Autore:
Georgescu-Roegen Nicholas
Quest’opera di Nicholas Georgescu-Roegen, considerata principale contributo del noto economista alla filosofia e all’economia, è un libro dalla storia travagliata. Più citato che letto, spesso menzionato di passaggio e raramente capito, mai tradotto dall’inglese (né in italiano, né in francese) è tuttavia un libro che ha scavato una traccia profonda nel pensiero economico e filosofico...
Quest’opera di Nicholas Georgescu-Roegen, considerata principale contributo del noto economista alla filosofia e all’economia, è un libro dalla storia travagliata.
Più citato che letto, spesso menzionato di passaggio e raramente capito, mai tradotto dall’inglese (né in italiano, né in francese) è tuttavia un libro che ha scavato una traccia profonda nel pensiero economico e filosofico moderno.
Con The entropy law and the economic process nasce infatti una teoria economica destinata ad un ruolo di famosa “spina nel fianco” dell’economia moderna; per la prima volta un economista illustra i punti chiave di quella che è oggi comunemente nota come teoria della decrescita.
L’idea chiave da cui Georgescu-Roegen prende spunto è che una teoria economica non può prescindere da considerazioni di carattere scientifico e in particolare dal confronto con la scienza fisica.
Di tutte le teorie fisiche quella che ha maggiormente influenzato il pensiero extra scientifico è certamente la meccanica.
Soltanto cent’anni separano la scoperta delle leggi di Newton dal determinismo laplaciano. Cento anni in cui una ad una, tutte le forme di sapere sono state influenzate e rivisitate in un’ottica meccanicistica. Non è quasi più possibile trovare una scienza, umana o esatta, che prescinda dall’uso e dal sogno di una formalizzazione simile a quella delle leggi della meccanica.
Georgescu Roegen non nega l’importanza e l’utilità della meccanica; ne mette invece in dubbio l’universalità. In particolare attacca l’idea secondo la quale in economia sia possibile applicare leggi simili a quelle della meccanica newtoniana, per le quali dato un sistema e le sue condizioni iniziali è possibile predire in modo certo ed esatto lo stato passato presente e futuro del sistema in questione.
Georgescu-Roegen ci ricorda che questo sogno, il perfetto determinismo laplaciano, è stato abbandonato gradualmente in fisica. In particolare, la rivoluzione che ha soppiantato la descrizione meccanicistica, ad opera di Ludwig Boltzmann, è stata la termodinamica.
La nozione più importante che invalida una descrizione meccanicistica rigida è l’idea di entropia: l’entropia è una variabile macroscopica che descrive “i possibili stati di un sistema”.
L’immagine classica è quella di un gas chiuso in una mezza scatola: all’apertura dell’intera scatola il gas occupa tutto lo spazio disponibile e il numero di “stati del sistema” aumenta vertiginosamente. In nessun caso il gas tornerà spontaneamente ad occupare soltanto mezza scatola: l’evoluzione segue un’unica direzione ed è irreversibile.
L’idea chiave dell’entropia è però più generale: se associamo (abbastanza naturalmente) il numero di stati in cui un sistema può trovarsi, con il disordine di questo sistema, abbiamo allora l’immagine comune per cui l’entropia indica il grado di disordine di un sistema. In questo senso appare lampante che il cubo in cui le particelle occupano tutto lo spazio disponibile è “più disordinato” di quello in cui occupano solo metà del volume.
Goergescu-Roegen introduce precisamente questa novità nella descrizione di un processo economico: l’entropia.
[…] the relationship between the economic process and the Entropy law is only an aspect of a more general fact, namely, that this law is the basis of the economy of life at all levels. (pg.4)
Introdurre l’entropia nel processo economico significa introdurre un’irreversibilità di fondo: significa introdurre un concetto di Tempo (la maiuscola è di Roegen) distinto dal tempo fisico per la sua intrinseca obbedienza ad una legge evolutiva, quella che da uno stato ordinato porta verso uno stato disordinato.
Le ragioni di questa irreversibilità del processo economico, nel quale della materia prima è trasformata attraverso un processo di lavorazione in bene di consumo, è da ricercarsi nel rapporto tra la parte (la materia prima che si trasforma) e il tutto (da cui la materia prima proviene).
