Rudolf Steiner nacque nel 1861 a Kraljevica (oggi Croazia, allora Impero d’Austria) e sviluppò il suo pensiero nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Autore poliedrico, oratore instancabile, scrisse molti libri ispirati alle proprie conferenze tenute in tutta Europa; fondò l’Antroposofia o Scienza dello spirito, dalla quale trasse gli spunti per argomentare su molteplici tematiche riguardanti la vita e la cultura dell’uomo. Fondò un metodo educativo che, ad oggi, è tra i più in voga nella mitteleuropea, nonché presente, sia pur in misura assai minore, negli altri quattro continenti.Ma per arrivare a comprendere gli snodi pratici del metodo educativo steineriano, non possiamo, come è logico e naturale per ogni autore che si rispetti, prescindere dall’analizzare, anche se in breve, la sua formazione filosofica, scientifica e culturale; non possiamo prescindere da ciò che risulterà essere la vera idea forza dell’autore, ovvero il suo voler guardare, cercare e comprendere oltre l’immagine e l’apparenza di un “mondo materiale ed esteriore” col quale avrebbe sempre e comunque dovuto confrontarsi. Già da bambino, infatti, lo Steiner mostra questa particolare sensibilità: «Il fatto che fosse possibile vivere con l’anima nell’elaborazione delle forme percepite in modo puramente interiore, senza impressione dei sensi esterni, mi dava somma soddisfazione; vi trovavo conforto allo stato d’animo risultato in me dal non ricevere risposta a tutte le domande. Poter afferrare una cosa puramente nello spirito mi dava un senso di felicità interiore. So che al contatto con la geometria conobbi per la prima volta la gioia». Questo processo, qui descritto nel suo stato embrionale, continuò a svilupparsi lungo tutto l’arco della sua adolescenza, fino a che, intorno al suo ventesimo compleanno, assunse forma definitiva e pienamente cosciente: «Gli oggetti e gli avvenimenti percepibili ai sensi sono nello spazio; ma, come questo spazio esiste fuori dall’uomo, così nell’interiorità umana c’è una sorta di spazio animico dove esistono gli esseri e si svolgono gli avvenimenti spirituali». Da ciò si evince come la realtà del mondo spirituale era per l’autore altrettanto certa come quella del mondo fisico, una realtà che da molti al tempo era contestata, che si scontrava con i paradigmi d’un mondo moderno pregno oramai d’idee illuministe e di filosofie materialiste, e che scontava pertanto il fatto di non potersi misurare sul piano della pura ragione. Ma lo Steiner continuò su questa strada accostandosi e traendo spunto da autori quali Fichte, Goethe e Nietzsche in particolare, senza mai tralasciare nulla di tutto ciò che della vita e degli uomini man mano gli si svelava, traendo da ogni singolo incontro, da ogni singola persona, la forza che avrebbe alimentato le sue teorie.
L’INFLUENZA DI ALCUNI PENSATORI SULLA FORMAZIONE FILOSOFICA
Dicevamo, in sede d’introduzione, che lo Steiner trasse notevole influenza, sia dai numerosi incontri fatti, che dall’accostamento al pensiero d’alcuni autori fondamentali. Nella sua autobiografia, così ci parla del suo primo “incontro”, ancora non adolescente, con Kant e La Critica della ragion pura: «Quando Kant penetrò nella sfera del mio pensiero, non avevo la minima idea della sua posizione nella storia spirituale dell’umanità; ignoravo del tutto ciò che, pro o contro, era stato pensato o scritto su di lui. Il mio sconfinato interesse alla Critica della ragion pura nacque dal mio interesse personale. Col mio criterio di fanciullo aspiravo a comprendere quale capacità abbia la ragione umana per penetrare realmente nell’essenza delle cose». Kant lo aiutò a porsi le prime questioni, suscitò in lui i primi dubbi, ma non gli fu d’alcun aiuto nel comprendere l’universo che a lui andava pian piano disvelandosi. Vi era un limite posto dalla ragione, il suo interrogativo d’allora era: fin dove può giungere la facoltà umana del pensiero? Il pensare per Rudolf Steiner era sempre suscettibile di sviluppo, nulla doveva rimanere fuori dell’attività pensante, ciò che era nelle cose doveva poter penetrare nei pensieri umani.
