La nozione di tempo in fisica è legata principalmente al quadro teorico in cui ci si situa. Quello più spontaneo, conosciuto ai più, è quello legato alla concezione della meccanica di Newton.
In questa teoria il tempo è perfettamente scindibile dallo spazio, scorre in modo omogeneo ed identico per tutti gli osservatori (la nozione di osservatore andrebbe discussa in dettaglio; per un approfondimento vedi digressione in fondo all'articolo), i meccanismi che avvengono all’interno di esso sono perfettamente reversibili, la struttura rigidamente determinista.
Con reversibile intendo che se una persona filma una scena (ad esempio una ruota che procede lungo una strada) e poi guarda il nastro al contrario non vi è contraddizione.
Tutti i movimenti puramente meccanici sono di questo tipo. Non è così ad esempio per quelli biologici. Saremmo molto sorpresi di osservare una persona ringiovanire nel tempo!
Una giustificazione (debole) per questa apparente contraddizione è data dalla complessità della biologia che non può essere, ancora ai giorni nostri, spiegata in termini di pura meccanica.
Vi sono però fenomeni che esulano da questo contesto. Ad esempio immaginiamo qualcuno che sprimaccia un cuscino imbottito di piume. Vedremo le piume andare ovunque per la stanza. Saremmo molto sorpresi di vedere la stessa persona sbatacchiare detto cuscino in una stanza piena di piume e notare che queste vanno ad infilarsici.
La giustificazione di questi fenomeni apparentemente in contraddizione è legata alla nozione di entropia. Senza entrare per ora nel dettaglio, basti sapere che l’entropia, una nozione sviluppata dopo le teorie di Newton come conseguenza della termodinamica, impone al tempo una “freccia”, ovvero un unico senso di scorrimento. E attualmente materia di dibattito se questa direzione privilegiata sia o meno in contraddizione con la meccanica di Newton (o Einstein) che postula la reversibilità di un fenomeno.
I fautori della reversibilità sostengono che la contraddizione è solo apparente: le piume non tornano nel cuscino poiché se calcoliamo le probabilità di distribuire le piume all’interno di un volume (la stanza) le combinazioni possibili in cui tutte si trovano dentro il cuscino sono molto inferiori a quelle in cui esse si trovano “un po’ ovunque”. Dunque la situazione in cui sprimacciando il cuscino le piume tornano al suo interno è molto improbabile e non viene osservata. Essa resta però possibile.
In sostanza qualcuno le ha obbligate a trovarsi in una situazione poco probabile quando si trovano nel cuscino. Ecco perché abbiamo l’impressione di una non reversibilità. L’analisi microscopica del movimento però ristabilisce il primato della meccanica newtoniana. Se nel cuscino ci fosse una sola piuma non saremmo sorpresi di vederla uscire, ma nemmeno saremmo troppo sorpresi se un colpo di vento fortuito ve la riportasse dentro!
In realtà questa spiegazione non soddisfa completamente l’osservatore attento. Entrerò nei dettagli della teoria entropica in un altro articolo. Basti sapere che la reversibilità non è un fatto acquisito (vedi ad esempio Prigogine/Stengers) e che cambiando teoria cambia anche la nozione del tempo.
Più scioccante è forse il cambiamento che avviene in relatività.
La relatività è una teoria che tenta di spiegare il movimento di oggetti nello spazio. E detta “ristretta” quando tratta situazioni ideali in cui la gravità può essere trascurata. E invece “generale” quando questo non è possibile.
Per una presentazione completa della teoria ristretta vi rimando al documento flash che spero comparirà in Lankelot tra qualche settimana. Per quella generale rassegnatevi: o vi mettete a studiare matematica molto seriamente oppure potrete conoscere solo molto vagamente alcune sue conseguenze. Nemmeno i professionisti in fisica studiano sempre i dettagli di questa teoria!
La versione ristretta è però sufficiente a destare interesse.
Essa postula infatti che la velocità della luce è la stessa per qualunque osservatore, indipendentemente dalla sua velocità. Tutti sappiamo che questo non è vero in generale. Ad esempio se io circolo a 100 Km/h in macchina (rispetto ad un poliziotto fermo sul ciglio della strada) e una macchina sfreccia sull’altra corsia a 100 Km/h, sempre rispetto al poliziotto, a me essa appare circolare a 200 Km/h. I danni in caso di incidente saranno anche conseguenti, dunque non si tratta soltanto di una percezione ingannevole!
Ora pensiamo alla luce. Io la vedo viaggiare a 300000 Km/s. Un osservatore ipotetico che viaggia a 100000 Km/s, in virtù del postulato di sopra la vede anche lui viaggiare a 300000 Km/s.