Bisogna a questo punto capire cosa si intende con processo evolutivo. Epuriamo la terminologia da qualsiasi giudizio morale o qualitativo: un processo evolutivo non è assolutamente un cambiamento dal peggio verso il meglio, o dal meglio verso il peggio. Considerazioni di carattere morale o etico sono fuori luogo: un processo evolutivo è soltanto un cambiamento unidirezionale. È un mutare di un sistema da uno stato 1 ad uno stato 2 che esclude la possibilità di un ritorno alla situazione 1. In questo senso possiamo facilmente immaginare l’evoluzione darwiniana come un esempio di processo evolutivo (difficilmente immaginiamo l’ecosistema ritornare a popolarsi di dinosauri), ma anche il degradarsi di un oggetto nel tempo (un cucchiaio che arrugginisce) è un sistema evolutivo.
L’evoluzione è soltanto da intendersi come un cambiamento spontaneo da uno stato meno probabile ad uno più probabile. Il gas nella scatola si adatta alla nuova situazione (più spazio) e colonizza il nuovo spazio. Non tornerà mai più indietro. Allo stesso modo una cellula evolve e si adatta, diventa un virus e parassita i suoi simili. Non tornerà mai indietro; il nuovo spazio, rappresentato dalla possibilità di parassitare un vivente che prima non esisteva è stato occupato e l’evoluzione non tornerà più allo stato di partenza.
Georgescu Roegen ci ricorda un fatto importante, e cioè che questo stato di cose non può essere descritto come un comportamento meccanico:
[…] no system of equations can describe the development of an evolutionary process (pg. 17)
Nessun sistema evolutivo può essere descritto con delle equazioni; e questo per ottime ragioni. Un sistema evolutivo è intimamente caotico. Non è stabile. Non è in equilibrio.
Dimentichiamoci i documentari animalisti e gli occhioni di Bambi; i sistemi evolutivi sono sistemi fortemente fuori equilibrio, caratterizzati da un’instabilità latente. È proprio questa instabilità, il continuo cambiare delle condizioni quadro in cui il sistema si trova, che gli permettono di evolvere.
È come se la nostra scatola continuasse a deformarsi e deteriorarsi; un’immagine facile da accettare, poiché un recipiente pieno di gas, lasciato riposare sul tavolo di un polveroso laboratorio, va incontro proprio a questo destino: si deteriora, si rovina e alla fine si sfascia. È l’ineluttabile destino di qualsiasi sistema evolutivo, l’evoluzione verso un sempre maggiore disordine.
Difficilmente immaginiamo la scatola ritornare lucida e nuova, a meno di un intervento esterno.
Il processo economico, ci dice Georgescu-Roegen, è caratterizzato dalla trasformazione di un sistema con bassa entropia, in un sistema con entropia elevata. In altre parole, è un sistema evolutivo, in cui delle risorse sono sfruttate in modo irreversibile. Del metallo è usato per fabbricare un coltello; un coltello viene usato, lavato, affilato, deteriorato. Arrugginisce. Viene gettato, oppure pulito e lucidato. Riaffilato. Poco importa; una parte di quel cucchiaio, almeno quella parte che è andata persa in ruggine e affilatura è perso per sempre. Niente e nessuno potrà riportare l’oggetto coltello al suo stato originale.
Since the economic process materially consists of a transformation of low entropy into high entropy, i. e., into waste, and since this transformation is irrevocable, natural resources must necessarily represent one part of the notion of economic value. (pg. 18)
Non trovo modo di essere più esplicito delle parole stesse dell’autore: le risorse naturali devono necessariamente rappresentare una parte della nozione di valore economico. Sic et simpliciter.
Il filo sottile che tiene unito il ragionamento meramente economico con quello filosofico e fisico è la seconda legge della termodinamica
The entropy of the universe moves toward a maximum (pg. 129)
secondo Roegen, l’unico chiaro esempio di una legge evolutiva, una legge che definisce univocamente una freccia del Tempo.
Il Tempo è per Roegen un fatto assolutamente soggettivo; il passaggio degli avvenimenti attraverso la coscienza definisce il Tempo. Il fatto che esista una legge che ne impone in modo assoluto la direzione implica un rapporto unidirezionale tra l’individuo, al centro del processo economico, e il processo in questione.
In conclusione si arriva dunque all’analisi puramente economica del rapporto tra l’uomo e il suo ambiente: si evidenzia esplicitamente il rapporto tra valore economico e entropia.
La termodinamica, ci dice Roegen, è prima facie una scienza fisica del valore economico (prima facie, thermodynamics is largely a science of economic value, pg.276) in cui la funzione entropica è direttamente correlata con il valore di una merce.
Bassa entropia significa alto valore economico – alta entropia basso valore.