Ancora giovane, nel 1879, a Vienna, si accostò a quei pensatori che, nei primi decenni dell’ottocento, avrebbero avuto una forte influenza sul pensiero della Mitteleuropa. Fichte, Schelling, Hegel e poi ancora Herder, Schiller, Goethe, Holderlin, Novalis, tutti uniti dalla certezza che nello spirito umano andasse ricercato il principio in cui si spiega la realtà. E fu soprattutto grazie a Fichte e la sua Dottrina della scienza che lo Steiner vide il passo possibile oltre il pensiero kantiano, ma sempre in ossequio alla propria idea fondamentale. Egli voleva partire dall’io per penetrare nel divenire della natura: «Quando l’io è attivo e contempla la propria attività, abbiamo nella coscienza, in modo assolutamente immediato, un elemento spirituale; bisogna ora soltanto esprimere in concetti chiari e coscienti ciò che in tal modo si contempla». Spirito e natura si presentarono di fronte all’autore in tutta la pienezza del loro contrasto. Ma fu certamente in Goethe, poi, che Rudolf Steiner trovò gli elementi che più influenzarono la sua formazione, che furono alla base d’una concezione che riuscì a condensare in lui i termini di scienza e di spirito, rendendo limpidi i nessi che vi erano con la natura.
IL RUOLO DI GOETHE
Fu grazie a Karl Julius Schroer, germanista e studioso di Goethe, che lo Steiner ebbe l’incarico di curare un’edizione delle opere scientifiche di Goethe, le quali vennero pubblicate con i commenti di Rudolf Steiner, capace di una chiarezza espositiva ancora insuperata sull’argomento. Egli cominciò uno studio accurato su Goethe che lo portò ad integrare l’opera con un lavoro autonomo, tale da esplicarne i principi fondamentali. Focalizzò l’indagine spirituale ed elaborò su questa base una sua teoria: «Ho elaborato una teoria del conoscere dal mio punto di vista scientifico. Questa disciplina, divenuta oggi un problema dell’epoca, vi assume una forma che, tanto nel concetto fondamentale, quanto nello stile della trattazione, è del tutto nuova. Essa appare eretta su un fondamento per il quale viene ad interessare non solamente il mondo scientifico, ma anche le più ampie cerchie delle persone colte. Rispetto ai miei lavori su Goethe essa costituisce un’integrazione, in quelli dovendo risaltare la parte critica, mentre qui, quanto si è conseguito sulla scorta di essa, viene elaborato in un tutto positivo e scientifico»]Questo è un punto nodale nell’elaborazione del pensiero dello Steiner, in quanto egli riteneva Goethe colui che aveva rinnovato la mentalità scientifica del suo tempo. Al Goethe poeta e umanista tutti tessevano lodi, mettere in luce la verità fu dunque per lo Steiner il compito di quegli anni. Con queste parole sostanzia apertamente il suo pensiero: «Goethe mi appare sempre più come il punto focale nel quale convergono i raggi della concezione e della volontà caratterizzanti il mondo dell’Occidente. Lo comprendiamo però solamente se noi stessi ci siamo elevati ad un pensare simile al suo. Ma se da quest’inesauribile sorgente spirituale ci viene incontro ciò cui noi stessi abbiamo pensato ed aspirato, ci sentiamo allora come consacrati e confermati da un’autorità che deve valerci come una delle supreme». Egli trovò in Goethe la più radicale antitesi a Kant, un passo ancora ulteriore rispetto all’idealismo di Fichte, soprattutto su un punto chiave, ovvero come noi possiamo conoscere: «Un concetto che non sia ricavato per astrazione dal mondo dei sensi, ma abbia un contenuto scaturente solo da sé stesso, si può chiamare un concetto intuitivo e intuitiva la sua conoscenza. Ciò che ne consegue è chiaro: un organismo può essere compreso solo nel concetto intuitivo». Attraverso queste parole lo Steiner individuò il punto di passaggio che Goethe aveva trovato per andare dalla concezione del mondo fisico a quella del mondo spirituale, in cui eleva, in sostanza, la fisica al grado di scienza dello spirito, pur non alterandone il carattere di scienza della natura. Questa è la svolta, cambia il pensiero scientifico, che vedrà Goethe come padre di una nuova estetica.
