Quando parliamo di trapianto di organi dobbiamo considerare che il medico ha due moral obbligation, cioè due doveri etici: il primo nei confronti del paziente ricevente, il secondo verso il donatore che diventa un paziente a sua volta.
Le procedure relative ai trapianti coinvolgono considerazioni esplicite ed implicite sui concetti di giustizia, autonomia ed utilità: se diamo per scontato che esistono problemi come la penuria di organi o meno organi rispetto alle esigenze dei pazienti in attesa, come possiamo bilanciare i vari aspetti?
Innanzitutto, consideriamo le modalità con cui avvengono i trapianti.
Possiamo prelevare gli organi:
In molti Paesi il sistema che permette di ottenere gli organi è strutturato e finanziato pubblicamente ed è fruibile da tutti: viene così perseguito il principio di giustizia (ogni persona deve ricevere quanto le spetta e i rischi e i benefici devono essere equamente distribuiti sulla popolazione); inoltre, in questo modo il paziente può ottenere il tipo di cura che vuole, rispettando il principio di autonomia (diritto alla scelta libera su ciò che concerne la propria vita, che permette di agire sulla base della decisione presa, ad esempio per accettare o rifiutare una cura o un esame diagnostico). Tuttavia nella pratica esistono delle limitazioni che riflettono la presenza anche di valori come l’utilità del trattamento e l’allocazione delle risorse.
I trapianti costituiscono una procedura estremamente costosa rispetto alle attuali tecniche chirurgiche: per fare un esempio, nel 1998 il costo stimato per un fegato era di 500000 euro – comprendenti spese relative all’onorario dei professionisti, mezzi di trasporto, strumentazione medica impiegata, affitto della sala operatoria etc – e di 10000 euro annuali per il trattamento farmacologico post trapianto.
Nei Paesi a sanità pubblica uno dei limiti posti per evitare costi eccessivi e garantire la qualità e la professionalità dell’intervento è quello di stabilire un certo numero di centri autorizzati e protocolli farmacologici che utilizzino farmaci selezionati. Nei civilissimi Stati Uniti esistono soltanto due strutture per il trapianto di fegato; il lato positivo è che questo serve per convogliare il maggior numero di materiale reperibile e renderlo immediatamente accessibile in caso di necessità, ma quando un organo diventa disponibile deve essere innestato in tempi brevi… come si possono coniugare la rapidità di intervento con l’immediato trasferimento del ricevente se esso si trova dall’altra parte del Paese?
Dei 70000 organi solidi trapiantati annualmente, 50000 sono reni e di questi interventi 1/3 viene eseguito in Stati a reddito medio-basso. Gli altri organi solidi trapiantati sono fegato (in crescita per via dell’aumentata incidenza di cirrosi epatiche da patologia alcoolemica), polmone, cuore, pancreas o una combinazione di questi – i cosiddetti “trapianti multiviscerali” sperimentati su bambini che nascono con difetti come l’atresia dell’intestino, hanno però un esito letale di solito nei primi tre mesi di vita - (WHO, World Health Organization, 2003).
Esistono dei criteri di valutazione clinica per stabilire l’idoneità del paziente:
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coesistenza di condizioni che collidono con le terapie da seguire nel postoperatorio, quali l’abuso di sostanza additive (droghe, alcool…) o comportamenti sociali promiscui
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l’età: ad esempio, non si trapianta il cuore di un ventenne a un sessantenne
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in alcuni Paesi, la rete di supporto extraospedaliera, le modalità di vita e il tipo di famiglia: in Canada il non avere un buon reddito o la garanzia di un sostegno familiare o psicologico determina automaticamente l’inserimento al fondo della lista
Lo stadio chiave resta la selezione del candidato, dato che ai pazienti che devono entrare in lista d’attesa devono essere assegnate specifiche priorità d’intervento.
Ci chiediamo: i criteri di selezione sono oggettivi?
Ovviamente il grado di necessità clinica e la possibilità di successo (attecchimento del tessuto) costituiscono i parametri fondamentali, ma questo implica che sono da considerarsi anche altri dati che non sono derivati dalla statistica, ad esempio perché un basso QI costituisce un fattore di esclusione?
I criteri di selezione non sono univoci:
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uso di caratteri psicosociali: la maggior parte dei programmi ne tiene conto anche se il peso dato è diverso a seconda del luogo o del tipo di organo
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gli ex criminali, coloro che sono in trattamento per malattie psichiatriche, i portatori di handicap gravi sono considerati persone che difficilmente possono seguire le procedure prescritte, secondo l’opinione medica, tant’è che in molti stati i soggetti Down finiscono in fondo alle liste o non entrano nemmeno.