Come questo influenza lo scorrere del tempo è sconcertante: facciamo questa piccolo esperimento immaginario (Gedankenexperiment). Immaginiamo di inviare un fascio di luce con due torce su due specchi che si trovano a destra ed a sinistra ma ad un’eguale distanza.
Se accendo le due torce allo stesso momento i due fasci colpiscono simultaneamente gli specchi. Rifacciamo l’esperienza, questa volta su di una nave che attraversa l’oceano a 50 Km/h.
Il guardiano del faro che osserva da fuori vedrà i due fasci di luce viaggiare a 300000 Km/s (e non come potremmo pensare a 300050 e 299950) in virtù del nostro postulato.
Però uno dei due specchi avanza in direzione del fascio (a 50 Km/h, la velocità della nave) ed è dunque toccato per primo. I due avvenimenti non sono simultanei!
Si può dimostrare (come ho fatto nella presentazione flash) che questo fenomeno si ripercuote sulla struttura del tempo, causandone una dilatazione. Se osservo una persona muoversi (ognuno considera se stesso immobile in generale) la mia percezione del suo tempo è dilatata ovvero io vedo il suo tempo passare più lentamente.
Un problema simile è legato allo spazio.
Spazio e tempo insomma non sono più gli stessi per tutti. Invece la nozione di spazio-tempo (un intervallo spaziotemporale è definito come un intervallo temporale meno uno spaziale, o come uno spaziale meno uno temporale secondo la convenzione matematica in uso) resta la stessa per tutti. In questo senso la separabilità di spazio e tempo viene soppressa ed essi diventano un unico concetto.
E importante notare come la nozione di tempo e spazio in fisica siano nozioni estranee all’empirismo immediato. La fisica ragiona sempre in termini di istanti e luoghi esatti (Franco abita a Roma, latitudine e longitudine definita e rientra dal lavoro alle 18:00) mentre la percezione è sempre legata ad un intervallo di tempo (anche se molto breve), mai ad un istante.
Questi problemi non sono trascurabili. Li affronterò prossimamente.
Digressione sulla nozione di osservatore: Un osservatore in fisica è una persona o un'entità di qualche tipo capace di registrare, misurare ed interpretare i risultati di un esperimento. Anche se generalmente viene considerata ingenuamente, l'ipotesi di un osservatore non è per nulla scontata.
Essa sottointende la presenza di un'intelligenza (definire intelligenza è già di per se un problema), dunque di un oggetto macroscopico, complesso, capace di osservare senza influenzare in modo determinante il risultato di un'esperienza. Sappiamo oggi grazie alla meccanica quantistica che questo non è solo difficle ma addirittura impossibile. Quando infatti osserviamo la temperatura di una piscina cosa misuriamo?
L'idea spontanea è l'agitazione molecolare di un fluido, ma tutti converrete che in realtà ci limitiamo a leggere le tacche di un termometro. Potremmo ribattere però che osserviamo la luce che ha colpito il termometro ed impressiona la retina. O ancora il messaggio elettrico che passa nel nervo ottico. O piuttosto le reazioni sinaptiche che sono generate nel cervello.
Ad ogni passo riduciamo la nostra immagine di osservatore ed estendiamo quella di osservato. E un processo inarrestabile. Cosa è dunque davvero un'osservatore? Se in realtà l'osservatore è la coscienza che misura il comportamento delle sinapsi, per quale strana ragione tutte le coscenze sembrano misurare la stessa cosa?
Una seconda perplessità nasce dallo studio di fenomeni estremi, come ad esempio la natura dell'universo primordiale. Se risaliamo il tempo ci accorgiamo che ad un istante molto vicino al Big Bang l'universo deve aver avuto una densità altissima ed un raggio di Hubble molto corto. Il raggio di Hubble dell'universo è "la porzione di universo che riusciamo a vedere oggi alle dimensioni che aveva allora". Ci accorgiamo con sgomento che l'universo aveva una denistà media di una particella per ogni raggio di Hubble. Per descriverlo ricorriamo alla nozione di osservatore, diciamo cioé "un osservatore vede questo e quello". Ma cos'è un osservatore se non "un numero molto grande di particelle"?
In questo caso la presenza dell'ipotesi di un osservatore altera irremediabilmente la natura stessa dell'universo osservato.
Digressione sulla dilatazione temporale: Ho accennato sopra che osservando una persona in movimento il suo tempo ci appare dilatato. Questo fatto è fonte di diversi problemi, il più noto è il paradosso dei gemelli.