L’INFLUENZA DI VON HARTMANN E NIETZSCHE
Nel periodo viennese ci fu l’incontro col pensiero di Eduard von Hartmann, che rappresentava, a detta dello Steiner, il fenomeno scientifico più importante del suo tempo. Nelle idee esposte da von Hartmann nella Filosofia dell’inconscio del 1869, si riscontravano attinenze con l’idealismo, ma anche nella Fenomenologia della coscienza morale e nell’Estetica lo Steiner trovò spunti di confronto col suo pensiero, tanto da ritenere l’autore tedesco la personalità filosofica di maggior spicco nella Germania di fine secolo, prima dell’avvento di Nietzsche. Con queste parole l’autore ci spiega il suo interesse per Hartmann: «La filosofia di Hartmann mi divenne preziosa nonostante fossi contrario al suo indirizzo fondamentale e alla sua concezione della vita, in quanto essa illuminava acutamente molti lati dei fenomeni stessi. E anche in quelle opere del “filosofo dell’inconscio” che nei principi dovevo respingere, trovai molti elementi oltremodo interessanti. Proprio di fronte a lui sperimentavo ciò che mi giovava: poter apprezzare anche quando dovevo contraddire». In effetti, nel momento in cui La filosofia della libertà (sua opera principe, insieme a Teosofia) venne pubblicata, lo Steiner ne inviò una copia a von Hartmann, il quale rispose in una lettera inviando giudizi aspri su questioni che a parere dell’autore erano artificiose e non riguardanti la natura della trattazione. Fu quello un primo segnale su quale sorte avrebbe potuto avere la sua concezione del mondo nel pensiero contemporaneo.
Tra gli altri incontri degni di nota nella vita dello Steiner, non sono da dimenticare quelli avuti con Franz Brentano, Rosa Mayreder ed Ernst Haeckel, ma sicuramente il più importante fu quello con Friedrich Nietzsche, che sarebbe risultato nei fatti il tassello conclusivo nell’elaborazione del pensiero filosofico del fondatore dell’antroposofia. L’incontro con Nietzsche avvenne nel Maggio del 1894, e trovava l’autore di Così parlò Zarathustra ormai malato e non in grado di parlare. Così l’incontro è descritto dallo Steiner: «Stavamo davanti a lui, ma Nietzsche non lo sapeva. Eppure si sarebbe ancora potuto credere che quel volto spiritualizzato fosse l’espressione di un’anima, la quale nel corso del mattino avesse intensamente pensato e ora volesse riposare un momento. Credetti che la scossa interiore da me provata si trasformasse in comprensione per il genio il cui sguardo mi fissava senza vedermi». Questa strana visita ispirò il volume Friedrich Nietzsche, lottatore contro il suo tempo, testo il quale riveste un posto a sé nella formazione filosofica dell’autore. Egli considerava Nietzsche non un pensatore nel senso usuale della parola, vedeva in lui la forza di andare oltre la logica, la capacità di saper ammettere un pensiero solo se funzionale allo sviluppo della vita, il desiderio d’un uomo forte, sano e creatore che avesse in sé verità e bellezza; la teorizzazione di un superuomo contrapposto a chi crede che la vita gli sia donata per servire ad uno scopo fuor di lui riposto. Questo era Nietzsche per lo Steiner, non un “filosofo di professione”, ma colui che ci pone innanzi all’enigma dell’individualità. Nonostante l’opera filosofica dello Steiner non fosse influenzata da quella del “filosofo” tedesco, egli avvertiva un’affinità tra la propria direzione di pensiero e quella di Nietzsche, soprattutto nel dar voce all’ideale della libera individualità, tanto da credere che vi poteva essere continuità tra le loro concezioni “morali”. Vedeva altresì nel Nietzsche umanista non eluso il pensiero scientifico, lo riteneva il poeta della moderna concezione del mondo che, attraverso tale poesia, aveva trovato le parole per descrivere il suo moto di sofferenza interiore.
