La collana “Farsi un’idea”, della casa editrice “Il Mulino”, offre spesso agili e semplici strumenti per conoscere l’essenziale e avere ben chiare le linee generali di ciò che avviene nel mondo, per interpretare la realtà. In questo caso, si affida a due personaggi quali Ignazio Visco, capoeconomista dell’Ocse dal 1997 al 2002, e L. Federico Signorini, Direttore della Statistica nel Servizio Studi della Banca d’Italia. Nomi importanti, insomma, che cercano di illustrare le linee generali della nostra economia, spiegare i termini più difficili, fornire esempi e classifiche che inquadrano bene il nostro paese, da un punto di vista economico, nel quadro europeo.
Il piccolo libro (140 pp.) non si perde in tanti giri di parole. Bada all’essenziale. E, tutto sommato, è davvero utile, soprattutto per chi non è in grado di districarsi all’interno dell’informazione economica che sempre più ci sommerge.
STRUTTURA DEL LIBRO
Il libro si divide in tre parti: “I grandi numeri”, “Andamenti congiunturali e politiche economiche” e “I nodi irrisolti”. Dapprima, quindi, analizza alcune importanti questioni dell’economia italiana e chiarisce il significato di alcuni termini economici, come il PIL, il PNL, i tassi di occupazione, di disoccupazione e di inflazione, gli indicatori degli standard della vita. Non mancano classifiche, confronti, per situare con precisione la nostra economia nel contesto globale, e, all’interno, per descrivere i preoccupanti divari tra Nord e Sud e per spiegare in che modo si è evoluta la struttura della domanda e la struttura della produzione e dei grandi settori dell’economia italiana (Agricoltura, Industria e Servizi), nell’arco delle ultime due generazioni.
La seconda parte del libro si sofferma sugli ultimi tre decenni, delineando le chiavi di lettura per comprendere l’ evoluzione e le tendenze dell’economia italiana. Dai “Difficili anni Settanta”, passando per “Gli anni Ottanta: disinflazione e accumulo di squilibri”, fino a “Il recupero della stabilità e l’adesione all’Unione economica e monetaria”, Visco e Signorini attraversano e descrivono tutti i problemi, i nodi critici, le cadute – molte – e le risalite – poche – della nostra economia, illustrando, per ogni decennio, tutte le caratteristiche salienti. Per gli anni Settanta, infatti, le parole d’ordine per comprendere lo sviluppo dell’economia sono: “riduzione del tasso di crescita; l’emergere di un vincolo esterno (le difficoltà, cioè, che si incontrano nel mantenere l’equilibrio delle partite correnti della bilancia dei pagamenti); i primi segni del progressivo squilibrio nei conti pubblici; l’inflazione, che si porta al di sopra delle due cifre per restarvi per quasi tre lustri” (p. 59). Tra evidente instabilità, shock petroliferi (1973 e 1979) e conflitti sociali, il decennio è attraversato da forti squilibri, destinati a influenzare tutto il decennio successivo.
Gli anni Ottanta si caratterizzano per una riduzione dell’inflazione, “sostenuto da una politica monetaria e del cambio decisamente restrittiva, nell’ambito degli accordi di cambio del nuovo sistema monetario europeo […] dopo il controshock petrolifero del 1986, però, non si riuscì a cogliere l’occasione per un deciso intervento di riequilibrio dei conti dello Stato, con la conseguenza duplice di un continuo, pericoloso innalzamento del debito pubblico e di una crescita del debito netto verso l’estero” (p. 72). Dopo questo aumento degli squilibri, durante gli anni Ottanta, si assiste alla grande crisi valutaria del settembre 1992, dopo il passaggio della lira all’interno degli accordi di cambio SME, nel 1990.
Nel decennio Novanta, con grandi difficoltà, attraverso ben cinque governi e con molti sacrifici, si riescono, comunque, a raggiungere risultati incoraggianti e positivi, una sorta di equilibrio, soprattutto sul terreno della stabilità monetaria, del disavanzo pubblico e della disoccupazione, rendendo possibile l’entrata dell’Italia nell’orbita Euro, fino all’entrata, nel 1996, della lira negli Accordi europei di cambio. Ma, per rispettare i criteri europei presenti nel trattato di Maastricht, sarà ancora necessaria una dura imposta a carico delle persone fisiche, che permetterà all’Italia di partecipare all’Unione Europea sin dall’inizio, pur essendo partita da una posizione di evidente precarietà. Il libro analizza anche gli ultimi anni, fino al 2002, cercando di definire il punto della situazione dopo l’adozione della moneta unica europea, proporre risposte ad alcun questioni ancora scottanti – incertezza dopo l’undici settembre, possibilità di ripresa e di crescita duratura, scarsità degli investimenti, preoccupazione diffusa – e stabilendo alcune priorità per l’economia europea – mantenere bassa l’inflazione, riequilibrare i conti pubblici, rispettare il Patto di Stabilità.