Eccovi l'idea: Franco é seduto su di un vascello spaziale. Michele suo gemello sul pianeta terra, misura la velocità di Franco eguale alla metà della velocità della luce, ed ovviamente si ritiene immobile. Franco che si ritiene a sua volta immobile misura invece una velocità per Michele della metà della velocità della luce. Inutile dire che entrambi percepiscono il tempo dell'altro dilatarsi. Sono dunque in disaccordo su chi ha effettivamente viaggiato (e dunque su chi sarà più giovane dell'altro).
Franco, sempre alla ricerca di nuovi orizzonti, decide di andare in visita su di un lontano pianeta. Lo fa viaggiando fino al posto predefinito a velocità costante, si ferma per una visita e poi torna indietro. Quando torna Michele si aspetta che il tempo per Franco sia passato lentamente e di essere quindi il più anziano dei due. Lo stesso vale per Franco. Chi dei due ha ragione?
Per risolvere correttamente questo problema dobbiamo renderci conto che Franco per effettuare la sua visita deve fermarsi e ripartire. Subisce gli effetti della decelerazione, la descrizione del suo viaggio sarà dunque almeno in questa parte radicalmente diversa da quella di Michele. Ecco quindi come è possibile stabilire chi ha realmente effettuato un viaggio. Il paradosso non è dunque più tale.
E bene notare un secondo problema: la dilatazione del tempo é tanto più grande quanto più ci avviciniamo alla velocità della luce. Ad una velocità uguale a quella della luce il tempo non scorre e ci appare congelato. La difficoltà è che non è possibile superare la velocità della luce. Questo è dovuto al fatto che l'apporto in energia necessario a spingere un oggetto non aumenta proporzinalmente alla velocità richiesta. Avvicinandosi alla velocità della luce occorre sempre maggiore energia (il problema che abbiamo oggi nei grandi acceleratori) e per raggiungere la velocità della luce occorrerebbe un'energia infinita.
La luce come può allora viaggiare alla sua velocità? La luce fa parte di una categoria diversa rispetto agli oggetti. Gli oggetti hanno una massa mentre la luce ne è priva. Solo gli oggetti di massa zero vaggiano alla velocità della luce. È anche bene notare che non possono viaggiare a nessun'altra velocità (parliamo sempre di muoversi nel vuoto; muoversi attraverso un oggetto è tutta un'altra storia). Dunque o sei dotato di massa e sempre andrai a velocità inferiori alla luce, o sei di massa nulla e viaggi sempre alla velocità della luce.
È stata postulata (ma mai dimostrata) l'esistenza di un terzo tipo di oggetti, di massa immaginaria (i numeri immaginari dovreste ricordarli dal liceo sono radici di numeri negativi), di velocità superiore a quella della luce. Questi oggetti sono conosciuti come tachioni, particelle molto particolari che percorrono il tempo all'indietro. Ovviamente non possono fare nient'altro che viaggiare più rapidi della luce e indietro nel tempo, non potranno mai cambiare il proprio destino. Al momento attuale la proliferazione di particelle "esotiche" é tale che fatico a prenderle eccessivamente sul serio, tanto più che i tachioni per loro stessa natura sono particelle impossibili (per ora) da "misurare" e dunque restano pura speculazione. Certo è un'ipotesi seducente che lascia spazio al sogno, ma di simili chicche pullula la fisica delle particelle. Io stesso ho lavorato sei mesi su di una tesi che specula sull'esistenza di particelle ancora più strane.
La macchina del tempo è un'idea che ha ossessionato da sempre gli uomini, desiderosi di cambiare il proprio destino e di rimediare agli errori del passato. Una simili ipotesi oltre a non essere assolutamente verosimile secondo le conoscenze attuali porrebbe serissimi problemi da un punto di vista filosofico. Non è bene chiaro infatti cosa ne sarebbe della causalità tanto cara agli olisti. Premesso che il pensiero olista non raccoglie le mie simpatie non vedo alla luce delle mie conoscenze come queste idee possano uscire dall'ambito di fumetti e libri di fantascienza.
Al futuro va l'ultima parola
Questo articolo è dedicato a Patrick Karlsen ed agli appassionati del divenire.
Commenti
Ho aggiornato con una disgressione finale, altrimenti è pari pari l'articolo che avevo già messo nel forum.
(perché "di(s)gressione"? Che ci fa quella "s"?)
"Ad esempio se io circolo a 100 Km/h in macchina (rispetto ad un poliziotto fermo sul ciglio della strada) e una macchina sfreccia sull?altra corsia a 100 Km/h, sempre rispetto al poliziotto, a me essa appare circolare a 200 Km/h."