Roegen ci ricorda che
The primary object of economic activity is the self-preservation of the human species.(pg. 277)
E che
A given amount of low entropy can be used by us only once
Dunque abbiamo le due chiavi di volta del principio su cui si basa la decrescita. Il valore economico viene deteriorato dall’uso, si tratti di oggetti fisici, di energia, di beni più complessi, il principio resta sempre il medesimo. L’uso di una quantità di entropia è definitivo, irreversibile, unico.
Non possiamo bruciare lo stesso pezzo di carbone cento volte, non possiamo usare lo stesso coltello diecimila anni. Possiamo riutilizzare soltanto una parte del materiale, quella che non abbiamo completamente degradato; ma un processo è intimamente irreversibile e qualsiasi operazione economica trasforma un certo quantitativo di bassa entropia in alta entropia.
Questo consumo dovrebbe entrare nel processo economico ed essere considerato da esso. Roegen sfata il mito dell’eterna circolarità:
The economic process is not circular, but unidirectional (pg. 281)
Persino il riciclo, il riutilizzo, non possono prescindere da questa regola universale; è una legge fisica. Non si scappa.
In conclusione Roegen propone una brillante critica della teoria economica marxista, con particolare riferimento al rapporto uomo-natura, rispetto a quello animale-natura. (Mi sbaglierò: il nome non appare mai al contrario di quelli di molti altri economisti e filosofi, ma in questo capitolo un lettore attento vede affiorare l’ombra di Max Stirner).
Le conclusioni sono tutte volte a evidenziare l’ineluttabilità del destino dell’uomo nel processo economico e l’impossibilità di arrestare un processo irreversibile, il progressivo degrado delle risorse disponibili attraverso lo sfruttamento economico.
L’unica soluzione sembra essere rappresentata, secondo Roegen, dall’introduzione di un peso economico non soltanto del plusvalore produttivo, ma anche di quella componente della risorsa deterioratasi in seguito al suo passaggio attraverso il processo produttivo.
L’opera di Georgescu-Roegen resta un esempio illuminante di grande scienza e grande filosofia, organica e mostruosamente complessa. I numerosissimi rimandi, citazioni, allusioni, i lunghi capitoli con digressioni su vari fronti, filosofici, etici, politici, ne fanno una delle opere più articolate e duttili del secondo novecento. Uno scenario sicuramente inquietante, ma anche imprescindibile. Da leggere assolutamente.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Nicholas Georgescu-Roegen (Constanta, Romania 1906 - Nashville, Tennessee, U.S.A. 1994), economista, matematico, filosofo rumeno.
Nicholas Georgescu-Roegen, “The entropy law and the economic process”, Harvard university press, London, prima ed. 1971, quarta edizione 1981.
Non esistono traduzioni italiane né francesi. Per la sua complessità è un testo di difficile accesso. Si consigliano pazienza, ampie ricerche bibliografiche e buone conoscenze in filosofia e in matematica (o almeno in una delle due). Lo sforzo sarà ben ricompensato.
Thomas Michael Mueller. Pubblicato per lankelot 13.11.2007
Commenti
Ultima lettura: intensa ma grandiosa. Recensione dedicata a Federico e Arpa, che riconosceranno alcuni spunti.
uno spunto almeno lo riconosco anch'io
"Dimentichiamoci i documentari animalisti e gli occhioni di Bambi; i sistemi evolutivi sono sistemi fortemente fuori equilibrio, caratterizzati da un?instabilità latente."
bene bravo
"The entropy of the universe moves toward a maximum (pg. 129)"
e qui la grande, unica obiezione. non si sta parlando dell'universo, si sta parlando della terra.
differenza: al contrario dell'universo la Terra riceve un flusso costante di energia dal sole. non è quindi un sistema chiuso. quindi non è soggetta alla legge enuenciata. quindi l'intera teoria non è applicabile.
la Terra può avere un quilibrio economico purché non superi in consumi l'energia fornita.
riprendiamo una barbarizzazione del primo concetto della termodinamica. nulla si crea e nulla si distrugge. la chimica è attualmente in grado di ricilare qualunque cosa se si è disposti a pagare il prezzo energerico. quindi...
oh bel pezzo comunque
Prima di tutto complimenti per la chiarezza nell'esposizione di un tema non proprio di "largo consumo" (ci hai abituati, d'accordo...). Sostanzialmente l'idea base mi convince, e spero di non dire una scemenza se capisco che l'irreversibilità nei processi economici è data dal fatto che il "sistema" in cui si attuano non è stabile come la scatola del gas dell'esempio.
