Entropia: la teoria scientifica del progresso regresso.
È sufficiente la lettura di una manciata di righe di qualsiasi testo di Jeremy Rifkin per rendersi conto di chi abbiamo davanti. Chiaro e diretto come pochi questo economista, saggista ecologista, sorprende per il ritmo limpido ed incalzante e soprattutto per il linguaggio ricco e persuasivo come quello di un romanziere, asciutto e tassonomico come quello di uno scienziato. Solo apparentemente ripetitivo il testo di Rifkin è in realtà avvolgente e, come una ragnatela, costruisce la propria tela argomentativa in modo capillare, cambiando continuamente prospettiva e partenza ma mai finalità e conclusioni. La completezza espositiva di Entropia definisce una teoria drammatica ma dall’ardua confutazione, una trappola (o forse un’ancora di salvezza) assai più difficile da disinnescare che da accettare.
Lo scenario dipinto con mestiere e crudezza in Entropia, un testo dell’Ottanta giunto in Italia due anni dopo, è rabbrividente ed oggi, oltre venti anni dopo, clamorosamente attuale: in base alla seconda legge della termodinamica (conosciuta da tempo ma mai con la certezza degli ultimi decenni), o legge dell’entropia, la materia e l’energia presenti nell’universo possono essere trasformate in una sola direzione, cioè da uno stato utilizzabile ad uno inutilizzabile o da uno stato disponibile ed uno non più disponibile: in sintesi passiamo continuamente da uno stato di ordine ad uno di disordine. Il termine entropia indica esattamente il fenomeno di crescita inarrestabile della quantità totale di caos nell’universo durante il processo di trasformazione dell’energia. La prima legge afferma che energia e materia sono nell’universo costanti e che non possono essere né create né distrutte ma solo trasformate. Durante questa transizione avviene un’inevitabile dispersione energetica che non è distruzione ma passaggio da uno stato di disponibilità maggiore ad uno minore.
Da qui il passo verso una nuova concezione del mondo è breve: ogni volta che l’uomo, in base alle proprie distorte certezze meccanicistiche che affondano le proprie radici in Bacone, Cartesio e Newton, crede di produrre ordine, in realtà genera caos. Rifkin procede ad una vera e propria rivisitazione storica dell’evoluzione umana. Nel corso della storia, arriva ad affermare l’economista, i cambiamenti qualitativi passati sotto il nome di progresso altro non sono che adattamenti della nostra specie dovuti alla sempre minore disponibilità di fonti energetiche; l’evoluzione è così uno sforzo-lavoro maggiore per ottenere un bene sostitutivo (spesso peggiore) di uno non più disponibile. Gli esempi che accompagnano le argomentazioni dello scrittore sono estremizzazioni a tratti simili a paradossali provocazioni ma mai banali: l’uomo delle caverne vestiva in cuoio, l’uomo moderno passando per lana e cotone veste oggi in materiali sintetici. Non solo pertanto è calata la qualità di ciò che indossa ma l’appagamento del medesimo fabbisogno richiede oggi sforzi enormemente maggiori e più elaborati, basti pensare alla differenza tra un bastone appuntito con cui cacciavano i primitivi e gli odierni complicatissimi processi chimici (dalla perforazione dei pozzi di petrolio fino alle enormi fabbriche necessarie per la stampa del disegno del tessuto) necessari per l’ottenimento di tessuti sintetici.
Tutta la filosofia del progresso che l’uomo occidentale ha sposato fideisticamente da diversi secoli ed in base alla quale è convinto di migliorare la qualità, la comodità e l’ordine della propria vita è fallace e sta progressivamente e vorticosamente portando l’uomo all’esaurimento delle scorte energetiche di cui disponiamo. Se non si arresta questo processo di “falsa crescita” si rischia il collasso della specie in tempi assai meno lunghi di quanto riteniamo. Ogni volta che una macchina (si tratti di un’industria termonucleare, di un elicottero o di un frullatore) produce lavoro trasformando energia, quell’apparente ordine e vantaggio che ne traiamo provoca un danno energetico all’ambiente circostante maggiore, in termini matematici, del beneficio. Nell’ottica rifkiniana le città post-moderne iper-tecnologiche e ultra specializzate non sono altro che delle isole di benessere il cui scotto viene pagato altrove. Il passaggio da fonti energetiche rinnovabili a fonti non rinnovabili non potrà mai risolvere il problema; il dissipamento energetico è infatti una realtà con la quale dobbiamo imparare a confrontarci ed il massimo che possiamo fare per quanto possa suonare deprimente non è affatto poco: limitare il consumo di energia ed in questo modo rallentare il processo entropico.
