In questo articolo presenterò tre diversi tipi di dinamiche, periodiche, caotiche ed ergodiche. Discuterò il loro rapporto con il problema del determinismo in fisica, e la visione complessiva che ne deriva.
Movimenti periodici e demone di Laplace: Negli studi di fisica sonon presenti numerosissimi casi di dinamiche (movimenti) periodici e perfettamente regolari. I casi più studiati e conosciuti sono il pendolo semplice e la rotazione di un pianeta. Questo tipo di movimenti ha colpito per la sua perfetta regolarità e ciclicità la mente di molti tra scienziati e filosofi. I mesopotamici conoscevano già la periodicità dei moimenti planetari e stellari e ne studiavano le proprietà.
Tuttavia, una teoria completa e coerente, in grado di descrivere la dinamica degli oggetti esulando dal caso particolare, si ebbe soltanto molto tardi, grazie alla teoria della gravitazione di Newton e ai lavori successivi di Lagrange e Hamilton in particolare. Il loro lavoro fornì i mezzi matematici atti a descrivere il movimento di oggetti apparentemente complessi in modo rigoroso. Ancora oggi il costrutto matematico che descrive il moto di un sistema qualsiasi si chiama Lagrangiano o Hamiltoniano, secondo la scelta ontologica che si è fatta.
Lo studio dell'Hamiltoniano di un sistema di oggetti in movimento permette di costruire le equazioni differenziali che ne caratterizzano il moto in ogni singolo istante. Ogni equazione differenziale può essere pensata come una macchina in grado di produrre alla fine di un processo le traiettorie delle particelle (e non solo) di un sistema, la sua dinamica. È composta di un corpo matematico (l'ingranaggio), di una serie di condizioni ai bordi (l'ambiente circostante) e di una condizione iniziale (lo stato in cui si trovano gli oggetti all'inizio dell'esperienza).
Con questa struttura possiamo risolvere problemi molto diversi tra loro: ad esempio potrei risolvere il problema del riscaldamento di una stanza. Le condizioni ai bordi potrebbero essere la fuga di una certa quantità di calore dalle finestre e l'immissione di calore da un termosifone nell'angolo a sinistra. La condizione iniziale è che la stanza si trova a una temperatura di venti gradi, omogenea.
Un ragionamento analogo può essere usato per descrivere il tempo sopra Roma. Condizioni iniziali il tempo domenica scorsa. Condizioni ai bordi le masse d'aria che entrano ed escono dal riquadro scelto come "area sopra Roma" e la temperatura ai bordi.
Il fatto di poter descrivere con una stessa struttura (equazioni differenziali) problemi diversissimi tra loro è probabilmente la principale vittoria ottenuta dal metodo di Lagrange-Hamilton. La stessa struttura descrive il moto di un pendolo, di un pianeta, di un fluido. Il metodo risolutivo non cambia.
I successi ottenuti da questo tipo di fisica furono tali in quantità e qualità da giustificare il famoso mito Laplaciano: se un demone (o un Dio) potesse dirci lo stato attuale (o quello di un qualsiasi altro istante) di tutte le particelle dell'universo, conosceremmo senza possibilità e senza errore futuro e passato di ogni cosa. Questa è la visione deterministica più netta mai costruita; poggia sul presupposto che l'universo non ha bordi (non interagisce ccon nient'altro che se stesso) e che "l'ingranggio", le equazioni che lo governano sono conosciute.
Il primo difetto evidenziato già nell'ottocento, risiede nella difficoltà di soluzione di un'equazione differenziale. Eccetto qualche felice caso elementare (come appunto un pendolo semplice) scrivere un equazione differenziale non significa saperla risolvere. In particolare sono state fornite dimostrazioni dell'impossibilità di risolvere in modo generale alcune famiglie di equazioni differenziali. Il caso più eclatante è il problema detto "a tre corpi"; si tratta del moto della tripletta planetaria terra-sole-luna. Per quanto sia apparentemete semplice infatti non esiste nessuna soluzione esatta di questo problema. Può essere descritto e risolto numericamente (al computer, in modo approssimato) ma non analiticamente (sul foglio senza valori numerici). Un po' come dire che sappiamo montare l'ingranaggio e farlo funzionare, ma non capiamo come funzioni. Un'ampia maggioranza di equazioni presentano questo difetto, in generale tutte quelle che descrivono movimenti fortemente non lineari.
È bene notare che non si tratta tuttavia di un problema concettuale, ma di un problema tecnico; se il demone di Laplace potesse fornirci i dati necessari conosceremmo senza dubbio e senza errore la soluzione del problema a tre corpi. Inoltre la sua regolarità è sufficiente a giustificare una soluzione approssimata. Un piccolo errore nella posizione iniziale della luna permette comunque una soluzione valida per un periodo di anni molto lungo; sappiamo predire con ragionevole precisione le eclissi, le fasi lunari, la durata di girono e notte.