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i centri che eseguono più trapianti accettano pazienti in condizioni peggiori perché il chirurgo che ha una maggior esperienza è più lucido e più consapevole di quello che sta per fare
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età: molti programmi hanno un limite di età, che non riflette prima di tutto un criterio clinico – per questo esiste uno screening a parte – ma piuttosto l’idea di utilità e di appropriatezza nell’uso di risorse scarse: è una sorta di legge non scritta, per cui chi è più giovane ha priorità rispetto a chi è più anziano
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intelligenza: il ritardo mentale (QI <70) è risultato essere una controindicazione assoluta nel 25,6% dei programmi di trapianti di cuore di tutti i centri del mondo…non sono abbastanza intelligenti, sono solo un peso per la società e chi si prende cura di loro?
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stili di vita: giusto per dirne qualcuno: peso, compliance dietetico/farmacologica, storia presente o passata di uso di alcool/droghe/sigarette (in Inghilterra i fumatori sono esclusi da tutti i tipi di trapianto, dalla dialisi, da interventi chirurgici importanti o rischiosi), accettazione della malattia, comprensione delle implicazioni del trapianto, responsabilità familiari
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congruità (o congruenza?-dubbio linguistico della Silvia) con le politiche del centro trapianti, poiché ogni struttura segue delle proprie linee guida
Abbiamo detto prima che gli organi sono pochi. Una volta che abbiamo selezionato i potenziali riceventi come facciamo a stabilire l’allocazione delle risorse, cioè a chi va cosa?
È abbastanza logico che ci deve essere proporzione tra le dimensioni dell’organo e quelle del ricevente: ad un bambino non si trapianterà il polmone di un trentenne. Allo stesso modo si deve tenere conto dell’istocompatibilità, cioè dell’insieme dei meccanismi di riconoscimento immunologico che permetteranno al ricevente di evitare il rigetto. In questo caso però ci sono delle limitazioni dovute a discriminazioni di tipo etnico e razziale, ad esempio gli afroamericani ricevono meno organi perché presentano una infinita variabilità genetica e le possibilità di trovare un donatore compatibile sono molto minori rispetto ai sardi, che essendo rimasti isolati per secoli hanno affinità genetiche spiccatamente maggiori.
Gli organi vitali (il riferimento è a cuore e polmoni, anche il fegato o il rene sono vitali ma nella scala di importanza vengono dopo) sono assegnati in modo prioritario ai più giovani “perché hanno tutta la vita davanti”. Gli altri fattori determinanti sono l’urgenza clinica e il luogo in cui si trova il paziente rispetto a dove si trova l’organo.
Resta sempre il problema principale: come si reperiscono gli organi?
Possiamo a grandi linee definire tre modalità:
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richiesta legale: è il classico consenso dato da firmare ai parenti al letto del moribondo
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richiesta di routine: il potenziale donatore ha scelto in vita attraverso l’uso del tesserino distribuito qualche anno fa dal SSN
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consenso presunto o silenzio/assenso: si assume che tutti siano favorevoli all’espianto a meno che non abbiano esplicitato in precedenza una volontà diversa
Gli americani (che sono sempre un pelo avanti) hanno escogitato altri metodi, per esempio il Sistema di Barter in cui le persone accettano di donare in cambio di benefici come sconti sull’assicurazione sanitaria e la sicurezza di poter ricevere organi in futuro qualora ne avessero bisogno o incentivi: i familiari dei donatori ottengono risarcimenti o il pagamento delle spese funebri, addirittura in alcuni casi i potenziali donatori accettano di donare prima della morte in modo che la famiglia possa ricevere subito soldi.
Altre soluzioni alternative che permettono di snellire le liste di attesa possono essere lo sviluppo dei trapianti da vivente, il che non significa che al povero tapino si strappa il cuore mentre è vivo e vegeto ma che è possibile espiantare parti di fegato o di polmone (due organi che proprio per la loro anatomia -sono divisi in lobi- si prestano ad essere resecati senza reliquare deficit funzionali) o un rene dal donatore mantenendo una buona qualità di vita -specie nel caso ci sia consanguineità- e lo sharing program, dove al paziente è permesso “avanzare di graduatoria” se trova qualcuno disposto a donare un organo a qualche altra persona in attesa.
Va da sé che quest’ultima idea è tutto fuorché etica ed ogni commento sarebbe superfluo.
Nel caso del trapianto da vivente il problema chiave è l’ottenimento del consenso informato e soprattutto fare in modo che il potenziale donatore sia del tutto consapevole della scelta che sta per compiere, per evitare decisioni prese sotto la spinta di impulsi emotivi e tentennamenti prima di entrare in sala operatoria.
Chi se lo può permettere compra l’organo che gli serve.
