Steiner Rudolf

Parte seconda: la natura dell'uomo

Autore: 
Steiner Rudolf
CORPO ANIMA E SPIRITO 

Ora possiamo inoltrarci più nello specifico sulla visione della natura umana, attraverso la quale Rudolf Steiner articolò il suo pensiero. Per conoscere la natura umana, diceva Goethe, bisogna osservare gli oggetti della natura in sé e nei loro reciproci rapporti; bisogna investigare la loro struttura, traendo i dati del proprio giudizio non da se stessi, ma dalla cerchia delle cose osservate. Ciò fornisce allo Steiner lo spunto per focalizzare l’attenzione su tre cose: gli oggetti con cui l’uomo viene a contatto, le impressioni che gli oggetti fanno su di lui, e le cognizioni che egli acquista intorno alle cose. L’uomo così comprende di essere congiunto al mondo in triplice modo - tre aspetti della sua natura: corpo, anima e spirito. Secondo l’autore, il corpo è il mezzo mediante il quale si palesano all’uomo le cose che l’attorniano, l’anima indica ciò che congiunge le cose con l’esistenza umana, lo spirito, invece, si rivela nell’uomo quando guarda le cose quale “essere per così dire divino”.Queste le parole dello Steiner: «Con il corpo egli si mette in relazione momentanea con le cose. Con la sua anima conserva in se le impressioni che queste fanno su di lui, e con lo spirito gli si rivela ciò che le cose custodiscono in sé stesse. Solo osservando l’uomo sotto questi tre aspetti, si può sperare di arrivare a comprenderne la natura, poiché questi tre aspetti lo mostrano imparentato in tre modi diversi col restante mondo».

Particolare attenzione, in questa visione, acquista l’elemento spirituale, che viene percepito come armoniosamente interrelato con gli altri due, ma che in un certo senso riveste un qualcosa a sé - ciò che ci apre alla rivelazione dei mondi superiori: «L’uomo leva lo sguardo al cielo stellato: il rapimento che la sua anima prova gli appartiene; le eterne leggi stellari che afferra nel pensiero, nello spirito, non appartengono a lui, ma alle stelle». È evidente che, nello Steiner, il mondo dello spirito è il più elevato, ed in sostanza quello che necessita di un’osservazione più accurata, ma corpo e anima sono due luoghi comunque indispensabili, lì dove si prepara l’accesso alla percezione del soprasensibile. C’è da dire, in proposito, che l’entità animica si differenzia dalla sua corporeità. Nell’anima vive la sensazione, alla quale si connette il sentimento, a cui si aggiunge un terzo fattore che è la volontà, attraverso la quale l’uomo trasmette al mondo esterno il carattere del suo essere interiore. Ma senza il corpo, tutto ciò per l’anima sarebbe impossibile - la corporeità va vista come la base della parte animica.