Sistemi caotici: esistono purtroppo problemi ancora più complessi. L'esempio più inquietante è il famoso "pendolo doppio", raffigurato nella figura. Si tratta di un pendolo composto da due barrette metalliche collegate, libere di ruotare in modo perfettamente inidipendente. È un meccanismo davvero semplice, in grado però di mettere in seria crisi l'onnipotenza della meccanica. Questo pendolo effettua infatti dei movimenti caotici se rilasciato da grande altezza. Significa che partendo da due posizioni quasi identiche, percorrerà due traiettorie totalmente diverse. Quasi identiche? Ma "quasi" quanto?
"Quasi" è quanto volete voi. Potete scegliere due posizioni distanti tra loro quanto volete, un millimetro, un micron, un decimo di micron, la metà e ancora la metà, poco importa. Il risultato sarà totalmente diverso. Questa estrema sensibilità alle condizioni iniziali è caratteristica di un sistema caotico; è noto anche come "effetto farfalla" a causa dell'dea intrigante che il battito d'ali di una farfalla in Australia sia sufficiente a cambiare completamente l'evoluzione del pendolo.
I sistemi caotici sono stati oggetto di studi approfonditi negli ultimi anni. In particolare è stata evidenziata la possibilità di un approccio analitico e quantitativo a queste situazioni. Il problema a tre corpi, caotico, può essere ad esempio studiato sull'arco di qualche migliaia di anni con buoni risultati. Il problema del pendolo invece solo per qualche frazione di secondo.
Tuttavia, possiamo stabilire teoricamente il "tempo evolutivo" durante il quale il nostro sistema si mantiene entro parametri di previdibilità; al di là di questo intervallo il caos è padrone, ma all'interno di esso vige ancora un certo determinismo. La durata di affidabilità predittiva dipende sia dai parametri del problema che dalla potenza di calcolo (e dalla precisione) di cui si dispone.
Questo tipo di situazione evidenzia un'impossibilità pratica di descrivere l'evoluzione di un sistema planetario o di un pendolo, qualunque sia la precisione di cui si dispone. Il fautore del determinismo vi ricorderà a questo punto che il demone di Laplace gode non di una conoscenza precisa, ma di una conoscenza assoluta. Solo a queste condizioni è possibile conoscere passato e futuro.
Dunque sappiamo che a noi sarà eternamente precluso il destino dell'universo, ma che questo resta scritto, indelebile, nel moto disordinato di microscopici oggetti.
Ergodicità ed evoluzione: un tipo particolarmente interessante di dinamica è la dinamica ergodica. Interessante per due distinte ragioni: è complessa (matematicamente e intellettualmente) quanto basta per mettere in crisi il demone di Laplace; è semplice quanto basta ad essere spiegata su un foglio di carta, senza formule e senza complicati disegni.
L'idea di base di una dinamica ergodica presentata in questo articolo è legata alla descrizione di una pallina che si muove all'interno di un billiardo.
Esistono diverse forme posibili per le quali è possibile parlare di billiardo ergodico. Trovate un discreto numero di esempi qui
http://en.wikipedia.org/wiki/Dynamical_billiards
Purtroppo le spiegazioni annesse non son adatte ad un pubblico di non specialisti. Di seguito mi limiterò alla forma "a stadio" detta billiado di Bunimovich.
Immaginate il movimento di una pallina; quando colpisce la parete del billiardo rimbalza con un angolo identico a quello con il quale è arrivata. Prosegue fino ad incontrare una nuiova parete e continua in questo modo. In assenza di attriti proseguirà per sempre.
Quello che realmente descriviamo della pallina è il suo baricentro, un punto in senso euclideo. La traiettoria è fornita da tutti i punti che occuperà in futuro il centro della pallina. Dunque la descrizione della traiettoria della pallina saranno delle linee rette all'interno del billiardo.
Esistono un certo numero di situazioni periodiche. Ad esempio se lancio la pallina perpendicolarmente alla parete, essa continuerà a percorrere dall'alto in basso il tavolo da billiardo e viceversa.
Tuttavia la maggior parte delle traiettorie in un tavolo "normale" somiglierà a quella della figura qui sotto
Il billiado di Bunimovich si presenta così:
È stato dimostrato che, per quanto a lungo si proceda con delle collisioni in questa speciale struttura, la pallina non tornerà mai sui propri passi. In altre parole se ripassa da uno stesso punto, lo farà con una direzione diversa. Una simulazione numerica si trova qui
http://www.upscale.utoronto.ca/GeneralInterest/Harrison/Flash/Chaos/Bunimovich/Bunimovich.html (Copyright David Harrison, ma link da wikipedia)
L'insieme delle coordinate posizione-direzione si chiama spazio di fase. Possiamo affermare quindi che nessun punto dello spazio di fase sarà attraversato due volte.
