Monbiot George

Calore!

Autore: 
Monbiot George

Ho visto un mondo cambiato. Non esiste più la possibilità di volare da un continente all’altro, si viaggia lenti come una volta, impiegando giorni o settimane intere per certi spostamenti; e per le strade le macchine hanno smesso di inquinare e di mettere a repentaglio quotidianamente le nostre vite. La grande distribuzione ha smesso di imporci prodotti esotici a prezzi abnormi: abbiamo riscoperto il piacere di nutrirci di tutti i frutti delle nostre terre, valorizzandole. E con fantasia cerchiamo abbinamenti nuovi, e ritroviamo il sapore della nostra terra. Abbiamo imparato a risparmiare energia e a privarci di lussi e comfort: per rispetto nei confronti nostri, e delle generazioni che verranno, abbiamo dimenticato l’avidità. Ci siamo privati di una serie di libertà che rischiavano di affossare i nostri simili e l’abbiamo fatto sorridendo. Siamo tornati a uno stato pre-rivoluzione industriale e molte cose sono tornate ad avere senso: la vita sociale è improntata a solidarietà autentica, le comunità scintillano di luce nuova, il territorio esulta; la menzogna della cancellazione delle distanze e della globalizzazione ha avuto termine.
L’austerità ha senso, se serve a distruggere le aberrazioni della società postindustriale, la sua folle frenesia, la sua smaniosa attività di impoverimento della cultura autoctona e delle risorse naturali: l’austerità è basilare, se vogliamo che i nostri nipoti vivano in un pianeta che ci ha ospitato per non poco tempo.

“La campagna contro i cambiamenti climatici è strana. A differenza di quasi tutte le proteste pubbliche che l’hanno preceduta, si tratta di una campagna non per l’abbondanza ma per l’austerità. È una campagna che non mira a ottenere maggiore libertà ma meno libertà. E infine, caratteristica più strana di tutte, si tratta di una campagna non solo contro altre persone ma anche contro noi stessi” (p. 286): ma è per il futuro dei nostri figli, per il futuro della specie.
Per la sopravvivenza della razza umana. È fondamentale, e il tempo stringe.

“Heat: How To Stop The Planet Burning” è un manifesto programmatico e un libro di denuncia: catastrofico, violento, lucido e credibile. Argomento, il riscaldamento globale: la concentrazione di anidride carbonica sta attraversando un aumento che si direbbe senza precedenti, per quanto è vertiginoso, per via anche – a quanto pare – del nostro straordinario consumo di combustibili fossili. Un ritmo “superiore rispetto a qualsiasi altro periodo negli ultimi 20.000 anni. L’unico motivo per cui si può essere accumulata tanto rapidamente è l’intervento umano: viene prodotta dalla combustione del petrolio, del carbone e del gas oltre che dalla deforestazione, mentre il metano viene rilasciato dalle fattorie, dalle miniere di carbone e dalle discariche” (p. 24). Pensate: il consumo di carbone nello United Kingdom, nell’intero 1585, equivale a quanto ne serve oggi in mezzora. Ma la gente sembra non volerne sapere…   

Effetti? Il rischio è un intollerabile aumento della temperatura sino a 10-11 gradi. Basterebbe aumentasse di sei gradi per restituirci un’esperienza vecchia 251 milioni di anni. Siamo all’altezza del Permiano. Laddove sembra svanirono il novanta percento delle specie (cfr. p. 36 e ss.), e la “produttività” del mondo crollò.

Monbiot, qualche anno fa, riteneva che non se avremmo ridotto i gas serra dell’80 percento, il pianeta sarebbe andato incontro a un rapido e drastico surriscaldamento: oggi aggiorna il dato al 90 percento. In questo libro, chiaramente e tristemente apocalittico, lo scrittore inglese ribadisce che viviamo a un passo dalla catastrofe ecologica: dobbiamo batterci perché le temperature medie globali non superino di oltre i 2 gradi i valori preindustriali. Mancano 1,4 gradi.
Per questo, propone una combinazione di efficienza energetica e nuove tecnologie per ridurre del 90 percento le emissioni mantenendo almeno luci e riscaldamento nelle nostre case (p. 192: pannelli solari e non solo…): per questo, analizza ogni contesto delle nostre esistenze – case, strade, trasporti aerei – proponendo soluzioni interessanti e innovative. Avvertendo dei rischi del nucleare (p. 130), del disastro climatico figliato dai costosissimi viaggi in aereo e dalle alte velocità (“se volate, distruggete la vita degli altri”, p. 253) parlando delle tre parole magiche, perché naturali: vento, onde, sole. Ricordandoci, ad esempio, che l’elettricità solare del Sahara potrebbe bastare all’intera Europa. Parlando dell’idrogeno, e del progetto dell’Internet dell’energia, suggerisce un viatico affascinante:

“L’Internet dell’energia produce piccole quantità di energia ovunque. Invece di utilizzare cavi di trasmissione a lunga distanza, non fa altro che collegare tra loro centinaia di microgeneratori all’interno di una rete di distribuzione locale. Con l’aiuto di un nuovo genere di azienda elettrica, le persone acquistano l’elettricità e il calore da minuscole centrali costruite per servire i loro complessi edilizi oppure, di fatto, gli uni dagli altri. La rete locale dovrebbe essere più o meno autosufficiente, ma collegata ad altre reti locali per aumentarne la sicurezza” (p. 171).