Riassumendo con le parole dell’autore: «L’anima si trova di fronte ad una duplice necessità, dalle leggi del corpo è determinata per necessità naturale, dalle leggi che la guidano al giusto pensare, essa si fa determinare perché riconosce liberamente la loro necessità. Alle “leggi del ricambiol’uomo è assoggettato dalla natura; alle leggi del pensiero si assoggetta da sé. In tal modo l’uomo si rende partecipe di un ordine superiore a quello cui appartiene col suo corpo. È l’ordine spirituale». Come il corpo differisce dall’anima, così l’anima differisce dallo spirito, come il corpo era la base dell’anima, vediamo che la parte animica è la base di quella spirituale. Questa relazione ha un suo scopo fondamentale, che è quello di favorire le condizioni ideali in cui possa sgorgare il pensiero: «Non esiste alcun sentimento o entusiasmo che, in fatto di colore, bellezza ed elevatezza, sia paragonabile ai sentimenti accesi dai puri e cristallini pensieri che riferiscono ai mondi superiori. I sentimenti più alti non sono quelli che si presentano “da sé”, ma quelli che si conquistano con un energico lavoro di pensiero». Il corpo umano ha, dunque, un’organizzazione rispondente al pensare; ciò dimostra che l’uomo, quale noi lo consideriamo, è un essere di gran lunga più complicato di quanto risulti alla scienza esteriore. L’osservazione fisica esteriore può conoscere solo una parte dell’essere umano: il corpo fisico che l’uomo ha in comune con tutto quanto di minerale lo attornia. Lo Steiner muove oltre questa soglia ed individua un secondo elemento dell’essere umano, che chiama corpo eterico o vitale. Questo corpo, l’uomo non lo ha più in comune con il mondo fisico-minerale, ma con tutto ciò che vive, e il vero investigatore spirituale lo può conoscere per osservazione immediata. Vi è, inoltre, sempre secondo lo Steiner, un terzo elemento dell’essere umano, il corpo astrale o corpo della coscienza, che egli condivide con tutti gli esseri che hanno una qualche forma di coscienza: è il luogo delle gioie, dei dolori e delle passioni che albergano nell’anima. È importante segnalare che il corpo astrale e il corpo eterico sono comunque suscettibili di cambiamenti, dei quali non è possibile tracciare un limite preciso; in un certo senso si può dire che si compenetrino: «Quando un uomo impara qualcosa e acquista in tal modo una certa capacità di giudizio, un cambiamento si è prodotto nel corpo astrale, quando però questo giudizio modifica l’atteggiamento della sua anima, in modo che sia abituato, dopo aver imparato qualcosa, ad aver un sentimento diverso sopra un dato soggetto di quello che aveva prima, vi è un cambiamento nel corpo eterico. Tutto ciò che così diventa proprietà dell’uomo, per modo che dopo se ne possa sempre ricordare, poggia sopra una modificazione del corpo eterico». Questo ragionamento in apparenza complesso, non è altro che una descrizione di moti interiori, che ora andremo a sviluppare analizzando nello specifico il discorso dell’autore intorno all’anima umana.

ANIMA SENZIENTE, RAZIONALE, COSCIENTE, IO

Nell’approfondire la natura dell’essere umano, lo Steiner individua un’ulteriore suddivisione chiarificatrice dei legami tra gli elementi fisici, gli elementi animici e quelli spirituali: anima senziente, razionale, cosciente ed io.

L’anima senziente - L’uomo, secondo lo Steiner, riceve impressioni da ogni parte. In tutte le direzioni da cui riceve le impressioni bisogna anche pensarlo come fonte dell’attività che risponde alle impressioni con le sensazioni. Questa forma d’attività è chiamata dall’autore anima senziente. Essa non è meno reale del corpo fisico: «Se un uomo mi sta dinanzi, e prescindo dalla sua anima senziente, rappresentandolo soltanto come corpo fisico è proprio come se di un quadro io considerassi la sola tela». Questo lucido esempio focalizza l’importanza dell’investigazione dei mondi interiori, attraverso le sensazioni e le percezioni che noi abbiamo degli altri. Esse sono reali come il corpo, e noi attraverso l’anima senziente le possiamo vedere nell’altro, che a sua volta le può vedere in noi. L’uomo conosce il mondo delle sensazioni solo come mondo interiore, come esperienze nascoste nell’anima, ma quando l’occhio spirituale è aperto è come se in lui sorgesse una vista spirituale che coglie ciò che altrimenti vivrebbe solo nell’interiorità dell’altro essere. L’anima senziente dipende dall’attività del corpo eterico, e poiché il corpo eterico è a sua volta la vita entro il corpo fisico, essa dipende indirettamente anche da questo. Il limite dell’anima senziente non coincide però con quello del corpo fisico, essa sporge su di esso. Da ciò si evince che è più possente di esso. Ma la forza che la limita emana dal corpo fisico. In tal modo tra il corpo fisico e il corpo eterico da un lato, e l’anima senziente dall’altro, si inserisce un altro elemento dell’entità umana che è il corpo animico o corpo senziente. Come col corpo, l’anima senziente entra in reciprocità d’azione anche col pensare, con lo spirito. Essa si serve del pensare, perché esso è forza creatrice e come tale permette di elaborare gli impulsi, le passioni e tutte le altre forze contenute nel pensiero, convogliandole per il raggiungimento d’un fine preciso. Come la forza vitale formatrice compenetra il corpo fisico, così dunque la forza pensante compenetra l’anima senziente.

