Müller Matthias

Metafore e ogm

Autore: 
Müller Matthias

La scienza ha un morboso bisogno di metafore. Non ci si può fare nulla, è un male congenito. Una volta che si cerca di capirci qualcosa viene quasi spontaneo. Le metafore hanno dei vantaggi, gli svantaggi per contro non mancano.

Una metafora non è mai scelta a caso. In primis deve essere sexy (se non eccita chi ti paga le ricerche, la faccenda si fa grigia), poi deve essere esplicativa; permettere insomma di trasformare un meccanismo tremendamente complicato (e lo sono sempre) in qualcosa di semplice, di facilmente comprensibile.

Di metafore se ne son viste molte. Qualche esempio? La medicina ha iniziato a compiere grandi progressi dopo la prima rivoluzione industriale ed indovinate un po’? Ecco apparire la “macchina umana”. Le membra come argani, il cuore come un pistone, il cervello come il centro della logistica e chi più ne ha più ne metta. Risultato? I medici hanno incominciato a credere alle loro stesse metafore, une parte dell’interventismo medico, oggi tanto criticato, trova la sua spiegazione nelle metafore che la medicina usa. D’altronde le macchine si aggiustano. Ma non mi dilungo, non è il mio ramo, lascio il divertimento a chi è più competente di me.

La biologia non fa eccezione. Una metafora mi colpisce particolarmente. Avete mai sentito parlare del “libro della vita”? In tre lettere DNA. In una società dominata da tre religioni monoteistiche, che fanno appoggio su altrettanti libri sacri, la modestia di una tale scelta non manca di sorprendere. Come dire, noi abbiamo accesso al Graal della conoscenza, la fonte più pura dell’informazione. Lungi da me il voler sminuire gli indubbi vantaggi pedagogici apportati da una tale metafora. Il DNA è composta da 4 lettere che (nelle parti esoniche dei geni cioè meno del 1% del totale nell’uomo) si raggruppano in parole di tre lettere ciascuna, 64 in totale, ognuna delle quali indica uno dei 20 amminoacidi. La metafora è azzeccata, solo, forse, un tantino autocelebrativa.

Poi però, sicuramente a scopo unicamente propedeutico, i biologi molecolari si sono cosparsi il capo di cenere ed hanno cambiato la metafora. Non troppo, ovviamente. Dal “libro della vita” si è dunque passati all’ “enciclopedia della vita”. Metafora meno forte? Sempre di libri si parla (da quel punto di vista, non si perde nulla) ma per la par condicio, in virtù del lavoro di Diderot e allegri compagni, finalmente anche gli atei sono coinvolti.

La metafora è peraltro stupenda. L’enciclopedia rappresenta l’insieme del DNA di un organismo (o genoma se si vuol parlare scientifichese), ogni libro un cromosoma, ogni paragrafo un gene, a sua volta composto da parole (le triplette), composte da lettere (ATGC). Socialmente è un successo, il mordente è unico, si rastrellano i miliardi, la ricerca fa passi da gigante, nemmeno la fantascienza tiene più il passo, fino a che…

Cominciano a sorgere i problemi. Messe a punto le conoscenza, pronte le tecniche, bava alla bocca e micropipetta puntata, i bioricercatori erano pronti ad entrare nell’epoca della manipolazione genetica, quando gli spettatori, cui erano generosamente destinate tutte le metafore, impongono di fermarsi.

Chi osa toccare il codice della vita? Nessuno può ovviamente mirare a tanto, sarebbe dissacrante. Non vorrete mica giocare a fare Dio? Madre Natura (è una bella variazione generalmente erano sempre il Padre e il Figlio) non si tocca.

E adesso? Chi glielo spiega che si stava solo scherzando?

 mm

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Commenti

"La metafora è azzeccata, solo, forse, un tantino autocelebrativa."
straordinario intervento, Mat!
mi sono divertito a leggerlo, davvero.
si pretende che Dio abbia dato le tavole e se ci pensi la doppia elica viene interpretata come "parole" cioè ridotta all'umano: niente di più ovvio per la scienza.

e ridurre i fenomeni a leggi è altrettanto umano solo che, si dice, la dignità dei numeri è superiore a quella delle parole (mica vero)

distinguerei soltanto l'intento divulgativo-didattico-giornalistico dallo spasmo autocelebrativo che giustamente tu poni: è quello il danno: non è che penseranno davvero che la natura "parla"?? o addirittura utilizza alfabeti?

(intanto sto verdanando e giustificando)

E ti porto pure una signora pezza d'appoggio.
http://www.lankelot.eu/?p=468

gran bella pezza!! tks

Bel tema veramente, concordo sulla necessità della metafora e sul rischio delle implicazioni che essa include; allo scienziato, oltre al controllo delle delle proprie teorie, bisognerebbe imporre anche quello sulle metafore!