Diverse multinazionali (Exxon, magari tramite il negazionista JunkScience.com, Philip Morris) hanno avviato campagne di controinformazione spesso fondate su articoli di dubbia scientificità ma paradossale massima circolazione, per dimostrare tesi opposte e tutelare i propri interessi: Monbiot ribadisce che dobbiamo informarci tramite quelle riviste, come “Science” e “Nature”, che pubblicano articoli previa revisione paritaria. La peer review è una valutazione incrociata fatta da specialisti. E insiste: dobbiamo entrare in azione. L’informazione e la propaganda via web non sono sufficienti. Per questo, è necessario non fondare nuove organizzazioni, ma supportare quelle già esistenti. Il libro ne elenca diverse; in calce all’articolo ho evidenziato quelle italiane. Informiamoci e cerchiamo di darci una mossa.  

L’autore evidenzia l’ipocrisia di quegli ambientalisti estranei alla coerenza tra teoria e azione: è necessario cambiare stile di vita, per contribuire al cambiamento. Ricordando che non sempre ciò che è piacevole è valido.
Spiegandoci che il mondo, come l’abbiamo conosciuto, sembra un patto faustiano: abbiamo azzerato o quasi le distanze, consumando energia a più non posso, prendendoci gioco dei nostri limiti e mancando di rispetto al pianeta. A breve il pianeta chiederà il conto.

***

Entrare in azione.
A Roma c’è AMICI DELLA TERRA – Rappresentanza italiana di Friends of the Earth International – www.amicidellaterra.it
Sempre a Roma, ecco GREENCROSS ITALIA – www.greencrossitalia.it
Non manca GREENPEACE www.greenpeace.org/italy
Ecco LEGAMBIENTE www.legambiente.com  

A Milano, l’ECOISTITUTO TERREMUTANTI – www.terremutanti.org
Sempre a Milano, l’ECOSPORTELLO ENERGIA – www.ecosportelloenergia.org

Campagne segnalate:

GLOBAL CLIMATE CAMPAIGN – www.globalclimatecampaign.org
ENERGIE DI PACE – www.grencrossitalia.it
ENERGIA E CLIMA – www.greenpeace.org/italy/campagne/clima
KIDS 4 ENERGY -
www.piccolirisparmiatoridienergia.it

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

George Monbiot (1963), giornalista, ambientalista e attivista politico inglese, scrive per “The Guardian”. Premio Global 500 (Onu) per il suo impegno a favore dell’ambiente.

George Monbiot, “Calore!”, Longanesi, Milano 2007.
Traduzione di Andrea Spila.

Prima edizione: “Heat: How To Stop The Planet Burning”, 2006.

Approfondimento in rete: Monbiot / Wiki en / Nerve

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Maggio 2008

ISBN/EAN: 
9788830424258

Commenti

Per tutti, scienziati e letterati.
Informiamoci...

In questi giorni, in Inghilterra, esce il nuovo libro di Monbiot, una raccolta di articoli pubblicata originariamente sul Guardian.

"Often controversial, always original, Bring on the Apocalypse, a collection of essays first published in the Guardian, never stops asking the big questions and challenging our most dearly-held beliefs."

beh, niente di nuovo sotto il sole. ma basta entrare in un treno italiano per rendersi conto degli sprechi. o in un ufficio pubblico. aria condizionata che è messa a 10 gradi sotto la temperatura esterna. e che è? ci si deve vestire quando si entra da qualche parte. mentre d'inverno bisogna spogliarsi.
le milioni di luci accese di notte.
non esiste più la notte.
fra un po' qualche bimbo penserà che di notte ci sia naturalmente la luce.
ma anche concerti rock dai palchi stratosferici, con 20 camion al seguito, etc etc (per dire dei rockettari tanto attenti all'ambiente).
e noi, che prendiamo la macchina ogni giorno (ma con mezzi pubblici che sono davvero allo sbaraglio, tra costo del servizio, e qualità e quantità di questo).
e comunque, sì.
credo dovremmo imparare a cavalcare.
ah. dimenticavo.
le nostre coste se ne vanno, ovviamente.
perché si devono costruire nuove case, invece di ristrutturare ciò che già esiste. cementificare. e i detriti dei fiumi se ne vanno...non a rimpolpare le coste.
uff.
uff.
bel pezzo, eh. ce ne vorrebbero di più.