Non è una novità, lo sappiamo tutti e siamo consapevoli del fatto che è illegale nella maggior parte dei Paesi; quello che forse non sappiamo è che nel 2000 il 50% dei reni trapiantati proviene da donatori viventi (una cifra che diventa l’80% in quelle nazioni a reddito medio-basso) ed una buona percentuale di questi sono comprati illecitamente.
Io provo a mettermi un secondo nei panni di chi fa queste cose e provo a pensare in modo eticamente egoista: ognuno di noi agisce prevalentemente nel proprio interesse, se ad esempio sono in attesa di un organo posso fare di tutto per procurarmelo, lo pago e cerco di passare avanti nella lista di attesa oppure vado in cliniche estere senza preoccuparmi di sapere da dove arriva l’organo che un solerte chirurgo privo di scrupoli mi trapianterà. Non penso al traffico di organi, non mi interessa niente della persona che si è sacrificata per me, con i soldi che le ho dato potrà mantenersi per un bel po’, mi interessa solo di non morire. O di non far morire una persona a me cara.
Possiamo considerare etico il rischio associato al trattamento postoperatorio per le situazioni non necessarie alla sopravvivenza? (per esempio, trapianti di mano, di faccia).
Vi lascio con una domanda: nel caso del trapianto multiviscerale, considerate etico usare per una sola persona più organi che potrebbero essere utilizzati singolarmente per salvare più persone?
A voi la risposta.
Silvia Boarino, gennaio 2005
Potreste averlo già letto su Lankelot.com
Commenti
Siccome 9 volte su 10 quello che pubblico ha dei difetti di impaginazione (sebbene io con Firefox lo veda benissimo e perfettissimo) vi chiedo di dare un'occhiata e fare tutte le modifiche del caso :)
Grazie millerrime!
Il testo è pulito - sventolato a dx ogni tanto, ma personalmente non trovo sia un difetto. Vado a leggere ora...
"Possiamo considerare etico il rischio associato al trattamento postoperatorio per le situazioni non necessarie alla sopravvivenza? (per esempio, trapianti di mano, di faccia)".
> trapianto di faccia e trapianto di mano mi sembrano molto differenti o sto sbagliando? Nel caso: il primo, tendenzialmente, mi sembra non etico; il secondo comprensibile, in caso di gravi menomazioni.
"Vi lascio con una domanda: nel caso del trapianto multiviscerale, considerate etico usare per una sola persona più organi che potrebbero essere utilizzati singolarmente per salvare più persone?"
> se posso parlarti con franchezza, io vorrei scegliere chi salvare. Nel senso che non avrei la minima intenzione di donare organi a individui che potrei disprezzare per ragioni etiche (delinquenti di alto e basso livello: dai politici corrotti ai borseggiatori), ideologiche (individui intossicati dal marxismo e via dicendo), estetiche (appena alfabetizzati o analfabeti), politiche (elettori di Forza Italia, PDS, etc), etniche (niente alle etnie degli zingari, dai rom in avanti), e via dicendo.
Questo è il mio problema. Non vorrei salvare la vita di esistenze che disprezzo o detesto. Tutto qua.
Grazie per il tuo nuovo, chiaro e completo contributo. Non dubito che contribuirà a un ricco dibattito. La tua intelligenza ci onora.
"secondo l?opinione medica, tant?è che in molti stati i soggetti Down finiscono in fondo alle liste o non entrano nemmeno."
+ Se hanno maggiori possibilità di sprecare l'organo perché fisiologicamente meno solidi. Altrimenti la trovo una mostruosità: come se fossero persone di serie B, inaccettabile.
"intelligenza: il ritardo mentale (QI <70) è risultato essere una controindicazione assoluta nel 25,6% dei programmi di trapianti di cuore di tutti i centri del mondo?non sono abbastanza intelligenti, sono solo un peso per la società e chi si prende cura di loro?
stili di vita: giusto per dirne qualcuno: peso, compliance dietetico/farmacologica, storia presente o passata di uso di alcool/droghe/sigarette (in Inghilterra i fumatori sono esclusi da tutti i tipi di trapianto, dalla dialisi, da interventi chirurgici importanti o rischiosi), accettazione della malattia, comprensione delle implicazioni del trapianto, responsabilità familiari" + Idem come sopra: condivisibile solo se presentano maggiori complicazioni e perciò l'organo ha maggiori possibilità di sprecarsi. Ma che facciamo, eugenetica posticipata?
"consenso presunto o silenzio/assenso: si assume che tutti siano favorevoli all?espianto a meno che non abbiano esplicitato in precedenza una volontà diversa" + per quanto risolverebbe molte difficoltà non sono d'accordo. Deve essere un diritto, non un dovere, quindi deve essere scelto.