Lo Steiner, come si sarà notato da questa breve panoramica, subì diverse influenze che lo portarono a confrontarsi con l’idea di ragione kantiana, l’idealismo fichtiano, l’estetica di von Hartmann, l’antimorale nitzscheiana e la concezione goethiana del mondo, della quale, secondo l’autore, fu proprio Hegel che n’ereditò la prassi. Ma Hegel, come Goethe, a suo avviso, cadeva nell’errore di non riconoscere l’individualità dell’atto pensante. Il concetto di atto pensante era per lo Steiner indissolubilmente legato all’idea di libertà dell’uomo nel cosmo, e alla ricerca di una creatività nel compimento di una realtà eternamente nuova. Questi sono gli intendimenti etici, ideali e filosofici che furono alla base della sua concezione del mondo, come del resto di tutta la sua opera.
Léon, novembre 2006.
IN LANKELOT:
Steiner Rudolf - Parte prima: le influenze filosofiche - Léon
Steiner Rudolf - Parte seconda: la natura dell'uomo - Léon
Commenti
[Steiner] Impaginazione,
[Steiner] Impaginazione, carattere e archivio.
Ecco, a chi mi chiedeva lumi sull'autore intanto offro questo pezzo. Ho tentato di semplificare (e non so quanto ci sono riuscito) uno stralcio della mia tesi. Purtroppo non sono stao in grado di estromettere le note inutili. In ogni caso è stato un lavoraccio rimetterci mano per rendere il pezzo comprensibile anche a chi non mastica di queste cose. Ve lo assicuro;) Prosegurò, poi, introducendo le sue teorie e il suo metodo filosofico. E poi mi fermo, dovrebbe bastare, spero.
Mi pare naturale che Lo Steiner prima o poi doveva capitarci su Lankelot. No, Frà?
(dobbiamo riuscire a eliminare le note. Se clicco su una di loro, il sito va in crash. Prova a rielaborarle direttamente su file .doc - altrimenti provo io domani. Non cliccate sulle note, ragazzi)
(intanto mi rallegro per la pubblicazione, leggerò con gioia)
?Lo Steiner, come si sarà notato da questa breve panoramica, subì diverse influenze che lo portarono a confrontarsi con l?idea di ragione kantiana, l?idealismo fichtiano, l?estetica di von Hartmann, l?antimorale nitzscheiana e la concezione goethiana del mondo, della quale, secondo l?autore, fu proprio Hegel che n?ereditò la prassi. Ma Hegel, come Goethe, a suo avviso, cadeva nell?errore di non riconoscere l?individualità dell?atto pensante. Il concetto di atto pensante era per lo Steiner indissolubilmente legato all?idea di libertà dell?uomo nel cosmo, e alla ricerca di una creatività nel compimento di una realtà eternamente nuova?.
?Individualità dell?atto pensante?: come sono d?accordo!
Hai sintetizzato, direi mirabilmente, il pensiero di Steiner.
Ancora: Fondatore dell?antroposofia, egli considerava le arti la via attraverso cui giungere alla comprensione del cosmo.
Grazie, Federico. C?è da pensare?
Raffaella
(tolte le note)
Grazie Franco, mi sarei impiccato!
Si, Raffaella, Steiner è autore complesso che invita a molteplici riflessioni. Vedrai quando posterò la parte in cui mi addentro nel suo sistema, nelle sue teorie, nel suo pensiero.
Questo è un gran pezzo. Era ora che ti lanciassi anche in scienze e filosofia, anche se pensavo fossi uno storico, non un filosofo.
Vediamo questo passo
"Attraverso queste parole lo Steiner individuò il punto di passaggio che Goethe aveva trovato per andare dalla concezione del mondo fisico a quella del mondo spirituale, in cui eleva, in sostanza, la fisica al grado di scienza dello spirito, pur non alterandone il carattere di scienza della natura. Questa è la svolta, cambia il pensiero scientifico, che vedrà Goethe come padre di una nuova estetica."
Da quello che ricordo di Goethe, vi era una volontà di mostrare nella fisica una componente propria all'uomo come singola entità, e non solo come lettura del dato empirico.
Perché antitesi di Kant, però? La fisica empirica è una creatura del Filosofo. Il ritorno al mondo soggettivo è un richiamo a Platone anche se Goethe introduce elementi nuovi.
