E’ stato già accennato nella prima parte di questo articolo che secondo i liberisti, un mercato concorrenziale lasciato a se stesso è sempre in grado di raggiungere, attraverso degli automatismi, un equilibrio in cui tutti i fattori produttivi sono pienamente occupati compreso il fattore lavoro.
L’affermazione circa l’esistenza dell’equilibrio di piena occupazione si basava sulla cosiddetta legge di Say, secondo la quale l’offerta è sempre in grado di creare da se la propria domanda. Questa legge può avere due interpretazioni, una meno stringente secondo la quale la legge di Say afferma semplicemente che la domanda è dovuta al reddito, generato a sua volta dal processo di produzione e distribuito a coloro che vi partecipano. L’offerta quindi crea il reddito e i partecipanti al processo produttivo spendono il reddito (il che è innegabile). La seconda interpretazione fatta propria dagli economisti neoclassici è molto più rigida, sostiene infatti che per qualunque livello di produzione, la domanda sarà uguale ad essa. C’è da dire che le legge di Say non fu mai dimostrata da un punto di vista matematico ma nonostante questo i neoclassici elaborarono diverse argomentazioni a sostegno della sua validità.
Non considerando la possibilità di spesa pubblica la domanda sarà data da:
Y = C + I(r) dove con Y si indica la domanda e con C e I(r) rispettivamente il consumo di beni e servizi e gli investimenti che sono in funzione del tasso d’interesse r.
Quando il tasso d’interesse è troppo elevato ad esempio al levello r1 ci sarà poca convenienza a chiedere prestiti per effettuare investimenti, per cui l’offerta S eccede la domanda I(r). L’eccesso di offerta causerà una diminuzione del saggio d’interesse e questo meccanismo continuerà fin quando r = r*. Se tasso d’interesse è troppo basso ( livello r2) la domanda di investimenti eccederà l’offerta di prestiti (S), questo eccesso di domanda causerà un aumento del tasso d’interesse che continuerà fino al livello r*. Questi meccanismi di aggiustamento del tasso d’interesse conducono sempre ad un tasso r* per cui il livello dei risparmi è uguale al livello degli investimenti. Anche se si ipotizzasse un livello di risparmi elevatissimo che cresce in maniera più che proporzionale rispetto all’aumento del reddito, esisterà sempre un tasso d’interessa così piccolo da essere in grado di garantire l’uguaglianza con la domanda d’investimenti. Da ciò deriva che se è possibile suscitare un livello di investimenti di qualunque grandezza grazie al tasso d’interesse, sarà del tutto possibile generare quella quantità di investimenti che determina la piena occupazione dei fattori produttivi. Ma i neoclassici non si limitano a dimostrare che l’esistenza del reddito di piena occupazione è possibile ma anche che questo è quello di equilibrio, ovvero quello che il mercato tende spontaneamente a realizzare. Per dimostrare questo occorre introdurre l’approccio marginalistico ( introdotto per la prima volta ma senza successo da Gossen e reso un cardine della teoria economica dai contributi di Walras e di Wicksell).
PML = ΔY/ΔL
La maggior parte delle funzioni di produzione gode della proprietà del prodotto marginale decrescente, cioè il PML diminuisce all’aumentare del numero dei lavoratori impiegati. Se in una cucina lavora un cuoco, e se ne aggiunge un altro, forse il numero di piatti raddoppierà, ma se viene introdotto un altro cuoco è probabile che la cucina inizi ad essere troppa stretta e che i cuochi inizino ad intralciarsi per cui l’apporto del nuovo cuoco sarà inferiore rispetto a quello del secondo.
L’impresa ha convenienza ad assumere lavoratori fino a quando il ricavo aggiuntivo che può ottenere assumendo un ulteriore operaio è maggiore rispetto al costo aggiuntivo cioè rispetto al salario W che gli dovrà corrispondere. Il profitto marginale che l’impresa può ottenere assumendo un altro lavoratore sarà dato da:
ΔΠ = (PML*P) – W dove Π indica il profitto e P il prezzo del prodotto dell’impresa e (PML*P) il ricavo marginale.
