James William

Saggi sull'empirismo radicale

Autore: 
James William
"Saggi sull’empirismo radicale" è una raccolta di scritti e riflessioni filosofiche dell’americano William James, incentrati sui concetti di coscienza, soggettività e dualismo cartesiano.
Pubblicati separatamente su diverse riviste e soltanto postumi in forma di libro, si presentano piuttosto disomogenei; verso la conclusione alcuni capitoli hanno per lo più la forma di una risposta a dibattiti evidentemente avvenuti all’epoca. Non disponendo dei dibattiti in questione è pressoché impossibile comprenderne il significato.
Tuttavia alcuni punti salienti lasciano impressioni profonde e denotano l’originalità e la portata del pensiero di James, considerato il Descartes degli Stati Uniti. Whitehead annoterà, in "Science and the modern world" che esistono per ogni svolta filosofica due figure chiave. La prima crea un nuovo modo di pensare la filosofia; la seconda costruisce un approccio sistematico e rende l'intuizione un sistema coerente di ragionamento. In quest'ottica è interessante pensare a James come all'iniziatore di quella "Process philosophy" che negli Stati Uniti continua a conoscere grande successo. 
La conferenza d’apertura, dal titolo “esiste la coscienza?” segna un primo punto di rottura nei confronti delle scuole classiche, Cartesiane e poi Kantiane, che dividono l’ontologia, tutto ciò che è, in oggetti mentali ed empirici, oppure in fenomeno e in noumeno. 
James presuppone un monismo di fondo, l’esistenza di una sola entità di base, la pura esperienza:
La mia tesi è che se cominciamo con l’ipotesi che esiste solo un’entità prima o materiale nel mondo, un’entità di cui tutto è composto, e se la chiamiamo “pura esperienza”, allora sapere può essere facilmente spiegato come un tipo particolare di relazione in cui possono entrare porzioni di pura esperienza. (ERE, pg. 4)
Per James la coscienza non è un’entità, ma una funzione, la funzione che assicura il sapere. La coscienza assicura che le cose, i fatti, non soltanto sono, ma sono conosciuti.
Tuttavia la coscienza non è una sostanza, non esiste in quanto tale. Il dualismo cartesiano sostanza-attributi, dove l’attributo rappresenta ciò che sappiamo delle sostanze, viene a cadere per essere rimpiazzato dall’esperienza, che è ed è conosciuta.
James ci fa notare che questa è una peculiarità di ogni esperienza, di poter essere sia soggetto che oggetto; è quindi possibile affermare che soltanto l’oggetto è primario, mentre il soggetto è un oggetto “visto in modo più complesso”.
La relazione tra il fatto di essere e di essere conosciuto, la coscienza, è a sua volta un’esperienza. Anche la coscienza è ed è conosciuta, in quanto l’io soggetto è cosciente della propria coscienza.
A sostegno della propria tesi, la sostanziale equivalenza di base tra pensiero e oggetto, James evidenzia come entrambi concernano entità simili, abbiano collocazione temporale e proprietà analoghe. La differenza risiede dunque solo nel rapporto alterno per cui l’oggetto è oppure è conosciuto, ma sempre dello stesso oggetto si tratta. 
Nel secondo saggio, “un mondo di pura esperienza”, James espone più chiaramente il suo punto di vista, enunciando esplicitamente il concetto di empirismo radicale
 