Io sto punto non l'ho proprio capito... perchè se io circolo a 100 km/h e tu pure a me sembra che tu vada al doppio della velocità?
A me non pare proprio, anzi riesco a capire a quale velocità sto andando osservando il tuo movimento.
Porta pazienza ma non ci arrivo :)
ho lo stesso problema di Sporetta con l'aggravante che di fisica non so (e non ricordo) più nulla. Però una domanda sciocca te la faccio ugualmente (e poi mi ritirerò nelle stanze di letteratura e non rivelerò mai che ho fatto lo scientif... ops!): mi sembra che l'affermazione "Si può dimostrare (come ho fatto nella presentazione flash) che questo fenomeno si ripercuote sulla struttura del tempo, causandone una dilatazione" nasconda enormi potenzialità e penso (credo tutti) alla macchina del tempo. Ne parlerai?
Significa che se sto correndo alla velocità di 100 km/h e mi scontro con una macchina che viene frontalmente alla stessa velocità, lo scontro è pari alla velocità di duecento km/h. Si sommano le velocità tra le due macchine, mentre in relazione al poliziotto (fermo) sempre 100 km/h sono.
(se sono su un treno e vado ad una certa velocità, e a fianco ai miei binari c'è una corsia stradale, se si affianca una macchina che va nel mio stesso senso, e a velocità 5 km/h superiore, a me sembra mi superi alla velocità di 5km/h - vale a dire la sua velocità, rispetto a me, è 5 km/h. Il discorso è inverso ma coerente se la macchina che mi affianca viaggia in senso inverso a quello del treno. Quando passa a fianco dei miei occhi la sua velocità è sommata a quella del treno più la sua)
ah ecco: mi mancava il concetto di somma delle velocità
(il che resta comunque abbastanza estraneo al mio cervellino)
Di(s)gressione? E una bella domanda. La s è li perché un idiota di mia conoscenza non sa scrivere in italiano.
Correggiamo subito.
Sulla velocità: arpa ha ragione. Il problema è semplicemente che la velocità di un oggetto ci appare sempre considerando noi stessi immobili (un po' come quando la stazione sembra scappare via se siamo seduti in treno).
È un problema definire chi si muove rispetto a cosa. La terra rispetto al sole, il sole rispetto alla galassia, la galassia rispetto all'ammasso locale, ecc...
Di solito ognuno descrive se stesso fermo ed il movimento relativo di chi sta intorno.
Sulla dilatazione del tempo: è un problema delicato e andrebbe trattato in una di(s)gressione a parte.
E vero che se un oggetto si muove più rapidamente della luce, allora percorre il tempo in direzione inversa a noi. Però dovrebbe avere anche una massa immaginaria, il che pone qualche piccolo problema concettuale.
Se ho tempo questo pome aggiorno l'articolo.
Dai, siamo tutti curiosi d'invaghirci di paradossi e labirinti teorici frontieristici.
Ecco, questa aggiunta dovrebbe rispondere. Aspetto altre domande con gioia.
La tua è una particolare considerazione sul paradosso dei gemelli che non conoscevo e che in effetti era abbastanza prevedibile: se la velocità è sempre relativa dall'osservatore, il mondo si allontana dal vascello così come viceversa la navetta si muove in direzione contraria così come percepito dall'osservatore sulla terra. Quindi è la decelerazione la chiave. Ma se il vascello compie un viaggio circolare a velocità costante e torna sulla terra senza decelerazioni - tranne quelle di partenza e arrivo che però sono comuni simmetricamente anche dal punto di vista dell'osservatore sul vascello rispetto al pianeta - chi è invecchiato dei due?
*
Raggiungere la velocità della luce, per un corpo dotato di massa è impossibile teoricamente (almeno per ora), ma per velocità prossime? Il viaggio nel passato risulta non fattibile, ma nel futuro, ragionevolmente, potrebbero esserci possibilità, se disponendo di quantitativi di energia enormi?
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I tachioni e simili credo siano fondamentali orizzonti, potenzialmente rivoluzionari. Trasmissione di dati nel passato. Chissà.
Il secondo punto è poco chiaro, intendo domandare la fattibilità di viaggi nel futuro (irreversibili).
Altra cosa: forse il paradosso dei gemelli non è spiegato abbastanza chiaro, per chi non ne abbia mai sentito parlare o capito contestualmente l'effettiva dinamica. Posso sbagliarmi, aspettiamo cosa ne pensa qualcun altro che magari parte da zero.
Arpa, piccola considerazione. Se un oggetto viaggia su di una traiettoria circolare accelera.
Questo perché l'accelerazione, la velocità, la posizione sono vettori.