Non è tutto! Possiamo anche dimostrare che la maggior parte dei punti dello spazio di fase non saranno mai toccati dalla pallina ( dal suo punto di appoggio). In compenso se scegliamo un punto qualsiasi del tavolo da biliardo (o dello spazio di fase) e tracciamo un cerchio piccolo a piacere, prima o poi la pallina passerà all'interno del cerchio. Piccolo a piacere significa di nuovo piccolo quanto volete voi senza nessuna restrizione. Significa che potete cominciare con un cerchio al centro del foglio di raggio un centimetro, mezzo centimetro, un micron, un nanometro, la metà, un decimo, un millesimo, un miliardesimo. Qualsiasi sia la dimensione del cerchio, prima o poi la pallina passerà da lì, e questo è valido ovunque decidiate di disegnare il cerchio.
Una traiettoria di questo tipo (che non ripassa mai dallo stesso punto ma che al contempo attraversa in modo infinitamente fitto tutto lo spazio disponibile) si chiama ergodica.
Perché questa traiettoria ci interessa? È piuttosto semplice. Ci interessa perché un ipotetico demone di Laplace deve disporre di una misura infinitamente precisa per risolvere un problema banale (e stupido) come la traiettoria di una pallina da billiardo, se intende conoscerne il passato e il futuro. Ci interessa perché l'esistenza di una posizione puntuale, ovvero infinitamente precisa, è necessaria per ammettere la possibilità di un simile demone. Solo se accettiamo la natura stessa dello spazio come composta da punti matematici il demone di Laplace può liberamente agire. Se invece intendiamo lo spazio come composto da luoghi, intervalli, allora il determinismo è spacciato. Non si tratta di una resa parziale davanti ad un calcolo troppo difficile. Si tratta di un fatto che ha la forza di una dimostrazione matematica. Non è possibile predire l'evoluzione di un sistema, fosse anche una tavola da billiardo.
Immaginiamo il nostro demone di Laplace, munito di pazienza e di un ottimo computer; immaginiamo di fornirgli l'informazione "la pallina passa da" e di seguito un intervallo, un "luogo del tavolo" piccolo a piacere. L'imbarazzo del demone è totale. Potrà dirvi con buona approssimazione dove passerà la pallina nei prossimi minuti, ma sarà nell'ignoranza assoluta per quanto riguarda, ad esempio, il passato della pallina vent'anni fa.
Il problema per il povero demone è che dall'intervallo appena segnalato passano infinite traiettorie possibili, una scelta troppo vasta anche per lui. Queste traiettorie, dopo un certo tempo comincieranno ad essere molto diverse una dall'altra e obbligheranno il demone ad ammettere la propria impotenza.
Esistono, ne discuteremo, posizioni contrastanti sulla natura dello spazio. Diversi sono gli indicatori in favore dell'abbandono della nozione di "posizione puntuale".
Quello che importa qui e ora è la coscienza di una libertà nuova che sorge, con sorniona ironia, dalla contemplazione di uno stadio.
Commenti
Dedicato, con speciale menzione, a Luigi Pala.
Adesso a voi.
Sulla questione dell'ergodicità non ne sapevo assolutamente nulla. Quello che scrivi in quest'articolo mi lascia stupefatto, un approccio allo studio del determinismo che mi era completamente oscuro. Ho bisogno di un po' di tempo per rifletterci; dico già che alcuni punti pongono in essere delle domande sulle quali chiederò maggiore spiegazione. Per ora rileggo e provo a maneggiare tutti i copiosi concetti con migliore dimestichezza. Grazie infinite per il tema, mi sta a cuore da tempo e lo sai ;)
Si lo so. Infatti, la dedica.
(Spero l'articolo riesca comprensibile; vedremo)
Allora, quindi infinitamente piccolo, infinitamente impreciso agli occhi dell'osservatore onniscente. Cosa sai dirmi, al di là della teoria matematica, nella misurazione pratica ad opera di un immaginario demone, su dimensioni inferiori alla distanza di Planck? Questa non potrebbe essere il limite? Qui la pallina non potrebbe passare nello stesso punto (non dico solo matematicamente, ma concretamente ai fini di una misurazione della dinamica futura o passata della pallina)?.