Accidenti Sporetta, che tema delicato e spinoso. Però complimenti per come lo hai trattato, e per le domande che poni. Fammi pensare: io ho il tesserino con cui ho dato il mio consenso all'espianto anni fa. Per ragioni mie personali ritengo che la donazione degli organi sia cosa buona e giusta, sperando sempre nell'onestà dei medici che eventualmente eseguissero su di me l'espianto e sempre per ragioni personali non mi interessa a chi possano andare perché non disprezzo nessuna esistenza umana. Conosco persone trapiantate, che hanno sofferto inferni personali nell'attesa di un organo, e conosco persone che purtroppo con il trapianto non hanno risolto nulla. Sull'eticità della tua ultima domanda non ho risposte. Credo che la scienza al servizio della vita (in tutte le sue forme) dovrebbe sempre ricordare che il principio creatore non le appartiene in nessun caso e dunque che ci sono dei limiti. Ma quali siano temo di non essere in grado di indicarlo. Per senso di giustizia ed equità sembrerebbe giusto pensare "un organo a persona" ma poi potrebbero darsi dei casi in cui tale principio cade... Grazie degli ottimi spunti per iniziare la settinmana :)))
"Io provo a mettermi un secondo nei panni di chi fa queste cose e provo a pensare in modo eticamente egoista: ognuno di noi agisce prevalentemente nel proprio interesse, se ad esempio sono in attesa di un organo posso fare di tutto per procurarmelo, lo pago e cerco di passare avanti nella lista di attesa oppure vado in cliniche estere senza preoccuparmi di sapere da dove arriva l?organo che un solerte chirurgo privo di scrupoli mi trapianterà. Non penso al traffico di organi, non mi interessa niente della persona che si è sacrificata per me, con i soldi che le ho dato potrà mantenersi per un bel po?, mi interessa solo di non morire. O di non far morire una persona a me cara." + la trovo una delle cose più abominevoli che si possano concepire. Questo sì che significa considerare il corpo umano come riserva di organi discount, non la scelta consapevole di salvare la vita dell'altro con generosità e rispetto per le parti interessate; e per chi soffre e per chi non ha più bisogno dell'involucro senza vita.
"Possiamo considerare etico il rischio associato al trattamento postoperatorio per le situazioni non necessarie alla sopravvivenza? (per esempio, trapianti di mano, di faccia)." + è molto difficile avere una posizione sempre valida in proposito. Però penso alla sofferenza di un uomo senza arto e forse sono più propenso verso la leggitimità. Il discorso estetico, come diceva Gianfranco, è diverso, anche se una vita degna di viverla a volte comporta anche non essere un obbrobrio o malformato fisicamente. Ogni caso penso sia soggettivo, condivisibile a seconda.
Riguardo al com. 9. "Credo che la scienza al servizio della vita (in tutte le sue forme) dovrebbe sempre ricordare che il principio creatore non le appartiene in nessun caso e dunque che ci sono dei limiti." + La scienza deve avere dei limiti, e devono essere quelli ritenuti giusti ed etici dall'uomo, ma non è assoluto che non possa estendere le sue possibilità in ogni situazione. Anche nella creazione, i limiti sono quelli dell'arbitrio umano e non di ipotetiche entità sovrumane non riconosciute reali da tutti. Il discorso religioso è e deve restare soggettivo, non assumere voce ecumenica che non gli appartiene.
é un tema che, come sapete, mi genera assai fastidio. sono contrario alla donazione di organi vitali nel caso della cosi detta morte cerebrale (la quale comporta comunque un cuore battente). più in generale, e questo è un parere personalissimo, odio qualsiasi tipo di manipolazione del corpo umano, dalla più stupida (le tette, ad esempio) alle più serie. Sono favorevole invece alla donazione del sangue (sono donatore), ma questo è un altro discorso. Trovo allucinante anche il discorso del silenzio-assenso, visto l'ignoranza che regna sull'argomento in questione. E poi è giusto che ognuno scelga in regime di piena chiarezza e autonomia.
Morale della favola: salvo improvvise folgorazioni o rovesci della sorte talmente gravi da inibire il mio principio etico (ma anche estetico), io non donerò mai nemmeno un unghia. Ma state tranquilli, non sarò cibo per i vermi. Mi farò cremare cosi che le mie ceneri vadano a visitare tutti quei posti che non avrò tempo di vedere in questa vita.
e se ne avessi bisogno tu, di un trapianto, Leon? o una persona a te cara? che fai: lasci tutto così come sta? sei molto coraggioso.
A me non sembra che il sistema di Barter dimostri che gli americani siano avanti rispetto a noi: anzi, ho trovato agghiacciante il fatto che ti diano incentivi o sconti sull'assicurazione sanitaria sulla base di una tua disponobilità a donare organi.