L’anima razionale e l’anima cosciente - L’anima senziente è comunque diversa dal superiore e più evoluto elemento animico, il quale pone il pensiero al proprio servizio. L’anima servita dal pensiero è chiamata dallo Steiner anima razionale, ovvero l’elemento che compenetra l’anima senziente. Ma l’uomo può innalzarsi al di sopra della sola anima senziente, cercando nelle radici della propria interiorità, può riuscire a rivivere ciò che esiste di buono e di vero in sé, può cercare la luce imperitura in cui risplende lo spirito eterno. È l’anima cosciente, ovvero ciò che l’uomo porta in sé di vero e di buono, e che in essa vive immortale. Lo Steiner definisce l’anima cosciente anima nell’anima, ovvero il fulcro della coscienza umana. Essa, rispetto all’anima razionale, non rimane impigliata negli istinti e nelle emozioni, ma è sede della verità che oramai è libera dalle sensazioni. Il luogo dove tutti gli elementi sopra descritti si raccordano è, invece, l’io.

L’io - Con queste parole lo Steiner definisce il concetto di io: «Nell’io l’uomo riassume tutto quanto sperimenta come entità corporea e animica. Corpo ed anima sono i portatori dell’io, in essi l’io opera. Come il corpo fisico ha il suo centro nel cervello, così l’anima lo ha nell’io Lo Steiner considera l’io la vera essenza dell’uomo, che resta comunque invisibile, l’io, in sintesi, è l’uomo stesso, che non ha nulla a che fare col suo involucro visibile: «L‘io vive nel corpo e nell’anima; lo spirito però vive nell’io, e ciò che dello spirito vive nell’io è eterno, poiché l’io riceve natura e valore da ciò con cui è collegato. In quanto vive entro il corpo fisico, è soggetto alle leggi minerali; in quanto al corpo eterico è soggetto alle leggi di riproduzione e crescita; in quanto all’anima senziente e all’anima razionale è soggetto alle leggi del mondo animico; in quanto accoglie in sé l’elemento spirituale, è soggetto alle leggi dello spirito». L’importanza dell’io è pertanto quella di accogliere tutti gli elementi e di esserne, in ultima analisi, la sintesi.

FILOSOFIA DELL'UOMO LIBERO 

La domanda fondamentale che si pone l’autore in merito al concetto di libertà è la seguente: nel suo pensare e agire, è l’uomo un essere spiritualmente libero, oppure è soggetto alla costrizione di una ferrea necessità di leggi naturali? Molti filosofi si sono interrogati in merito a tale questione, alcuni si sono rivolti solo contro la libertà di scelta combattendo il concetto di libero arbitrio. Tra di essi ci sono ad esempio Spencer e Spinoza che riconducono le dinamiche del libero arbitrio alla coscienza dei desideri e alle azioni che ne conseguono, considerando l’uomo incapace di comprendere i motivi reali che le determinano. Per lo Steiner l’errore di questo ragionamento risiede nel fatto che Spinoza, e gli altri che la pensano come lui, non vedono che l’uomo non solo ha coscienza delle sue azioni, ma che può averne anche delle cause dalle quali viene guidato. Conoscere i motivi del proprio agire è fondamentale, ed in quest’ottica l’autore rileva l’errore più comune: considerare l’uomo come un’entità divisibile tra agente e conoscente. L’uomo è un unicum che agisce in base alla conoscenza, che è spinto da motivazioni. Ma ciò che importa di più nell’agire dell’uomo, non è se egli possa eseguire o meno una decisione presa, ma piuttosto come sorga in lui la decisione. Questo concetto serve allo Steiner per ribadire che l’uomo è diverso da ogni altro organismo vivente, egli ha in più il suo pensare razionale ed evade pertanto ogni possibile analogia col regno animale.