Da quanto sappiamo è necessaria una precisione ASSOLUTA dei dati differenziali, poniamo nel presente, per poter prevedere futuro e risalire al passato: questa infinita imperfezione di conoscenza precisa del punto di fase, quindi, con l'aumentare della distanza temporale si discosta decisamente anche da un calcolo probabilistico approssimativo (e questo comporta un'impossibilità definitiva di risalire ai dati di partenza)? E poi: che so, dopo tot tempo l'intervallo di previsioni possibili può diventare infinito, oppure esiste sempre un limite probabilistico dell'intero intervallo dei futuri o passati punti di fase dell'oggetto?
La realtà o meno del determinismo dipende dalla caratteristica strutturale dello spazio... e se ci fosse una diade onda-puntiforme come con le particelle particolarmente piccole? Non parliamo di dimensioni quantistiche? Cosa comporterebbe la convivenza contemporanea di lunghezza d'onda e puntiforme come frazionamento ultimo dello spazio (è del tutto strampalato come parallelo?), riguardo al determinismo?
Identità onda può essere paragonata a intervallo sempre suddivisibile, infinitamente frammentabile?
Ma l'età del nostro universo non è infinita; esiste da un tempo finito: la pallina (le particelle) anche se hanno possibilità dinamica con misurazioni infinitamente imprecise, avrebbero bisogno per un infinitezza delle posizioni spaziali di un tempo infinito: ma un onniscente demone non potrebbe comunque, ad oggi, risalire a dinamiche in un tempo finito e finiti punti di fase (i "rimbalzi" della pallina non sono infiniti partendo dall'inizio dell'universo, sono di un numero finito, perciò anche gli spazi attraversati da suo punto d'appoggio, quindi anche in teoria è possibile risalire a precisioni di punti di fase non più infinite ma definite, per quanto infinitesimali? Nel futuro ciò si complica, ma il detrminismo non rimane intatto entro certi limiti?
Insomma, anche se i rimbalzi si "spalmano" in punti di fase sempre più piccoli e necessitanti di maggiore precisione per una loro definizione perfetta, questo è un procedere che varrebbe ai fini teorici in prospettiva di una previsione di futuro o passato infinito. Però se l'onniscente demone vuole sapere il punto di fase della pallina dopo vent'anni, questa non ha fatto rimbalzi infiniti, né ha attraversato infiniti punti di fase; perciò il problema non si pone, nel senso che, sia in uno spazio puntiforme che in uno a intervallo sempre suddivisibile, questa distanza ha una suddivisione in un numero finito, di precisione microscopica, perciò risalibile nell'ipotesi della conoscenza dei dati precisi da parte di un'eventuale onniscenza.
Nel caso, invece, di uno spazio puntiforme la pallina prima o poi ripassa per lo stesso punto: perché la suddivisione ad un certo momento non ha più luogo, quindi passa sul punto di fase già attraversato.
E adesso ti chiedo: l'infinitezza delle posizioni progressive possibili, in quest'ultimo caso, non ci riguarda più: perciò, come l'ergodicità distrugge il determinismo? Illuminami su quello che sbaglio e sui tasselli che mi mancano per capire esattamente; è una supplica ;)
Quando mi verrà in mente altro (e succederà, temo) procederò a susseguire. Per adesso questo è il primo sobbalzo.
"Allora, quindi infinitamente piccolo, infinitamente impreciso agli occhi dell?osservatore onniscente. Cosa sai dirmi, al di là della teoria matematica, nella misurazione pratica ad opera di un immaginario demone, su dimensioni inferiori alla distanza di Planck? Questa non potrebbe essere il limite? Qui la pallina non potrebbe passare nello stesso punto (non dico solo matematicamente, ma concretamente ai fini di una misurazione della dinamica futura o passata della pallina)?."
Tu qui pensi alla meccanica quantistica. Attenzione! Un sistema ergodico è puramente classico, come lo è la nozione di una posizione puntuale. Esistono esperimenti che hanno evidenziato come la posizione di una particella possa essere un intervallo (anche molto più grande della distanza di Planck) e non un punto.
L'esperienza è uno dei pilastri della quantistica moderna.
Misurare per altro è un verbo dal significato dubbio. Esiste una teoria della misura che non conosco bene e su cui non mi soffermo. So che alle dimensioni tipiche della MQ il problema di definire una posizione si fa drammatico.
"Da quanto sappiamo è necessaria una precisione ASSOLUTA dei dati differenziali, poniamo nel presente, per poter prevedere futuro e risalire al passato: questa infinita imperfezione di conoscenza precisa del punto di fase, quindi, con l?aumentare della distanza temporale si discosta decisamente anche da un calcolo probabilistico approssimativo (e questo comporta un?impossibilità definitiva di risalire ai dati di partenza)? E poi: che so, dopo tot tempo l?intervallo di previsioni possibili può diventare infinito, oppure esiste sempre un limite probabilistico dell?intero intervallo dei futuri o passati punti di fase dell?oggetto?"
