Popper Karl

La logica della scoperta scientifica

Autore: 
Popper Karl
La logica della scoperta scientifica è forse l’opera più nota di Karl Popper. In essa il filosofo inglese, discute in aperta polemica e contraddizione con il pensiero dominante dell’epoca, il significato e la struttura fondante della scienza.
La domanda cui Popper cerca di rispondere, attraverso un’analisi articolata della storia delle scienze e delle analisi a lui precedenti è “quali caratteri distinguono una teoria scientifica da una che non lo è?
 
Popper, spirito polemico per eccellenza, adorava cantare fuori dal coro. Il libro quindi non si apre con un’analisi, ma con una refutazione.
Secondo un’opinione ampiamente diffusa, combattuta per altro in questo libro, si possono caratterizzare le scienze empiriche per il fatto che esse utilizzano dei “metodi” detti “induttivi”. (LDS, pg. 23)
L’induzione ci indica Popper, non ha nulla da spartire con la scientificità. Per quanto numerose siano state le nostre osservazioni di un certo fenomeno, esse non ci permettono di dedurne alcunché di generale.
Non è nemmeno concesso alla filosofia induttiva di conferire un grado di veridicità probabilistica a una teoria. Popper cerca invece di sostituire all’idea induttiva per cui da una lunga serie di osservazioni empiriche diventi possibile indurre un’ipotesi generale “vera”, un’analisi deduttiva, per cui una serie di ipotesi può essere testata e eventualmente confutata dall’esperienza.
 
In questo senso Popper si pone chiaramente in antitesi con il materialismo. La scienza non ha nessun potere nello stabilire una verità, sia in senso lato sia come probabilità. Il fatto che la teoria della gravità newtoniana sia stata ampiamente testata, studiata, verificata e utilizzata per importanti predizioni, non può in nessun caso renderla vera. Quello che una teoria scientifica effettivamente è in grado di fare, è controllare grazie a degli esperimenti, la robustezza delle proprie ipotesi.
Se in questo senso ogni legame con una realtà obiettiva è reciso, Popper non si schiera nemmeno al fianco dell’idealismo. Non sostiene cioè che la realtà non esiste ed è unicamente frutto della mente umana. La posizione di Popper è neutrale; ci dice che la scienza è estranea alla questione della realtà.
 
In contrapposizione ai positivisti, questa posizione non è pensata per gettare discredito sulla metafisica, identificata quindi con ciò che non è scienza. Al contrario, si tratta solo di tracciare una linea di demarcazione. La metafisica ha un suo interesse e valore, ma deve chiaramente essere scissa dalla scienza, in quanto ragiona su problematiche e con una metodologia diversa.
Un sistema facente parte della scienza empirica deve poter essere refutato dall’esperienza (LDS pg. 37)
Questo primo punto è fondamentale nella definizione di una teoria scientifica; essa non può mai ambire allo statuto di verità, ma deve essere sempre possibile sconfessarla.
 
A questo punto si delinea meglio quella che può essere la struttura di una buona teoria scientifica.
Ad esempio il principio di causalità, tanto caro all’epistemologia moderna, non può per Popper essere considerato scientifico.
Un meccanismo causale è un meccanismo che spiega come qualcosa è avvenuto. Il principio di causalità ci dice che è sempre possibile costruire una relazione di causa effetto per qualsivoglia fenomeno. In tal senso non è possibile fornire delle eccezioni e quindi il principio di causalità non è confutabile. Se ne deduce che la causalità non è scienza, ma al più metafisica.
Popper non si schiera per o contro questo principio:
non adotterò e non rigetterò quindi il principio di causalità; mi accontenterò soltanto di escluderlo dalla sfera della scienza in quanto principio “metafisico”.(LDS, pg. 59)
Popper riconosce in tal modo alla metafisica un suo ruolo, ridandole il suo giusto valore in un contesto, quello positivista, che l’aveva declassata a falsità pura e semplice.
Si schiera cioè a fianco di Whitehead quando questi dice
La fede scientifica è stata all’altezza delle circostanze e a tacitamente spostato la montagna filosofica (SMW 4/21)
riconoscendo alla causalità, la fede scientifica, un ruolo fondante nel lavoro di ricerca dello scienziato, appunto convinto dell’esistenza di un meccanismo causale, ma allo stesso tempo mettendo questa fede dal lato della metafisica.
 