Grazie davvero, comunque, per questo interessante articolo.
Primo: grazie a ciascuno di voi, per aver letto, apprezzato e soprattutto commentato.
FRANCO: In realtà il trapianto di mano e quello di faccia non sono poi così dissimili, perchè si tratta dell'innesto di un organo o di un sistema atto a recuperare una perdita di funzione. Nel caso degli arti è più semplice (anche da visualizzare), parlando del volto dobbiamo considerare che potrebbe essere una cura per tutte le persone che restano sfigurate causa tumori della mandibola o altre ossa del viso o gravi ustioni. Si tratta comunque di operazioni di fine microchirurgia, che durano ore perchè bisogna ristabilire tutte le connessioni vascolari e nervose (per evitare necrosi dei tessuti e perdita di sensibilità) e richiedono una terapia immunosoppressiva massiccia per minimizzare al massimo il rischio di rigetto. Immagina di trapiantare un nuovo volto su un ragazzetto che è rimasto sfigurato da un incidente stradale e che il suo corpo rigetti l'organo: come medico, tu cosa fai? Gli devi rimuovere (in tempi molto brevi) quello che gli hai innestato e contemporaneamente trovare un nuovo donatore, perchè non lo puoi lasciare senza pelle.
Secondo me è una situazione molto problematica e molto rischiosa, non tanto in relazione agli aspetti tecnici quanto piuttosto all'aspetto psicologico e alla capacità di tolleranza ed accettazione del paziente. E se poi l'arto non funziona o non ha sufficiente sensibilità? O è troppo dissimile dal controlaterale?
Non sono favorevole al trapianto di organi non vitali per la sopravvivenza, tanto più che oggi sono disponibili protesi di ottima qualità e fattura che permettono di compiere quasi tutti i movimenti, anche quelli più fini.
ARPA: Il ritardo mentale spesso si associa ad altre malformazioni o difetti d'organo, si tratta di associazioni sindromiche. Ad esempio, la sindrome di Down si accompagna a difetti cardiaci e renali che molte volte finiscono con il decretare una perdita di funzione tale da richiedere un trapianto (soprattutto nel caso del cuore). Il problema di queste persone è che non hanno un'aspettativa di vita lunga, è un dato di fatto che vivano meno rispetto ai non affetti e raramente arrivano ai 50 anni di età ed in molti Paesi questo è un discriminante: si preferisce,a parità di altre condizioni, assegnare l'organo a chi ne potrà usufruire per più tempo possibile. Un po' come scegliere se dare un cuore ad un ragazzo di vent'anni o ad un uomo di 70. La ragione è sostanzialmente questa. E considerato che hanno appunto deficit multiorgano è altrettanto molto probabile che, per esempio, se vengono trapiantati di cuore sviluppino in breve tempo un'insufficienza renale e muoiano per questo motivo, rendendo così inutile il trapianto.
Gli altri discriminanti -stile di vita, supporto psicologico, storie di precedenti dipendenze- servono per stabilire se il potenziale ricevente sia o meno in grado di prendersi cura di se stesso e del suo nuovo organo; il postoperatorio richiede grandi attenzioni, un notevole impegno soprattutto dal punto di vista farmacologico: molti farmaci da prendere con determinati dosaggi a determinate ore, profilassi vacciniche, dieta particolare... insomma, è un lavoro a tempo pieno! Tu preferiresti trapiantare un fegato ad un ex-tossicodipendente che scambiando siringhe ha contratto un'epatite degenerata in cirrosi e carcinoma o ad una signora che ne ha bisogno per lo stesso motivo ma ha contratto l'epatite in un altro modo?
?consenso presunto o silenzio/assenso: si assume che tutti siano favorevoli all?espianto a meno che non abbiano esplicitato in precedenza una volontà diversa? + per quanto risolverebbe molte difficoltà non sono d?accordo. Deve essere un diritto, non un dovere, quindi deve essere scelto.
Su questo sono d'accordo con te.
X EMMA - Sai, nella vita non si può mai dire. La paura razionale e cosciente della morte (figlia del nostro tempo) può offuscare. Pertanto, una risposta assoluta non te la posso dare, essendo anche io figlio del tempo ingrato. Una cosa, però, te la posso affermare con ragionevole sicurezza: ho detto a mia madre, mio padre e mio fratello, che in caso di necessità (e possibilità), qualora io sia privo di coscienza, non voglio essere trapiantato di organi vitali, nemmeno se questi ultimi sono utili a salvarmi la vita. Non è un atteggiamento coragggioso, è solo coerente con la mia visione etico-estetica di questa vita. Per le prossime non so dirti.