La critica alla scienza del suo tempo su questo terreno è totale, in quanto essa si basava molto sullo studio dei comportamenti animali con la pretesa d’applicarli all’essere umano. Per adesso ci sia chiara ed evidente una cosa, ovvero che un’azione non può essere libera se il suo autore non sa perché la compie. Ma quando se ne conoscono i motivi? In nessun caso bisogna pensare che tutto il nostro agire faccia leva su una pianificazione della ragione. Conoscere qualcosa è possibile attraverso l’attività dell’anima pensante, potendo per questa via conoscere un’azione. Non appena il nostro agire si svincola dal soddisfacimento d’un desiderio puramente animale, i nostri motivi sono sempre compenetrati da pensieri. Amore, compassione, patriottismo, sono impulsi all’azione che non si possono risolvere in freddi concetti razionali: «La via del cuore passa attraverso la testa. Non fa eccezione neppure l’amore. Quando non è la semplice estrinsecazione dell’impulso sessuale, esso riposa sulle rappresentazioni che ci facciamo dell’essere amato. E quanto più idealistiche sono le rappresentazioni, tanto più beatificante è l’amore. Anche qui il pensiero è padre del sentimento».

Queste considerazioni sono propedeutiche alla comprensione del pensiero del fondatore dell’antroposofia. Egli ci pone un’evidenza, che a suo modo di vedere sembra essere fondamentale per la comprensione dell’uomo: l’essenza dell’agire umano è sempre legata all’origine del pensare.

Lo Steiner, a questo punto, ripropone un problema già affrontato da Kant: come ci poniamo di fronte al fenomeno? Per relazionarci ad esso non basta l’osservazione, essa si deve legare al pensare: «Osservazione e pensiero sono i due punti di partenza per ogni aspirazione spirituale dell’uomo, in quanto egli ne sia cosciente. Le realizzazioni del comune intelletto umano e le più complicate indagini scientifiche riposano su questi due pilastri del nostro spirito. I filosofi sono partiti da diverse antitesi di base: idea e realtà, soggetto e oggetto, fenomeno e cosa in sé, io e non-io, idea e volontà, concetto e materia, energia e sostanza, coscienza e inconscio. E però facile dimostrare che tutte queste antitesi devono essere precedute da quella d’osservazione e pensiero, la più importante per l’uomo. Qualsiasi principio noi vogliamo stabilire, dobbiamo indicarlo come da noi osservato, oppure esporlo in forma di un chiaro pensiero che altri possa ripensare. Ogni filosofo che cominci a parlare dei suoi principi di base deve servirsi della forma concettuale, e quindi del pensare. Ammette così indirettamente di dover permettere il pensare alla sua attività».

Questo passo della Filosofia della libertà è, per certi versi, rivoluzionario per le concezioni del tempo; rende chiaro che nessuno, neanche il filosofo, può conseguire alcun sapere senza il pensare. Il pensare ci dà l’idea del fenomeno, pur avendo un ruolo secondario sulla genesi dello stesso; relazionandoci ad esso avremo bisogno dell’osservazione, senza la quale neanche l’oggetto sarebbe a noi accessibile. In questa relazione l’osservazione precede il pensare, ci da modo di conoscere il pensare stesso, del quale a quel punto saremmo consapevoli: «La caratteristica natura del pensare è che chi pensa dimentica il pensare mentre lo esercita. Non lo occupa il pensare, ma l’oggetto del pensare, quello che egli osserva. Esso è l’elemento inosservato della nostra ordinaria vita dello spirito». Come d’evidenza, per lo Steiner il concetto di libertà è indissolubilmente legato con l’attività del pensiero, il quale ci appare in un primo tempo come pura intuizione, ma è anche e soprattutto un contenuto che ci attraversa, che viviamo dall’interno, che ci permette, in sostanza, il libero agire in pieno stato di coscienza.

Léon, novembre 2006.

IN LANKELOT:
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Commenti

[Steiner] Impaginazione,

[Steiner] Impaginazione, carattere e archivio.

Franco, aiuto! le note, proprio non riesco...

Sempre per i curiosi dello Steiner: qui entriamo nel vivo del pensiero. Vi avverto che è davvero complesso.

Non cliccate le note, mi raccomando!

Ti do un suggerimento: fai una copia-lavoro del tuo vecchio testo. Direttamente nella copia-lavoro cancella le note.;)
ora intervengo.

done!

Grazie!