Sulla base della sua idea di deduttività Popper evidenzia quali siano le prerogative di una buona teoria scientifica. Una teoria è tanto più valida, quanto è più facile confutarla. È possibile aggiungere ipotesi ad hoc se queste rendono più facile testare, e quindi confutare, una teoria scientifica.
Da tale posizione Popper attacca la psicologia affermando che non si tratta di una teoria scientifica, in quanto essa è impossibile da falsificare.
 
Il problema delle basi di un enunciato con il quale descrivere un’esperienza sono per Popper contrapposte a tre derive.
Possiamo trincerarci dietro al dogmatismo. Se invece giustifichiamo gli enunciati scientifici sulla base di enunciati più semplici (ad esempio enunciati protocollari) ci troviamo nella posizione di dover nuovamente giustificare gli enunciati protocollari, in una regressione all’infinito. Lo psicologismo permette di giustificare un enunciato in base all’esperienza percettiva e permette di sfuggire a questa regressione infinita.
Per Popper la triade è destinata a fallire in ogni caso. Lo psicologismo, che era allora la risposta principale al problema, collassa rapidamente nel problema dell’induzione. Inoltre un affermazione legata alla sensazione (psicologismo) non può essere testata e fa appello a nozioni soggettive quali il grado di sensazione o la convinzione con cui proviamo una sensazione.
Una asserzione che non può essere sottoposta a dei test in ragione della sua forma logica, può nel migliore dei casi, giocare nella scienza un ruolo di stimolo (LDS pg. 99)
È chiaro che in nessun caso può essere elemento fondante di una qualche verità. Un enunciato può essere eliminato come erroneo da un’esperienza, ma in nessun caso può essere considerato corretto sulla base della stessa.
 
La costruzione di una teoria scientifica si strutturerà allora come la scelta (arbitraria in certa misura) di una serie di principi, assiomi, affermazioni.
Per essere scientifica deve essere falsificabile, devono quindi esistere degli enunciati in contraddizione con la teoria. In modo paradossale una teoria scientificamente molto buona sarà una teoria che permette di costruire molti enunciati falsi (testabili come falsi) piuttosto che molti enunciati veri.
 
Un ulteriore fattore che influenza la validità di una scienza è la semplicità. Popper si pone il problema della definizione di semplicità.
Degli enunciati semplici devono essere maggiormente apprezzati che degli enunciati meno semplici perché ci dicono di più, perché il loro contenuto empirico è più grande ed è più facile sottometterli a dei test.(LDS pg. 142)
A questo punto il programma popperiano è chiaramente definito. Tutto ruota attorno alla possibilità di attaccare una teoria.
 
A questo punto Popper dedica due lunghi capitoli alla teoria della probabilità e alla meccanica quantistica.
Purtroppo allontanandosi dal suo dominio di stretta competenza anche la sua chiarezza nel discutere cala. I due capitoli sono peraltro stati abbandonati (quello sulla quantistica in particolare), in quanto contengono alcuni errori e delle interpretazioni che oggi non vengono più considerate valide.
Si raccomanda la loro lettura a chi si interessasse all’autore e al suo pensiero, meno a chi interessa alla logica della scoperta scientifica strictu sensu.
 
In conclusione Popper si dedica al problema della corroborazione di una teoria scientifica.
Si tratta in sostanza di individuare quanto una teoria è stata capace di sopravvivere ai test, o in altre parole quanto i test cui è sopravvissuta erano difficili da superare.
Ancora una volta Popper evidenzia come una teoria non sia mai verificabile, ma soltanto le ipotesi sperimentali che questa teoria permette lo siano.
Gli enunciati di base sono enunciati metafisici a meno che noi decidiamo di renderli falsificabili con l’adozione di una regola metodologica (LDS pg. 267)
Nella corroborazione di una teoria scientifica e nella sua capacità di essere sottoposta ai dei test possiamo identificare l’idea di potere predittivo di una teoria.
Se una teoria predice qualcosa, e questo qualcosa può essere testato, allora siamo confrontati ad una teoria scientifica.
 