Spero di portarne di nuovi - con notizie migliori - negli anni a venire. Monbiot vale Rikfin.

"L?austerità ha senso, se serve a distruggere le aberrazioni della società postindustriale, la sua folle frenesia, la sua smaniosa attività di impoverimento della cultura autoctona e delle risorse naturali: l?austerità è basilare, se vogliamo che i nostri nipoti vivano in un pianeta che ci ha ospitato per non poco tempo."

Un duro monito. Da accettare solo se austerità è sinonimo di lotta agli eccessi del consumismo, emancipazione dalla vacuità dello spreco edonistico.

Gian Paolo Grattarola

"L?autore evidenzia l?ipocrisia di quegli ambientalisti estranei alla coerenza tra teoria e azione: è necessario cambiare stile di vita, per contribuire al cambiamento. Ricordando che non sempre ciò che è piacevole è valido."

Ecco qui sono peffettamente d'accordo. E una stilettata agli ambientalisti non la vogliamo dare anche a come hanno vergognosamente affrontato il problema dei rifiuti a Napoli ? Non era Pecoraro Scanio il ministro dell'Ambiente ???

Gian Paolo Grattarola

"Spiegandoci che il mondo, come l?abbiamo conosciuto, sembra un patto faustiano: abbiamo azzerato o quasi le distanze, consumando energia a più non posso, prendendoci gioco dei nostri limiti e mancando di rispetto al pianeta. A breve il pianeta chiederà il conto."

Negli Stati Uniti progettano nuove guerre per l'accaparramento degli ultimi giacimenti petroliferi disponibili. In Italia programmiamo la costruzione di nuove centrali nucleari.
La classe dirigente non se la sente di trasmettere un messaggio diverso, invitandoci a tornare indietro....

Gian Paolo Grattarola

Bisogna battersi contro i conflitti di interesse, a tutti i livelli. E pretendere, da chi rappresenta chi tutela e difende l'ambiente, coerenza e coesione. Il fu ministro ha ereditato una situazione ingovernabile, ma mi domando cosa abbia fatto per modificarla e correggerla. Non è dato sapere...

"ma anche concerti rock dai palchi stratosferici, con 20 camion al seguito, etc etc (per dire dei rockettari tanto attenti all?ambiente)."

> And, qui per esempio Monbiot si prende gioco di Chris Martin. Che prima si dichiara paladino dell'ambiente, poi - nella stessa intervista - si vanta che sua figlia potrà prendere un jet e andare in Costarica in due ore solo per vedere il padre:)

Ottima e opportuna segnalazione (aspetto al varco gli scienziati).
Bene. Cosa facciamo in pratica, Gianfranco: tu, io, la gente che è convinta della bontà e della verità di queste asserzioni?

I nostri stili di vita vanno cambiati.
L'anidride carbonica viene prodotta in dosi massicce per un sacco di cose, non solo per i trasporti (che dovendo trasportare sempre più cose per il mercato globale, certo fanno la loro parte). Pare che anche gli allevamenti intensivi contribuiscano.

Mi sto occupando di questi argomenti da un paio d'anni, ho letto moltissimo sulla decrescita, non con ogni idea sono d'accordo, ma ho cominciato a fare delle scelte piuttosto drastiche.

La coerenza, ve lo assicuro, comincia da noi.

"Siamo tornati a uno stato pre-rivoluzione industriale e molte cose sono tornate ad avere senso: la vita sociale è improntata a solidarietà autentica, le comunità scintillano di luce nuova, il territorio esulta; la menzogna della cancellazione delle distanze e della globalizzazione ha avuto termine."
> non credo si arriverà a tanto, ma sarebbe utile darci una revisionata, a partire da piccole o grandi scelte sullo stile di vita personale. A volte però penso che semplicememnte la razza umana si estinguerà per folle autodistruzione collettiva. E buondì.

8. Il fu ministro non ha fatto proprio un bel niente te lo assicuro io che ho seguito la vicenda abbastanza da vicino per via di conoscenti che abitano a Napoli.
Non parliamo poi degli amministratori locali ....

Concordo che ci si debba battere ad ogni livello.

Gian Paolo

10.e 11. Concordo anche con Ilde e Marina che il cambio di stile di vita debba iniziare da noi. So che può sembrare duro ma tornare ad una conduzione più in armonia con l'ambiente rappresenta l'unica strada percorribile.

Gian Paolo

Monbiot indica un anno come termine post quem: 2030.

Ora però lascio parlare un'autorità, il maestro Helge, ed ecco quanto vi e mi comunica. Condivido volentieri la sua conoscenza e la sua saggezza.