EMMA: La mia osservazione sugli americani era ironica. Non ho rispetto per un popolo che chiama pace quello che tutto il resto del mondo chiama guerra :)
rispetto quello che dici, Leon, però la mia esperienza personale mi fa pensare che quel "mistero d'iniquità" che è la malattia - la lenta malattia, quella che corrode non solo il corpo ma anche l'anima, che inquina i tuoi pensieri anche oltre la guarigione - non sia da guardare con una sorta di compiacimento alla morte, o anche solo al dolore.
Il dolore corrompe anche gli spiriti più forti e credo che meriti, e lo dico davvero senza retorica e anzi un po' vergognosa, la compassione più grande, sia esso provato da zingari, o malati di aids (mi pare che anche per loro ci sia reticenza al trapianto) o quanti altri l'etica ufficiale o una personale moralità censoria considerino meno degni di cura.
(rapidamente: solo per dire che parlavo a titolo personale. Ossia: i miei organi non vorrei andassero a. E via dicendo. lungi da me voler assolutizzare, massimo rispetto per il dolore di ogni essere umano. Soltanto, non voglio curare ogni essere umano con i miei organi. mi sembra legittimo)
Non mi ero mai fermata a riflettere sui criteri che regolano le liste d'attesa per i trapianti. Onestamente, se fossi costretta a fare graduatorie, anch'io prediligerei un giovane ad un anziano, però trovo davvero spietato tener conto del QI, è quasi come voler stabilire un sistema meritocratico che ha sì una sua logica, ma secondo il mio parere, difetta quanto ad etica. Non sono un medico e ne capisco davvero pochissimo per poter rispondere alla domanda in chiusura. Il parere personale è che sarebbe preferibile salvare più malati, per diversi motivi: anzitutto perchè credo che le possibilità di successo di singoli trapianti siano maggiori rispetto al trapianto multiviscerale, poi per una sorta di legge della distribuzione.
Quanto all'atteggiamento verso la donazione, sono tra quelli che darebbero la cosa addirittura per scontata. Il mio corpo dopo la morte non è più mio, sarei contenta ne facessero il miglior uso possibile. Naturalmente per una sorta di idealismo, mi piacerebbe che i miei organi servissero a ridar vita a personcine a modo, ma non spetta a me giudicare e son ben felice di potermi disinteressare degli eventuali destinatari. Niente pensieri nell'aldilà.
Grande Spora! Ben tornata.
Qualche riflessione così, di getto: eticamente questo è un problema che può essere discusso solo in chiave utilitarista.
Non sono un utilitarista, ma in questa chiave mi sembra che considerazioni di età, di comportamento sociale o di intelligenza siano completamente legittimate. Non si pensa solo a chi salvare ma anche (e soprattutto) al beneficio che la società trae dalla persona salvata. Insisto sul personale: non sono utilitarista.
Dal mio punto di vista: La questione di un Q.I.
Ho perso misteriosamente un pezzo di messaggio.
E Franco. Ribadisco. Discrimanere chi è analfabeta è puro e semplice razzismo. Già sono sfigati, vivono in condizioni inumane, fanno la fame, si beccano di tutto dalle cavallette alla malaria.
Discriminarli in questo modo è vergognoso.
Per quanto mi riguarda, il fatto che esistano analfabeti o appena alfabetizzati in Italia nel 2006 è vergognoso. E non vedo condizioni inumane, con rare eccezioni. Inumana è la loro condotta. Parlo della nazione in cui vivo, non del mondo. Qui non c'è la malaria.
Le cavallette sono loro.
Non ci siamo capiti. Anlfabeti per me (e ho ragione per un buon 99%) sono abitanti di africa, asia. In Italia il problema mi sembra marginale.
Ah. Eppure ti dico: non è affatto marginale.
Per quali ragioni? Mancanza di accesso all'istruzione? Emigrati come quelli che lavorano nei campi in Puglia?
Se la mancanza di alfabetizzazione è semplice parassitaggio sociale, mancanza di impegno, menefreghismo, allora il disprezzo è condiviso. Le ragioni sono parassitaggio e menefreghismo però.
No, no. Possono accedere all'istruzione. Sono italianissimi.
Le ragioni sono: parassitaggio, menefreghismo, a-cultura, dedizione al guadagno e al benessere, devozione catodica, estraneità alla lettura (includo "televideo"), avidità.
Non darei niente a quella gente. Per nessuna ragione.
In generale, non intendo comunicare con piante umane. Non sono comunista e non sono cattolico. Sono un essere umano in grado di compatire il dolore ma non l'ignoranza, quando è stata scelta e professata e difesa con orgoglio. Quella gente, per quanto mi riguarda, può serenamente crepare con le sue piccole e medie attività o imprese. Non sono un buon esempio, a breve qualcuno mi darà del nazista, torno alla mia ricerca sul linguaggio:)
(insomma: bandendo le particolarità del mio discorso, io dico donazione sì ma con precisa selezione dei destinatari. Sulla base di criteri individuali, stabiliti mentre il potenziale donatore è in vita. E si sarà intuito che non sto avallando l'eugenetica).
