Charles Darwin, un nome noto a tutti. Jean-Bapriste de Lamarck, nome già meno noto, cose che succedono a chi perde. La bagarre è vecchia di quasi due secoli, prima che Darwin imponesse le sue idee (e a dirla tutta precedente persino alla loro pubblicazione). Si cercava allora una spiegazione sull’origine delle specie e la loro diversità. L’idea di Lamarck, anche se la semplificazione è brutale, era che gli sforzi dei genitori influenzassero in qualche modo la morfologia della prole. L’esempio classico è quello delle giraffe che, dopo una vita a tirarsi il collo per brucare le foglie più alte, generano piccoli col collo più lungo.
Lamarck perse, Darwin si impose, la genetica, un quasi un secolo dopo spiegò come l’evoluzione agisse. I più moderni studi sul DNA correggono però leggermente il tiro. Darwin aveva senza dubbio completamente ragione. Solo che Lamarck non aveva torto. Non completamente almeno.
Facciamo un passo indietro; DNA, ovvero acido desossiribonucleico, dovrebbe dirvi qualcosa… la base dell’informazione genetica, una specie di libro in cui con quattro lettere è scritto tutto ciò che serve per creare un altro piccolo voi. Una molecola lunghissima, una sorta di chiusura lampo di nucleotidi (le famose quattro lettere). Tantissimi, tre miliardi circa che vanno a formare una molecola filiforme lunghissima. Talmente lunga da misurare quasi 2cm. Tanto, anzi tantissimo per essere contenuto in una cellula di qualche millesimo di millimetro. Questo DNA va imballato, avvolto ed immagazzinato in qualche modo nel claustrofobico spazio che è il nucleo cellulare. La soluzione? Istoni, delle piccole proteine attorno alle quali avvolgere la doppia elica di DNA. Piccole proteine piene di grandi potenzialità, prima fra tutte la capacità di assemblarsi fra loro. Quattro istoni differenti (H2A, H2B, H3, H4) si organizzano in una struttura complessa chiamata nucleosoma. Il DNA è allora avvolto attorno ai nulceosomi, due giri interi di DNA intorno alla struttura proteica e via verso un altro nucleosoma. Un po’ come la carta igienica per intenderci. Due giri attorno al nucleosoma, DNA libero, due giri attorno al nucleosoma, eccetera. Nelle fotografie al microscopio elettronico questa forma del DNA appare come un collier di perle. È questa la forma di DNA meno organizzata che si conosca. Le altre comprendono ancora più nucleosomi e strutture più complesse formate dei nucleosomi stessi. Ciò implica che la doppia elica è sempre associata a degli istoni, il complesso DNA-istoni è allora chiamato cromatina. I nucleosomi, oltre che avvolgere il DNA sono anche capaci di organizzarsi in strutture proprie (grazie anche all’istone H1 che viene allora a fissarsi sul complesso nucleosoma-DNA, ma non complichiamo le cose). La cromatina può allora raggiungere diverse fasi di condensazione. La forma più densa della cromatina sono i famosi cromosomi metafisici, i “bastoncini” di DNA ed istoni, visibili al microscopio ottico nelle cellule in divisione cellulare.
Cosa ci insegna tutto questo? Ebbene fra le righe vi ho detto che la gestione della condensazione del DNA è appannaggio degli istoni.
Facciamo di nuovo un passo indietro. La forma più conosciuta di organizzazione del DNA è il gene. Un gene è una sequenza di DNA divisa in una regione detta codante (quella che contiene le informazioni su cosa produrre) e un promotore (quella che contiene le informazioni si quando produrre).
Lo stato di condensazione del DNA è però (ovviamente) di primaria importanza per il funzionamento di questo meccanismo. Del DNA altamente condensato (eterocromatina) non sarà accessibile alle macchine cellulari di lettura del DNA stesso (RNA polimerasi) e non sarà quindi trascritto, indipendentemente dalle regioni promotrici dei geni in esso contenuti. L’informazione contenuta in queste regioni sarà quindi virtualmente inesistente. Parallelamente la trascrizione delle regioni poco condensate (eucromatina) sarà più forte. Tutta l’informazione sull’organizzazione dei nucleosomi è contenuta nei nucleosomi stessi ed è portata su delle regioni specializzate degli istoni. Queste regioni sono soggette a molteplici modificazioni (metilazione, acetilazione e fosforilazione soprattutto), tutte reversibili. La distribuzione di queste modificazioni determina il grado di condensazione del DNA.
Ciò significa in primo luogo ammettere l’esistenza di dell’informazione non genetica (ma trasmissibile) ed in secondo luogo la possibilità di manipolare questa informazione durante la propria vita, ed è qui che, bizzarramente, Lamarck in fondo alla sua tomba comincia a sogghignare malignamente. Siamo chiari, vi sono dei limiti. Non si aumenta la complessità dell’informazione in sé (ciò che si può fare, per intenderci) ma si aumenta la finezza della sua regolazione (il quando lo si fa). Secondariamente nei mammiferi quanto meno, le esigenze riproduttive impongono nello spermatozoo una tale condensazione del DNA da sostituire tutti gli istoni precedentemente utilizzati con altri “ad alta densità” con annessa perdita di tutta l’informazione ad essi associata.