?Come d?evidenza, per lo Steiner il concetto di libertà è indissolubilmente legato con l?attività del pensiero, il quale ci appare in un primo tempo come pura intuizione, ma è anche e soprattutto un contenuto che ci attraversa, che viviamo dall?interno, che ci permette, in sostanza, il libero agire in pieno stato di coscienza?.
Sì, sono perfettamente d?accordo.

Pensare, sentire e volere sono i principali elementi costitutivi dell'uomo, strettamente legati, e il loro corretto sviluppo, con una fruttuosa interazione, consente all'uomo di vivere la propria appartenenza al mondo spirituale. Questa esperienza permette all'uomo di sentirsi effettivamente libero, nel senso totale della parola, perché le sue scelte non sono più condizionate in alcun modo dall'esterno ma vissute coscientemente nella propria interiorità, gli appartengono pienamente. Una libertà che l'uomo ottiene solo lavorando quotidianamente su se stesso e vivendo attivamente il rapporto con il proprio mondo interiore.

Perfetto, Raffaella. Il tuo commento è un' ottima sintesi del pensiero dello Steiner. Questo tipo di libertà è quella che l'uomo dovrebbe ricercare. Purtroppo è difficile e complesso trovarla, proprio perchè è difficile e complesso vivere sempre pienamente il rapporto col proprio mondo interiore. Ma è ciò a cui, a mio avviso, pur rifuggendo l'elemento dogmatico, l'uomo dovrebbe tendere. Come diceva Nietzsche: "Se non si vive quello che si crede, si finiirà per credere quello che si vive". E vivere ciò che si crede è possibile solo conoscendosi bene, solo confrontandosi col proprio mondo interiore.
Grazie del tuo commento, cosi limpido ed esemplificativo di ciò volevo far emergere trattando lo Steiner.

?È importante segnalare che il corpo astrale e il corpo eterico sono comunque suscettibili di cambiamenti, dei quali non è possibile tracciare un limite preciso; in un certo senso si può dire che si compenetrino?, scrivi.

Sintetizzando, Federico, secondo Steiner l'uomo è un'unità composita, scaturente da differenti principi fisico-spirituali.
Ora: quando si muore ? sempre secondo Steiner - il corpo fisico subisce un processo di relativamente rapida dissoluzione.
Solo allora il corpo etereo e il corpo astrale conducono l'io in una fase di addormentamento totale, alla quale segue l'incarnazione, nel contesto - di chiara derivazione orientale - del ciclo delle rinascite, ciclo che riguarda tutto l'universo e contempla un'evoluzione plurimillenaria. Il culmine di questa vicenda evolutiva è il ritorno allo spirito puro, visto come un graduale processo ascensivo, diretto alla liberazione spirituale, che si realizza dentro e oltre la storia dell'umanità.

Sai Federico, sono una vecchia noiosa e guastafeste, quindi, perdonami,ma...
...è evidente che sono concetti più o meno condivisibili, ma tutto finisce con il corpo in dissoluzione?

Ti ringrazio.

Lo Steiner credeva nella reincarnazione, pertanto la dissoluzione del corpo ha più o meno lo stesso valore presente in tante metafisiche estremo orientali. Però egli pensava che fose il Cristo ad aver dato l'impulso spirituale al mondo (Cristo è il logos), che prima, a suo avviso, non c'era. Qui si entra nelle analisi cristologiche dello Steiner, materia che è per me assai complicata e che è basata solo sulle suggestioni che lo stesso Steiner aveva accolto. Quello che mi ha sempre interessato è l'analisi della natura umana, anche se lo Steiner argomentò su molteplici domini della vita dell'uomo (anche medicina e agricoltura biodinamica). Ora devo scappare, semmai più tardi approfondisco, se hai altre curiosità.

Anch'io di Steiner preferisco l'analisi della natura umana, Federico, condivido pienamente, ma mi piace che tu mi abbia aggiunto il logos: non è secondario in Steiner.
grazie.

