Kuhn Thomas

La struttura delle rivoluzioni scientifiche

Autore: 
Kuhn Thomas

In «La struttura delle rivoluzioni scientifiche» Kuhn espone la sua celebre concezione epistemologica riguardo al metodo scientifico.
Schematicamente la posizione è questa: esistono lunghi periodi di « scienza normale ». Durante questi periodi il lavoro dello scienziato è rivolto alla difesa di un paradigma. I paradigmi sono teorie scientifiche che godono di un ampio consenso. La comunità scientifica lavora all’accumulo di argomenti in grado di sostenere al meglio la teoria in vigore in quel periodo storico. Esistono periodi di rivoluzione : in questi periodi un gruppo di ricercatori giunge ad una nuova teoria, radicalmente diversa dallo status quo. Una lotta si ingaggia allora tra il gruppo ribelle e i loro antagonisti.

Nel capitolo introduttivo, Kuhn si interroga su quale sia il fattore distintivo del metodo scientifico rispetto ai modelli prescientifici (filosofici o religiosi), che hanno caratterizzato i modelli esplicativi del mondo da parte di diversi gruppi sociali. Per Kuhn è l’esistenza di un periodo di « scienza normale » che caratterizza il metodo scientifico moderno.

La concezione dell’elettricità prima del diciannovesimo secolo e della teoria di Maxwell, ad esempio, non aveva mai conosciuto periodi di scienza normale. Kuhn rileva che i periodi di scienza normale sono caratterizzati da un generale consenso allargato rispetto ad una data teoria. Le « teorie » sull’elettricità prima di Maxwell erano numerose e originali, ma nessuna di esse aveva mai dominato maggioritariamente la scena. Il fatto che un consenso sia stato raggiunto e mantenuto nel tempo é quindi il carattere distintivo di una scienza.

Da subito sembrano intrecciarsi due Kuhn tra le pagine del libro : da un lato un Kuhn sociologo e costruttivista, che vede la scienza come un mero fenomeno sociale (e socialmente costruito). Dall’altro un Kuhn realista scientifico, che riconosce un valore oggettivo ai risultati della scienza. Ecco come si esprime, ad esempio, riguardo ai criteri di vittoria tra due teorie in competizione :

To be accepted as a paradigm, a theory must seem better than its competitors, but it need not, and in fact never does, explain all the facts with which it can be confronted. (pg 17-18)

Un simile passaggio, sembrerebbe indicare che la causa principale del prevalere di una posizione in scienza sia « spiegare più fatti » (anche se non tutti), quindi un criterio oggettivo. Altre volte i toni sono decisamente diversi; ad esempio :

Normal science, the activity in which most scientists inevitably spend almost all their time, is predicated on the assumption that the scientific community knows what the world is like (pg. 5)

Qui Kuhn sembra quasi sarcastico, sottintendendo l’impossibilità concettuale di sapere “come è fatto il mondo”. In questi paragrafi traspare un Kuhn relativista e soggettivista.

Il libro prosegue con un’interessante analisi sociologica delle scoperte fattibili rispetto a un paradigma esistente. Kuhn afferma che lo scienziato osserva un ampio spettro di fenomeni, ma che è dotato di un ristretto margine di interpretazioni compatibili con il paradigma – l’insieme di teorie in voga al momento – compatibili con il fenomeno osservato. Di conseguenza interpreterà parte delle sue osservazioni in funzione di quel paradigma, ignorando il resto.

Ancora una volta, l’esempio fornito è l’elettricità ; i fenomeni elettrici erano osservabili ben prima della teoria dell’elettricità di Maxwell, ma venivano semplicemente relegati come inesplicabili. La capacità di renderli parte integrante della scienza, avviene in concomitanza con la costruzione di un paradigma. Detto paradigma, durante un periodo di scienza normale, non deve essere necessariamente compatibile con l’insieme delle altre scienze. I ricercatori possono talvolta dissentire su di una specifica interpretazione o dettaglio di un paradigma al quale invece sottoscrivono. Spesso i collegamenti riduzionisti tra vari settori non sono nemmeno necessari.

Kuhn dubita che un paradigma sia mai in accordo con tutti i fatti sperimentalmente accessibili e conosciuti; è sufficiente che funzioni per una buona parte di essi. Quando qualcosa di radicalmente nuovo e inspiegabile appare, si innesca il meccanismo della rivoluzione scientifica.