La soluzione proposta da Rifkin è estrema non meno della presa di coscienza: è necessario un abbattimento del moderno stile di vita, l’uomo deve iniziare a comprendere la possibilità di una vita più semplice, meno elaborata e non per questo peggiore, anzi. Da queste già impressionanti premesse il saggio dell’americano acquista uno spessore morale da vera e propria guerra di religione; vengono individuate due possibili reazioni alternative alla legge dell’entropia entrambe osteggiate con altrettanti capi d’accusa: gli ottimisti tecnologici ed i pragmatici. Secondo gli ottimisti il progresso è in grado di partorire in qualche momento una soluzione geniale in grado di permettere una sempre maggiore evoluzione tecnologica. “Gli ottimisti tecnologici respingono l’idea di ritornare ad una maggiore armonia con il ritmo naturale ed i processi dell’ecosistema terrestre”. La nuova frontiera dell’ingegneria genetica permetterà all’uomo di perseverare ed anzi estremizzare l’attuale stile di vita consumistico. Questo modo di ragionare, sostiene ancora Rifkin, è del tutto incurante della seconda legge della termodinamica e porterà a “ripetere la stessa follia che ci ha condotto al crollo finale del nostro ambiente energetico non rinnovabile e dell’era della fisica che su di esso è stata edificata”. I danni saranno di ogni ordine economico, politico, culturale.
Una reazione più moderata ma non meno dannosa è quella dei pragmatici. Il pragmatico è colui che crede che in fondo è così che va il mondo e pur scorgendo le devastanti conseguenze prospettate dalla legge dell’entropia, biasimerà qualsiasi reazione drastica in nome di una più moderata e a suo parere ragionevole, soluzione: “l’impegno di tutta la sua vita sarà quello di armonizzare le strutture esistenti ad alta energia”. Il pragmatico è per Rifkin quello che nel tentativo di salvare capre e cavoli finisce per perdere entrambe. La seconda legge della termodinamica ridefinisce completamente ogni concetto, finanche quello di tempo. Quando il mondo raggiungerà uno stato di massima entropia e non vi sarà più energia disponibile per eseguire lavoro, il tempo finirà perché non accadrà più nulla. L’unico modo per ritardare la fine del tempo è quello di mantenere un flusso energetico della società il più vicino possibile a quello che avviene naturalmente nel nostro ambiente. Sarcastiche, sprezzanti e chiarificatorie le parole di Berry citate da Rifkin: “per quanto riguarda lo stare al mondo per proprie qualità ed abilità, il più stupido contadino o uomo primitivo è più competente dei più intelligenti operai o tecnici o intellettuali che vivono in una società di specialisti”.
Entropia non è un testo per scienziati penitenti o per no-global di maniera in cerca di scampoli culturali che avvalorino la loro improvvisa sete anarcoide, ridurre le parole di Rifkin a mera e partigiana battaglia politica sarebbe distorcere il messaggio di questo testo prezioso e smarrirne l’insegnamento. È d’altronde impossibile non cogliere la portata palingenetica della lezione Rifkiniana, lo smantellamento martellante e metodico di principi su cui è fondata la nostra società e soprattutto il monito quasi comicamente disatteso dai due decenni successivi alla pubblicazione del suo libro. È questo, a mio parere, l’aspetto su cui è bene soffermarsi e riflettere. Teorie filantropiche come quelle dell’economista americano restano buchi nell’acqua, messaggi assorbiti e rigettati da un sistema consumistico che, proprio come profeticamente suggeritoci dal saggista, continua la sua marcia inesorabile, sventolando nell’aria lo stendardo effimero del progresso regresso.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Jeremy Rifkin è cresciuto a Chicago, ha conseguito la laurea in International Affairs dalla Fletcher School of Law and Diplomacy alla Tufts University. È stato uno dei dodici economisti designati dalla “The President’s Commission of the Agenda for the 1980s” con il compito di consigliere per le opzioni degli USA in campo economico.