Ma l’ovulo? Nessun problema di spazio, questa volta, e conservazione di almeno metà degli istoni (il DNA viene copiato prima della formazione dell’ovulo, vi è quindi in doppio di DNA da immagazzinare, di cui metà sui vecchi istoni e metà su quelli nuovi).
È stato per esempio dimostrato che le regioni più utilizzate subiscono lentamente la sostituzione dell’istone H3 con un’isoforma dell’H3 che facilita la lettura. La cellula fa le orecchie alle pagine di DNA che preferisce leggere se così vi piace. Questa informazione è trasmessa da madre in figlio e dipende dalla vita che la madre ha condotto. In fondo la mamma è sempre la mamma…
Più egualitaria è invece la metilazione del DNA stesso. Non ve l’avevo detto? La cellula non contenta di modificare le scatole di immagazzinamento del DNA si permette pure di toccare alla struttura stessa del DNA. Non il codice certo, ma incolla dei gruppi metile sulle basi azotate, il che ha per ripercussione una maggiore difficoltà alla lettura e, sorpresa, un reclutamento di macchine capaci di modificare i nucleosomi, solitamente nel senso di una maggiore addensamento della cromatina. Ecco quindi un’informazione trasmissibile di padre in figlio (idem per la madre), modificabile durante la vita, e non genetica. Carte del metiloma (tutta l’informazione legata alla metilazione del DNA in determinate situazioni) sono già disponibili per diverse specie, ma sono lungi dall’essere complete.
Vi sembra terribilmente complicato? Lo è, statene certi, tanto da meritare un nome, epigenetica che va a designare “il contesto” in cui l’informazione genetica viene a trovarsi. Tanto complicato che si comincia appena a comprendere la complessità delle sue implicazioni. Ciò malgrado tecniche per analizzare la composizione in istoni delle regioni cromatiniche già esistono (la “ChIP on Chip” per esempio) e ci si attende nei prossimi anni grandi progressi su questo fronte.
Nel frattempo dalla tomba di Lamarck si continuerà ad udire un sommesso ridacchiare.
Commenti
Lentamente sto anche imparando ad impaginare... c'è ancora speranza. Gente, volgarizzare questo è stato veramente un parto. Spero sia comprensibile ed interessante. Buona lettura!
Mi sembra di ricordare (ma posso sbagliarmi) che non tutte le cellule usano le stesse parti di DNA. Ad esempio una cellula epatica non usa le stesse informazioni di una muscolare.
Questo spiegherebbe perché ci sono zone inutilizzate.
Tuttavia implicherebbe anche che gli sitoni sono diversi di cellula in cellula; dunque non mi è chiaro se questo è corretto e in tal caso quale "codice istonico" viene trasmesso dalla madre al figlio.
Ricordi molto bene, cellule diverse usano diverse regioni del loro DNA. E quindi, concludi bene, la distribuzione dell'isoforma di H3 è differente di cellula in cellula. Non è chiaro in che misura questa informazione sia trasmissibile. è verosimile che lo sia, certi dati lo suggeriscono.
Per quanto riguarda la metilazione del DNA, la più conosciuta delle modificazioni epigenetiche, si sa per certo che è alla base di una serie di meccanismi importanti dello sviluppo. Sia la madre che il padre metilano certi geni nelle cellule riproduttive. Tipicamente geni che saranno poi utili nella pubertà ma che fino ad allora resteranno "spenti". Si noti che una malattia genetica che rende incapaci di effettuare questa regolazione (spegnimento), porterà a dei figli malati, ma non necessariamente portatori della malattia, con dei genitori sani, ma omozigoti per la mutazione genetica (tutti i loro figli saranno malati!)!
Certe specie infine possono cambiare di sesso durante la loro vita (sì, come le rane di Jurassic park). Si tratta di pesci, anfibi e unicellulari. Fra gli altri il lievito, una specie molto studiata. Ebbene è stato provato che nel lievito, una caratteristica importante come il sesso, è controllata per via epigenetica (e quindi all'occorrenza reversibile). Non so se per le altre specie sia lo stesso, ma mi sembra verosimile.
Siamo comunque (per una volta) grattando il meglio della ricerca, le risposte scarseggiano, le domande abbondano.
Gente datemi un feedback. Era comprensibile? Interessante? Sono solo io che mi eccito con queste cose (ad ognuno il suo)?
"Ciò significa in primo luogo ammettere l?esistenza di dell?informazione non genetica" > qua c'è un refuso
Estremamente interessante e chiaro - abbastanza - anche per un profano come me, pure molto sedotto dall'idea che informazione genetica o meno possa essere trasmessa di generazione in generazione. Che dire, forza Lamarck.