Esempio: l'informazione Franco avanza alla velocità di 10 Km/h non risponde alla domanda "Dove si troverà domani Franco? Cosa che invece dovrebbe fare. Perché? Perché la velocità è sia una quantità (10 Km/h) che una direzione. L'informazione completà è "Franco avanza con velocità 10Km/h e un angolo di 25° a nord.
Questa è la velocità di Franco. 10 Km/h é detto modulo del vettore.
So che spesso vengono confusi perché i miei studenti lo fanno sempre.
Se io mi muovo con velocità di modulo 10 su di un cerchio la direzione cambia continuamente dunque in realtà la mia velocità non è per niente costante. Infatti subisco un'accelerazione (detta centripeta) diretta verso il centro del cerchio, accelerazione che hai sicuramente subito se guidi un'auto e prendi male una curva.
Arrivare a quantità di energia enormi potrebbe spingerci molto vicini alla velocità della luce. Ci vuole un'energia infinita per arrivarci e ovviamente anche la migliore tecnologia non può pensare di fornire infinita energia.
I viaggi nel passato sono un "mito della relatività" che spero di aver sfatato. Quelli nel futuro invece sono pura fantascienza. La dilatazione del tempo non concede nulla in questo senso.
Sempre più oggi si ha l'impressione che la relatività generale sia da rivedere. Se è davvero così (cosa su cui personalmente nutro alcuni dubbi, ma che sarebbe storicamente poco sorprendente) allora bisognerà guardare alla nuova teoria. Impossibile dire in anticipo cosa potrebbe raccontarci.
Obiezione forte sarebbe questa: se l'universo è una sfera quinquidimensionale e le geodesiche (le traiettorie rettilinee che segue la luce si chiamano geodesiche) degli archi di grande cerchio (mi segui) allora potrei lanciare un fascio di luce o un oggetto in linea retta e vederlo tronare tra qualche miliardo di anni (con un bel red shift). In quel caso forse c'è paradosso, ma potrebbe anche essere che il tempo necessario a fare un giro in questo modello di universo sia più grande del tempo di vita dell'universo stesso. Non so.
(Questo è puro delirio)
Sulle spiegazioni chiare ho qualche problema di diagnosi: è sempre meglio se qualcuno brontola o rischio di partire completamente per la tangente
Cose come la trasmissione di dati nel passato sono da prendere molto con le pinze. Recentemente un matematico ha mostrato che se in taluni settori dell'universo si facesse correre all'indietro il tempo potremmo speigare alcuni fenomeni bizzarri.
Abbiamo gente che parla di corde, di supercorde, di corde bosoniche, di mondi membrana a 4+1 e 4+2 dimensioni, di particelle supersimmetriche, di difetti topologici delle spaziotempo tipo monopoli magnetici, buchi neri, superstringhe stabili che se ne vanno a spasso per il cosmo, warmhalls.
Si parla di agglomerati di particelle supersimmetriche confinate in un campo che le rende stabili (Q-Balls, B-Balls) di decadimento di questi oggetti, di antimateria e anti Q-Balls... è il delirio.
Non abbiamo nemmeno finito di guuardare fuori dalla porta di casa e c'è chi già parla di risalire a tempi precdenti il Big Bang.
Non so fino a che punto sei immerso in quel mondo ma io ho fatto 6 mesi di full immersion e ne sono uscito a pezzi. Stupendo, nulla da dire. Ma non dobbiamo troppo farci illudere da ogni articolo di giornale se vogliamo salvare qualche neurone.
Ok, penso di aver capito. Altra cosa: avevo letto che per ciò che concerne il "viaggio nel futuro" il fenomeno si manifesta anche a scale quasi non misurabili, quasi. Come per esempio quando ci si sposta in aerei ad alta velocità, il tempo relativo del viaggiatore rallenta di qualche frazione di secondo rispetto a quello del mondo esterno. Avevo letto che era stata misurato l'esperimento. Con energie ragionevoli, non adesso, ma magari fra qualche decennio, magari si potrebbe andare avanti nel tempo di qualche ora, giorno o altro. Dici che è impossibile?
Vedo che i viaggi nel tempo ti piacciono proprio tanto...
comunque fai un po' confusione. La dilatazione temporale significa che un orologio su di un aereo misura un tempo si volo inferiore ad un orlogio identico al suolo. Ciò implica che il tempo sull'aereo trascorre più lentamente, si dilata per l'appunto.
Nessun viaggio nel tempo.
È effettivamente un fenomeno che è stato misurato da diversi anni, una delle migliori verifiche della relatività.