Per essere radicale, un empirismo non deve ammettere nella sua costruzione elementi che non siano direttamente sperimentati, né escludere elementi che siano direttamente sperimentati. Per una tale filosofia, i rapporti che connettono le esperienze devono essere relazioni sperimentate, ed ogni tipo di relazione sperimentata deve essere considerate “reale” come qualsiasi altra cosa nel sistema(ERE, pg. 42) 
James intende quindi una doppia implicazione per una filosofia che sia emprismo radicale
1)    che qualsiasi cosa si ammetta in filosofia debba essere esperienza
2)    che qualsiasi cosa sia sperimentata debba far parte della filosofia 
In tal senso esprime chiaro distacco rispetto all’approccio razionalistico in cui una descrizione è fatta in termini di deduzione e induzione logica. Le connessioni tra due esperienze non sono logica, ma a loro volta esperienza.
La relazione cognitiva tra conoscente e conosciuto, torna ad essere il cuore del dibattito. Per James Il conoscente e il conosciuto lungi dall’essere di natura diversa, sono i bordi, i limiti di un’unica esperienza, l’esperienza percettiva, e sono quindi a loro volta, nell’ottica dell’empirismo radicale ridotti a esperienza.
“La notion de conscience” è un saggio particolare. Innanzi tutto è redatto in francese, in contrapposizione al resto del libro in lingua inglese. Si tratta di una conferenza del 1905, esposta a Roma, in cui James, che evidentemente non conosceva l’italiano, presenta un riassunto delle proprie tesi.
In esso ritorna il problema della coscienza vista come soggetto in contrapposizione all’oggetto. James sottolinea il fatto che abbiamo continuamente esperienza dei nostri stati di coscienza, evidenzia le somiglianze tra pensiero e esperienza, proponendo quindi l’eliminazione della separazione tra soggetto e oggetto.
Pensiero e attualità sono fatti della stessa stoffa, che è la stoffa dell’esperienza in generale. (ERE pg. 216) 
Le 6 tesi con cui conclude la conferenza sono particolarmente esaustive nel riassumere il suo pensiero :
1)    La coscienza, così come la materia, non esiste.
2)    Ciò che esiste è la capacità che le parti di esperienza hanno di rapportarsi o di essere conosciute.
3)    Questa capacità si spiega con il fatto che certe esperienze possono essere collegate da un rapporto conoscente-conosciuto.
4)    Si può perfettamente definire questo ruolo senza uscire dall’esperienza stessa e senza invocare nessuna trascendenza.
5)    Le attribuzioni di tipo soggetto-oggetto hanno solo scopo pratico e di ordine funzionale e non ontologico
6)    Le cose e i pensieri non sono eterogenei, ma sono di una stessa stoffa, che possiamo chiamare esperienza.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
William James (New York 1842 – Chocorua 1910) è stato uno psicologo e filosofo statunitense.
È noto soprattutto per le sue tesi sul pragmatismo e sull’empirismo radicale. Tra i suoi rami di interesse si annovera anche la teologia cui ha contribuito con alcuni saggi di notevole rilevanza.
William James ha influenzato notevolmente i suoi contemporanei, ma ha anche avuto un ruolo centrale nello sviluppo del pensiero di filosofi inglesi e continentali, in particolare Henri Bergson e Alfred North Whitehead.
 
William James, “Saggi sull’emprismo radicale”, Longmans, Green and Co., New York, 1922, seconda edizione (prima edizione postuma 1912).
Prefazione a cura dell’editore Ralph Barton Perry, opera originale in inglese e francese, di vetusta e incartapecorita bellezza. 

Prima edizione
: “An essay concerning radical empiricism”, New York, 1912. Pubblicata postuma sulla base di alcune conferenze e di pubblicazioni raccolte da diverse riviste. 
Approfondimento in rete:
-         http://it.wikipedia.org/wiki/William_James il sito di wikipedia con l’elenco delle opere dell’autore
-         http://plato.stanford.edu/entries/james/ l’enciclopedia di Stanford con una biografia completa e alcune notizie sull’opera del filosofo.

Thomas Mueller      
Ottobre 2007
Pubblicato per lankelot.eu

la parte in grassetto corsivo è in corsivo nel testo
ISBN/EAN: 
0486430944

Commenti

Ave Thomas! Integrati i tags: Letteratura, Letteratura Americana (default per recensioni di libri di artisti e intellettuali statunitensi) e Saggistica Trattatistica.

buon dibattito
gf

Ecco perché cercavo di salvare e piantava. Stavamo modificando in due. Pensavo già di avere fatto un casino come la volta scorsa.
Grazie per i TAGS

(a posto. Domenica leggo & commento a dovere;) )

"1) La coscienza, così come la materia, non esiste."
mah.
tu condividi?

William James non ci dice che la coscienza non esiste tout court, ma che non è una entità primaria. In altre parole nega che il pensiero sia un'entità di natura diversa rispetto alla realtà percepita, emprica.
Io accetto l'ipotesi dell'emprismo radicale che nega l'esistenza di una sostanza "pensiero" e di una seconda e diversa sostanza "materia". Esistono probabilmente cose che non sono empiriche, come le proposizioni logiche, ma che non sono nemmeno pensiero, quindi comunque estranee al soggetto.

Uhm strana definizione di materia... credo di essere troppo grezzo per queste cose...

"Pubblicati separatamente su diverse riviste e soltanto postumi in forma di libro, si presentano piuttosto disomogenei; verso la conclusione alcuni capitoli hanno per lo più la forma di una risposta a dibattiti evidentemente avvenuti all?epoca. Non disponendo dei dibattiti in questione è pressoché impossibile comprenderne il significato."

> Peccato. La filologia, in questo caso, avrebbe avuto un peso fondamentale. Mancando la controparte, perdiamo buona parte del ragionamento. Impossibile rimediare?

"Tuttavia alcuni punti salienti lasciano impressioni profonde e denotano l?originalità e la portata del pensiero di James, considerato il Descartes degli Stati Uniti."

> Posso domandarti da chi, e in quali opere? (molto interessante)

"Per James Il conoscente e il conosciuto lungi dall?essere di natura diversa, sono i bordi, i limiti di un?unica esperienza, l?esperienza percettiva, e sono quindi a loro volta, nell?ottica dell?empirismo radicale ridotti a esperienza."