"Ti mando un elenco dei più importanti articoli pubblicati nelle «Science» dal 1997 fino al 2005.
Come vedrai esistono diversi pareri sulla causa del riscaldamento. Per esempio, secondo uno studio di SAMI SOLANKI del Max Plank Institute für Sonnenssystemforschung, il Sole si troverebbe nel bel mezzo di uno dei periodi più lunghi e turbolenti degli ultimi 8000 anni. I ricercatori sono riusciti a ricostruire 11400 anni di attività solare grazie alla dendrocronologia. Ora grazie a questo nuovo metodo, il vecchio annuario delle macchie solari, che risaliva al massimo a 400 anni fa, può essere esteso sino all'ultima glaciazione, con risultati strabilianti. Il nostro è
appunto il periodo in cui il Sole sta sperimentando un'attività delle macchie solari più intensa degli ultimi 8000 anni.
(Il metodo della dendrocronologia funziona più o meno così: gli alberi e i loro anelli di accrescimento, contengono carbonio, che proviene dall'anidride carbonica presente nell'atmosfera. Una parte di questo carbonio è costituito dall'isotopo C-14, che si forma nella nostra atmosfera con l'intervento dei raggi cosmici provenienti dall'esterno del sistema solare. Ma questi raggi cosmici non riescono a raggiungere la Terra in periodi di intensa attività solare, quando il vento solare spira impetuoso
in direzione opposta. Quindi, un anello di crescita, che contiene basse quantità di C-14, indica una scarsità nella quantità di raggi cosmici che riescono a raggiungere l'atmosfera terrestre e di conseguenza ciò è segno di alta attività solare. Ed è proprio quello che sta avvenendo ai giorni nostri, con un'intensissima attività solare che ormai va avanti da circa 60 anni, più o meno da quando si è cominciato a notare il cambiamento del clima e l'aumento della temperatura sulla Terra)."

segue

Le Scienze n. 345 - 05/1997 titolo «Crescerà il livello del mare?» Sintesi:
Anche se alcuni scienziati sostengono che il riscaldamento globale
provocherà la fusione dei ghiacciai polari e quindi un disastroso aumento del livello del mare, è in realtà difficile interpretare univocamente le attuali tendenze.

Le Scienze n. 369 05/1999 titolo «Sole, ozono e clima globale». sintesi: Da tempo gli astronomi hanno potuto constatare come la radiazione proveniente dal Sole presenti variazioni temporali che si ripetono secondo cicli di 10-12 anni. Di 11 anni è invece la durata dei cicli di alcuni cambiamenti climatici terrestri, come evidenziato dalle temperature misurate nell'arco degli ultimi decenni. La questione se il clima della Terra sia, almeno in
parte, influenzato dall'attività della stella a noi più vicina pare quindi degna di interesse.

Le Scienze n. 376 12/1999 titolo «Nubi sempre più bianche» sintesi: Gli inquinanti organici renderebbero le nubi più riflettenti, abbassando la temperatura e compensando l'effetto serra. Un gruppo dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e dell'oceano del CNR di Bologna ha dimostrato che l'inquinamento influenza anche il processo di formazione delle nubi e la loro struttura, producendo un abbassamento della temperatura che compensa in
parte l'effetto serra. I risultati della ricerca sono apparsi a settembre su «Nature».

Sempre grazie a Magister Helge.
Segue...

Le Scienze n. 389 01/2001 titolo «L'Aja: l'Europa si arrende» sintesi: Un clamoroso fallimento tecnico della ecodiplomazia. L'uomo è diventato un attore sulla scena ecologica globale, ma ha rinunciato alla parte del protagonista. I peggiori Stati inquinatori dell'aria, una statistica delle emissioni.

Le Scienze n. 390 02/2001 titolo «Effetto serra?» sintesi: Esperimenti in ambienti naturalmente o artificialmente ricchi di biossido di carbonio dimostrano che un eccesso di questo gas non porta necessariamente vantaggi né alle piante coltivate né a quelle selvatiche. L'agricoltura intensiva, gli scarichi del traffico motorizzato, le combustioni urbane e industriali e
la deforestazione sono le principali cause di origine antropica
dell'incremento di CO2 nell'atmosfera. Che cosa dimostrano gli esperimenti sulle piante. Dalla patata alla quercia: le ricerche in Europa. Piante supernutrite ma non più efficienti.

Le Scienze n. 302 04/2001 titolo «Raggi cosmici e nuvole: interazioni inaspettate»
sintesi: Raggi cosmici e nuvole: interazioni inaspettate,
potrebbero fornire una spiegazione alternativa della variabilità climatica. Secondo il danish Space Research Institute, la variabilità solare può essere collegata a quella climatica attraverso una catena che coinvolge raggi cosmici, nubi e vento solare.

Segue. Ancora grazie al grande Helge...

