Earman John

A primer on determinism - part 3

Autore: 
Earman John

Determinismo e libero arbitrio

Il libro di John Eaman si chiude con un capitolo su determinismo e libero arbitrio. Ho preferito optare per un’esposizione non sistematica del capitolo inanellando diverse riflessioni – parzialmente rubate a Earman, parzialmente mie – che spero arricchiscano il dibattito sul determinismo.
 
Il problema del legame tra libero arbitrio e determinismo è piuttosto evidente; socialmente siamo una struttura completamente dipendente dall’ipotesi della libertà individuale. L’individuo è giudicato, sottoposto a punizione, premiato, in funzione di atti e risultati ottenuti, sottostando all’evidente ipotesi che le sue scelte sono libere, almeno parzialmente indipendenti da agenti esterni.
Immaginate Adolf Hitler che sopravvissuto alla guerra si presenta a Norimberga:
-         Vostro onore, mi professo innocente! Mi appello al determinismo genetico!
L’affermazione a qualcosa di ilare se presa in questo contesto. Ci riconduce immediatamente ad una definizione di libertà:
  1. Libertà è l’assenza di costrizioni, coercizioni, limitazioni. (Earman pg. 237)
Sono questi tre fattori, costrizioni, coercizioni, limitazioni, che permettono al giudice di rispondere: “colpevole!” in coscienza di causa.
Ammettiamo facilmente in compenso che esistono circostanze fisiche che effettivamente limitano la nostra libertà nel senso sopra indicato.
 
Se prendiamo in considerazione più seriamente il determinismo fisico, il determinismo come fenomeno che concerne la realtà tutta, allora la nostra reazione sardonica davanti all’uomo coi baffetti che professa la propria innocenza diventa decisamente nervosa: all’improvviso non solo ci appare possibile affermare la non colpevolezza per assenza di libera scelta, ma anche il giudice non aveva altra scelta, né l’aguzzino nazista, la sua vittima, né voi che state leggendo questo testo, io che lo scrivo o qualsiasi cosa sia accaduta nell’universo dalla sua nascita.
 
Ora cominciamo ad analizzare il problema con ordine: generalmente un fautore del “libertarismo” affermerà che le azioni degli uomini sono influenzate dai suoi stati mentali, desideri, credenze, …
Siamo dunque confrontati a due possibilità: possiamo considerare il determinismo come influenza sui fatti fisici e sugli stati mentali dell’individuo, oppure possiamo credere che il determinismo sia unicamente fisico, e che gli stati mentali siano liberi.
In questo secondo caso i pensieri, gli stati mentali, sono soltanto epifenomeni.
Hanno cioè un’importanza nulla nel determinare cosa accade intorno a noi.
Immaginiamo di accettare il determinismo fisico, ma non quello psichico e di andare indietro nel tempo fino ad un periodo in cui la vita non esisteva, diciamo una quindicina di miliardi di anni. In questo caso l’universo allora ha creato la totalità dell’universo adesso. In un dato momento il pensiero cosciente è venuto a sovrapporsi, ma esso non ha nessuna reale influenza sul divenire.
Un fautore del “libertarismo” argomenterà che le mie azioni sono dettate dai miei pensieri e che esse influenzano il divenire; se ne deduce che il determinismo è falso. Concordo con Earman che questo è un ragionamento completamente scorretto, e che non è per nulla scontato affermare che il pensiero ha un’influenza sull’azione dell’individuo. Tuttavia credo sia abbastanza naturale una reazione di completo rigetto verso l’idea di un determinismo psichico.
 
L’alternativa opposta, l’indeterminismo non sembra presentarsi sotto una luce molto più felice. Cominciamo dalla affermazione seguente:
 
-         Hitler ha agito liberamente.
 
E limitiamoci ad un azione semplice, ad esempio l’essersi alzato in piedi davanti al giudice.
Per farlo liberamente significa che ha desiderato compiere quell’azione, e che la causa (desiderio) ha indotto un effetto (si è alzato).
Ora introdurre l’indeterminismo qui significa rompere il legame tra la volontà dell’individuo e la possibilità dell’azione. L’individuo deve poter agire e per farlo ha bisogno di un corrispettivo causa-effetto che implica almeno in parte il determinismo.
Abbiamo bisogno di un agente libero di influenzare il corso di eventi non liberi (è facile notare quanto questa affermazione sia contraddittoria); inoltre questo approccio distrugge qualsiasi speranza di una scienza del comportamento umano. Se l’individuo può agire liberamente, allora non obbedisce ad alcuna legge della natura.
 
Esiste una conseguenza ancora più forte che è la seguente: se il libero arbitrio permette di cambiare il corso degli eventi, significa che esso permette di violare una legge della natura a qualche livello; significa che la legge di natura non è più tale. Possiamo allargare la legge ammettendo questa violazione, ma in tal caso l’individuo non è più libero.
Descrizioni probabiliste non ci salvano: affermare che la scelta di Hitler di alzarsi in piedi ha influenzato una qualche probabilità quantistica facendogli assumere un ben preciso valore, significa affermare che la legge quantistica non è stata in quel caso probabilistica, quindi che il comportamento previsto dalla teoria è stato violato; la teoria è falsa.
 
È un circolo vizioso, né la scelta pro-deterministica, ne quella anti-deterministica permettono all’individuo di essere libero. Lo studio sulla natura deterministica della natura quindi non permette di risolvere il problema del libero arbitrio. La soluzione “pratica” proposta da Earman è di non pensarci troppo, il che ovviamente non aiuta a distogliere la mente da queste questioni. Sarà che non abbiamo scelta?
 
