Contro il metodo è l’opera più conosciuta del contestato ed intrigante filosofo della scienza Paul Feyerabend, recentemente al cuore dei furori della cronaca con alcune infelici vicissitudini clerico-scientifiche. Se il titolo non fosse già una dichiarazione di intenti, ecco la frase di apertura:
La scienza è un impresa essenzialmente anarchica: l’anarchismo teorico è innanzi tutto umanitario e più adatto a incoraggiare il progresso rispetto alle dottrine basate sulla legge e sull’ordine
Questo è essenzialmente il leitmotiv delle seguenti trecento pagine del libro: l’idea che
-
la scienza procede in modo anarchico e non metodico nelle sue scoperte e nelle sue rivoluzioni
-
la scienza non possiede basi logiche o epistemologiche atte a renderla più vera, più corretta e pedagogicamente più formativa di qualsiasi altra disciplina
-
La scienza e il metodo scientifico sono un’imposizione ingiustificabile alla libertà di pensiero dell’individuo
-
Il metodo, qualsiasi esso sia, in particolare il metodo scientifico, è controproducente ai fini del progresso umano, poiché la sua pretesa autoritaria uccide altri approcci, altrettanto validi, di pensare e creare.
Feyerabend struttura le proprie argomentazioni in modo caotico e spesso disorganizzato, il che è in sintonia e perfetta coerenza con le sue affermazioni, ma nasconde comunque un metodo dietro all’apparenza. Ogni capitolo (se ne contano 18) è introdotto da una frasetta che ne riassume i contenuti. Ad eccezione dell’ultimo, Feyerabend concentra i propri sforzi nella difesa delle tesi sopra enunciate.
Al fine di dimostrare l’ipotesi 1. che la scienza procede in modo anarchico, Feyerabend attacca frontalmente le tesi di Popper (suo mentore). La scienza non procede per confutazioni e onesti abbandoni di teorie sconfessate dall’esperienza. Feyerabend afferma che non esiste nessuna teoria interessante che sia in accordo con tutti i fatti conosciuti nel suo ramo (pg. 28).
In generale una teoria ha sempre dei fatti che la contraddicono, e Feyerabend evidenzia come la nostra percezione di fatti empirici sia talvolta reale, talvolta illusoria, con grossi rischi di rendere arbitrario il confine tra ciò che crediamo reale e ciò che ammettiamo essere un illusione sensoriale.
La domanda a cui Feyerabend giunge è “come possiamo studiare qualcosa (i nostri sensi) di cui ci serviamo continuamente? Come possiamo studiare i sensi se il nostro studio deve basarsi su di essi (e quindi includere una teoria della sensazione prima di effettuare lo studio)?”
La conclusione è che tutte le metodologie hanno un limite (pg. 30)
L’attacco successivo è rivolto verso la formulazione di ipotesi in contraddizione con le teorie assodate, cioè contro il metodo.
Un’ipotesi in contrasto con una teoria corrente, quando viene rifiutata in base a questa, non corrisponde a sostenere la teoria migliore, ma solo quella più vecchia (argomento ineccepibile).
Feyerabend illustra come qualsiasi idea è atta a far progredire e avanzare la conoscenza dell’uomo: ad esempio porta (insieme ad altri) il caso delle medicine orientali, che scartate in favore della medicina moderna, sono tornate “alla moda” e hanno portato a un sensibile progresso nella cura dei pazienti (con riferimento particolare all’agopuntura).
La conclusione è che la proliferazione di teorie scientifiche molteplici è segno salutare per il progresso della scienza. Tutta va bene secondo Feyerabend.
L’argomento più solido e intrigante è quello con il quale Feyerabend illustra l’incompatibilità di un’idea nuova con i dati sperimentali. Spesso, ci dice il filosofo, i fatti sono mescolati a ideologie (leggi teorie) più vecchie.
Nessuna teoria, soprattutto se recente, è in accordo con tutti i fatti. Ad esempio, la teoria delle relatività ristretta fu confutata un anno dopo la sua scoperta da un’esperienza di Kaufmann e una seconda di D.C. Miller, (1906 e 1907), altrettanto ben condotte di quelle che la corroboravano. La teoria della relatività generale era sì un successo sperimentale nelle misure astronomiche sul perielio di Mercurio, ma falliva miseramente di 10’’ per Venere e di più di 5’’ per Marte.