Altro problema sono le scale di tempo e spazio dell'ordine del tempo di Planck. Effettivamente a queste scale vigono i due famosi principi di indeterminazione di Heisenberg per cui tempo spazio e energia non hanno più molto senso. Non sono un esperto di QM ma posso provare a scrivere qualcosa una volta
Devo proprio mettere online quella presentazione flash. E praticamente un intero libro sulla relatività, compresa di biografia di Einstein, breve storia delle scienze, aforismi... un gioiellino. In tre lingue.
ecco a voi l'ignorante... sì, michele, direi che ce la faccio a seguire i discorsi, un po' a fatica e rimpiangendo di aver avuto al liceo dei cattivissimi insegnanti di fisica (al di là del talento mancante per le scienze, ero una che studiava e che voleva capire...). Bene, per i viaggi nel tempo io e Arpaeolia aspetteremo a lungo il taxi :)) Invece, domanda forse più "terra terra" (in tutti i sensi): noi siamo lenti, mi pare un dato di fatto, e nell'universo le distanze sembra siano particolarmente grandi. Per quello che sappiamo oggi mi par di capire che a lungo resteremo vicini a casa, nelle nostre escursioni spaziali... Giusto? Aspetto la presentazione flash anch'io!
Eh... ho perso un post intermedio.
Sono comunque un po'frammentario.
Ilde: Sui prof. di fisica che fanno schifo qui lo dico e qui lo nego ma hai ragione. Se qualcosa non è chiaro non è un problema tuo, è mio e delle mie cattive spiegazioni. Tu insisti a chiedere tutto quello che vuoi.
Sul volo spaziale eistono due tipi di limiti. Uno è teconologico, l'altro teorico.
Il limite tecnologico è legato alle difficoltà di trasportare persone per lunghe distanze e periodi ancora molto lunghi.
Viaggiare fino a Marte, dietro l'angolo di casa insomma, richiede anni. Accelerare maggiormente richiede energia (dunque soldi) ma è anche problematico per gli eventuali umani che mal sopportano accelerazioni elevate. Per non parlare delle scorte di cibo, delle necessità fisiologiche, dei rapporti tra astronauti, ...
L'altro limite, sempre se la relatività è corretta, è dato della velocità della luce, un limite invalicabile e presumibilmente difficilmente raggiungibile. Se anche dovessimo arrivare a velocità dell'ordine della metà di un raggio di luce (con un tempo che avanza molto lentamente, immaginando qualche tecnica per sopravvivere alle mostruose accelerazioni, agli anni che passano, alle scorte di cibo necessarie...) andare fino alla stella più vicina richiederebbe nove anni, altri nove per tornare, più il tempo di una visita. Se volessimo scrivere una email a queste persone per dirgli ad esempio che Berlusconi ha tagliato i fondi alla ricerca e non sappiamo come farle tornare ci vorrebero quattro anni e mezzo per farla arrivare e altri quattro e mezzo per la risposta. E parliamo di una stella vicinissima.
Immaginare qualcosa come una confederazione di pianeti è pura follia. Se domani dovessimo trovarci alle porte gli omini verdi, dovremmo sperare nella loro magnanimità, perché di certo sarebbero così tecnologicamente avanzati rispetto a noi da far sembrare i boscimani dei ricercatori dell'MIT.
Alcuni irruducibili parlano oggi di "buchi verme" sorta di passaggi scorciatoia attraverso lo spazio tempo, una delle molte fantasiose previsioni della meccanica quantistica. Sappiamo che esistono ma che hanno una durata di vita di qualche frazione di milliardesimo di secondo. Stabilizzarli in qualche modo è il sogno dei ricercatori del ramo.
Al momento francamente siamo vicini al viaggio interstellare quanto i mesopotamici lo erano ai jumbo jet. Per cui si, dovremo aspettare ancora parecchio. Non che su questo pianeta manchi il lavoro da fare :-)
dei buchi verme ho sentito parlare in uno stranissimo film di fantascienza (una sorta di documentario fantascientifico..."L'ignoto spazio profondo")... in realtà l'ultima frase sul non è che manchi da fare qui dove siamo è sacrosanta. Ma sai, una che di fisica capisce poco e ricorda niente (degli insegnanti ho altissima stima, sono figlia, nipote e bisnipote di gente che alla scuola ha dato moltissimo, ho insegnato anch'io per breve tempo... purtroppo l'unico "fisico" con cui ho avuto a che fare era un campione di simpatia ma del tutto incapace nel suo mestiere...), dicevo, nel mio caso... sognare è umano e forse non ci fossero stati i mesopotamici sognatori chissà... Cmq, grazie per tutte le spiegazioni. E' grave se agli omini verdi non credo neanche un po'?