L’analisi di Popper sarà un elemento fondante per la critica di diverse pseudoscienze: ricordiamo in particolare l’accesa disputa tra Popper e i sostenitori del materialismo dialettico, la cui pretesa scientificità fu smentita sulla base del semplice fatto che ogni affermazione può rientrare nella sfera esplicativa del materialismo dialettico. Quindi esso è inattaccabile, inconfutabile, di conseguenza non scientifico.
 
Simili argomenti possono essere usati contro teorie di tipo razziale o contro idee di stampo leibniziano del tipo intelligent design.
Rappresentano però anche un utile strumento per distinguere una teoria scientifica dal suo nucleo filosofico; in generale nello sviluppo di una teoria scientifica esiste sempre una fase in cui possediamo l’idea, ma non abbiamo ancora i test. In tal caso l’idea non è ancora scienza, ma metafisica.
 
Citazioni:
 
K. R. Popper La logique de la découverte scientifique, bibliothéque scientifique Payot (LDS)
A.N. Whitehead, Science and the modern world, citato da Isabelle Stengers (SMW).
 
Sir Karl Raimund Popper (1902, 1994), è stato un filosofo ed epistemologo austriaco, naturalizzato inglese. È noto soprattutto per i suoi lavori sulla filosofia del metodo scientifico e per le sue posizioni liberali e democratiche. È stato un influente filosofo politico.
Tra i suoi allievi più noti si ricordano Imre Lakatos e Paul Feyerabend.
 
Approfondimenti in rete:
 
L’autore di questo testo non si schiera in merito alle affermazioni del filosofo inglese, limitandosi ad una loro esposizione sistematica. Non vi è volontà di faziosità o di interpretazione politica del suo lavoro.
 
Thomas Mueller, settembre 2007
ISBN/EAN: 
9788806151140

Commenti

eccolo! lodiamo LAMASE per il pronto intervento

"debutta con una contro analisi.
Secondo un?opinione ampiamente diffusa, combattuta per altro "

Osservazione linguistica: sia "controanalisi" che "peraltro" sono forme in uso nella scrittura corrente, soprattutto giornalistica. Mentre "controanalisi" è errato, "peraltro" è lecito, cfr.
http://www.demauroparavia.it/81266 che considera "per altro" una variante:)

"Rappresentano però anche un utile strumento per distinguere una teoria scientifica dal suo nucleo filosofico; in generale nello sviluppo di una teoria scientifica esiste sempre una fase in cui possediamo l?idea, ma non abbiamo ancora i test. In tal caso l?idea non è ancora scienza, ma metafisica."

> Ho letto tutto con grande interesse, a dispetto degli occhi mezzi chiusi dal sonno. Ti ringrazio per aver introdotto Popper in Lankelot, prima era presente in maniera davvero marginale (e in altro contesto, mi pare di averlo nominato con Bosetti nell'articolo sul libro di Shepard). L'articolo è estremamente chiaro e non dubito che verrà adottato come supporto per nuovi interventi.
Illustra posizioni altrimenti - non ne dubito - riservate agli specialisti. Purtroppo, avendo scritto della televisione (e contro la televisione) Popper viene speso di norma solo in chiave apocalittica e anticatodica, tra larga parte degli italiani (ossia quei pochi che almeno hanno orecchiato il nome).
Che dire? Danke.

Io sono tra chi spera che le scienze guariscano tutti i mali del mondo, ma sospetto che non ne vedrò il trionfo finale. Trovo nobili quelle menti che si sono dedicate a deciderne l'essenza, della scienza. Per la mia è difficile scrivere "Verità" parlando di intelligenza umana, e di comprensione umana delle cose: mi contento di pensare a un esercito di ricercatori affamati di reale, vero, inconfutabile. E' un'immagine che mi ha sempre emozionato.