> No, no. Possono accedere all?istruzione. Sono italianissimi.
Le ragioni sono: parassitaggio, menefreghismo, a-cultura, dedizione al guadagno e al benessere, devozione catodica, estraneità alla lettura (includo ?televideo?), avidità.
Nulla a che vedere con etnie o altro. L'eugenetica è argomento dibattibile, non per forza solo negativa. Mi piacerebbe vedere un articoletto di Mat, ma si fa desiderare.
Riferito al 16.: Ricordavo e credevo di sapere vagamente i problemi caridovascolari dei ragazzi affetti da Down, e di diverse possibili problemi insiti in altre forme di ritardo mentale. In questo caso la persona, anche Down, rientra in un calcolo utilitarista, come diceva Thomas, di economia ottimizzata riferita come a qualsiasi altra persona. In questo caso può essere accettata come selezione crudele ma meno ingiusta. Però vai a spiegarlo ad una famiglia con un figlio Down che i suoi 40 anni di vita sono meno importanti dei 70 di un ragazzo sano. Il parallelo tra anziani e giovani credo sia equivocato proprio perché un ragazzo Down è giovane, non ha vissuto la sua vita, come qualsiasi altro ragazzo.
Per quanto invece comporta una selezione di ordine culturale, secondo il grado di analfabetismo, non sono d'accordo. L'ignoranza può essere una colpa. Ma non sempre. E non è semplice accertarlo. In ogni caso, se figlia di menefreghismo, egoismo, superficialità, non dovrebbe comportare una pena come quella di morte. (Allo stesso modo anche la mia è una opinione del tutto personale).
Sull'etnia zingara vorrei esprime modicamente il mio parere: va da sé che provocano, quasi a tutti, fastidio, a volte irritazione e in altri casi rabbia. Ma dobbiamo concedere loro che il nostro è puro pregiudizio: quanti di noi conoscono uno zingaro, di persona? Basta l'elemento della loro non omologazione con il nostro sistema, a renderli colpevoli di mistificazioni e giudizi estesi ad un'intero popolo? Non li conosciamo perché loro non lo vogliono. E con ciò? Quel che non si conosce deve essere dominato nei giudizi da paura e intolleranza? Non sono obbligati a pensarla e agire come noi. Non posso credere che una cultura millenaria abbia come ricchezza acquisita dal tempo e dalla storia così peculiare solo l'abitudine al furto e alle delinquere. Il fatto è che noi non sappiamo nulla degli zingari, e quel poco che sappiamo sono le cronache dei giornali che evidenziano a chiari titoli "uno zingaro ha rubato quello" "uno zingaro schiavizzava il figlio" "uno zingaro spacciava droga, vendeva armi, contrabbandava ecc." così come prima (e adesso meno) si diceva "un siciliano picchia la moglie" "un sardo spara a tizio" "albanese accoltella quell'altro"; perché non sento mai "milanese giovane delinquente stupra minorenne" "romano fa irruzione in una banca e ruba l'incasso" "torinese uccide vecchia per rubarle la pensione" Queste cose non accadono anche tra noi? No, succedono eccome; e con l'aggravante che non abbiamo dalla nostra la violenza insita nella povertà e indigenza. Andiamo a vedere nelle carceri, chiediamo alla polizia quanti zingari sono implicati in illeciti, rispetto all'insieme della loro popolazione, e allora potremo offrire elementi seri al dibattito. Il resto mi sembra timore e disprezzo intrisecamente borghese e direttamente estetico. Ma esistono infinite estetiche, spero. Senza seri dati è pregiudizio, e questo è sempre aggressione ad ogni diversità.
"Per quanto invece comporta una selezione di ordine culturale, secondo il grado di analfabetismo, non sono d?accordo. L?ignoranza può essere una colpa. Ma non sempre. E non è semplice accertarlo. In ogni caso, se figlia di menefreghismo, egoismo, superficialità, non dovrebbe comportare una pena come quella di morte. (Allo stesso modo anche la mia è una opinione del tutto personale)."
Sottoscrivo e approvo in pieno.
La selezione deve essere motivata: ci devono essere dei criteri precisi, inequivocabili, inappellabili che giustifichino -in parole povere- il fatto che gli organi disponibili siano di gran lunga in numero inferiore rispetto alle richieste. Perciò, bisogna attribuirli alle persone "che se li meritano di più", che sapranno prendersi meglio cura dell'organo trapiantato.
Insomma: potremmo andare avanti per ore a parlarne.