Detta rivoluzione avviene in seguito a una scoperta che contrasta con il paradigma vigente, oppure che senza entrare in diretto conflitto, ne crea un’estensione inattesa. Kuhn fornisce l’esempio della radioattività X scoperta da Roenteg. La scoperta richiese allo stesso Roenteg un periodo di assimilazione di diverse settimane, dalla scoperta del nuovo fenomeno fino all’elaborazione di una spiegazione coerente (e quindi alla “vera” scoperta dei raggi X). In seguito, l’intera comunità scientifica si adatterà, analizzando il fenomeno e rivedendo numerosi risultati precedentemente ottenuti, per includere la nuova fonte di “disturbo” che inevitabilmente invalidava i risultati.

Kuhn evidenzia come un cambio di paradigma avvenga sempre con difficoltà e con grande resistenza da parte della comunità scientifica, collegando questo fatto con la naturale difficoltà a riconoscere nuove categorie di pensiero da parte di persone abituate a reagire in modo predefinito. Per illustrare questo fatto, fornisce un bell’esempio di un gioco di carte, con un due di picche contraffatto, di colore rosso; i giocatori ignari lo riconoscono a volte come una carta di cuori, a volte di picche, a volte non lo riconoscono affatto, finché dopo diverse giocate si abituano.

Kuhn suggerisce che lo stesso avviene a uno scienziato che si confronta con un fenomeno nuovo e in contrasto con il paradigma vigente: se da un lato si tratta di una critica all’abitudinarietà insita nella psicologia umana, dall’altra questo fenomeno è una protezione per la scienza verso eccessive distrazioni; la garanzia che un paradigma non si cambia facilmente, assicura che quando il cambiamento avviene, il nuovo paradigma arrivi davvero al cuore della scienza.

Kuhn  attua una severa critica del concetto popperiano di falsificazione di una teoria:

No process yet discolsed by the historical study of scientific developement at all resembles the methodological stereotipe of falsification by direct comparison with nature. That remark does not mean that scientists do not reject ascientific theories, or that experience and experiment are not essential to the process in which they do so. But it does mean – what will ultimately be a central point – that the act of judgement that leads scientists to reject a previously accepted theory is always based upon more than a comparison of that theory with the world. The decision to reject one paradigm is always simultaneously the decision to accept another, and the judgement leading to that decision involves the comparison of both paradigms with nature AND with each other. (pg. 77)

La posizione di Kuhn è una mediazione tra il realismo scientifico – la scienza come il metodo tramite il quale la realtà viene investigata - e una forma moderata di costruttivismo (la scienza è un fenomeno sociale e come tale riflette la società).

In questo senso, ad esempio, ritiene che la scoperta scientifica sia guidata sia da ciò che oggettivamente esiste ed è accessibile all’esperienza, sia da ciò che lo scienziato si aspetta di vedere (e quindi è in grado di riconoscere):

What a men sees depends both upon what he looks at and also upon what his previous visual-conceptual experience has taught him to see. (pg. 113)

Kuhn fornisce diversi casi storici: il più curioso forse è quello delle macchie solari. I cinesi, che contrariamente agli europei non avevano un preconcetto riguardo all’incorruttibilità dei corpi celesti, “scoprirono” le macchie solari ben prima, e con mezzi più rudimentali del telescopio usato da Galileo.

Secondo Kuhn, la scienza tende a cancellare dalla propria memoria storica le rivoluzioni scientifiche, trasmettendo in sua vece un’idea di linearità. In questo senso la scienza trasmette una falsa immagine di omogeneo accumularsi di nozioni (l’avanzare inesorabile della conoscenza), mentre in realtà si muove per balzi e scossoni.

Kuhn analizza diversi cambi di paradigma “storici”, evidenziando il ruolo svolto dalle nuove generazioni, non ancora completamente impregnate dal paradigma vigente, nello sviluppare e scatenare nuove rivoluzioni scientifiche. Un punto particolarmente brillante dell’analisi kuhniana, è il criterio di demarcazione del il territorio della “scienza” rispetto alle discipline “non scientifiche”. Kuhn annota una serie di differenze interessanti. In primo luogo, le scienze hanno un comportamento nei confronti della conoscenza di tipo cumulativo e progressista. Kuhn sottolinea che anche discipline come la filosofia o le belle arti hanno un senso di “progresso”, ma che il “progredire” della filosofia ha luogo all’interno di specifiche scuole di pensiero, e non viene unilateralmente accettato. La scienza ha al contrario una vasta base di consenso.