La scienza moderna ha sviluppato strutture matematiche […] molto sofisticate. Per riuscire in questo miracolo ha dovuto confinare tutte le difficoltà esistenti nel rapporto tra la teoria e i fatti […] (pg. 65)
L’esempio più interessante ci viene fornito in merito alle idee di Copernico e Galileo.
Si tratta della famosa disputa tra eliocentrismo (il sole al centro dell’universo, Copernico) e geocentrismo (la Terra al centro dell’universo, Tolomeo).
La teoria di Copernico (basata su alcune congetture di Filolao) era, all’epoca di Copernico, fortemente contraria all’esperienza. Altrimenti detto, una volta che si tenga conto delle leggi dell’ottica, delle osservazioni, delle ipotesi atmosferiche dell’epoca, i risultati della teoria di Copernico erano meno buoni di quelli di Tolomeo.
La teoria di Galileo, era invece invalidata dal famoso argomento della torre: davanti alle sue idee sulla terra in movimento, i critici ecclesiastici gli proposero questo dilemma
Immaginiamo di salire su una torre e lasciare cadere un oggetto: se la terra si muove l’oggetto cadrà lontano dalla torre, la terra essendosi mossa nel frattempo; se la terra è ferma, l’oggetto cadrà ai piedi della torre
L’argomento è scorretto, per ignoranza del principio di inerzia; tuttavia secondo le teorie dell’epoca, ivi incluse quelle di Galileo, si tratta di un argomento vincente. Galileo non controbatte: semplicemente evita di rispondere a quello che evidentemente è un argomento che discredita la sua teoria.
L’idea dell’inerzia – la pietra si muove con la terra e continua a farlo, anche se lanciata dall’alto della torre – viene introdotta sottotono da Galileo, ad hoc, in modo che nessuno noti troppo il cambio di rotta operato.
Spingere una comunità scientifica a un simile cambiamento è possibile, secondo Feyerabend, seguendo le regole della più elementare propaganda.
Galileo, scrive in volgare e non in latino, difende idee nuove, giovani e originali. Ci ricorda che alcuni fatti sperimentali già includono ragionamenti analoghi all’inerzia della pietra e della torre.
È tutta una serie di paradigmi concettuali che viene soppiantata: per molti di essi mancano le basi empiriche, i fatti, la semplice possibilità di osservazione. Galileo ha torto – da un punto di vista popperiano – ma è molto convincente.
La protezione che opera verso la propria teoria è ad hoc, ma protegge una teoria nuova. Feyerabend afferma che
una teoria nuova, come ogni cosa nuova, darà un sentimento di libertà di eccitazione e di progresso. Bisogna applaudire Galileo per aver preferito proteggere un ipotesi interessante […] (pg. 106)
Galileo riconosce le falle nella teoria di Copernico: cerca di difenderle affermando di poterne venire a capo grazie al telescopio. Purtroppo il telescopio di Galileo è uno strumento di imprecisione tremenda, pieno di aberrazioni, supportato da una teoria dell’ottica notoriamente sconfessata dall’esperienza (la teoria di Keplero), insomma un vero disastro teorico. Galileo impara l’uso del telescopio per tentativi ed errori; quello che lui vede (o talvolta crede di vedere, non tutte le sue osservazioni si riveleranno corrette), non può però essere visto da nessun altro. Diverse persone sconfessano Galileo, affermando di non vedere nulla di quanto lui afferma esistere.
Galileo in sostanza sostiene le teorie di Copernico – alcune osservazioni al telescopio sono manifestatamene fenomeni copernicani – appoggiandosi su una base strumentale scadente e una teoria dell’ottica in contraddizione con l’esperienza.
Si propone come il campione di una nuova classe sociale, interessata ad un sapere ed a concezioni diverse da quelle dei medievalisti, e si trova a rivestire un ruolo che trascende quello dello scienziato.
Tuttavia se la sola ragione è sufficiente a giudicare una teoria, è la chiesa che difende Tolomeo ad avere i migliori argomenti e non Galileo.