Io per oggi non dico più niente. Ci ritorno su domani.
Vedo che il discorso ha preso una piega un po' sgradevole. io capisco Franco, anch'io provo estremo disgusto per l'ignoranza, ma già il discorso del "cambio pezzi" è fastidioso, figuriamoci quindi se fatto secondo criteri di selezione. E aggiungo, peggio ancora quelli di selezione naturale, li capisco e li approvo ancora meno. L'estrema abberazzione è privilegiare un sano ad un portatore di handicap. questo è darwinismo spinto, francamente inaccettabile. Vomitevole e disgustoso.
Una parola sugli zingari, esulando dal tema: può essere giusto cercare di comprendere solo se si integrano. Chiunque viene ospitato deve rispettare le consutudini scritte e non scritte di chi lo ospita. e gli zingari non lo fanno.
Mi sa che uno zingaro down senza licenza media in questo sito verrebbe smembrato.
Ragazzi, restiamo sul tema.
Chiedo venia per il mio estremismo, e per il non nascosto odio etnico nei confronti delle etnie zingare. Mi spiace, perdonatemi se non mi capite. So che chi vive a Roma non può non essere dalla mia parte contro quelle bestie, ma lasciamo stare; è difficile e io non voglio fare campagne contro rom, sinti e via dicendo. Non ora e non qui. Restiamo sul tema dei trapianti.
Dire che gli zingari non rispettano la legge è un pregiudizio. Quanti sono gli zingari? Quanti delinquenti? Per sensazioni anch'io direi l'80%, ma senza nessuna base che non sia la loro cattiva fama. I catari nel mediervo erano accusati di cannibalismo sui bambini, satanismo e incesto. La soluzione era che non erano integrati, per scelta, e pur rispettando le regole della morale universale insita nell'uomo - lo dimostra il fatto che storicamente non è esistita civiltà dove il furto al suo interno era lecito, o lo stupro, o l'assassinio. Solo in tempi di guerra e altri luoghi limite -, non volevano mischiarsi con la cultura predominante. E questo porta diffidenza e paura e accuse, sempre senza uno studio di responsabilità serio al riguardo. Le minoranze diverse sono da sempre condannate e viene dato per scontato ogni genere di storture. Ma i dati, i fatti, le prove?
Oppure generalizziamo, semplicemente: ladri e profittatori di bambini. "Zingaro" diventa una etichetta, un sinonimo di "deviato", e continuiamo a pensarla senza saper approfondire.
Léon, tu mi insegni che esistono tanti generi di eticità possibili e valori diversi nella vita di ognuno. Nessuno è assoluto, perfetto, sempre auspicabile perché superiore. Non esistono civiltà superiori o inferiori, solo diverse e con priorità morali e etiche e di costume diverso. Sta a chi osserva guardare oltre le sue proprie apparenze culturali e vedere al di là della matrice personale.
Ti prego, Arpa. Ti prego. Non qui e non in calce a un pezzo sui trapianti. Degli zingari e sugli zingari posso scriverti migliaia di pagine. Ma ti prego contestualizziamole, e nelle settimane a venire. Non ora.
Tengo solo a dirti che chi è costretto a ospitare migliaia di zingari nella sua città sa bene che sporca gente sia. E quanto andrebbe lavata a dovere ogni loro irresponsabile e asociale e infame malefatta. Guarda, non sai che bestie sono.
Scusa Gianfrà, non ho letto per tempo il tuo richiamo al tema. Nessuno giudica nessuno, solo scambi di opinioni personalissime. Detto questo, ritorniamo al tema, anch'esso però non certo leggerino.
Franchi, per piacere. Questo tono non si addice alla tua intelligenza.
Lo so. Ma mi hanno stancato. Lavoro dove loro "lavorano" tutti i giorni. e non ne posso più.
Sono diverse volte che evito di mettere le mani addosso ai quindicenni che mandano in giro, a rubare a romani e turisti, come niente fosse. Sta diventando difficile.
Si, Arpa, giusto. Non discuto questo. Se ti riferisci agli zingari contesto prioritariamente il loro non volersi integrare (da educatore, il loro non mandare a scuola i figli). Se invece ti riferisci al discorso sui trapianti, posso dirti che rispetto tutto, pur non condividendo. L'unica cosa che veramente mi disturba sarebbe un privilegio dei sani sui down (per capirci), e selezioni simili.
Io non mi sento intollerante. Mi stanno trasformando in un tenente delle SS. Dico solo questo. Luca, pardon, ma dovresti vedere ogni giorno quel che vedo io in pausa pranzo.
Tra l'altro sono immerso tra minestrone, vino rosso e pupa e secchioni il meglio di. Avanti con gli scheletri dell'armadio, va'.