Secondariamente, la scienza tende ad occuparsi di problemi che è ragionevolmente in grado di risolvere, sia concettualmente che tecnologicamente. Contrariamente al sociologo o al medico, la cui agenda è dettata da fattori esterni, lo scienziato può scegliere quali problemi affrontare per primi, quali argomenti trattare, su cosa concentrarsi. Il relativo isolamento della comunità scientifica rispetto alla società, contribuisce ulteriormente, permettendo allo scienziato di occuparsi di quello che gli interessa e che pensa di poter ragionevolmente risolvere. Infine, l’apprendimento delle scienze avviene grazie a dei testi scolastici, pedagogici, opportunatamente ottimizzati e organizzati per rendere l’apprendimento naturale e facile. Le scienze sociali, le lettere, la storia, richiedono allo studente di confrontarsi con articoli attuali, o con i testi dei padri fondatori della disciplina; un fisico, un biologo, un chimico, difficilmente si confrontano con articoli o testi originali fino a livelli molto avanzati della propria formazione. La maggior parte degli scienziati non ha mai letto e non leggerà mai i lavori originali di chi ha fondato la sua disciplina. Tutto questo è reso possibile dal consenso allargato di cui godono i paradigmi scientifici, un consenso che nelle altre discipline non esiste.

La conclusione di Kuhn è un’aperta provocazione: l’autore sostiene che i cambiamenti di paradigma non portano lo scienziato più vicino, o più lontano alla verità (leggi: alla conoscenza oggettiva di come è fatta la natura).

We may, to be more precise, have to relinquish the notion, explicit or implicit, that changes of paradigm carry scientists and those who learn from them closer and closer to the truth (pg. 170)

La scienza per Kuhn si muove da un paradigma a un altro, ma mai verso qualcosa. Come l’evoluzione darwiniana, non ha uno scopo, o un obiettivo. Kuhn riconosce di lasciare inevasa la domanda che appare scontata a questo punto: se la scienza non si avvicina sempre più alla “giusta” descrizione della natura, come mai è sempre più precisa?

Una nota critica del recensore

Questo libro di Kuhn è probabilmente il più noto (insieme a “Conjectures and refutations” di Popper) tra i testi di epistemologia, e una pietra miliare della filosofia. Kuhn è a sprazzi geniale nelle proprie analisi, ha uno stile impeccabile, più leggero e godibile di Popper, oltre ad una conoscenza eccellente della storia delle scienze. Come Feyerabend e Lakatos, infarcisce il libro di osservazioni e analisi concrete, ma al contrario dei due allievi di Popper, non si limita alla fisica e spazia senza remore nel campo della biologia, della chimica, della sociologia, e dei precursori prescientifici di tutti questi rami (l’alchimia, la filosofia della natura).

La differenziazione tra scienza e non scienza basata sull’esistenza di un consenso allargato è un’intuizione molto convincente.

Purtroppo il libro è infarcito di annotazioni e riflessioni di gusto decisamente relativista. I toni del Kuhn epistemologo sono sempre rispettosi, ma a volte un Kuhn più sociologo interviene con impertinenza; quando questo avviene i risultati sono solo in parte positivi. L’impressione è che Kuhn tratti con una certa sufficienza la scienza, considerandola più una costruzione sociale che un’analisi oggettiva della realtà. Questa posizione traspare in diversi punti, ma è particolarmente vivida nelle conclusioni, e, francamente, concettualmente inaccettabile.

Il relativismo è una posizione radicalmente scettica, e come tale si rifiuta da sola; Kuhn sembra peraltro ritrattare in parte le sue affermazioni più drastiche nella postfazione.