Questo porta Feyerabend a scrivere una frase che è recentemente arrivata alla ribalta della cronaca
La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione[1]
Con questo Feyerabend non vuole certo sostenere che la condanna a Galileo fu giuridicamente giusta; piuttosto si tratta di sostenere che, se ci atteniamo all’idea popperiana di una scienza metodica, dovremmo essere in accordo con la chiesa del tempo. Dato che ovviamente nessuno pensa questo, ne dobbiamo concludere che la scienza non avanza in modo razionale e che il metodo è contrario al progresso scientifico. Questa è, penso, la posizione di Feyerabend.
Alcune pagine oltre Feyerabend afferma che Galileo
procedendo così diede prova di stile, di un senso dello humour, di una delicatezza ed eleganza, e di una coscienza delle debolezze gioiose del pensiero umano, senza uguali nella storia della scienza (pg. 176-177)
Credo che questa possa essere considerata come una prova della stima di Feyerabend per Galileo, la sua scienza e la sua metodologia.
In conclusione Feyerabend analizza le idee di Imre Lakatos prematuramente deceduto, suo ex-amico con cui avrebbe dovuto scrivere e cui dedica Contro il metodo.
Pur riconoscendogli intelligenza e profondità di analisi, Feyerabend ritiene che le conclusioni di Lakatos siano un tentativo goffo ed errato di salvare il metodo.
Si concede quindi un capitolo di analisi sul ruolo del linguaggio e dell’incommensurabilità tra teorie: la posizione di Feyerabend è che in generale due metodologie o due teorie rivali, non possono essere confrontate perché semplicemente non hanno un terreno comune di descrizione. Gli esempi sono numerosi e spaziano in vari campi, ma l’aspetto fortemente tecnico del capitolo non consente un valido riassunto.
Le conclusioni sono un esempio di umorismo alla Feyerabend che sconfina spesso nell’assoluta esagerazione: Feyerabend sostiene che la scienza non è diversa dal mito, e che l’educazione moderna, in cui i ragazzi vengono iniziati alle scienze, sia un’imposizione autoritaria. Si scaglia contro la mancata separazione tra scienza e stato, affermando che l’educazione dovrebbe essere lasciata alla libera scelta dei genitori.
E così che gli scienziati hanno abusato e abusano su tutti del loro mestiere, ma senza perdere alcun vantaggio: hanno più denaro, più autorità, più sex-appeal di quanto ne meritino, e le procedure più stupide, i risultati più ridicoli sono, nel loro ramo, circondati da un’aura di prestigio. È tempo di farli scendere dal piedestallo e dargli nella società una posizione più modesta (pg. 342-343)
ADDENDUM: di Feyerabend, del papa e di certe ridicole abitudini nostrane
Abbiamo recentemente assistito ad una lunga e italianissima polemica su papa Ratzinger, Feyerabend e Galileo.
A
questo link trovate il discorso di Ratzinger.
Come si evince dal testo, Ratzinger non sostiene la posizione di Feyerabend apertamente, ma nemmeno la ricusa. Egli imputa a Feyerabend di aver sostenuto giusta la condanna a Galileo per imputare alla scienza stessa una serie di dubbi (eventualmente esistenti e seri) sui propri limiti e mezzi.
Come spero di avere evidenziato, la citazione di Feyerabend è completamente a sproposito, in quanto imputa a Feyerabend una posizione che egli in realtà non assume. In compenso Ratzinger mantiene un profilo relativamente neutrale.
È quindi altrettanto fuori luogo ritenere che con questa affermazione abbia difeso la condanna a Galileo; dal testo non è possibile evincere conclusione alcuna in questo senso.
Feyerabend è certamente un autore interessante e profondo, che merita lettura e interesse. Personalmente non condivido quasi nulla delle sue posizioni, quelle di Lakatos mi sembrano molto più solide e pertinenti.
In questo caso però devo per onestà difendere Feyerabend: Ratzinger lo cita a sproposito, così come chi ha accusato Ratzinger lo fa su una base inconsistente.
Mi sembra un classico caso in cui, senza evidentemente leggere un filosofo, se ne usano un paio di frasette con molta superficialità.
Se il papa volesse difendere la propria posizione non riscontrerebbe troppe difficoltà a trincerarsi dietro una semplice svista: non così chi lo accusa.