Logos solare, per la precisione, è il Cristo per lo Steiner. Preferisco l'analisi della natura umana, perchè propedeutica per il suo metodo educativo. Metado educativo (la sua pedagogia) che, se ben applicato, è tra i migliori in assoluto. Il bambino viene educato proprio tenendo conto del fatto che è corpo-anima-spirito, e viene sollecitato nel pensare, nel volere, e nel sentire. In modo progressivo e sistematico, a seconda dell'età. L'ho sperimentato come educatore a contatto coi bimbi: in sé è ottimo, tutto dipende dagli educatori. Ma il principio fondamentale è: ogni bimbo è a sé, ognuno ha la sua personalità, il suo intimo sentire, la sua via per l'arte. Sta all'educatore trovare il modo di fare uscire queste peculiarità dal guscio, dall'involucro: ecco che il corpo si rapporta con gli elementi, l'anima li sente, lo spirito li compenetra e li porta a sé, li rielabora attraverso l'atto pensante. Ecco che il pensiero vive.

Ecco che il pensiero vive.
Sì, ottimo Federico. Grazie

Raffaella

«L?uomo leva lo sguardo al cielo stellato: il rapimento che la sua anima prova gli appartiene; le eterne leggi stellari che afferra nel pensiero, nello spirito, non appartengono a lui, ma alle stelle». (R.S.)

«La caratteristica natura del pensare è che chi pensa dimentica il pensare mentre lo esercita. Non lo occupa il pensare, ma l?oggetto del pensare, quello che egli osserva. Esso è l?elemento inosservato della nostra ordinaria vita dello spirito» (R.S.)

Ti seguo, silenziosamente.
Cura ut valeas.

"Ma ciò che importa di più nell?agire dell?uomo, non è se egli possa eseguire o meno una decisione presa, ma piuttosto come sorga in lui la decisione."
già.

«Quando un uomo impara qualcosa e acquista in tal modo una certa capacità di giudizio, un cambiamento si è prodotto nel corpo astrale, quando però questo giudizio modifica l?atteggiamento della sua anima, in modo che sia abituato, dopo aver imparato qualcosa, ad aver un sentimento diverso sopra un dato soggetto di quello che aveva prima, vi è un cambiamento nel corpo eterico. Tutto ciò che così diventa proprietà dell?uomo, per modo che dopo se ne possa sempre ricordare, poggia sopra una modificazione del corpo eterico».
hummmm...

e infine:
«La via del cuore passa attraverso la testa. Non fa eccezione neppure l?amore. Quando non è la semplice estrinsecazione dell?impulso sessuale, esso riposa sulle rappresentazioni che ci facciamo dell?essere amato. E quanto più idealistiche sono le rappresentazioni, tanto più beatificante è l?amore. Anche qui il pensiero è padre del sentimento».
ecco.

eeee...
11. "Ma il principio fondamentale è: ogni bimbo è a sé, ognuno ha la sua personalità, il suo intimo sentire, la sua via per l?arte. Sta all?educatore trovare il modo di fare uscire queste peculiarità dal guscio, dall?involucro: ecco che il corpo si rapporta con gli elementi, l?anima li sente, lo spirito li compenetra e li porta a sé, li rielabora attraverso l?atto pensante. Ecco che il pensiero vive."
da madre, dico, che non è per nulla facile. si è troppo coinvolti. forse... oppure la difficoltà è che cerco, contemporaneamente, di fare lo stesso su me stessa...

Facciamo così: tu mi spedisci la tua tesi e io la leggo.
Questo autore mi interessa.
Si può fare per email (thomasvismara@hotmail.com)?

Per ora annoto: notevole scrivere questo alle soglie del positivismo. Coraggioso.
Inquinato purtroppo, soprattutto nel frasario, da certa letteratura new age.

Difetta su un punto: non costruisce la sua speculazione. Bene innalzarsi con la forza del proprio pensiero, ma su quali basi solide?
È il dubbio che sempre mi accompagna quando leggo questa filosofia di corrente nitscheiana. Ritorno ad un vocabolario quasi platonico, rifiuto di una filosofia basata sui soli sensi. Bene. Ma basata su cosa che sia condivisibile?
(Ad onore dello Steiner una modestia che altri non hanno avuto.)