Ti dò un parere io, che sono poco avvezzo qalla materia trattata. é un po' troppo tecnico il discorso, Mat, anche se immagino che era difficile renderlo diversamente. Ad ogni modo, le differenze tra Lamarck e Darwin sono abbastanza chiare, è che forse ci vorrebbero più esempi figurati per rendere più comprensibile a tutti il succo dell'argomento. Poi, Mat, può essere anche che la mia incompetenza in materia mi crei più nebulose che ad altri, non saprei dire. Per chiarezza tua, comunque, io non sono un amante di Darwin e delle teorie evoluzioniste. E Lamarck mi era noto.
Ah sì, se interessa: avevo 4 in chimica e 5 in biologia, ma la figuretta classica della giraffa di Lamarck e di Darwin la ricordo con discreta chiarezza. Pensa, ero una sega in quelle materie ma questo argomento mi aveva fatto andare in fissa, per dire.
A parte un paio di refusi, tutto molto chiaro. Una sintesi notevole. Ma, secondo me, se vuoi parlare davvero a tutti, dovresti unire a questa capacità di sintesi il gusto per la parabola. O, per dire come dice Denzel Washington in un film in cui fa l'avvocato (se non mi sbaglio), "me lo può spiegare come fossi un bambino di 6 anni?". Tipo, non so, facciamo conto di giocare con il Lego. Si pensava che, una volta fatta la costruzione (castello, navicella o non so che) questa fosse fissa. E che o si dovesse distruggere tutta, oppure rimanesse com'è. E invece ora saltano fuori che ci sono questi pezzetti snodabili, e basta far saltare un punto, che il castello si apre. Non dico che questo sia calzante col tuo discorso, ma solo per fare un esempio, ecco. Detto questo, grazie. Erano secoli che non ne sentivo parlare, di queste cose!-) ciao!
Il film era: "Philadelphia"
ma guarda. eh...cosa non ha fatto Kaori...
Ti do anch'io il mio parere sulla comprensibilità: per chi come me questi discorsi (anzi, solo una parte di essi) li ha lasciati sui banchi (e sui libri) di terza liceo, effettivamente qualche tecnicismo di troppo c'è. Come dicono Federico e Andrea, qualche esempio figurato in più non guasterebbe. Confesso di essermi un po' persa dopo i bastoncini di DNA.......... :))
Kaori era un lusso, per la nostra pubblicità:)
Innanzi tutto grazie a tutti per i preziosi commenti. Volevo tentare qualcosa che fosse veramente al fulcro della ricerca odierna. Mi rendo conto che forse sono restato troppo tecnico... cercherò di migliorarmi in futuro. Il succo non era divulgare Lamarck ma mostrare come la ricerca odierna abbia parzialmente rivalutato idee in precedenza completamente scartate. Se il soggetto vi appassiona tenterò ancora magari aggiungendo quel gusto per la parabola suggerito...
Daje, avanza e riproponi. Ritenta. Grazie.
Non voglio fare la guastafeste, l'articolo pone attenzione su uno dei dibattiti più interessanti degli ultimi anni... Ma Lamarck si riferiva a caratteri acquisiti in vita e poi trasmessi alla progenie. Nel caso dell' Epigenetica, invece, il carattere non viene acquisito nei parentali, ma vengono acquisite modificazioni chimiche al DNA che non esprimono il carattere nei genitori, ma nei figli. Lamarck quindi non può essere rivalutato!
(Ave, Giuly. Benvenuta su Lankelot.eu. Il tuo primo commento - è prassi - era in moderazione da pochi minuti. Dal prossimo dovresti andare direttamente on line. Non dimenticare di impostare la tua pagina personale, sempre via "amministra sito").
16> Una biloga? Vai Giuly che era ora che qualcuno criticasse un po' quella bestiaccia di Mat. Se non ti risponde subito è perché è in vacanza, ma lo sveglio io.
> 18 ecco bello sveglio, mi scuso del ritardo
>16 niente guastafeste. Sia per quanto riguarda il metiloma, sia per quanto riguarda le modificazioni degli istoni, si parla di modificazioni che già hanno un'effetto sul carattere dei genitori (induzione o repressione). L'effetto sulle cellule dei genitori ü dimostrato (la trasmissione ai figli già meno). Per esempio la variante dell'istone H3 (chiamata H3.3) facilita nelle cellule parentali la lettura del gene (dopo sollecitazione) ed è passato al figlio. Per riprendere lamarck: una pianta passa la vita in carenza di fosfato. I geni per il suo trasporto sono dunque sovraespressi, l'istone H3 vine rimpiazzato da H3.3 e (forse) i semi avranno già gli H3.3 nei geni del trasporto del fosfato. Risultato cresceranno meglio su un terreno povero, non avranno bisogno di abituarsi. Lamark è rivalutato.
fermo restando che tutto ciò non è del tutto dimostrato (va un po' meglio col metiloma).
ero stato poco chiaro?
invece (cosa che mi ha spaventato tantissimo), ho appena sentito una definizione di epigenetica che non ha nulla a che fare con metiloma e affini. Indagherò a fondo, nel caso l'articolo sarâ completamente rivisto (certi termini faticano a volte a cristallizzarsi). Il concetto resta: metiloma e codice delgui istoni permetttono (forse) una trasmissione tipo LamarK
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