chi non è ancora nato, oppure il mondo deve rallentare per permettere a tutti (poveri e generazioni future) di aver uno standard di vita decente?
Bibliografia
Growdy J., Mesner S., The evolution of Georgescu Roegen’s Bioeconmics, Review of Social Economy
Maneschi,Zamagna, Nicolas Georgescu Roegen,The economic Journal, vol. 107, n.442.
Commenti
Non mi soddisfa. Ho esagerato con la sintesi.
Deci ritoccare l'impaginazione, ma il testo è buono.
Grazie per questo contributo.
Complimenti per il testo.
Passaggio per me oscuro. "allentare la crescita demografica , in modo da poter continuare a garantire la sussistenza solo attraverso l?agricoltura organica".
che diavolo è l'agricoltura organica? esiste un'agricoltura inorganica?
Lui aveva scritto qualcosa anche sull'economia agraria (che io non trattato) e nelle sue raccomandazioni si riferiva a quello.
"L?economista rumeno negò la possibilità di una crescita economica esponenziale, a meno della scoperta di una nuova fonte di energia che permettesse lo sviluppo di una tecnologia autosostenibile."
> mi fermo qui. Riesci - riuscite - a immaginare una nuova fonte di energia?
si: l'amore e l'arcobaleno
La fusione.
Ma è già grigia da immaginare, figurati da mettere in pratica
be' ieri ho sentito rifkin da fazio che parlava di qualcosa di molto simile
al pensiero di N.G.R.
Hm... a me sentir parlare di "decrescita" mette una certa inquietudine, forse perché ho letto delle vere assurdità scritte da economisti improvvisati. Quanto ai "poveri", mi sto facendo una cultura sui governi africani e ti dirò, sinceramente, che non vedo possibile far corrispondere a un nostro "impoverimento" un arricchimento EQUO delle popolazioni del SUd (est?) del mondo.
No, qui il problema a mio parere va rivisto e ridiscusso. C'è un nodo essenziale (ho sentito anch'io Rifkin ma mi ha lasciato più dubbi che certezze) che è senza dubbio la sopravvivenza "decente" del nostro Pianeta. Il problema delle fonti energetiche è in primo piano e in alcune analisi N.G.R. ci vedeva giusto. Così come è indubbio che il fabbisogno energetico è in costante e preoccupante crescita. Ed è indubbio che mentre il nostro mondo dopo decenni di consumo abbastanza scriteriato comincia a porsi delle domande, l'altro mondo, quello che si affaccia ora all'industrializzazione, poco si preoccupa sia di cosa usare sia di quel che lascia nell'ambiente. Immagino che dovremmo dare il buon esempio, non essendoci riusciti finora. Ma alcuni dei punti di R. mi sembrano un pochino utopistici...
In realtà NGR fu molto criticato per le sue idee in economia; il libro in cui presenta l'idea di decrescita è però basato su idee legate alla termodinamica. È interessante notare che nessuno ha mai cercato di attaccarle dal lato scientifico.
Nei prossimi sette - otto anni divrebbero uscire degli studi in tal senso; sul fattore utopistico hai certamente ragione, ma G poneva il problema più in termini di antiutopia che altro. Per lui le risorse sono destinate a finire comunque, qualsiasi sia lo sfruttamento che se ne fa; una decrescita ermette solo di rinviare il momento del tracollo economico e di renderlo meno brusco.
Sono d'accordo con l'ultima riflessione di michele_bonaventura.