Credo che il papa, sia un vecchio astuto felino in materia di dialettica, e qualcuno qui ha scambiato una tigre per un cucciolo di foca.
A ciò è dovuto il rumore di ossa infrante che si è sentito di recente.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Feyerabend Paul, “Contro il metodo”, Seuil, Paris, 1979.
Traduzione di Baudouin Jurdant e Agnès Schlumberger. Letto in francese e liberamente tradotto.
Prima edizione: “Against method”, London, 1979.
Mueller Thomas, per Lankelot 24 gennaio 2008
[1] Purtroppo novanta abbondanti minuti di ricerca non sono bastati a rintracciare questa frase nella versione francese dell’opera di Feyerabend di cui dispongo : in mancanza della pagina corrispondente mi sono basato su una traduzione trovata nel web, di una versione in tedesco, indicata P. Feyerabend, Wider den Methodenzwang, FrankfurtM/Main 1976, 1983 a pagina 206
Commenti
Amices, segnalo un nuovo contributo di Thomas!
E così che gli scienziati hanno abusato e abusano su tutti del loro mestiere, ma senza perdere alcun vantaggio: hanno più denaro, più autorità, più sex-appeal di quanto ne meritino, e le procedure più stupide, i risultati più ridicoli sono, nel loro ramo, circondati da un?aura di prestigio. È tempo di farli scendere dal piedestallo e dargli nella società una posizione più modesta (pg. 342-343)
L'autorità, il denaro; anche il sex-appeal... almeno!
"1. la scienza procede in modo anarchico e non metodico nelle sue scoperte e nelle sue rivoluzioni
2. la scienza non possiede basi logiche o epistemologiche atte a renderla più vera, più corretta e pedagogicamente più formativa di qualsiasi altra disciplina
3. La scienza e il metodo scientifico sono un?imposizione ingiustificabile alla libertà di pensiero dell?individuo
4. Il metodo, qualsiasi esso sia, in particolare il metodo scientifico, è controproducente ai fini del progresso umano, poiché la sua pretesa autoritaria uccide altri approcci, altrettanto validi, di pensare e creare"
> Quest'uomo ha un coraggio mostruoso.
"In questo caso però devo per onestà difendere Feyerabend: Ratzinger lo cita a sproposito, così come chi ha accusato Ratzinger lo fa su una base inconsistente.
Mi sembra un classico caso in cui, senza evidentemente leggere un filosofo, se ne usano un paio di frasette con molta superficialità.
Se il papa volesse difendere la propria posizione non riscontrerebbe troppe difficoltà a trincerarsi dietro una semplice svista: non così chi lo accusa.
Credo che il papa, sia un vecchio astuto felino in materia di dialettica, e qualcuno qui ha scambiato una tigre per un cucciolo di foca. A ciò è dovuto il rumore di ossa infrante che si è sentito di recente."
> Estremamente chiaro. Ma non credo, allora, sia stato "molto rumore per nulla". Curiose conseguenze una manciata di giorni dopo, proprio mentre Bagnasco evidenziava la recessione economica e la depressione degli italioti... ;)
"?come possiamo studiare qualcosa (i nostri sensi) di cui ci serviamo continuamente? Come possiamo studiare i sensi se il nostro studio deve basarsi su di essi (e quindi includere una teoria della sensazione prima di effettuare lo studio)??
La conclusione è che tutte le metodologie hanno un limite (pg. 30)"
> Conclusione bellissima e atroce.
4> Che coincidenze? non ne so nulla.
aspetta...
3> Coraggio e senso dello humour; le sparate peggiori sono contro i filosofi della scienza.
Feyerabend è di una incoerenza che definirei quasi metodica...
Roma - L?Italia è un Paese «sfilacciato», addirittura ridotto «a coriandoli», che ha paura del futuro. È dirompente la radiografia che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, ha fatto ieri pomeriggio aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei. Ha rivelato - confermando le indiscrezioni - che la mancata visita del Papa alla Sapienza è stata dovuta ai «suggerimenti dell?autorità italiana», ha chiesto l?aggiornamento della legge 194, ha invitato la politica a prendersi le sue responsabilità di fronte al problema dei rifiuti di Napoli, delle morti sul lavoro, della povertà crescente delle famiglie. Ha ribadito il suo no al riconoscimento delle coppie di fatto invitando i politici cattolici a votare secondo coscienza al di là degli schieramenti di appartenenza.