"i sistemi evolutivi sono sistemi fortemente fuori equilibrio, caratterizzati da un?instabilità latente. È proprio questa instabilità, il continuo cambiare delle condizioni quadro in cui il sistema si trova, che gli permettono di evolvere."
pensando alle variabili (perfino casuali) in cui un processo economico si sviluppa, non posso non concordare con l'idea che esso sia anche irreversibile e destinato comunque a un'evoluzione.
Ho colto correttamente? (se no, la colpa comunque è solo mia!!!!!)
La questione è più sottile; Georgescu-Roegen spiega molto bene che il sole è l'unico apporto in energia che arrivi alla terra, e che questo ne fà un sistema aperto in grado di rappresentare una parziale eccezione al problema teromodinamico. Allo stesso tempo la quantità di energia diponibile pro-capite è ridicolmente bassa e tutto il discorso di Roegen è basato sul fatto che l'economia produce beni di consumo - lusso, aumentando l'entropia. Come spiego nel testo, la chiave di volta è nell'inserimento di questo fattore di consumo nascosto, un consumo di entropia, nel processo economico.
In modo un po' più generale, la legge dice che l'entropia aumenta sempre e comunque; se tu utilizzi la chimica come dici, per ovviare al deterioramento del cucchiaio devi investire una quantità di entropia sempre e comunque maggiore di quella tolta al cucchiaio risanato. Se il tuo cucchiaio è abbastanza degradato, il csto in entropia per risanarlo diventa rapidamente proibitivo; come ogni sistema caotico aumenta esponenzialmente il proprio "disordine". Dunque anche il riciclo ha significato solo entro limiti ristretti.
Infine non va dimenticato che anche il sole non è una fonte inesauribile; può essere sfruttato solo entro limiti molto ristretti. La richiesta in energia del sistema uomo-ambiente è comunque superiore in questo momento a quanto fornito; questo perché l'uomo non usa come gli altri animali "parti di se" per soddisfare le proprie necessità, ma ha bisogno del processo economico, inevitabilmente dispensioso in entropia.
5> Ci hai preso; ricordo che avevi parlato una volta di un libro sulla decrescita che ti aveva lasciato parecchio perplessa.
Questo è davvero valido, te lo consiglio.
Noto adesso: i link per l'acquisto non funzionano. Ho copiato il no. IBS dal libro, ma suppongo che il problema sia che non esite la versione italiana
hem, mi sa che ce l'ho perfino lì da me... ma non credo di farcela ad affrontare in un sol colpo tema e lingua :))) possibile che nessuno pensi di tradurlo???
Il problema di una traduzione è trovare qualcuno che lo capisca; in generale se ti va bene riesci a leggerne una metà. Due terzi se hai una formazione molto eclettica. Io ad esempio ho dovuto saltare due capitoli sulla teoria economica kynesiana (credo), non ne capivo veramente nulla. E le appendici in conclusione non le ho nemmeno guardate.
Se ti accontenti di essere lettore può andare bene; io ne ho ricavato parecchio e credo di avere capito e imparato molto, ma un traduttore dovrebbe capire tutto...
Poi c'è il fattore pubblico: chi è interessato? Chi compra? Siamo ai soliti giochetti editoriali.
In francese esiste il primo capitolo tradotto se vuoi; è comunque già qualcosa.
Beh, le università e gli studenti di economia dovrebbero essere interessati...
Me lo sono detto anch'io; e aggiungo che il mio inglese, tristemente prossimo a quello di Berlusconi, mi ha dato non pochi problemi.
In francese sarebbe stato già qualcosa, ma anche su quel fronte niente. Tra l'altro non si trovano nemmeno molte informazioni nel web. È un testo citato ovunque, ma i lettori effettivi sono latitanti. Tranne poi commentarlo in modo completamente sballato, e pubblicare su riviste di filosofia...
Leggerò appena possibile. Sono assente sul sito e colpevole di varie promesse infrante, anche su impegni presi in privato. Non è periodo di propensione a fertili scambi intellettuali, sono piuttosto in programma di apprendimento puro... Grazie per la dedica e presto leggerò tutto con piacere. Sai ormai i mie gusti :)
Non c'è fretta. Ricordati di non venire meno alla promessa più importante: quella della degustazione del mirto :-)
Vi assicuro che Georgescu Roegen in ambito accademico è molto trascurato. SE si parla delle sue teorie si accenna solo a dei contributi alla teoria del consumatore. Secondo me per spiegare il pensiero di questo grande economista basterebbe prendere ad esempio la storia dell'isola di Pasqua.