Le Scienze n. 402 02/2002 titolo «Equivoci sulla Salute della Terra»
sintesi: Abbiamo chiesto a quattro esperti, Stephen Schneider, John P. Holdren, John Bongaarts e Thomas Lovejoy, di criticare il trattamento riservato da Bjørn Lomborg ai loro rispettivi campi di studio: riscaldamento globale, energia, popolazione e biodeversità, in modo che i lettori possano capire che cosa nel libro provochi tanto disaccordo. L'affermazione di Lomborg secondo cui le condizioni sulla Terra starebbero in generale
migliorando per quanto riguarda il benessere umano possono contenere qualche verità. Gli errori evidenziati negli articoli dimostrano, tuttavia, che nel proposito di descrivere lo stato reale del mondo, il suo libro ha fallito.

Le Scienze n. 406 06/2002 titolo «L'ambientalista scettico risponde»
sintesi: Nel numero di febbraio di «Le Scienze» c'è stato pubblicato un lungo contributo di quattro esperti, Stephen Schneider, John P. Holdren, John Bongaarts e Thomas Lovejoy, in cui veniva stroncato il libro «The Skeptical Environmentalist», di Bjørn Lomborg, che sarà pubblicato in Italia all'inizio del 2.003 da Mondadori. Ecco la replica dell'autore, con un commento del direttore di «Scientific American».

Le Scienze n. 423 11/2003 titolo «Ghiaccio bollente» sintesi: Ovunque, nell'Artico, si trovano tracce di riscaldamento, e ci si attende che i mutamenti in corso abbiano ripercussioni su tutto il pianeta, dato che le regioni polari influiscono in misura notevole sul bilancio termico della Terra. Une rete complessa di sistemi di retroazione climatica rende difficile capire se l'effetto serra sia la causa primaria di questa trasformazione. Quali che siano la cause dei cambiamenti, gli scienziati si trovano di fronte al compito urgente di prevedere che cosa ci si debba attendere da questa situazione, piuttosto che aspettare di reagire alle
conseguenze che via via si manifestano.

Le Scienze n. 428 04/2004 titolo «Riscaldamento globale: una bomba da disinnescare» sintesi: Le conoscenze più precise di cui disponiamo sulla sensibilità del clima si basano su dati storici, i quali rivelano come forze anche piccole, ma che agiscono per tempi sufficientemente lunghi, possono causare grandi variazioni climatiche. Oggi le conseguenze dell'attività umana, come i gas serra, stanno avendo il sopravvento sui fattori naturali,
e il pianeta ha iniziato a riscaldarsi a un ritmo predetto dai modelli climatici. La stabilità delle grandi coltri glaciali della Groenlandia e dell'Antartide e la salvaguardia delle linee di costa segnano il limite inferiore del riscaldamento globale, superato il quale saremo di fronte a un'«interferenza antropogenica pericolosa» con il clima. Gli interventi necessari sono fattibili e porteranno anche altri benefici.

Le Scienze n. 437 01/2005 titolo «I ghiacci, all'improvviso» sintesi: I dibattiti e le ricerche sul cambiamento climatico si concentrano sul riscaldamento globale. Ma c'è un altro problema di cui occuparsi: in passato, il clima ha subito mutamenti drastici e repentini, e sicuramente accadrà ancora. Per esempio si potrebbe verificare, un'estate, una siccità regionale capace di durare per decenni, spazzando via aree agricole fertili in Asia e in Nord America. Oppure il clima dell'Europa potrebbe mutare di
colpo nel giro di pochi anni, diventando come quello siberiano. I
ricercatori non sono in grado di prevedere quando avverranno cambiamenti di questo genere, ma gran parte degli esperti ritiene che il riscaldamento globale e le attività umane possano spingere più rapidamente il pianeta verso cambiamenti climatici improvvisi e duraturi.

Le Scienze n. 441 05/2005 titolo «Quando iniziammo ad alterare il clima» sintesi: Una nuova ipotesi si contrappone allo scenario convenzionale secondo cui i gas serra prodotti dalle attività umane avrebbero alterato il delicato clima terrestre solo a partire dagli ultimi 200 anni. Nuove prove sembrano invece indicare che i nostri antenati iniziarono a immettere quantità significative di gas serra nell'atmosfera migliaia di anni fa, disboscando foreste e irrigando i campi per i raccolti. Di conseguenza, gli esseri umani hanno mantenuto il pianeta notevolmente più caldo di quanto
sarebbe stato altrimenti, e probabilmente hanno scongiurato l'esordio di un nuovo periodo glaciale.

Grazie di cuore a Magister Helge.

"Quali che siano la cause dei cambiamenti, gli scienziati si trovano di fronte al compito urgente di prevedere che cosa ci si debba attendere da questa situazione, piuttosto che aspettare di reagire alle conseguenze che via via si manifestano".