Sulla mancata visita alla Sapienza, Bagnasco ha dunque confermato che il suggerimento di non andare è arrivato dal governo. È noto che gli inquilini dei sacri palazzi sono rimasti molto amareggiati per le dichiarazioni pubbliche del titolare del Viminale, che prima ha sconsigliato e poi ha detto, davanti alle telecamere, che invece non c?erano problemi.
Parlando più in generale dell?Italia, il cardinale ha affermato che il Paese ha «bisogno di speranza»: «Sembra davvero che, bloccato lo slancio e la crescita anche economica, ci sia in giro piuttosto paura del futuro e un senso di fatalistico declino». Poi Bagnasco ha ribadito il «sì» della Chiesa alla famiglia fondata sul matrimonio, e il «no» alla «regolamentazione per legge delle coppie di fatto, o all?introduzione di registri che surrogano lo stato civile», spiegando che il motivo di tale opposizione non è il moralismo o il desiderio «di infliggere pesi inutili», ma l?indebolimento dell?istituto matrimoniale.
Ai politici cattolici, e le parole in questo caso sono indirizzate a quelli militanti nel Pd che sostengono i Dico, il presidente dei vescovi chiede di non invocare il principio del male minore, perché in questo caso, quando «si tratta di avviare proposte legislative che vanno in senso contrario all?antropologia razionale cristiana, i cattolici non possono in coscienza concorrervi». E su questo «non possono esistere vincoli esterni di mandato», ma per la «politica buona» serve una «scelta trasversale rispetto agli schieramenti».
«La Chiesa - ha continuato - mentre si oppone fermamente alle discriminazioni sociali» motivate dall?orientamento sessuale, «dice anche la propria contrarietà all?equiparazione tra tendenze sessuali e differenze di sesso, razza ed età», rigettando quelle teorie che cercano di togliere «ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona».
Il cardinale ha quindi applaudito alla moratoria sulla pena capitale, ma anche a quella di Ferrara sull?aborto, «delitto abominevole» e «ingiustizia totale». Bagnasco ha voluto ricordare l?impegno della Chiesa in difesa della vita e ha chiesto che «almeno si verifichi» ciò che la 194 ha prodotto e quanto non si è attivato per la «prevenzione» e l?«aiuto alle donne», auspicando che sia aggiornata sulla base delle «nuove conoscenze e i progressi della scienza», «deliberatamente ignorati» solo nel caso di questa legge: «Come si può non tener conto che oltre le 22 settimane di gestazione c?è già qualche possibilità di sopravvivenza?».
Parole chiare e forti, il presidente della Cei le ha pronunciate anche sulle morti alla ThyessenKrupp: «Ciò a cui forse non si è ancora pervenuti è una sufficiente e corale determinazione a non consentire più eccezioni nei sistemi di messa in sicurezza». La politica «non può più limitarsi alle parole», perché la popolazione è stanca. Sull?emergenza rifiuti, il cardinale ha detto che non si capisce fino a dove c?entra «la malavita organizzata» e dove «comincia la mala politica, la latitanza amministrativa, l?ignavia delle istituzioni». Allarmante, anche l?emergenza sociale della povertà: «Si sono aggravate le condizioni economiche di molte famiglie». L?azione del governo «ha dato risposte assai parziali», mentre «è urgente una strategia incisiva». Bagnasco ritiene infine che sia necessario «porre mano con urgenza a una politica di rinforzo» degli stipendi e delle pensioni più basse.
Fonte: Il giornale del 22 gennaio.
E Mastella, una manciata di ore dopo, si accorge che proprio non può restare fedele a questo governo.
Da "IL MESSAGGERO" del giorno dopo...
Dal Papa a Bagnasco, il gelo del Vaticano
ROMA (22 gennaio) - Il grafico dell'andamento dei rapporti tra Chiesa cattolica e istituzioni italiane sta toccando in questi giorni il punto più basso. Dopo un anno e mezzo altalenante, in cui è prevalsa la linea collaborativa dettata dalla Segreteria di Stato vaticana, in quest'ultimo mese il rapporto ha imboccato la parabola discendente.