Ma se il tempo sull'aereo trascorre più lentamente, non c'è un viaggio nel tempo di fatto? Se io viaggio - alla velocità adatta rallentando parecchio il tempo - per un ora, e quando scendo dall'aereo sulla terra sono passate due settimane, scusa non ho viaggiato nel tempo? Dove sbaglio?
Altra domanda, forse sibillina: ha senso parlare di tempo per un fotone?
ahi ahi... herzog galleggia tra i libri su come è composto il vetro...
:) è un copione.
"Ma se il tempo sull?aereo trascorre più lentamente, non c?è un viaggio nel tempo di fatto? Se io viaggio - alla velocità adatta rallentando parecchio il tempo - per un ora, e quando scendo dall?aereo sulla terra sono passate due settimane, scusa non ho viaggiato nel tempo? Dove sbaglio?"
be' non hai viaggiato nel tempo: il tempo è la successione delle modificazioni di una o più dimensioni. parlare del tempo come dimensione non irrelata è incoerente. forzando le cose potresti dire che le tue modificazioni hanno avuto successioni diverse rispetto a chi era a terra, quindi dalla differenza, riportata all'idea di tempo, tiri una bella linea di bilancio. almeno credo, ma chiedo anticipatamente scusa a bonaventura per eventuali grosseries.
Io viaggio un'ora e mi trovo a dieci anni nel futuro. Io questo, se i miei presupposti fisici sono giusti, lo chiamo viaggio nel tempo. Non voglio portare il quesito in ambiti linguistici o filosofici. La mia era una domanda semplicemente tecnica, riguardo alla possibilità di trasportarsi nel futuro.
Sul viaggiare nel tempo avrei dato grosso modo la risposta di nevabop.
Se il tuo tempo passa più lentamente di quello di un altro, non hai propriamente viaggiato nel tempo. Di solito con viaggiare nel tempo si pensa ad un "salto" da un punto ad un altro del continuo temporale.
Se per te il fatto di percepire lo scorrere del tempo in modo diverso equivale ad un viaggio temporale allora hai ragione. Se dovessi finire congelato e risgelato tra mille anni l'effetto sarebbe il medesimo. Anche in questo caso penseresti di aver viaggiato nel tempo?
Un fotone in effetti non ha un tempo proprio, osservazione corretta.
In quanto ai professori di fisica direi che qualcuno in gamba l'ho conosciuto anch'io, ma pochi, troppo pochi. La maggior parte ha insegnato trent'anni e non ne può più. Senza contare che la loro conoscenza è ampiamente superata.
Sul sognare... è qualcosa che faccio spesso. In fisica si sogna tantissimo, a volte però occorre qualcuno che ci riporti a terra.
E sugli omini verdi: credo solo a quello che posso percepire. A volte nemmeno a quello.
Mai io ero stato sempre convinto che fosse la prassi dei concetti di viaggio nel tempo questo di sfruttare il diverso scorrimento relativo, in modo da trovarsi in periodi diversi storici. Pensavo che il "salto" funzionasse comunque secondo questo effetto di velocità relativa alla luce che cambia il tempo circostante. Per il viaggio nel passato ero convinto che (anche se è impossibile) andando più veloce della luce si potesse andare nel passato perché il rallentamento del tempo diventava negativo e perciò la freccia si invertiva. Non pensavo esistessero altri processi teorici per i quali immaginare, secondo la relitività einsteniana, i viaggi nel tempo. Ma se tu dici questo, mi fido (anche se lasci aperto lo spiraglio di questi, chiamali come vuoi, spostamenti nel futuro ;)
Non è proprio la stessa cosa di congelarsi. Lì io blocco le mie funzioni e il tempo però viaggia sempre allo stesso modo, e dio con lui. Mentre, rallentando il tempo, non è che percepisco diversamente, è il tempo che cambia nella sostanza, ed io con lui. Non so le differenze, per quel che riguarda l'effetto di traslazione nel tempo, rispetto ai cosiddetti "tunnel" nel quale attraversandoli puoi "saltare" in periodi differenti (e crededevo che anche in questo caso si avesse a che fare con un rallentamento del tempo dovuto a dinamiche relativistiche, così da cambiare temporalità del mio presente)
Questa risposta mi ha sorpreso. Pensavo che i fisici intendessero per viaggio nel tempo quello che intendevo io, e forse, anche altri modi, ma che facessero tutti parte dello stesso meccanismo relativistico della velocità rispetto a quella della luce. Grazie. Quando puoi, se non assorbo un po' troppa pazienza, mi puoi spiegare la differenza con il cosiddetto "salto"?