Ma infatti è criticabilissima, dal punto di vista scientifico, e non solo. Evola, che era tutto fuor che un empirico, un razionalista, un positivista, criticò tutto l'impianto delle sue argomentazioni, perchè basate su suggestioni personali. Mi spiego, lo Steiner si credeva una sorta d'iniziato. Ma un iniziato senza iniziazione. O meglio, un autoiniziato. Ecco perchè parla di possibilità dell'uomo di autotrascendersi secondo la sua via. Io ne ho accolto le suggestioni, ma non sposo mai nessuno acriticamente, altrimenti sarei stato un antroposofo anche io. Mi fu utile in una particolare fase della mia vita.

Ahimé, Thomas, io sono un casinaro, ho pezzi della tesi sparsi per tutto il pc, e in modo assai inorganico. Credo pure che sul pc non ho nemmeno la versione corretta e definitiva, che stava invece su un dischetto che più non trovo. Ho il cartaceo, quello si. Vedrò di raccattare pagine e dargli ordine di senso, e poi te le spedisco via mail. non so quanto ci metto.

Gabriella, da mamma è difficile, si. Il metodo steineriano è pensato per gli educatori: maestri, insegnanti, professiori etc.
Il bimbo acquisicse identità sociale proprio a scuola, l'educatore deve "tirargli fuori" la sua interiorità: deve aiutarlo a far uscire l'uomo che diventerà. Complesso anche per loro, si. Per tanti motivi, alcuni dei quali evidentemente pratici.

"«Con il corpo egli si mette in relazione momentanea con le cose. Con la sua anima conserva in se le impressioni che queste fanno su di lui, e con lo spirito gli si rivela ciò che le cose custodiscono in sé stesse. Solo osservando l?uomo sotto questi tre aspetti, si può sperare di arrivare a comprenderne la natura, poiché questi tre aspetti lo mostrano imparentato in tre modi diversi col restante mondo".
Qui è notevole, immagino che poi il metodo educativo di Steiner miri a realizzare uno sviluppo armonico nel bambino, che valorizzi le sue diverse componenti e lo aiuti a manifestarle al meglio, relazionandosi ovviamente con gli altri.Mi piace quest'idea della natura umana considerata dai diversi punti di vista: corporeo, dell'anima, spirituale.
*
"quando l?occhio spirituale è aperto è come se in lui sorgesse una vista spirituale che coglie ciò che altrimenti vivrebbe solo nell?interiorità dell?altro essere".
Anche qui è molto bello, certo che bisogna essere ben attenti per riuscire a cogliere e a "leggere" l'interiorità altrui senza danneggiarla o invaderla troppo. Il bello è "farla fiorire", senza però tendere a plasmarla come vorremmo che fosse secondo noi, ma assecondando la natura peculiare di ciascuno. Immagino che questo sia il compito - o uno dei compiti - dell'educatore.
*
"l?essenza dell?agire umano è sempre legata all?origine del pensare."
basilare.
Ti ringrazio per questo lavoro davvero notevole e per aver cercato di rendere accessibile quest'autore anche a chi, come me, nella filosofia tende a perdersi. Steiner mi sembra comunque assai diverso da molti filosofi, proprio per via delle applicazioni "pratiche" del suo pensiero (vi sono scuole che applicano il suo metodo), insomma, non era un puro teorizzatore).

Hai inteso perfettamente, Marina: il metodo educativo steineriano mira a realizzare lo sviluppo armonico del bambino, valorizzandone le sue diverse componenti. Bisogna essere più che attenti e, soprattutto, consapevoli che il ruolo dell'educatore è quasi una missione.

Grazie Marina, felice che hai trovato accessibile la mia sintesi.

:-) Ho letto nei vari commenti che il metodo steineriano è per sua natura rivolto soprattutto ad educatori scolastici ed è vero, però mi sembra che possa contenere utili considerazioni anche per l'educazione in generale, intendo quella che i bambini o i ragazzi ricevono in famiglia.
In verità mi piacerebbe anche sapere come concretamente si differenzia una scuola steineriana da quelle statali o private con cui la maggior parte di noi ha avuto a che fare. usano i voti e i giudizi? Come devono comportarsi gli insegnanti e così via. Sono una curiosona, lo so. :-)

Sacrosanto, Marina. Indicazioni per l'educazione generale, naturalmente. Quando posterò la parte sul metodo educativo avrai tutte le risposte che cerchi (spero).