L'attacco di Bagnasco. Con il durissimo e articolato attacco di ieri del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, di un soffio precedente alla virtuale apertura della crisi per l'uscita dell'Udeur di Mastella dalla maggioranza, l'impressione è che la gerarchia cattolica abbia voluto, da una parte, abbandonare definitivamente il governo Prodi al suo destino, e dall'altra abbia voluto alzare ulteriormente la posta su tutti i tavoli aperti, imponendo la propria agenda politica senza sconti, senza mediazioni di sorta. Un ruolo attivo che è stato notato dal mondo politico italiano.
«Una delle cause della crisi di governo - ha spiegato, ad esempio, il sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi - è la Cei che, con l'intervento di ieri di Bagnasco ha contribuito a rompere un equilibrio precario».
E' solo il culmine di una crisi di rapporti innescatasi nelle ultime settimane, ma che comunque covava da tempo, fin dai momenti di forte irritazione in Vaticano e negli ambienti Cei per il progetto legislativo sui Dico, che aveva poi portato alla mobilitazione massiccia del Family Day e, di fatto, al provvisorio accantonamento del varo della nuova normativa.
Le critiche del Papa a Roma. A scandire, in questo 2008, le tappe del precipitare dei rapporti era stato dapprima, il 10 gennaio, il duro affondo di Benedetto XVI sui mali della capitale durante l'udienza in Vaticano agli amministratori di Roma e del Lazio: trovandosi davanti tre amministrazioni di centrosinistra - le giunte Veltroni, Gasbarra e Marrazzo - Ratzinger non aveva esitato a denunciare severamente il «gravissimo degrado» di alcune zone della capitale e ad ammonire gli enti locali a non assecondare gli «attacchi insistenti e minacciosi» contro la famiglia tradizionale.
Un'uscita, quella di Benedetto XVI, che il leader del Pd e sindaco della capitale non aveva proprio mandato giù e su cui, di fronte al montare delle polemiche, l'indomani la stessa Santa Sede aveva fatto retromarcia: con un comunicato della sala stampa si denunciava la «strumentalizzazione politica» delle parole del Papa, la cui intenzione «non era certo sottovalutare l'azione sociale che i responsabili della
città di Roma e della Regione stanno compiendo con apprezzabile impegno». In molti avevano visto in quel frangente un Ratzinger "preso in mezzo" tra le posizioni del vicario cardinal Ruini - il dossier del Vicariato era stato alla base della pioggia di critiche su Roma - e del segretario di Stato cardinal Bertone, fautore di una linea di «dialogo e collaborazione».
Il caso La Sapienza. Dopo 5 giorni, il 15 gennaio, a due giorni dalla visita del Papa all'università La Sapienza di Roma, è esploso il caso che ha fatto il giro del mondo: il Pontefice, dopo le contestazioni di una parte di docenti e studenti, rinunciava a recarsi nell'ateneo della sua città preferendo per ragioni di opportunità «soprassedere all'evento». Una ferita difficilmente rimarginabile, un affronto di cui tutto il mondo cattolico ha dato la colpa a chi coltiva una visione «chiusa e intollerante della laicità», che arriva fino al punto di impedire ad un Papa di esporre il suo pensiero in un'università.
La palla presa al balzo dal centrodestra. L'opposizione di centrodestra ha ampiamente fatto leva sulla vicenda, accusando il governo di non aver saputo garantire condizioni accettabili di sicurezza. Proprio questa polemica è stata rinfocolata ieri, quasi a freddo, dal cardinale Bagnasco, quando ha sostenuto, nella sua prolusione per il Consiglio episcopale permanente, che la rinuncia del Pontefice era stata suggerita dal governo, che però ha seccamente smentito. Nel frattempo c'era stato, domenica scorsa, il "Papa day" convocato in Piazza San Pietro dal cardinal Ruini, con oltre centomila persone (e uno schieramento bipartisan di politici cattolici e non) a manifestare solidarietà e affetto a Benedetto XVI.