Vista la natura della dinamica ergodica, una misura di un intervallo (di tempo e spazio) comprende un fascio infinito di dinamiche diverse. Ognuna coincide approssimativamente per un certo periodo, ma col tempo si differenzia completamente.
Mi sembra che hai centrato il punto.
"La realtà o meno del determinismo dipende dalla caratteristica strutturale dello spazio? e se ci fosse una diade onda-puntiforme come con le particelle particolarmente piccole? Non parliamo di dimensioni quantistiche? Cosa comporterebbe la convivenza contemporanea di lunghezza d?onda e puntiforme come frazionamento ultimo dello spazio (è del tutto strampalato come parallelo?), riguardo al determinismo?
Identità onda può essere paragonata a intervallo sempre suddivisibile, infinitamente frammentabile?"
Qui ci sono due idee distinte: una è lo spazio matematico, infinitamente divisibile e stupendamente astratto. L'altra è lo spazio fisico, con una struttura probabilmente diversa. Un'onda è diversa da una particella per il modo di propagarsi. La posizione di un'onda però è definita e definibile nei termini di ogni altra posizione. È puntuale oppure non lo è, e questo dipende dalla natura dello spazio fisico. Almeno così mi sembra di capire.
"Ma l?età del nostro universo non è infinita; esiste da un tempo finito: la pallina (le particelle) anche se hanno possibilità dinamica con misurazioni infinitamente imprecise, avrebbero bisogno per un infinitezza delle posizioni spaziali di un tempo infinito: ma un onniscente demone non potrebbe comunque, ad oggi, risalire a dinamiche in un tempo finito e finiti punti di fase (i ?rimbalzi? della pallina non sono infiniti partendo dall?inizio dell?universo, sono di un numero finito, perciò anche gli spazi attraversati da suo punto d?appoggio, quindi anche in teoria è possibile risalire a precisioni di punti di fase non più infinite ma definite, per quanto infinitesimali? Nel futuro ciò si complica, ma il detrminismo non rimane intatto entro certi limiti?"
Ai fini pratici il problema chiaramente non si pone, il biliardo ha un tempo tipico di sviluppo di qualche secondo, la vita dell'universo può essere considerata infinita rispetto a lui.
Per quanto concerne l'aspetto filosofico della questione però hai ragione a sollevare un'obiezione.
Il problema allora diventa: quanto è la precisione "possibile"? Da cosa è dato il limite? Questa è una domanda che trova una parziale risposta solo nella meccanica quantistica, e non per forza una risposta definitiva.
Infine l'esistenza di un inizio dell'universo, effettivamente vincola il passato ad un completo determinismo se il demone di Laplace ha la facoltà di misurare "con tanta precisione quanta ne vuole" ma non con "infinita precisione". In cambio la libertà futura è garantita se (e solo se) la misura è di tipo "intervallo piccolo a piacere" e non di tipo "punto".
"Insomma, anche se i rimbalzi si ?spalmano? in punti di fase sempre più piccoli e necessitanti di maggiore precisione per una loro definizione perfetta, questo è un procedere che varrebbe ai fini teorici in prospettiva di una previsione di futuro o passato infinito. Però se l?onniscente demone vuole sapere il punto di fase della pallina dopo vent?anni, questa non ha fatto rimbalzi infiniti, né ha attraversato infiniti punti di fase; perciò il problema non si pone, nel senso che, sia in uno spazio puntiforme che in uno a intervallo sempre suddivisibile, questa distanza ha una suddivisione in un numero finito, di precisione microscopica, perciò risalibile nell?ipotesi della conoscenza dei dati precisi da parte di un?eventuale onniscenza.
Nel caso, invece, di uno spazio puntiforme la pallina prima o poi ripassa per lo stesso punto: perché la suddivisione ad un certo momento non ha più luogo, quindi passa sul punto di fase già attraversato.
E adesso ti chiedo: l?infinitezza delle posizioni progressive possibili, in quest?ultimo caso, non ci riguarda più: perciò, come l?ergodicità distrugge il determinismo? Illuminami su quello che sbaglio e sui tasselli che mi mancano per capire esattamente; è una supplica ;) "
Forse mi sono spiegato male: nel caso in cui pensiamo lo spazio come "puntiforme" la pallina non ripassa MAI dallo stesso punto con la stessa velocità. Questa sarebbe una traiettoria periodica.
