Gamow diffidava dai dogmi religiosi: era, al contempo, insofferente nei confronti della politica dell’Unione Sovietica. Credeva, come l’illustre fondatore della scienza moderna, nell’indipendenza del mondo delle idee. “Non potevo accettare in nessun modo la teoria del presunto conflitto tra scienza ‘proletaria’ e ‘capitalistica’; per me era semplicemente priva di senso. Inoltre, la crescente pressione della filosofia ispirata al materialismo dialettico era troppo forte e non volevo essere spedito in un campo di concentramento in Siberia per le mie idee sull’etere cosmico, il principio di indeterminazione quantomeccanico o l’ereditarietà cromosomica, cosa che col tempo sarebbe potuta succedere” (p. 129). Inevitabilmente, espatriò – dopo un primo, rocambolesco tentativo in barca, alla volta della Turchia, raccontato nel libro – per non più tornare.
Stanislaw M. Ulam, nella premessa, illustra i suoi principali meriti: dal lavoro pionieristico svolto “riguardo alla comprensione del decadimento radioattivo degli atomi e dell’inizio esplosivo dell’Universo con la successiva formazione delle galassie” all’intuizione, dopo la scoperta della struttura della molecola di DNA di Crick e Watson, che “lo sviluppo dei processi vitali in natura fosse regolato da un codice a triplette di quattro simboli” (p. 13). E racconta della sua atipica tecnica di scrittura: “scriveva con naturalezza e rapidità, quasi senza correzioni, riempiendo innumerevoli pagine di poche righe scritte a mano in caratteri enormi” – è bene ricordare, a questo proposito, che quelle innumerevoli pagine divennero parte d’una meritoria opera di divulgazione riconosciuta dall’UNESCO con il Premio Kalinga nel 1956.
Il titolo dell’opera doveva essere un altro, “Frammenti di memoria”. Questo sia per la natura della pubblicazione, a detta di Gamow giocata per aneddoti e storie (già: ma che storie…) sia per la limitatezza dell’arco temporale narrato: l’autobiografia termina nel 1934, all’atto del suo sbarco negli USA, e l’ultima parte è composta da appunti sulla sua vita negli Stati Uniti, suddivisi in tre parti: ricerca scientifica, consulenza militare, scrittura di testi divulgativi. La morte dell’autore, purtroppo, ha impedito che questi ultimi scritti fossero compiutamente rimaneggiati e assemblati.
Gamow scelse il titolo finale pensando “al continuo spazio-temporale relativistico a quattro dimensioni, dove tutto ciò che accade in un luogo in un istante è rappresentato da un punto. La successione di questi punti (o eventi) forma una linea di Universo” (introduzione, p. 16).
L’opera potrà appassionare, a un tempo, fisici, storici e lettori generici. La ragione è semplice: Gamow regala una visione privilegiata dell’elite scientifica d’antan e restituisce un frammento nucleare di storia della Russia – proprio a cavallo della Rivoluzione d’Ottobre – indugiando sia sul clima politico sia sul clima culturale dell’epoca. Tratteggiando la sua storia sin dagli antenati (non manca uno scienziato: lo zio Senia che scoprì il velenoso strato di composti di carbonio nel Mar Nero), veleggiando sull’allievo più difficile del padre, Lev Bronstein – il futuro Trotsky – e accennando allo stato miserevole del suo popolo durante la guerra civile e subito dopo, affresca una Russia perduta e difficilmente raccontata senza filtri ideologici. Criticando, con eguale asprezza, sia le responsabilità zariste sia quelle bolsceviche.
La grande ironia di Gamow, unita alla sua capacità di dissacrare, divulgare e intrattenere permette dunque di passare dai suoi primi esperimenti adolescenziali al microscopio (con l’ostia d’una chiesa) ai suoi dialoghi camerateschi e scientifici con Einstein, Rutherford e Bohr; dalle sue prime letture (Verne) al divertito risentimento nei confronti del rivale Fred Hoyle, e della sua teoria dello stato stazionario (p. 135); dall’etimo favoloso della natia Odessa, alle differenze tra lingua danese e lingua norvegese. Accompagniamo l’autore attraverso i suoi primi anni di studio e ricerca, caratterizzati dalla compresenza di mestieri più o meno improbabili, inclusa l’esperienza da colonnello (!) nell’Armata Rossa, attraverso i giorni del sodalizio con Landau e Ivanenko (p. 58) e le vacanze invernali con Bohr, in Norvegia: e intanto ci godiamo la sua reazione all’imperante (nell’URSS) teoria incredibilmente pre-mendeliana di Lysenko (p. 109) e tutta la sua riottosità ad accettare i dogmi del socialismo, per le loro nefaste influenze sulla libertà e sull’intelligenza degli scienziati. Il lettore viene introdotto nello Zeitgeist e nel contesto che ha accompagnato i suoi studi e ispirato le sue ricerche. Prefiguratevi, quindi, un’esperienza estetica non comune.
Completano l’opera, in appendice, un profilo cronologico e professionale di Gamow e una bibliografia completa. L’edizione è illustrata da un ricco corredo fotografico.
BREVI NOTE
pp. 190, euro 16,00.
Traduzione di Laura Bussotti. Editing scientifico di Elena Ioli. Prefazione di Giulio Giorello. Premessa di Stanislaw M. Ulam. Postfazione di Gino Segrè.
Prima edizione: “My World Line. An Informal Autobiography”, NY, 1970.
Gianfranco Franchi, maggio 2008.
Commenti
Per gli amici della sezione scienze.
Gamow era un buon ricercatore e uno straordinario bevitore di Vodka.
Se memoria non mi inganna è morto di cirrosi.
Le sue boutades sono leggendarie, e anche le false dichiarazioni imputate ad altri scienziati e l'indiscutibile sarcasmo.
Dev'essere davvero una lettura gustosa...
Sì sì, è morto quando il fegato si è arreso. Guarda, pizzicherai diverse parti notevoli, come la biblica lettura di Hoyle, per dire, e la perplessità psicosomatica su un male al ginocchio. La tua lettura sarà diversamente analitica rispetto alla mia, credo che nelle parti di divulgazione pura sguazzerai sorridendo;).
Poi mi piaceva pensare che per voi, che siete al principio dell'esperienza accademica, in pagine come queste si nascondano modelli e aneddoti del futuro prossimo: dei sodalizi, delle rivalità, dei successi e degli intervalli. Mi dirai...
Einstein che si ferma in mezzo alla strada e rischia di essere investito è uno dei momenti migliori del libro:)
Già sentito nominare. e come molti altri geni della fisica, a quanto pare per nulla topo di biblioteca. la creatività, qualsiasi, è sempre intrecciata con una visione artistica della vita. A ben guardare.
vedrai con quale straordinaria iniziativa cercava una prima fuga dall'URSS, a proposito di creatività.
E soprattutto, con quanta leggerezza ti racconta sia di quando andava a fare i rilievi in una stazione meteorologica, sia di quando sciava con Bohr:))).
Ahahahahah, un personaggio sicuramente non noioso, almeno per molti :)
Direi di sì:).
e ti fa capire molte cose su quest'altro libro:
www.lankelot.eu/index.php/2006/09/10/hoyle-la-nuvola-nera/
ora finalmente li abbiamo tutti e due da queste parti...