La frustata finale. Ieri, quindi, l'attacco di Bagnasco su tutti i fronti, che in qualche modo ha rovesciato il tavolo, con toni che fanno addirittura impallidire il Ruini dei tempi migliori: bocciata su tutta la linea la condotta del centrosinistra su coppie di fatto, divorzio breve, aborto, difesa degli omosessuali, politiche sociali, persino sicurezza sul lavoro e immondizia. Oggi Bagnasco, comunque, ha parzialmente gettato acqua sul fuoco. Il rapporto tra Chiesa e società in Italia - ha scandito all'Osservatore Romano - «è un rapporto di grande stima e di estrema vicinanza popolare» e «non sono episodi, pure gravi e incredibili, come quello della mancata visita del Papa alla Sapienza che possono pregiudicare un'intesa e una positiva collaborazione, che sono e restano nei fatti».
Dunque, mi pare di evincere, credi che ci siano stati forti conseguenze politiche.
Strumentalizzazione del fatto.
Interessante.
Il fatto è che tutto è partito da qualche professore, e che il focolaio nasce dalla mala parata didue interpretazioni mal fatte. Questo tuo addendum politico non mi era noto; inquietante e notevole comunque.
Sì, le conseguenze politiche sono state letali. Non imprevedibili, nel senso che tutti sappiamo che sparita la DC il Vaticano ha diverse bande di pupazzi, a sx e a dx, in Parlamento; ma decisamente straordinarie considerando che questo è stato l'innesco.
Ci hai appena spiegato, in altre parole, che Ratzinga aveva estrapolato mentula canis un frammento di un filosofo della scienza noto per le posizioni atipiche e anarcoidi per avallare una sua posizione indifendibile. E che sulla base d'una lecita opposizione di un gruppo di professori alla presenza dell'ex capo dell'inquisizione postmoderna hanno montato una protesta politica che ha sconquassato un precarissimo governo, uccidendolo.
Mostruoso.
E poi c'è chi dice che la filosofia non serva a nulla...
Già. Questo diventa un esempio da manuale.
Pensavo, rileggendo le dichiarazioni day after di Bagnasco, che toni incredibili sa assumere chi detiene il potere.
Evidenzio:
"«non sono episodi, pure gravi e incredibili, come quello della mancata visita del Papa alla Sapienza che possono pregiudicare un?intesa e una positiva collaborazione, che sono e restano nei fatti»."
> Già. "Pure grave e incredibile", non può pregiudicare la collaborazione. Rimane nei fatti.
Qui ci sta bene questa musica:
http://it.youtube.com/watch?v=XOdD3cXrgmE
e un bel brivido
"La domanda a cui Feyerabend giunge è ?come possiamo studiare qualcosa (i nostri sensi) di cui ci serviamo continuamente? Come possiamo studiare i sensi se il nostro studio deve basarsi su di essi (e quindi includere una teoria della sensazione prima di effettuare lo studio)??
La conclusione è che tutte le metodologie hanno un limite (pg. 30"
Mi pare di riconoscerla un po' vecchiotta questa considerazione, certo ancora abbastanza disorientante.
"La conclusione è che la proliferazione di teorie scientifiche molteplici è segno salutare per il progresso della scienza. Tutta va bene secondo Feyerabend."
Ma, quando ci sono in ballo tanti e troppi soldi non sono molto d'accordo...
"L?argomento più solido e intrigante è quello con il quale Feyerabend illustra l?incompatibilità di un?idea nuova con i dati sperimentali. Spesso, ci dice il filosofo, i fatti sono mescolati a ideologie (leggi teorie) più vecchie.
Nessuna teoria, soprattutto se recente, è in accordo con tutti i fatti. Ad esempio, la teoria delle relatività ristretta fu confutata un anno dopo la sua scoperta da un?esperienza di Kaufmann e una seconda di D.C. Miller, (1906 e 1907), altrettanto ben condotte di quelle che la corroboravano. La teoria della relatività generale era sì un successo sperimentale nelle misure astronomiche sul perielio di Mercurio, ma falliva miseramente di 10?? per Venere e di più di 5?? per Marte."
Questo in effetti è molto incisivo. Tant'è che pensandoci credo abbia il più delle volte ragione. Però esistono dimostrazioni sperimentali diversamente rilevanti, e molto dipende anche dalla funzionalità, sbaglio?