Visto che tempo fa mi consigliasti una lettura ti rendo il favore: prova "Il processo e la realtà" di A.N. Whitehead.
È tremendamente difficile, non lo consiglerei a qualcuno senza una formazione in lettere ferrata, ma per te calza benissimo. È un bel tentativo di costruire una cosmogonia che parte dalla logica ma che trascende e osa speculazione.
Gustoso.
L'antitesi è sul tema della conoscenza del "noumeno", come già ti accennavo sul tuo pezzo sul "disegno". Magari approfondiamo il discorso in un ambito specifico (anche se ho paura che potremmo entrare in un campo in cui servono un minimo di basi filosofiche che non tutti possono avere).
Storia e filosofia sono due mie passioni, anche se, a parte la storia contemporanea, ho approfondito molto di più gli studi filosofici(sia all'università che per piacere personale). Ti dico solo che negli anni di studi universitari era la mia materia preferita (tra gli esami opzionali ne scelsi solo di filosofici, ad esempio).
Grazie del consiglio per la lettura, cercherò il testo, senz'altro.
Mi fa grande piacere partecipare, almeno con un tema, alla vostra importante sezione scienze (filosofia della scienza, in questo caso). Spero cresca sempre più.
La conoscenza del noumeno è qualcosa di sfuggente per me, proprio perché per definizione non è conoscibile.
Ricordo un articolo di Quine che metteva in crisi la separazione netta tra a priori e a posteriori, mi piacerebbe che tu dettagliassi questo punto.
Avvertenza x tutti. Qui si entra nel tecnico-filosofico.
Be, le conoscenze sintetiche a priori, se non ricordo male, sono quelle che per Kant accrescono la conoscenza a prescindere dall'esperienza. Uno dei punti può essere: sono possibili conoscenze sintetiche a priori di temi metafisici come l'anima e lo spirito? é questo il punto chiave, a mio avviso. Kant scrisse la Critica della ragion pura proprio per rispondere a quesiti come questo. Kant dice che l'oggetto deve - per diventare oggetto di conoscenza - adattarsi al modo conoscitivo del soggetto. Pertanto, se l'oggetto deve adattarsi, è sufficente analizzare come funzionano le proprie capacità conoscitive per conoscere a priori (es. se l'ho udito, tutti gli oggetti fanno rumore). Sostanza: l'uomo può conoscere solo realtà sensibili, solo gli oggetti dati dall'esperienza (il fenomeno). E dunque non può conoscere in modo scentifico le realtà metafisiche. Non conosce il noumeno, conosce solo l'apparenza che si adatta al suo modo di conoscere. Dov'è l'antitesi di Fichte e Goethe? Sta nel fatto che per loro (e Goethe lo svilupperà nei suoi saggi scientifici) il metafisico può essere conosciuto e penetrato; l'anima, lo spirito, possono essere indagati in modo scentifico. Questo in realtà lo svilupperà proprio Goethe, andando oltre il " "Tutto ciò che è, è perchè io lo penso: deriva dal mio pensiero" di Fichte. Però Fichte introduce il tema fondamentale dell'autocoscenza, che è ciò che ispirerà nello Steiner il concetto di autotrascendenza (che grazie agli elementi fornitigli da Goethe consentirà allo Steiner di esporre il suo concetto di natura umana: corpo-anima-spirito). In sonstanza, e per non tediarvi oltre, riassumo dicendo che il termine noumeno possiamo anche eliminarlo. Io l'ho usato solo per partire dalle note teorie kantiane (che hanno molto influenzato il modo di conoscere del mondo contemporaneo), ma il tema vero che divide Kant da idealisti e Goethe (e di conseguenza dallo Steiner) è proprio la possibilità di indagare con metodo scientifico anima e spirito.
Arrivo adesso, ti ringrazio per aver iniziato a presentare quest'autore.
"Da ciò si evince come la realtà del mondo spirituale era per l?autore altrettanto certa come quella del mondo fisico,..."
già da qui si rivela interessante.
"Il concetto di atto pensante era per lo Steiner indissolubilmente legato all?idea di libertà dell?uomo nel cosmo, e alla ricerca di una creatività nel compimento di una realtà eternamente nuova. "
Rimango colpita da quest'affermazione e per stasera mi fermo, il resto con calma nei prox giorni. É un autore su cui riflettere.