Direi che questa sia la priorità assoluta ma anche la sintesi più opprtuna che mi sento di trarre da questa serie interessantissima di contributi. Nel crogiuolo delle varie ipotesi avanzate circa le cause fin qui additate, scopro con sorpresa che la problemtica sia ben più articolata di quanto ci venga quotidianamente esposta.

Gian Paolo

Il problema dei cambiamenti climatici è più spinoso di quanto appaia in superficie. Primo importantissimo punto. Quella fra gas serra e riscaldamento è una correlazione, non una dimostrazione di causa e effetto. Altri parametri correlano benissimo coi cambiamenti climatici, fra i quali si annoverano il numero dei pirati e la superficie media dell?intimo femminile.
Quindi quando si parla di cambiamenti bisogna ricordare che si sta parlando di SUPPOSTI cambiamenti e di ancora più supposte cause. Non è negazionismo ad oltranza, è semplice rigore scientifico. Ora gli esperti sono concordi che vale la pena di sforzarsi a prevenire anche delle supposte cause, se i supposti effetti sono catastrofici.
Qualunque, ripeto qualunque scenario si cerchi di dipingere, si tratterà sempre e comunque di scenari altamente speculativi. Personalmente non credo ad alcuno scenario catastrofico. L?uomo non riuscirà mai ad estinguere la vita sulla terra. Con tutta probabilità nemmeno se stesso. Anche se riuscisse a fare tanto non estinguerebbe certamente l?insieme dei mammiferi. Ciò si tradurrebbe in un involuzione di 50 milioni di anni. Nulla da un punto di vista evolutivo. La terra sarebbe presto percorsa da altre creature.
L?uomo non si estinguerà in ogni caso. Siamo troppo numerosi e troppo ben adattati. Decrescite di popolazione fino al 90% sono credibili. Estinzione no. Quindi, affermazioni del tipo, la specie è in pericolo vanno prese come sparate populistiche. Ora, cifre a parti, 90% di popolazione morta significa apocalisse, e non è uno scenario gradevole.
Poi, non ci si illuda MAI che il sistema terra sia stabile. Non lo è e non lo è mai stato. Le ere glaciali ne sono una dimostrazione. Quindi non si parli di destabilizzazione dell?equilibrio terrestre ad opera dell?uomo. L?uomo sta (forse) alterando la direzione presa dal clima, ma questo sembra più un ubriaco a zonzo che un treno su dei binari.
Con queste premesse non ci si sorprende che si sia dibattito?

?La campagna contro i cambiamenti climatici è strana. A differenza di quasi tutte le proteste pubbliche che l?hanno preceduta, si tratta di una campagna non per l?abbondanza ma per l?austerità. È una campagna che non mira a ottenere maggiore libertà ma meno libertà. E infine, caratteristica più strana di tutte, si tratta di una campagna non solo contro altre persone ma anche contro noi stessi?
Analizziamo questa frase, che contiene un numero di affermazioni dubbie assolutamento incredibile.
?A differenza di quasi tutte le proteste pubbliche che l?hanno preceduta, si tratta di una campagna non per l?abbondanza ma per l?austerità.?
Falso: si cerca il massimo della produttività a lungo termine, a discapito di quella a breve termine. Non è una novità. Le formiche fanno scorte prima dell?inverno.
?È una campagna che non mira a ottenere maggiore libertà ma meno libertà.?
Idem: falso, ci si limita oggi per ottenere un massimo di opzioni domani.
?E infine, caratteristica più strana di tutte, si tratta di una campagna non solo contro altre persone ma anche contro noi stessi?
Falso: la campagna è per il futuro (2030 è anche il nostro futuro) e quello dei nostri figli, che, scientificamente parlando è ciò che resta di noi stessi.
?ma è per il futuro dei nostri figli, per il futuro della specie.?
Non ci si illuda. La specie non è in pericolo. Si noti inoltre che preoccuparsi dei figli ha anche un interesse darwinistico? la vera novità è il tentativo dell?uomo di prendere sotto controllo l?ecosistema planetario (intrinsecamente instabile) per addomesticarlo e riportarlo a quello che, antropocentricamente, consideriamo uno stato ideale. Questo è un fatto nuovo. Il desiderio di mettere la terra in una provetta e di regolare coi nostri scarti la temperatura del pianeta.
Personalmente approvo.

Caro Mat, mi spiace solo che Monbiot non legga in italiano - almeno, credo. Trovarsi confutato in un sito neutro e non schierato credo sia uno dei suoi sogni nel cassetto:).