"una teoria nuova, come ogni cosa nuova, darà un sentimento di libertà di eccitazione e di progresso. Bisogna applaudire Galileo per aver preferito proteggere un ipotesi interessante [?] (pg. 106)"
Beh, anche questo è pur sempre un metodo, magari più soggettivo. La teoria delle stringhe, per esempio, per molti anni non è stata nel dominio di questo spirito, quasi soltanto?
"Tuttavia se la sola ragione è sufficiente a giudicare una teoria, è la chiesa che difende Tolomeo ad avere i migliori argomenti e non Galileo."
E la effettiva esattezza delle intuizioni di Galileo, verificate successivamente e da tutti accettate, dovrebbe farci riflettere appunto sul metodo della "teoria interessante".
Perché magari elegante, ideale, detentrice di sintesi, e per intuito percepita come credibile, convincente, vera. Non è un metodo da poco, no?
"Le conclusioni sono un esempio di umorismo alla Feyerabend che sconfina spesso nell?assoluta esagerazione: Feyerabend sostiene che la scienza non è diversa dal mito, e che l?educazione moderna, in cui i ragazzi vengono iniziati alle scienze, sia un?imposizione autoritaria. Si scaglia contro la mancata separazione tra scienza e stato, affermando che l?educazione dovrebbe essere lasciata alla libera scelta dei genitori.
E così che gli scienziati hanno abusato e abusano su tutti del loro mestiere, ma senza perdere alcun vantaggio: hanno più denaro, più autorità, più sex-appeal di quanto ne meritino, e le procedure più stupide, i risultati più ridicoli sono, nel loro ramo, circondati da un?aura di prestigio. È tempo di farli scendere dal piedestallo e dargli nella società una posizione più modesta (pg. 342-343)"
Ahahaha, va Bé, qui si fa prendere dalla polemica facile e grottesca, lasciandosi andare da premesse discutibili e ragionevoli, nei limiti, a conclusioni un po' troppo iperboliche. Spero sia solo humor.
"Come spero di avere evidenziato, la citazione di Feyerabend è completamente a sproposito, in quanto imputa a Feyerabend una posizione che egli in realtà non assume. In compenso Ratzinger mantiene un profilo relativamente neutrale.
È quindi altrettanto fuori luogo ritenere che con questa affermazione abbia difeso la condanna a Galileo; dal testo non è possibile evincere conclusione alcuna in questo senso."
Questo l'avevo capito bene nella tua spiegazione sul forum. Articolo direi fin troppo necessario. Buona idea quella di seguire la cronaca per affrontare poi qui argomenti scientifici nello specifico.
La filosofia serve eccome, se non altro per avere argomenti di disprezzo su molte cose indegne che ci circondano.
Mi ripiglio in questi giorni dopo la febbre:
17 e 18> L'argomentazione è vecchiotta e un po' berkeleyana. Sono concorde. In generale la critica di Feyerabend è vivace e simaptica, a tratti ben documentata, ma sempre e soltanto distruttiva. Feyerabend non propone nulla di utilizzabile e credo che davanti al problema delle finanze risponderebbe "ognuno libero di dare a chi vuole" come "ognuno libero di scegliere l'istruzione che vuole".
18> La rilevanza sperimentale è in buona parte legata a quanto un esperimento o un'osservazione è stata svolta seguendo rigorosamente il metodo scientifico. Credo sia per questo che F. fa crollare tutto il castello. MInando alla base l'idea dell'esistenza di un metodo predefinito, toglie le basi a qualsiasi discussione coerente su due teorie rivali o su due esperienze in contraddizione
19> Il caso delle stringhe è interessante: in un libro che ho commentato in Lankelot, M. Bramé sostiene che la teoria delle stringhe non può essere considerata una teoria scientifica, in quanto manca completamente di basi sperimentali.
Non è in contrasto con l'esperienza; è oltre l'esperienza. Predice fatti che non possono essere testati, quindi in un certo senso è una metafisica della natura.
Potrebbe diventare una scienza, se in futuro diventasse confutabile e se resistesse alle confutazioni.
Ora difendere una idea interessante che non è verificabile è molto diverso da difenderne una che è stata verificata e si è rivelata scorretta...
22> Intanto assistiamo al seguito della soap... Da Feyerabend a Marini.
In attesa della prossima puntata.
La prossima puntata è attesa decisamente. Grazie per le integrazioni. E rimettiti dalla febbre, daje.
foto!
foto!