L’impresa massimizzatrice del profitto dunque assumerà lavoratori fino al punto in cui il ricavo aggiuntivo che può ricavare tramite un’unità aggiuntiva di lavoro eguaglia il salario cioè
PML*P = W cioè
PML = W/P dove W/P è il cosiddetto salario reale (ovvero la remunerazione misurata in termini di prodotto anziché in termini monetari)
Il seguente grafico rappresenta la curva del prodotto marginale:
La curva PML ha pendenza negativa perché all’aumentare di L, PML diminuisce. Le imprese utilizzano lavoro fino al punto in cui il salario reale eguaglia PML. Questa curva corrisponde quindi anche alla curva di domanda di lavoro. Tralascio l’analisi dell’offerta di lavoro, basti sapere che la curva d’offerta avrà pendenza positiva in ragione del fatto che all’aumentare del salario reale aumenterà il numero di soggetti che offriranno lavoro.
Se ciascun fattore viene dunque impiegato in modo che la produttività marginale coincida con il suo prezzo d’uso si arriverà ad una situazione caratterizzata da uguaglianza tra domanda e offerta di tutti i fattori disponibili. Se infatti ad un dato prezzo, la domanda di un fattore eccede l’offerta, la concorrenza tra i produttori per accaparrarsi quel fattore, ne farà aumentare il prezzo. L’aumento del prezzo si rifletterà in un aumento dei costi e quindi in un minore ricavo marginale, questo porterà le imprese a diminuire la quantità di fattore utilizzata , di conseguenza l'eccesso di domanda sparirà e si ristabilirà l'uguaglianza con l’offerta.
Se viceversa ad un dato prezzo, l’offerta è superiore alla domanda, allora la concorrenza tra i possessori del fattore produttivo causerà una diminuzione del prezzo dello stesso. A seguito di tale diminuzione , le imprese troveranno più conveniente utilizzare quel fattore e quindi la domanda aumenterà arrivando ad eguagliare l’offerta. In quest’ottica, se un sindacato chiede un salario non adeguato alla produttività marginale del lavoro, sarà esso stesso a turbare il mercato e a causare la disoccupazione.
Questo è in estrema sintesi il ragionamento alla base del pensiero liberista: Lo Stato può fare solo danni perché il mercato si regola da solo.
Bibliografia
Frank R. H., Microeconomia, McGrawHill,1998
Napoleoni C, Ranchetti F., Il pensiero economico del novecento, Einaudi1990
Commenti
Non carica la seconda o la fa troppo piccina?
Prova a caricarla in jpg. 350x350 come formato
Ho capito, è un problema di scanner. L'immagine risulta grande per via dello sfondo bianco abnorme!
devi proprio cambiare le immagini. Cancellando lo sfondo bianco. Il testo così + totalmente scompaginato, illeggibile...
Ora vedo.
Insomma adesso va un po meglio.
grande!
fino a che punto Berlusconi è liberista?
Lui parla di liberismo, però in realtà non fa niente affinchè in Italia ci sia più concorrenza. Anzi si può dire che lui sia quasi il monopolista del settore della comunicazione in Italia
he he vedo in questo articolo una risposta ad alcune questioni sollevate dal precedente. e come tutti, quando la discussione si fa dura si comincia a diventare più tecnici...
ragione per cui mi pare ci siano un paio di punti oscuri, ma, chiedo venia, mi serve tempo per analizzarli.
questa settimana però sono oberato di lavoro. tieni sott'occhio i post che le domande arriveranno.
:-)
La terza parte riguarderà la critica Keynesiana. Il problema è che il discorso potrebbe allungarsi all'infinito perchè anche Keynes è stato a sua volta criticato.
E' proprio vera la frase:
"L'economia è l'unica scienza, in cui si possono vincere due nobel per due teorie che dicono l'una l'opposto dell'altra"