"Lì io blocco le mie funzioni e il tempo però viaggia sempre allo stesso modo, e dio con lui" non mi riferivo a Dio ;) volevo dire Io. (anche se il concetto di percezione del tempo di un ipotetico Dio e senza dubbio affascinante ;)
E devo sottolineare che in una miriade di libri divulgativi (anche di nomi importanti) per concetto di viaggio del tempo si intende quello che pensavo io (che non ho avuto un'intuizione privata e ho coniato nuove propsettive di viaggio ;). Forse è questione di abitudine linguistica, o di sensazionalismo divulgativo.
Il viaggiare nel tempo è un concetto contradittorio. Premesso che non è possibile nel quadro della relatività viaggiare nel futuro ma solo rallentare lo scorrere del proprio tempo, questa modalità può essere davvero pensata come un viaggio.
Mi sembra che un viaggio propriamente detto dovrebbe includere la possibilità del ritorno, almeno in via teorica. Non è il caso, ecco la ragione delle mie perplessità. L'esempio freddino e freddoloso, freddico, freddario, freschino, frescaloso, fredario (deliro) del congelarsi è equivalente nel senso seguente: io rallento la mia percezione di tempo e lascio scorrere quella altrui. Anche qui un ritorno però non è possibile.
I warmhalls sono un effetto quantistico non relativistico. Il principio è questo: Due punti dell'universo separati da uno spazio curvo (l'universo è verosimilmente curvo) vengono temporaneamente uniti da un tunnel "dritto". Il tunnel è più corto del percorso abituale necessario al viaggio. Non è detto che funzioni.
"Premesso che non è possibile nel quadro della relatività viaggiare nel futuro ma solo rallentare lo scorrere del proprio tempo", ma non è allora solo una questione di termini? (viaggio: "spostamento da un luogo a un altro piuttosto distante", De Mauro) Per "viaggio" si intende spostamento da A a B. In questo caso dal tempo A al tempo B. Non è necessario specificare, nella definizione, come. E non è contemplato, nel concetto di viaggio, nemmeno l'opzione del ritorno. Ma il concetto di viaggio nel tempo non era nato con Einstein?
Continuo a credere che non inganno la mia percezione del tempo, per poi "risvegliarmi" in altro futuro. E' come se viaggio su una barca affiancata ad un traslatlantico. Prima siamo di pari passo, e sono all'altezza della prua, poi rallento e ritorno di pari passo all'altezza della poppa. Ho viaggiato da prua a poppa.
Si in questi termini è un viaggio e funziona piuttosto bene.
Visto che questo tema affascina proverò a postare ancora qualcosa sulla cosmologia come annesso alla RI.
L'idea di viaggio nel tempo deve essere nata parecchio tempo prima di Einstein, probabilmente da parte di qualche testa simil_Jules_Verne. Troppo bello per non essere una tentazione. Ovviamente crea parecchi paradossi e questo non fa che incrementare il gusto.
Alcuni scrittori di fantascienza hanno immaginato una società a due velocità, in cui la comunità degli astronauti vive ad un ritmo transepocale, sull'arco di vari secoli a causa dei viaggi interstellari. Soggetto di sociologia affascinante.
C'era un libro di Asimov, in proposito, dove comunità capaci di spostarsi nel tempo erano considerate "Gli eterni", adesso non mi viene il titolo, forse "la fine dell'eternità", se non erro.
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Quello che vorrei, e credo anche tu, sarebbe trovare un equilibrio ragionevole tra il sogno e il reale, nelle verità scientifiche, così da alimentare entusiasmi militanti, ma scacciare tutti le facilità e inesattezze del caso, magari però senza ricondurci sempre alla fredda constatazione. Dal mio punto di vista l'itinerario in corso è incoraggiante.
Recupero il vecchio -sempre fascinoso - articolo di Thomas per segnalarvi il blog di Vanetti sul Corriere dove in quetsi giorni si parla di una teoria veramente fantascientifica.
Insomma, a metà tra il serio e il divertimento estivo, se ne avete voglia, leggete qua
http://misterobufo.corriere.it/2009/07/ufo_xfiles_avvistamenti.html
o Thom
segnalo:
MARC AUGE', Che fine ha fatto il futuro? Dal non luogo al non tempo. Eleuthera, Milano 2009
http://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=259
direi, tra l'altro, che sei l'unico che possa scriverne, qui, dandogli un taglio accessibile a tutti...
Ok, questo week sono il libreria e ci do un occhio.
Grazie della segnalazione
TM
P.S.: mi sa che esula dalle mie competenze, è il lavoro di un antropologo...
vedrai...