Vale,
gf

Articolo puntuale, che restituisce i punti cardine del pensiero popperiano. Sono stato un appassionato studioso di Congetture e Confutazioni (grande opera). Il confronto con l'empirismo più estremo mi esaltò. Sintetizzando: l'osservazione pura è un'assurdità. L'uomo è logicamente destinato a saltare alle conclusioni, interpreta il mondo mentre lo osserva. Le ripetizioni non imprimono passivamente le regolarità all'uomo, ma è lui che impone, attivamente, regolarità al mondo. Se la comunità scientifica avesse compreso all'epoca questo aspetto, forse avremmo avuto in questi ultimi decenni una scienza un po'più onesta ma anche più coraggiosa. Condivido le critiche al filosofo: quando usciva dal terreno a lui più consono avrebbe dovuto controllare di più le sue conclusioni. Pessime ad esempio le sue interpretazioni sulla politica internazionale, le sue previsioni sono state "falsificate" in pieno dai fatti.

Complimenti

2> Corretto. Non sapevo di controanalisi. Refutazione è sinonimo di confutazione e esiste, anche se il dizionario indicva "raro".

3> Popper è un must per chi si interessa ai problemi dell'epistemologia.
Questo e conjectures and refutations sono i due lavori più noti. Il Popper filosofo generalista e filosofo politico è più mediatizzato, ma meno puntiglioso. Spesso queste grandi menti non sono adatte al dibattito "mordi e fuggi" che impone la comunicazione moderna.

Io trovo utile di Popper soprattutto la posizione razionalista ma antipositivista; ci mstra che esistono altre direzioni che non sconfinano nell'idealismo. L'idealismo non mi si addice.

Popper per altro avrebbe avallato questa tua ostinazione nel non credere nella verità, anche se su posizioni forse diverse.

4> Scrivi di conjectures and refutations. Sarà un ottimo complemento.
Su Popper filosofo politico non mi esprimo; lui era liberale, io no. Assolutamente NO.

Thomas, vedrai che acquisto che le sezioni arti & scienze hanno fatto, con Marco. Dialogate e date vita a qualcosa di nuovo, e di necessario. Non vedo l'ora...

(Marco: state comunicando tra Svizzera e Roma:) )

Potrei aggiungere questo su Popper: quando ci parla di epistemologia è di una semplicità disarmante. È chiaro diretto, esplicito; non lascia spazio a dubbi.
I suoi argomenti contro il materialismo dialettico sono esemplari. Alla fine ti lascia con un sorrisetto compiaciuto davanti alle frattaglie di Lenin.

Il problema è che ad un certo momento il marxista (o chi si trova sotto l'attacco di un argomento popperiano) si ritira e cede su un punto: dice "d'accordo il materialismo dialettico non è scienza; è metafisica".
A questo punto se Popper decide di seguirlo e attaccare ancora esce dal seminato e diventa oscuro e impreciso. Commette errori. Idem quando sconfina nella meccanica quantistica; manca di lucidità e di precisione. Diventa poco comprensibile.
Il risultato è comunque buono se ci si ferma alla constatazione: la tua posizione non è scientifica; abbiamo tolto forza all'opinione del nostro antagonista. Nel momento in cui questi retrocede e noi lo attachiamo con meno limpidezza però gli restituiamo parte del terreno perduto.
Penso fosse questo che Popper non aveva capito.

Per altro (giornalistico) il discorso metafisico si articola su un terreno non scientifico ma comunque proposizionale. SI possono inferire concetti, costruire paradigmi, difendere opinioni con posizioni che vanno oltre l'estetica.
Popper ne dà un bell'esempio.
La sua rilevanza è dunque eccezionale anche in metafisica, nel resituire dignità ad un discorso non scientifico, ma nemmeno prettamente estetico o idealistico.
Comincio a apprezzare sempre più la chiarezza d'esposizione in un autore come uno dei punti chiave del suo essere "buon filosofo". E accessoriamente "buon scrittore".