Freud Sigmund

Al di là del principio del piacere

Autore: 
Freud Sigmund

Dalla coazione a ripetere alla pulsione di morte

L’edizione di riferimento dà forse l’idea di una lettura improvvisata, quasi casuale. La pubblicazione finita tra le mie mani appartiene infatti al celebre 100 pagine a mille lire, felice e fortunata promozione editoriale della Newton fondata sull’originale conciliazione tra soldi e cultura. E Al di là del principio del piacere cultura la fa veramente. È un testo così importante da trascendere l’ambiente specialistico di riferimento e raggiungere una più vasta gamma di lettori.

Nelle sue opere precedenti, tra cui l’Interpretazione dei sogni e psicopatologia della vita quotidiana, il padre della psicanalisi aveva teorizzato l’inconfutabile monopolio del principio del piacere sull’andamento dei processi psichici. Questo principio scaturito e scaturente dal principio di costanza, ovvero dalla tendenza a conservare un livello di eccitazione stabile, dominava la psiche umana. Questa egemonia viene mitigata in questo testo del 1919; pur riconoscendo infatti al principio del piacere e di costanza un ruolo fondamentale all’interno della psiche, Freud elabora una nuova teoria psicoanalitica non direttamente connessa all’ottenimento del piacere o all’abbassamento del dispiacere ed addirittura precedente a questi principi.  

Ciò che muove Freud è la ricerca dei punti di partenza delle nevrosi traumatiche che, specie in quel periodo post-bellico, attanagliavano un numero sempre crescente di individui. Solo dopo aver compreso l’origine del male è possibile sconfiggerlo, questa è un’assunzione metodologica a cui lo studioso di Freiberg non rinuncerà mai: prima le cause, poi i rimedi.
Angoscia, paura e spavento non sono sinonimi: la prima è la preparazione al pericolo anche se sconosciuto, la seconda è conseguenza di un oggetto ben definito, il terzo, infine, sottende la componente di sorpresa la cui importanza non va sottovalutata.

L’indagine empirica di Freud si spinge così al riscontro di due differenti situazioni non riconducibili nella loro interezza al principio del piacere: perché i malati di nevrosi traumatiche sognano in modo ricorrente il ripetersi dell’incidente all’origine del proprio malessere? E, ancora, perché i bambini riproducono attraverso il gioco situazioni oggettivamente non piacevoli, come l’assenza di un genitore a cui sono molto legati?

Si tratterebbe dei casi più espliciti di coazione a ripetere; ovvero, di quella tendenza psichica, indipendente dall’eccitazione alla base del piacere, che  spinge a ricercare situazioni del passato spiacevoli, per poterle questa volta controllare e, in qualche modo, esorcizzare. Per quanto questo principio risulti spesso intrecciato al principio del piacere, lo psicanalista austriaco postula, per la prima volta, la possibilità di un superamento di quest’ultimo: «Esistono lacune a sufficienza per poter ammettere l’ipotesi di una coazione a ripetere, entità che appare più primitiva, più “istintiva” del principio del piacere e in grado di oltrepassarlo». L’indagine entra adesso nel campo delle ipotesi: una scienza così giovane, come la psicoanalisi, rischia infatti di bruciare le tappe, ed il procedere con prudenza diviene must irrinunciabile. La coazione a ripetere è così espressione dell’energia del rimosso, essa è la manifestazione visibile in opposizione all’io razionale conscio e inconscio prodotto dal principio del piacere, che non ha alcun intenzione di liberare il rimosso fonte indubbia di dispiacere. Ma, per quanto soffocata, questa energia repressa logora lentamente la psiche; la psicoanalisi si prefigge appunto la rievocazione di questo rimosso e il passaggio di eventi penosi ad uno stato di coscienza che ne prelude la liberazione. Un trauma si verifica quando, spiega Freud, un’eccitazione ad alta energia causata da uno stimolo esterno crea una breccia nello schermo psichico di protezione cioè all’interno della corteccia cerebrale. L’apparato psichico viene a questo punto invaso da un elevato numero di stimoli che hanno l’effetto di una deflagrazione, sconvolgendo l’ordine mentale. Questa evenienza spiacevole viene attutita da un meccanismo spontaneo del cervello, cioè attraverso l’invio di energia psichica nel punto che ha subito il trauma. Questo stato di cose causa almeno altri due fenomeni: lo stato di paralisi causato dal dolore e l’impoverimento di tutte le altre capacità psichiche (il cui potenziale è ora investito altrove).  Il trauma è, così, figlio dello spavento, nasce cioè in assenza dell’angoscia, l’effetto sorpresa spiazza le trincee psichiche non allertate dalla paura di qualcosa di ignoto. Questa assenza si traduce biologicamente in un mancato rafforzamento dello schermo di protezione posto al confine del cervello, esso resta così “sottile” e fragile, ingenuamente esposto ai forti stimoli esterni. Sono in questo modo spiegabili i sogni dei malati di nevrosi traumatica, il reiterarsi onirico dell’incidente è l’ultimo tentativo della psiche di rimpadronirsi retroattivamente dello stimolo. Questa attitudine non è semplicemente indipendente dal principio del piacere, sembra piuttosto precederlo.