La parte conclusiva del libro, infine, analizza, in tre capitoli, tre tematiche molto importanti dell’economia italiana: “La questione del Sud”, “Eccesso di debito, carenza di Stato”, “Mercati, competitività e concorrenza”. Un’analisi molto interessante, che tocca tre tasti particolarmente delicati.
Sulla “questione meridionale” si rileva il solito, annoso problema del divario tra nord e sud. Le differenze di PIL, di benessere, di occupazione, la ricchezza e la povertà, testimoniano l’enorme divario tra le due zone, che non si è ridotto affatto negli ultimi venticinque anni. Le cause sono difficili da comprendere, spesso se ne sommano più di una – collocazione periferica, lontananza dai mercati, carenza delle istituzioni, clientelismo, organizzazione feudale dei rapporti - rendendo ancora più difficile la risoluzione del problema, che infatti non ha visto miglioramenti con le ultime iniziative attuate in favore del Sud. E si constata, infine, la mancanza di iniziative che vadano a premiare i progetti meritevoli, mentre prevalgono le assistenze e gli incentivi con “effetto perverso”: il sistema del tipo di assistenze attuate, infatti, “induce le imprese a prendere iniziative che hanno maggiori probabilità di essere destinatarie di fondi pubblici, piuttosto che verso quelle che hanno maggiori probabilità di incontrare il favore del mercato” (p. 109).
Il secondo problema affrontato è quello dello Stato e della sua presenza nell’economia italiana. Si tratta di un problema che richiede una doppia analisi: quella del peso del debito pubblico e della necessità di un miglioramento delle finanze, e quello dell’efficienza dei servizi pubblici e dello Stato stesso nella nostra economia. Il debito pubblico, infatti, è ancora eccessivo, conseguenza del ragionamento, adottato da alcuni, secondo il quale “lo Stato che si indebita con i suoi cittadini si indebita con se stesso”. Ma, com’è ovvio, ciò non è reale, i problemi vengono solo spostati al futuro, e sono molte le difficoltà che si incontrano nella ricerca del pareggio dei bilanci pubblici, anche se i parametri di Maastricht hanno fornito un ottimo stimolo per cercare di fare di più per il risanamento. Per quanto riguarda la presenza dello Stato nella struttura economica nazionale, appaiono evidenti carenze nelle infrastutture, sia materiali – autostrade, ferrovie e la rete dei servizi alle industrie, soprattutto al Sud, sia immateriali –formazione e qualificazione di risorse umane.
L’ultimo capitolo è dedicato alla concorrenza che, quasi sempre insufficiente, non permette lo sviluppo di determinati mercati. Si analizzano, nello specifico, “come nascono i limiti alla concorrenza”, le “due spinte riformatrici” del Mercato unico europeo e delle leggi Antitrust, il delicato e attuale problema delle banche e della finanza, “il mercato del controllo delle imprese e le privatizzazioni”, ed infine le prospettive e le possibilità di competitività dell’economia italiana nel quadro europeo.
Il breve studio di Signorini e Visco rappresenta un’interessante analisi della situazione economica della nostra Penisola, ricca di dati, confronti, riflessioni chiarificatrici per saperne di più su un tema sempre attuale come quello dell’economia. Questo è il libro: nulla di particolarmente impegnativo o interessante, ma sicuramente utile. È un testo di taglio divulgativo, scritto bene, con un linguaggio chiaro, lineare, semplice, senza forzature politiche o riferimenti personali. Non è un libro utile a chi, queste cose, le mastica già. È un libro adatto a tutti coloro che vogliono capire un po’ di più, per poi approfondire altrove le conoscenze acquisite, magari seguendo i percorsi di lettura consigliati alla fine del libro.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Luigi Federico Signorini, Direttore della Statistica nel Servizio Studi della Banca d’Italia.
Ignazio Visco, capoeconomista dell’Ocse dal 1997 al 2002, ora Condirettore centrale della Banca d’Italia.
L. Federico Signorini, Ignazio Visco, “L’economia italiana”, Il Mulino, Bologna, 2002.
Antonio Benforte, 7 marzo 2005.
Commenti
RAPACE!
Importante & molto interessante recupero...
Bello. Mi piace come scrivi, bravo divulgatore, preciso, semplice.
Per il dibattito aspetterei redgabriel, io non ho i mezzi per andare oltre la lettura.
"Sulla ?questione meridionale? si rileva il solito, annoso problema del divario tra nord e sud. Le differenze di PIL, di benessere, di occupazione, la ricchezza e la povertà, testimoniano l?enorme divario tra le due zone, che non si ridotto affatto negli ultimi venticinque anni."
> Vero (ma ocio a "non si è ridotto")