Non dimentichiamo infine i conflitti di interesse. Gli stati più ricchi sono coloro che urlano maggiormente. La soluzione unica sono le nuove tecnologie, i colpevoli i vecchi sistemi produttivi. Ora casualmente le nuove tecnologie vengono sviluppate nei paesi più avanzati, mentre gli astri nascenti (Cina, India) ne sono sprovvisti. Chi ci guadagna col cambiamento climatico? Chi urla più forte?
Ricordiamoci del buco dell?ozono, causato,, sembrava, dai CFC? altra bellissima correlazione. Dovevamo morire tutti. Ricordate? La specie in estinzione? alla fine i CFC furono messi al bando appena in tempo. Infatti questi prodotti impiegano 50 anni a raggiungere gli strati alti dell?atmosfera. Altri 50 anni di erosione dell?ozono. Bizzarro, così non è il buco si sta stringendo con 40 anni di anticipo. Intanto i CFC sono vietati in tutto il mondo? messi al bando, casualmente l?anno in cui scadeva il brevetto sui CFC (brevetto americano) e 3 anni dopo in brevetto sulla sostanza che li avrebbe rimpiazzati (bizzarro, brevetto sempre americano).
Il poco discreto premio Nobel Mullis, fra le tante idiozie, una certamente una l?ha detta giusta. Questa è l?epoca di chicken little.
Con tutto, io credo ai cambiamenti climatici. Con molto scientifico scetticismo però.

Per Mat, Thomas e quanti fossero interessati: magister Helge mi segnala il libro di un docente di fisica di Padova, Guido Visconti, che, nel 2005, ha pubblicato  «Clima Estremo». Ne sapete qualcosa?

>22 lo so.
Da quello che ho letto tra le righe, credo abbia scritto tante cose giuste. Mi fa rabbia vedere come esistano solo due posizioni. Negazionistica o Catastrofista. Se anche gli effetti fossero "piccoli". Un miliardo di morti di sete. Sarebbe la peggiore sventura mai avvenuta all'umanità.
Perché sempre esagerare? si perde di serietà e rigore...

Mi sono messo a fare l'avvocato del diavolo, non per sostenere la tesi nagazionista. Credo che il clima stia cambiando e credo che ci siamo dentro fino al collo. volevo solo dare quel tono di scetticismo che mancava. la scienza è sempre scettica.
e poi, c'è bisogno del clima per inquinare meno? Voglio dire, chi vive in città perde 10-15 anni di vita per i gas di scarico delle auto. Sapere che il 20% dei tuoi amici moriranno perché milioni di cretini non prendono i mezzi pubblici non basta a convincere la gente a darsi una mossa? Non ci estingueremo, ma soffriremo tutti anche senza cambiamenti climatici.. che tra l'altrpo probabilemte ci sono.

Monbiot si pone il tuo stesso problema etico. A un tratto, nel libro, parla degli etiopi - di come sia stato accolto tra loro, di come si sia sentito felice nel periodo trascorso tra loro e via dicendo - e si rende conto - assimilandoli a sua figlia, appena nata, nel pericolo d'una futura catastrofe - che quando si parla anche di possibili morti si deve fare i conti con la differenza tra numeri e realtà.
E che questa differenza è enormemente dolorosa.

La storia dello sviluppo umano è anche la storia dell'emancipazione dell'uomo dall'imprevedibilità dei fenomeni naturali. Ed è soltanto basandosi sull'interesse e sull'amore per l'uomo che una vera politica di sviluppo può risultare efficace.
Da questo punti di vista non si può non notare che negli ultimi anni si sia affermata invece un'ideologia a livello mondiale che nega questa semplice esperienza. Così invece d'investire sull'educazione e su infrastrutture che limitino i disastri naturali la comunità internazionale spende molto di più in assurdi tentativi di controllare il clima.
Il costo di attuazione del Protocollo di Kyoto -ad esempio - costerà circa 600 volte il PIL mondiale. La stima è dell'ONU.

Di passaggio: vi leggo, ma il tempo è quello che è. Bel pezzo comunque.
Chi sarebbe magister Helge?

Ora posto un articolo e vado a drimire¨
T

Ave Thomas! E' il padre di un mio fraterno amico. Come se fosse anche mio padre.
Contento che il pezzo ti sia piaciuto, spero di darvi una mano almeno ogni tanto con la sezione scienze;).

Qui http://www.galileonet.it/recensioni/10131/civilta-solare

una bella recensione di "Cento Watt per il prossimo millennio"

Complimenti Mat, sono in pieno accordo con te.

A volte pensiamo alla tecnologia isolandola dal retroterra economico-politico, come se fosse una forza indipendente che al suo accrescere aumentasse il potere distruttivo sull'uomo e sull'ecosistema (associazione del tutto parziale, con relazioni causa-effetto del tutto parziali, come Mat ha mostrato). Io credo invece che la tecnologia che oggi abbiamo conosciuto sia ancora in un grado di evoluzione molto basso, perchè stretta dalle maglie di interessi economico-politici che ne frenano una più sana evoluzione. Gli stessi interessi, o quelli che controbilanciano, che spesso promuovono campagne di allarmismo collettivo.
Se proprio ci fossero delle battaglie da sostenere, per me dovrebbero essere rivolte verso tali interessi, e non crociate contro la tecnologia stessa.