La pallina ripassa da un punto vicino a piacere rispetto a quello che hai scelto, ma non dallo stesso. È questo a distruggere il determinismo. Il demone sceglie un intervallo o un punto di partenza? Se seglie un punto, siamo deterministi. Se sceglie un intervallo piccolo a piacere, tu non hai che da dirgli che da quell'intervallo passano un numero di traiettorie grande a piacere, qualsiasi sia la dimensione dell'intervallo scelto.
10. Ma se nello spazio puntiforme, nel caso della miniuaturizzazione della precisione della traiettoria fino al punto-unità primo, indivisibile e non strutturabile, in quel caso, anche se la teoria matematica (astratta) nega la possibilità, la traiettoria non passa nello stesso punto prima o poi comunque (a livello pratico, dello spazio puntiforme)?
E' un po' come Zenone: la freccia non arriverà mai in teoria a colpire il bersaglio, ma in realtà, e contrariamente, ci arriva.
Continuo a non capire come ergodicità possa disturbare effetivamente il determinismo; l'intervallo che ci interessa ai fini del calcolo e della misurazione non sarà mai infinito - solo nell'ipotesi di previsioni di un futuro infinito, quindi con precisione infinita di frazioni di traiettoria. Infatti se io voglio prevedere la traiettoria di una pallina, che iniza a rimbalzare con attrito zero oggi, poniamo fra dieci anni, il decimale di precisone della coordinata potrà essere di 0,000000000001, o 0,00...0001, ma comunque sempre finito (e rintracciaibile da una mente onniscente) perché tempo non infinito e rimbalzi non infiniti e periodicità non infinita e frazionamento delle domensioni di riferimento non infinito. Il determinismo è sempre a portata di mano per il demone. Perché dovrebbe trovarsi in difficoltà (sempre pragmaticamente, sempre)?
Lo spazio puntiforme è uno spazio che non ha un unità prima; ogni intervallo è divisibile in due parti e ognuna di quelle parti contiene infiniti punti.
Quello a cui pensi credo sia la discretizzazione dello spazio, il processo con il quale il computer divide lo spazio in elemnti di grandezza minima, oltre il quale non esiste nulla di sensato per la sua comprensione. In tal caso ovviamente qualsiasi traiettoria è periosica, dato che esistono un numero finito di coordinate possibili.
Abbiamo tre casi: uno è quello del calcolo al computer, per il quale qualsiasi sistema troppo complesso è incalcolabile, dunque non deterministico.
Uno è quello in cui posso affermare che il centro della terra si trova alle corrdinate (3,1,1), coordinate che esistono in se. In questo caso abbiamo determinismo.
Il terzo è il caso in cui posso affermare che la terra si trova alle coordinate (3,1,1) con un margine di errore che non è dovuto alla mia incapacità di essere preciso ma alla natura dello spazio. Gli oggetti occupano un luogo, non un punto, La posizione di un oggetto è sempre un luogo, un insieme infinito di punti.
In questo terzo caso, in un luogo piccolo a piacere passano infinite traiettorie possibili. Ergo disponendo della misura "durante il periodo XXX la pallina da biliardo si trova nel luogo YYY ne deduco che la pallina stà seguendo la traiettoria ZZZ" dove ZZZ è un fascio di traiettorie infinito. In un tempo caratteristico del problema, ognuna di queste traiettorie si rivelerà essere diversa, ma al momento della misura non è possibile distinguerle una dall'altra, dunque anche un DIo, capace di misura "precisa quanto vuole", è costretto a sottostare alla natura della posizione-intervallo e non conosce il futuro.
Continuo a nutrire pesanti perplessità, probabilmente perché c'è troppa carne al fuoco e mi manca il passaggio fondamentale di base tecnica dei fenomeni che tocchi. Perché una impossibilità di calcolare nel concreto una qualsiasi traiettoria nello spazio, che sia di punti o d'intervalli? Nella realtà di tutti i giorni noi misuriamo traiettorie, e queste sono misurabili e sono riscontrate come esatte, a prescindere dalla conoscenza di uno spazio puntiforme o come luogo. Anche se lo spazio è un luogo con infiniti punti, perché noi non abbiamo difficoltà nel misurarlo ai fini pratici? Ancora mi sfugge perché dal periodo xxx e luogo yyy si arrivi a una traiettoria zzz di un fascio di traiettorie infinito? Che significa? Non vengono calcolate previsioni tutti i giorni di traiettorie in un qualsiasi spazio, che sia puntiforme o di intervalli (prima di scoprirne la natura intima, come forse un giorno)? (Insisto così tanto perché voglio tentare questa discussione non rimanga arenata a noi due soli. Se nutro parecchie difficoltà io, che in qualche modo sono più "coraggioso" su questi temi, immagino il resto della compagnia, la quale non si avvicinerà temerariamente a cercare di capire. Ti prego di affrontare i passaggi che io non conosco - e anche altri - che impediscono di risalire alle tue conclusioni, perché ora come ora sono vagamente sperduto). (Grazie sempre per la pazienza con noi pagani ;)
Prova così: costruisci la traiettoria di un oggetto semplice, come un piabeta che gira intorno a una stella. Si tratta di un oggetto che si sposta lungo un cerchio (elisse, ma approssimiamo). Se sposto il centro del pianeta, la traiettoria-cerchio si sposta con lui. Uno spostamento di un centimetro ad esempio della posizione iniziale verso destra fa scivolare di un centimetro tutta la traiettoria.