> Sin qua è tutto molto chiaro: articolo lucido e carico di informazioni. Ottimo.

"1) La coscienza, così come la materia, non esiste.
2) Ciò che esiste è la capacità che le parti di esperienza hanno di rapportarsi o di essere conosciute.
3) Questa capacità si spiega con il fatto che certe esperienze possono essere collegate da un rapporto conoscente-conosciuto.
4) Si può perfettamente definire questo ruolo senza uscire dall?esperienza stessa e senza invocare nessuna trascendenza.
5) Le attribuzioni di tipo soggetto-oggetto hanno solo scopo pratico e di ordine funzionale e non ontologico
6) Le cose e i pensieri non sono eterogenei, ma sono di una stessa stoffa, che possiamo chiamare esperienza."

> Schema finale estremamente utile.

Condivido le perplessità di Mat a proposito della coscienza.
Rinominarla "capacità di rapportarsi tra parti di esperienza" mi sembra una perifrasi, o un curioso eteronimo (complesso) :).
Solo questo.

Ave, e danke.
gf

7> Bentornato! La filologia aiuterebbe, ma sarebbe necessario un lavoro sul testo di lunga ricerca, il che esula dalle mie possibilità. James è un autore laterale per il mio lavoro.
Ho trovato un sito internet molto completo
http://www.des.emory.edu/mfp/james.html
che dovrebbe riportare notizie più esaustive sui contatti di James.
Altrimenti esistono diversi saggi, e studi sul suo pensiero; immagino però che sia meglio una ricerca internet che un mio consiglio, in quanto la mia biblioteca di riferimento è francofona.
8> Mi metti in crisi. L'ho letto da qualche parte, e pensavo all'inizio nella prefazione, ma non lo trovo. Ho anche spulciato il web, ma non trovo niente nemmeno lì. Mi viene il dubbio di essermi confuso. A meno che non lo abbia letto mentre spulciavo la biblioteca; nel qual caso non rintraccio più il riferimento.
Potrebbe essere Stengers, che ha studiato James e che ho letto, ma non vorrei scrivere stupidaggini.
10> Nell'ottica di un approccio originale al problema mente-corpo James e poi Whitehead sono davvero particolari. Whitehead annota (in Science and the modern world) che le grandi rivoluzioni concettuali in filosofia sono portate avanti da due autori, uno che pone le basi e l'altro che crea un sistema coerente di pensiero. Lui si riteneva il secondo protagonista, e vedeva in James l'iniziatore.
Certamente l'idea che la coscienza sia della stessa natura che l'esperienza è una provocazione, come sono provocazioni la maggior parte delle idee di James; e per niente mainstream.
Comunque ha avuto il suo piccolo successo, e credo che il dualismo cartesiano sia considerato superato in neuroscienze, anche grazie a questi lavori.

Chiarissimo:)
Grazie ancora per articolo, approfondimenti, suggestioni e tracce nuove. Pagina molto fertile.
Ben ritrovato.

11, 8. Se ritrovi il riferimento integralo, può essere importante sostegno;)

11, 10.
"Nell?ottica di un approccio originale al problema mente-corpo James e poi Whitehead sono davvero particolari. Whitehead annota (in Science and the modern world) che le grandi rivoluzioni concettuali in filosofia sono portate avanti da due autori, uno che pone le basi e l?altro che crea un sistema coerente di pensiero. Lui si riteneva il secondo protagonista, e vedeva in James l?iniziatore."

> Perché non integri questa analisi comparata nell'articolo, con relativi link alle tue pagine su NW? Potrebbe essere un ampliamento prezioso.

Ho integrato; in realtà nell'originale questo "articolo" era più lungo e comprendeva anche alcune mie riflessioni e annotazioni, in quanto scrivo sempre cose simili per i libri che leggo. Quando ho ridotto e pulito per lankelot ho tagliato i riferimenti a W.
Non metto i link; mi sembrerebbe un po' autoreferenziale, e i testi su W. non sono recensioni di libri, ma analisi di alcuni "temi" whiteheadiani. Non so quanto possano essere collegabili a James.

Aggiungo che, dato che con il nuovo innesto il collegamento Whitehead-James si fa forte, non è accettato da tutti questo ruolo di "influenza" da James verso W. Recentemente Stengers mi segnalava per corrispondenza che si tratta più di incontro che di influenza; quindi in questa scelta di analisi entra l'interpretazione personale, anche se credo motivata.

Potente. Ripristina la versione estesa per Lankelot, ci farà bene.

La versione estesa è anche una versione disastrata, non filtrata e scritta male. Quando riduco pulisco anche.
Piuttosto leggerò ancora James, e ne scriverò ancora qui.