Per quanto riguarda il concetto di interesse per la conservazione della propria specie, anche darwinistico (e qui Mat mi dispiace ma è l'unico punto su cui non concordo), penso che sia una pura
induzione ideologica, non credo che l'uomo abbia un istinto deposto alla preservazione di un tale fine, credo che l'uomo non abbia fini (nemmeno quello della procreazione), ad eccezion fatta, di un generico protendere verso una sua evoluzione. Che coincide con l'evolvere insieme a chi più gli è vicino. Indirettamente questo, secondo me, porta all'evoluzione di ciò che è in avvenire.

Who's in a bunker? Who's in a bunker?
Women and children first
And the children first
And the children
I laugh until my head comes off
Swallow till I burst
Until I burst
Until I
Who's in a bunker?
Who's in a bunker?
I have seen too much
You haven?t seen enough
You haven?t seen it
I'll laugh until my head comes off
Women and children first
And children first
And children

Here I'm allowed
Everything all of the time
Here I'm allowed
Everything all of the time

Ice age coming
Ice age coming
Let me hear both sides
Let me hear both sides
Let me hear both
Ice age coming
Ice age coming
Throw 'em in the fire
Throw 'em in the fire
Throw 'em on the
We're not scaremmongering
This is really happening
Happening
We're not scaremongering
This is really happening
Happening
Mobiles skwrking {yes, folks, that is the official spelling}
Mobiles chirping
Take the money and run
Take the money and run
Take the money

Here I'm alive
Everything all of the time
(x4)
The first of the children

***
radiohead. idioteque

www.youtube.com/watch?v=jJ9KYriPbU4

"L?austerità ha senso, se serve a distruggere le aberrazioni della società postindustriale, la sua folle frenesia, la sua smaniosa attività di impoverimento della cultura autoctona e delle risorse naturali: l?austerità è basilare, se vogliamo che i nostri nipoti vivano in un pianeta che ci ha ospitato per non poco tempo."

Quest'uomo andrebbe santificato e subito. Perche' con queste - lo ammettero': dapprima inaccettabili, poi adottabilissime - contromisure alla follia odierna, noi torneremmo UOMINI. Uomini, Sant'Iddio!

Grazie
Sozi

Grazie a te, caro. Lunga vita a Monbiot;).
vo a nanna, a domani. I sogni non sono ancora in alta definizione, sono identici da quando si viveva nelle grotte. Forse per quello ci piacciono tanto.

abbraccione

Buonanotte, Gianfranco.

[monbiot su "econote"]

L'articolo appare, oggi, nel bellissimo "Econote": http://www.econote.it/2011/01/26/calore-da-lankelot/

[monbiot, calore]

[ecologia; Caparros]

"L'ecologia è come la solidarietà degli individualisti, la missione di un'epoca di scettici. Che ha, sulle altre opzioni, un gran vantaggio: offre migliorie personali evidenti. Ci sono stati momenti in cui qualche ideologia - cristianesimi, socialismi - aveva convinto molte persone che non potevano essere felici se il loro prossimo non lo era, non si potevano ritenere soddisfatte se il loro vicino aveva fame. Adesso che questi arcaismi sono finiti nella soffitta della storia, l preoccupazione ecololò trionfa come un'attrice di Hollywood. Diventa facile supporre che se nessuno potrà sopravvivere alla distruzione dell'ambiente, che se le conseguenze del riscaldamento globale saranno gravi quanto dicono, allora resistere non è questione di altruismo né richiede lo sforzo di immaginarsi le disgrazie di qualche negretto: è puro istinto di sopravvivenza. Si tratta di una cosa assai sensata. Ma è così meschina. Nessuno mette in discussione che sia necessario distruggere meno il pianeta. Il mondo è fatto per l'uomo (...). Diventare ecololò, fare di questo la preoccupazione principale, è un'altra storia. Come si fa quando non esiste un filo comune? Salviamo il pianeta! Quale pianeta, quello che voi avete rovinato? Ma quale pianeta, quello che vi state mangiando grazie alla nostra fame? Quale pianeta, il vostro?"

Martín Caparrós, “Non è un cambio di stagione”, Verdenero-Edizioni Ambiente, Milano, 2011 - p. 241. Traduzione di Maddalena Cazzaniga. ISBN: 978-88-6627-021-8

Prima ediz.: “Contra el cambio. Un hiperviaje al apocalipsis climatico”, 2010.

Approfondimento in rete: wiki en / blog verdenero / rassegna stampa IT