"scrisse molti libri ispirati alle proprie conferenze tenute in tutta Europa"
> non sempre "scrisse" ;).
"Fondò un metodo educativo che, ad oggi, è tra i più in voga nella mitteleuropea" (manca: area)
Fichte, Shelling, Hegel
> Schelling
"Lo Steiner, come si sarà notato da questa breve panoramica, subì diverse influenze che lo portarono a confrontarsi con l?idea di ragione kantiana, l?idealismo fichtiano, l?estetica di von Hartmann"
von Hartmann mi è del tutto estraneo. Credo a molti, qui dentro. Annota e sin d'ora esprimo gratitudine;).
Grazie per la brillante presentazione.
"... la vera idea forza dell?autore, ovvero il suo voler guardare, cercare e comprendere oltre l?immagine e l?apparenza di un ?mondo materiale ed esteriore? col quale avrebbe sempre e comunque dovuto confrontarsi. " io, personalmente, con tutta la mia ignoranza e il mio interesse filosofico, mi fermo a riflettere un po' qui... un bel po'. e , da un bel po'...
individualità, libertà, consapevolezza di sè... per dare un Senso alla Vita... sono i miei tormenti, pensieri, dubbi, la mia "ricerca"... direi da "sempre" e in "tutto". dovrei approfondire e studiare per avere "nomi" e "nozioni"? in parte, cerco di farlo, anche adesso, con la mia lentezza e incostanza... pazienza. (e conoscenza dei miei limiti). ho tempo. continuerò nelle prossime vite... ; )
grazie, federì.
"Il concetto di atto pensante era per lo Steiner indissolubilmente legato all?idea di libertà dell?uomo nel cosmo, e alla ricerca di una creatività nel compimento di una realtà eternamente nuova."
> ecco, fondamentale.
Alcune semplificazioni, Franco, sono dovute al fatto di aver dovuto rielaborare la mia tesi per rendela un minimo accessibile a chi non mastica di queste cose.
Schelling è una svista. Mittleuropa: Austria, Germania, in particolare. Ma anche Svizzera, Paesi Bassi e Nord Europa. In Italia ha atteccchito poco perchè paese cattolico (anche se è in leggera crescita pure da noi).
In che senso "non sempre scrisse"? Scusa, non ho colto, cosi al volo.
(che non è sempre il firmatario autentico di quei libri).
Ah, ho capito, è vero quello che dici. E come lo sai? Dillo, hanno provato ad indottrinare pure te sti scienziati dello spirito;)
(è in memoria. Ho letto tante cose prima di fermarmi di botto, e le ho tutte dentro;) Sono come Kaspar Hauser. A domani!)
Notte Kaspar Hauser;) A domani!
Grazie, Marina e Gabriella, di trovare interessante la mia presentazione di quest'autore cosi complesso. Leggete con comodo, argomentate pure, risponderò sempre;)
Su VON HARTMANN, posto questo passo non mio per breve chiarificazione:
Eduard von Hartmann, fonda le sue tematiche spiritualistiche sull?armonizzazione delle filosofie di Hegel, Schelling e Schopenhauer, di cui per altro fu allievo. Egli afferma che l?inconscio è l?essenza della realtà, un principio universale, presente ed attivo ovunque, che si manifesta nella materia come pensiero. Von Hartmann eleva l?inconscio al ruolo d?agente provvidenziale di natura antropomorfica, facendolo ?un elemento ignoto che sceglie, che agisce con saggezza? e che ?lavora secondo gli interessi del fine che perseguiamo?. Egli fornirà una sintesi di inconscio, utilizzando sia nozioni filosofiche che dati scientifici, e realizzando, una singolare miscela metafisico-scientifica, in cui le considerazioni fisiologiche sono gli strumenti di una ?induzione metafisica?, che opera una sorta di trattamento metafisico dei fatti. Partendo dalle manifestazioni principali dell?inconscio, nella ?vita corporale?, poi nello ?spirito umano?, egli intende risalire al cuore stesso dell?inconscio, al ?cuore centrale cui convergono come fossero raggi? le espressioni fenomeniche parziali.