Jeremy Rifkin, con la collaborazione di Ted Howard, “Entropia”, Arnoldo Mondadori, Milano, 1982. Traduzione di Bruno Visentin, postfazione di Nicholas Georgescu-Roegen.
Giovanbattista Arlechino, gennaio 2004
Commenti
Entropia: la teoria scientifica del progresso regresso.
"Tutta la filosofia del progresso che l?uomo occidentale ha sposato fideisticamente da diversi secoli ed in base alla quale è convinto di migliorare la qualità, la comodità e l?ordine della propria vita è fallace e sta progressivamente e vorticosamente portando l?uomo all?esaurimento delle scorte energetiche di cui disponiamo."
> E Rifkin ne parlava quasi 30 anni fa. In discreto anticipo, a quanto pare;). Questo libro devo assolutamente recuperarlo...
"Sarcastiche, sprezzanti e chiarificatorie le parole di Berry citate da Rifkin: ?per quanto riguarda lo stare al mondo per proprie qualità ed abilità, il più stupido contadino o uomo primitivo è più competente dei più intelligenti operai o tecnici o intellettuali che vivono in una società di specialisti?."
> E questa consapevolezza non smette di spaventarmi.
"sventolando nell?aria lo stendardo effimero del progresso regresso."
> E questo è un gran bello slogan.
comincio col farti i complimenti per la recensione gran bel pezzo!
"poi se posso passo agli argomento di rifkin che mi convincono meno"
"la materia e l?energia presenti nell?universo possono essere trasformate in una sola direzione"
a livello globale... localmente nell'universo la cosa può essere diversa. per esempio, a circa 8minuti luce da noi c'è un sole, altamente entropico, che ci sta regalando un flusso di energia tutto da utilizzare...
"Tutta la filosofia del progresso che l?uomo occidentale ha sposato fideisticamente da diversi secoli ed in base alla quale è convinto di migliorare la qualità, la comodità e l?ordine della propria vita è fallace e sta progressivamente e vorticosamente portando l?uomo all?esaurimento delle scorte energetiche di cui disponiamo"
credevo che il sole sarebbe durato ancora 5 miliardi di anni...
"?Gli ottimisti tecnologici respingono l?idea di ritornare ad una maggiore armonia con il ritmo naturale ed i processi dell?ecosistema terrestre?"
ecco, queste cose mi fanno veramente arrabbiare. ARMONIA? ma che armonia. primo l'ecosistema non è armonico, secondo certa gente... ah cresciuti nel benessere, sputano nel piatto. che rabbia. ci vorrebbe un corso intensivo con 100 foto di morti di vaiolo, tanto per ricorarsi che genere di stupenda armonia aveva l'uomo con la natura. 70 percento di mortalità infantile, speranza di vita media sui 35 anni, mallattie infettive capaci di decomporti mentre eri ancora vivo. armonia. e da qui...
"per quanto riguarda lo stare al mondo per proprie qualità ed abilità, il più stupido contadino o uomo primitivo è più competente dei più intelligenti operai o tecnici o intellettuali che vivono in una società di specialisti"
giustamente l'uomo primitivo non stava al mondo. meglio stava al mondo raramente e mai a lungo.
ahh
(comunque ancora bel pezzo Giambo)
Salve,
C'è da dire però che Nicolas Georgescu Roegen, usando proprio la legge dell'entropia, aveva già detto le stesse cose se non sbaglio una ventina di anni prima.
Bell'articolo comunque.
" gli ottimisti tecnologici ed i pragmatici. Secondo gli ottimisti il progresso è in grado di partorire in qualche momento una soluzione geniale in grado di permettere una sempre maggiore evoluzione tecnologica. "
N.GR li chiamava coloro che credono che l'umanità sia legata al cosiddetto destino di Prometeo. Prometeo I: scoperta del fuoco
Prometeo II: macchina a vapore Prometeo III: motore a scoppio
Prometeo IV: ?????
But I won't let this build up inside of me
I won't let this build up inside of me...