     Per la prima volta Sigmund Freud ammette che non tutti i sogni sono appagamenti di desideri. La rivisitazioni di precedenti convincimenti dello psicanalista non si fermano qui. Il discorso finisce per investire la funzione delle pulsioni ovvero l’insieme delle forze originate all’interno del corpo e trasmesse alla psiche. Infatti il cervello non prevede per gli stimoli interni un filtro equivalente a quello agente per gli stimoli esterni. Questo permette alle pulsioni, provenienti dall’interno della psiche, di fare la voce grossa in molti casi di nevrosi. Gli impulsi derivanti dalle pulsioni sono, infatti, in libera circolazione. Entriamo nel campo delle supposizioni, all’empirismo metodologico  si sostituisce il dubbio ed insieme il fascino di congetture ontologiche dal chiaro richiamo filosofico. Lo stesso Freud avverte, non senza un certo diniego, la possibilità di sconfinare, se non nella mistica, sicuramente nel mito (racconto di Platone sull’origine delle pulsioni presente nel Convito di Aristofane). «Ma, per il momento, è difficile resistere alla tentazione di spingere fino alla sua conclusione logica l’ipotesi che tutte le pulsioni tendono a ripristinare uno stato anteriore. Questa conclusione può dare un’impressione di misticismo o di falsa profondità; eppure ci sentiamo assolutamente innocenti di aver pensato qualcosa del genere. Noi cerchiamo soltanto risultati seri…».  

La pulsione direttamente ricollegabile alla coazione a ripetere sarebbe la pulsione di morte o pulsione dell’io, una tendenza ancestrale appartenente alla materia organica di matrice autodistruttiva. Ad essa si anteporrebbe la pulsione di vita o sessuale, che svolgerebbe una funzione di unione e conservazione della vita, forse, però, soltanto in un secondo momento.
Se si passa l’assunto che ogni morte è causata da cause interne dovremmo, evidenzia Freud, riconoscere «che la meta di ogni vita è la morte e che le cose inanimate preesistevano a quelle vive».

Sebbene il medico proceda a tentoni formulando teorie che lui stesso confuta ruotando il punto di vista, il padre della psicanalisi arriva a postulare con una certa sicurezza l’esistenza di due forze contrastanti, due tendenze inconciliabili dell’essere in equilibrio dinamico: «…sono le pulsioni di vita nel vero senso della parola. Esse agiscono in senso inverso allo scopo delle altre pulsioni – è come se la vita dell’organismo procedesse con un ritmo incerto; un gruppo di pulsioni si precipita a raggiungere lo scopo finale della vita il più rapidamente possibile; ma una volta raggiunta una certa tappa di questo cammino, l’altro gruppo torna indietro fino a un certo limite, per ripartire di nuovo e prolungare, di conseguenza, il viaggio».

Esisterebbe nel quadro così delineato una sorta di lotta tra Eros, cioè le pulsioni sessuali che attraverso le cellule germinali assicurerebbero una continuità alla vita attraverso l’unione, e le pulsioni di morte, cioè la funzione originaria di ritorno all’inorganico. Si riscontra qualcosa di molto simile nella filosofia di Schopenhauer che considera la morte come “scopo finale” della vita e l’attività sessuale come incarnazione della “volontà di vivere”.  Il contesto storico della Moravia del tempo e, più in generale, dell’Europa anni ’20, non poteva che alimentare la diffidenza per la mistica e per le verità rivelate di cui si faceva portatore un oriente davvero poco scientifico, ma desidererei poter interrogare Freud adesso per sapere se non gli sembra perlomeno curiosa l’analogia tra queste sue parole e la teoria (termine improprio) dell’unità degli opposti così cara alle dottrine orientali e, in fondo, alla fisica.

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Sigmund Freud (Freiberg – oggi, Pribor – Moravia, 1856 – Londra, 1939), padre della Psicoanalisi. Visse a Vienna sin dal 1860. Si laureò in Medicina presso l’Università di Vienna nel 1881; là insegnò dal 1920 al 1938. Esule, per via del nazismo, visse i suoi ultimi giorni in Inghilterra.
Tra i suoi scritti più importanti, ricordiamo L’interpretazione dei sogni, Psicopatologia della vita quotidiana, Totem e tabù.  

Sigmund Freud, “Al di là del principio del piacere”, Tascabili Newton, Roma, 1993.

Articoli e approfondimento in rete: The Freud Archives / Freud File /  Freud Museum (London) / Freud Museum (Wien)

Giovanbattista Arlechino, Settembre 2004

ISBN/EAN: 
9788861590823

Commenti

Dalla coazione a ripetere alla pulsione di morte.

"Ciò che muove Freud è la ricerca dei punti di partenza delle nevrosi traumatiche che, specie in quel periodo post-bellico, attanagliavano un numero sempre crescente di individui. Solo dopo aver compreso l?origine del male è possibile sconfiggerlo, questa è un?assunzione metodologica a cui lo studioso di Freiberg non rinuncerà mai: prima le cause, poi i rimedi.
Angoscia, paura e spavento non sono sinonimi: la prima è la preparazione al pericolo anche se sconosciuto, la seconda è conseguenza di un oggetto ben definito, il terzo, infine, sottende la componente di sorpresa la cui importanza non va sottovalutata."

> Oggi, forse, punterebbe al "post-industriale";).

"ma desidererei poter interrogare Freud adesso per sapere se non gli sembra perlomeno curiosa l?analogia tra queste sue parole e la teoria (termine improprio) dell?unità degli opposti così cara alle dottrine orientali e, in fondo, alla fisica."

> Voialtri, sempre olistici.