Adesso pensa di essere in grado di misurare con tanta precisione quanta ne vuoi la posizione del centro del pianeta. "Tanto quanto vuoi" significa che il centro si trova in luogo piccolo a piacere, ma pur sempre un luogo, dunque un insieme infinito di punti.
Ora per effettuare calcoli dobbiamo scegliere un solo punto, uno solo di quell'insieme infinito e piccolissimo in cui abbiamo localizzato il centro del pianeta. La traiettoria sarà l'evoluzione che le tue equazioni differenziali predicono per il centro del pianeta, un cerchio. Se scegli un diverso punto,sempre nel luogo in cui si trova il centro del pianeta, otterrai una seconda traiettoria, molto simile e molto vicina alla prima. Se rifai tutto questo per un buon numero di punti contigui otterrai un fascio di traiettorie.
Dato che tutte le traiettorie sono simili (così simili da essere indistinguibili) tu concludi che "dato il luogo in cui si trova il centro del pianeta e le equazioni differenziali" conosci il futuro del pianeta ed il suo passato.
Ora ripetiamo il medesimo gico con la pallina del biliardo. Il suo centro si trova in un luogo, un insieme infinito di punti ma piccolo a piacere. Posso costruire un fascio di traiettorie che mi dicono "il futuro" della pallina. Però mi accorgo che per quanto vicini siano due punti scelti nel mio fascio di traiettorie, le traiettorie in questione non si assomigliano nemmeno un po'. è vero che lo fanno per un po' di tempo, corrono molto vicine, ma ad un certo momento si separano in modo vistoso.
Questo è vero qualsiasi sia la distanza iniziale dei due punti scelti nel "luogo in cui si trova il centro della pallina". La divergenza non dipende da quanta precisione possiedo sul luogo, ma dal fatto che la natura di un luogo è di possedere una lunghezza e una larghezza, un'estensione. Un punto non è un luogo perché non ha dimensione, quindi una cosa, anche se si tratta del centro di un pianeta non si trova in un punto matematico.
Qualsiasi sia l'estensione del luogo in cui misuro l'attuale posizione del centro della pallina (intendo davvero qualsiasi estensione, piccola a piacere) contiene infiniti punti matematici, dunque infinite possibili traiettorie tutte radicalmente diverse.
Dato che la mia misura non mi permette di discriminare tra di esse non mi permette nemmeno di dire dove si troverà la pallina nel futuro. Mi permette di dire (se aumento di volta in volta la precisione) dove si troverà tra dieci, cento mille anni. Tra quanti anni voglio (se ho una precisione piccola quanto voglio) ma non tra infiniti anni.
Bene, forse adesso ci siamo. Quello che mancava era la focalizzazione del centro della pallina come determinante fondamentale delle traiettorie future. E' la eventuale inesistenza di conoscenza di un centro esatto della pallina che, nel lungo periodo, può rendere discordanti traiettorie nel breve facilmente calcolabili. Rimane ancora il fatto che il tempo futuro potrebbe non essere infinito; nel qual caso, avendo un probabile inizio Big Bang e una probabile fine (magari per collasso) del moto nell'universo, la precisione del calcolo non sarà mai infinita ma, per quanto spinta al limite, finita. Quindi il demone potrebbe calcolare in un tempo finito se conoscesse la precisione iniziale necessaria alla conoscenza del termine ultimo del moto della traiettoria. Se, per esempio, sapesse che al fine del moto della pallina ci sarà grado di decimali X, potrebbe calcolare già da adesso un determinismo perfetto. Anche se, in effetti, senza questa clausola, il determinismo diventa una questione labilmente approssimativa, con margini d'errore che aumentano col progredire temporale del punto di fase futuro da rilevare. Credo di aver capito. Se no, credo la mia modestia non sia più sincera che in questo caso, se sì, grazie infinite per i nervi saldi. So che non è facile illuminare percorsi ad una persona metodologicamente bendata.