Infine, l’idea di una discontinuità netta tra periodi di scienza normale e rivoluzioni, è stata aspramente criticata, e Kuhn stesso ha parzialmente ritrattato questa posizione. Non vedo personalmente un solo periodo della storia che possa dirsi davvero di “scienza normale”. La versione “moderata” di Kuhn, dalla postfazione, propone di segmentare la comunità scientifica in numerosi sottogruppi, e di considerare che una “rivoluzione” può avvenire anche all’interno di una comunità molto ristretta di ricercatori, un centinaio all’occorrenza, e passare sostanzialmente inosservata al resto delle scienze. Ulteriori studi mi sembrano necessari per approfondire questo punto.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Kuhn Thomas (Cincinnati 1922 – Cambridge 1996), filosofo / storico / sociologo delle scienze, statunitense.

 

Thomas Kuhn, “The structure of scientific revolutions”, The university of Chicago Press, Chicago, 1996.

Tutte le citazioni e i numeri di pagina si riferisono all’edizione inglese. Esiste una versione tradotta in italiano, cui fa riferimento il link in basso.

 

La terza edizione, considerevolmente rimaneggiata dall’autore, è corredata di prefazione e postfazione di Thomas Kuhn. La prefazione è quella del 1962, la postfazione di una trentina di pagine risponde alle critiche più importanti. 

Prima edizione: “The structure of scientific revolutions”, The university of Chicago Press, Chicago, 1962.


Approfondimento in rete:

http://en.wikipedia.org/wiki/Thomas_Samuel_Kuhn


http://en.wikipedia.org/wiki/The_Structure_of_Scientific_Revolutions


 

Thomas Mueller per lankelot. 2 febbraio 2763 AUC.

ISBN/EAN: 
9788806152055

Commenti

[Kuhn] scrivi: "L’impressione

[Kuhn] scrivi: "L’impressione è che Kuhn tratti con una certa sufficienza la scienza, considerandola più una costruzione sociale che un’analisi oggettiva della realtà".

> E tuttavia, sarà per la mia vecchia formazione sociologica, l'influenza della società è indiscutibile. Fattori religiosi, culturali, politici, economici sono determinanti. Assieme - è una vecchia battaglia - alle reciproche influenze tra arti e scienze...

Thomas Kuhn

Eh..... problema di impaginazione.

Non capisco perché ma appare parte del codice html (credo almeno sia quello) a inizio testo. Non so come toglierlo, anche perché nella pagina di editing non compare affatto.

Scrivo da un mac, ma uso firefox. Sarà quello?

è solo il codice sorgente:)

è solo il codice sorgente:) provvedo io

(Kuhn) Ma c'é qualcosa che ho

(Kuhn) Ma c'é qualcosa che ho sbagliato? Se mi spieghi la prossima volta evito di pasticciare.

[Kuhn] c'è un pulsante,

[Kuhn] c'è un pulsante, quello con la "w" di word, seconda fila, terzultimo: quando copincolli, basta farlo tramite quello. Ci clicchi sopra, lui ripulisce il codice automaticamente;)

spetta che finisco di ripulirlo

[Kuhn] ora è ok. in prima

[Kuhn] ora è ok. in prima pagina!

(Kuhn) Grazie Fra'. Scusa il

(Kuhn) Grazie Fra'.

Scusa il casino, ma è il primo articolo nel nuovo lanke, e sono un po' spaesato. Ora con calma mi leggo Nagel, e magari ve ne parlo tra una settimana o due.

[Kuhn] va benissimo;) vedrai

[Kuhn] va benissimo;)

vedrai che prenderai presto la mano!

[Kuhn] Articolo chiarissimo,

[Kuhn] Articolo chiarissimo, complimenti. Scrivi: "Kuhn sottolinea che anche discipline come la filosofia o le belle arti hanno un senso di “progresso”, ma che il “progredire” della filosofia ha luogo all’interno di specifiche scuole di pensiero, e non viene unilateralmente accettato. La scienza ha al contrario una vasta base di consenso."

> quanto al progresso nelle belle arti, invece, cosa scrive?

[Kuhn] Sulle arti Kuhn

[Kuhn] Sulle arti Kuhn riconosce un senso di "progresso" all'interno di specifiche correnti. Ad esempio, riconoscerebbe un senso di "progresso" nell'espressionismo, ma non nella pittura, non esistendo un consenso dei pittori rispetto all'espressionismo.

[kuhn] molto chiaro;).

[kuhn] molto chiaro;). grazie.