Allora scrivici un complemento! Io non sono un economista; mi interessa il tuo parere.
Ci dovrebbe già essere un mio articolo (estremamente sintentico) sull'argomento.
aggiungo due tag basic: letteratura, letteratura rumena. Default;)
"(Constanta, romania 1906- Nashville Tennessee 1994),"
Romania e non rom. (anche se... ); spazio prima del trattino - quindi Nashville, Tennesse, USA
". Ho copiato il no. IBS dal libro, ma suppongo che il problema sia che non esite la versione italiana"
> Sì... esatto.
Tutto questo per testimoniarti che sono qui, leggo e apprezzo. Appena ho 30 sec di vera calma leggo e commento TUTTO l'articolo;)
Perfekt; ho integrato le correzioni, anche se non so come tu faccia a vederle sempre tutte. Ho riletto almeno tre volte e non me ne ero accorto. Un giorno mi sveli il tuo segreto... :-)
(Per leggere c'è tempo. Goditi Padova e dormi ogni tanto, che male non fa.)
sono un cyborg:).
I refusi mi appaiono come avvolti in un'aura bianchissima, accompagnati da una musica flautata:)))
(e a proposito: hai ragione, su Padova e sul sonno. Non sai quanto. Ma c'è molto da fare, molto. Molto, e ora dobbiamo accelerare ancora;) )
" Bisogna a questo punto capire cosa si intende con processo evolutivo. Epuriamo la terminologia da qualsiasi giudizio morale o qualitativo: un processo evolutivo non è assolutamente un cambiamento dal peggio verso il meglio, o dal meglio verso il peggio. Considerazioni di carattere morale o etico sono fuori luogo".
E siamo perfettamente d'accordo, è un ragionamento di buon senso nel cercare un approccio asettico. Il problema è la valenza morale o ideologica che si è data al termine evoluzione. Di qui tutte le possibili polemiche in merito.
"Il Tempo è per Roegen un fatto assolutamente soggettivo; il passaggio degli avvenimenti attraverso la coscienza definisce il Tempo. Il fatto che esista una legge che ne impone in modo assoluto la direzione implica un rapporto unidirezionale tra l?individuo, al centro del processo economico, e il processo in questione".
Anche questo passo è condivisibile. Io, come sai, ho sempre approcciato la dimensione temporale dal punto di vista filosofico (con inevitabili riflessi sulla sfera esistenziale): il tempo come variabile percepita dall'individuo. Non dunque tempo lineare e misurabile, ma tempo come fenomeno agente sulla dimensione psichica degli individui, più che fisica.
"Le conclusioni sono tutte volte a evidenziare l?ineluttabilità del destino dell?uomo nel processo economico e l?impossibilità di arrestare un processo irreversibile, il progressivo degrado delle risorse disponibili attraverso lo sfruttamento economico.
L?unica soluzione sembra essere rappresentata, secondo Roegen, dall?introduzione di un peso economico non soltanto del plusvalore produttivo, ma anche di quella componente della risorsa deterioratasi in seguito al suo passaggio attraverso il processo produttivo".
Anche questo mi pare un passo chiaro e da tenere nella dovuta considerazione. Si tratterebbe di tradurre le parole in fatti. Purtroppo i processi economici del mondo globale non sembrano tenere nella giusta considerazione questo tipo di analisi. Ripeto, i termini sviluppo ed evoluzione sono oggi fuorvianti (sviluppo ancor più di evoluzione), perchè hanno assunto significati univoci e ideologici.
Pezzo chiaro e importante. Grazie Thomas.
>6 "Allo stesso tempo la quantità di energia diponibile pro-capite è ridicolmente bassa e tutto il discorso di Roegen è basato sul fatto che l?economia produce beni di consumo - lusso, aumentando l?entropia." ed è su questo punto che siamo pesantemente in disaccordo. l'energia procapite RICAVABILE CON LE PRESENTI TECNOLOGIE è parecchio bassa. non l'energia procapite e basta. da cui si evincie che un incremento produttivo può essere sostenuto da un incremento tecnologico adeguato. questo ovviamente solo fino ad una soglia massima che ancora non è stata raggiunta.
>23 è per questo che te ne lascio sempre tanti (ma tanti...). perché tu possa ascoltare la musica flautata;)
28, 23.
Ahahahaha :)))
ave ottimo