Si ci siamo. Hai indovinato il problema dell'inizio e della fine e anche il resto.
Ora penda che esistono sistemi caotici che si prestano meno bene di quelli ergodici a studi rigorosi e divulgazione ma che hanno un tempo di "divergenza delle traiettorie" cortissimo.
Aggiungerò che non abbiamo ancor7a toccato la quantistica (che per molti aspetti sembra essere non dterministica). Infine l'origine e una improbabile fine dell'universo fanno entrare in gioco fenomeni che invalidano la fisica classica.
Sulla tua capacità di seguire questi discorsi dovresti avere maggiore autostima; ergodicità è ricerca di punta sulla quale io stesso conosco poco più di quanto ho presentato qui.
Perfetto. Se permetti un consiglio sarebbe funzionale aggiungere all'articolo l'elemento del centro della pallina come asse del discorso. Ho riletto e mi sembra che questa piccola correzione migliorerebbe e accelererebbe i passaggi mentali alla comprensione. Il prossimo appuntamento l'hai disposto tu stesso: quantistica e determinismo, altra bellissima questione. La mia autostima su questi e molti altri temi è sul filo del rasoio. Certe volte ho parte di pensieri che mi suggeriscono la natura fastidiosa dei limiti, e l'attrazione per l'ebrezza del superarli ;) Ma la norma è una ingombrante superbia timida. Non saprei spiegare meglio.
Domanda (anche se so che centra poco.
Dato un intervallo di partenza piccolo a scelta conosciuto. Il demone sarebbe quanto meno capace di determinare la probabilita' con la quale la pallina si trovera' in un punto dato a un momento dato?
No.
>20
Non essere prolisso. Sintetizza, non annoiarmi con inutili dettagli ;-P
Un "fascio di traiettorie" non diverge in modo ordinato, non si allontanano con qualche proporzionalità. Sparano via a caso.
Prova a disegnarne due vicine un mezzo centimetro nel biliardo e te ne accorgi subito.
(Ci si vede a Losanna fratellino, arrivo domenica!)
Aggiornato ora con due righe sulla traiettoria.
Vi dirò: nel frattempo l'argomento ha subito evoluzione notevole. A quanto sembra questa mia piccola intuizione sembra essere originale: probabilmente darà luogo ad un articolo specialistico in filosofia. Sembra non ci abbia ancora mai pensato nessuno.
Aggiungo che forse dovrò ritoccare qualche punto; c'è contrasto tra me e il prof. di quantistica su alcuni dettagli. Ovviamente ha ragione lui al 99.99% ma in compenso ho trovato alcuni argomenti legati alla lunghezza di Planck (grazie Arpa, idea ispirata) che potrebbero dare una bella spallata al determinismo.
Ho ance scoperto alcuni articoli su spires che parlano di sviluppi recenti sull'interpretazione della lunghezza di Compton e di Planck. Figata.
(E a breve: teoria delle catastrofi applicata alla semantica di René Thom, medaglia Fields)
Ma questa è notizia fenomenale!!! Migliori auguri, sarai brillante questa volta ancora di più!
Teoria delle catastrofi... benissimo, dacci dentro con la solita abilità ;)
Allora amici: devo ritrattare parte di quanto scritto, perché la mia memoria mi ha tradito e ho pesantemente cannato.
Il biliardo "classico" non è ergodico, (cazzata colosssale) solo quello in forma stadio lo è. Esistono altre versioni che ho trovato con biliardi di forme diverse, ma quello soltanto rettangolare non funziona.
Stasera correggo l'articolo, intanto mi scuso per l'erroraccio.
Per chi volesse guardare come funziona il principio nel caso di uno stadio (e per lo stadio posso confermare che è tutto giusto) cliccate qui
http://www.upscale.utoronto.ca/GeneralInterest/Harrison/Flash/Chaos/Buni...
e godetevi l'animazione. È molto chiara.
Ancora tutte le mie scuse
T
Amici: ho corretto l'erroraccio per cui mi scuso ancora. Non compromette il corpo dell'articolo ma mi disturba assai scrivere cose che si rivelano sbagliate, soprattutto vista la fiducia di cui mi fate sempre oggetto e che mi lusinga molto.
Ci tengo a dirvi che la ragione principale é legata al fatto che nello scrivere questo pezzo avevo in testa alcune idee di un filosofo di inizio novecento, si chiama Whitehead, che non volevo citare perché non è davvero necessario alla comprensione del soggetto, cui parliamo di matematica, ma che mi ha spinto a commettere diverse imprecisioni.
Proverò a scusarmi recensendo Whitehead prossimamente.
Grazie ancora a tutti i miei lettori
T
T'aspettiamo! (al varco!)