In conclusione Earman ci lascia una serie di simpatici “esercizi” di cui vi propongo questo estratto:
Il principio del libero arbitrio afferma: “Io produco le mie volizioni.” Il determinismo dice: “Le mie volizioni sono prodotte da me”. Il determinismo è il libero arbitrio espresso in forma passiva.
La libertà della volontà consiste nell’impossibilità di conoscere le azioni che giacciono nel futuro
Ricusate questo estratto di sofisma (e, aggiungo io, godetevi il piacere del massacro).
 
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Commenti

Voila!

Questo pezzo mi pare più conflittuale in sede di riflessioni e provo a testarmi.

Per esempio: se il cervello umano è fatto di atomi (molecole), e queste sono qualitativamente associabili a qualsiasi altro sistema complesso, il cervello ha uno scarto esclusivamente di complessità rispetto a qualsiasi altro tipo di sistema (e non sempre immagino). Quindi: se il determinismo esiste matericamente non vedo motivi di discernere il caso specifico "cervello umano" da qualsiasi altro.

Poi:
"Abbiamo bisogno di un agente libero di influenzare il corso di eventi non liberi (è facile notare quanto questa affermazione sia contraddittoria); inoltre questo approccio distrugge qualsiasi speranza di una scienza del comportamento umano. Se l?individuo può agire liberamente, allora non obbedisce ad alcuna legge della natura."

Infatti, dal punto di vista scientifico, non vedo come possa esserci indeterminismo assoluto se non introducendo "logiche" metafisiche. A me sembra questione di sistemi complessi. Ma ciò non esclude - si limita solo a renderlo più incomputabile - la questione di una "macchina uomo" a tutti gli effetti, pur complicatissima. Sempre se il determinismo esiste in fisica generale, come affrontato negli articoli precedenti.

"Descrizioni probabiliste non ci salvano: affermare che la scelta di Hitler di alzarsi in piedi ha influenzato una qualche probabilità quantistica facendogli assumere un ben preciso valore, significa affermare che la legge quantistica non è stata in quel caso probabilistica, quindi che il comportamento previsto dalla teoria è stato violato; la teoria è falsa."

Questo mi sembra un nodo che forse sopravvaluto, nonostante. E se - ma qui devo ancora capire se la scala di grandezza lo consente e l'ambito neurologico ne ammette le condizioni - l'uomo, spinto dalla struttura emozionale, inconscia, agisse su campi d'onda degli atomi che compongono il suo cervello, misurandole con lo stimolo elettrico, determinandole e "creando lo stato nuovo non più riducibile sempre alle cause prime emozionali"? Nel senso: campo d'onda precedentemente indeterminato, arriva stimolo neuroelettrico e quindi misurazione-osservazione; adesso atomo, atomi, che si riferiscono a neurone implicato creano una struttura nuova e non esattamente causale. Nel senso che in un mondo parallelo W1, nello stesso momento e condizioni, a parità di stimolo la funzione d'onda reagisce alla stessa causa in risultato differente. Insomma, quanto la quantistica può essere inerente in spazi neurali?

(Quest'ultima riflessione, mi rendo conto, potrebbe situarsi nel delirio congetturale, ma non mi va continui a frullare ingiustuficata nella mente, quindi la sottopongo).

"È un circolo vizioso, né la scelta pro-deterministica, ne quella anti-deterministica permettono all?individuo di essere libero."

Quindi, se il determinismo esiste, la libertà viene esclusa; se v'è indeterminismo, è esclusa comunque perché casomai si parla di "anarchia", anche della volontà? Ho compreso bene?

"Esiste una conseguenza ancora più forte che è la seguente: se il libero arbitrio permette di cambiare il corso degli eventi, significa che esso permette di violare una legge della natura a qualche livello; significa che la legge di natura non è più tale. Possiamo allargare la legge ammettendo questa violazione, ma in tal caso l?individuo non è più libero."

Mi sfugge il passaggio logico dalla prima frase alla conclusione finale.

"Per esempio: se il cervello umano è fatto di atomi (molecole), e queste sono qualitativamente associabili a qualsiasi altro sistema complesso, il cervello ha uno scarto esclusivamente di complessità rispetto a qualsiasi altro tipo di sistema (e non sempre immagino). Quindi: se il determinismo esiste matericamente non vedo motivi di discernere il caso specifico ?cervello umano? da qualsiasi altro."
Non è scontato che il pensiero possa essere ridotto ad uno stimolo elettrico; come? D'altra parte se si tratta di uno stimolo elettrico, deve obbedire alle leggi della fisica sui campi elettrici; quindi sicuramente non misura ne influenza nulla in modo indeterministico. Ma allora non è chiaro come si possa spiegare ad esempio la misura quantistica che è, lo abbiamo visto, infleunzata dall'osservatore, quindi dal suo stato mentale.
Diversi approcci tendono a considerare il pensiero come metaumano, capace di indurre nel cervello degli stimoli che servono poi a far funzionare le risposte agli stimoli.

Il nodo complesso è che:
- amettere il determinismo uccide qualsiasi forma di libero arbitrio, di mentalismo, e in parte pone problemi anche fisici, nella lettura della quatistica.
- ammettere l'indeterminismo pone problemi in quanto distrugge qualsiasi rapporto di causa-effetto. È il caos.

Ammettere un miscuglio sembra difficile perché ad esempio, ammettere che lo stimolo arrivi al cervello descritto da leggi deterministiche, venga elaborato in base ad altre leggi deterministiche, quindi avviene un processo di decisione e lo stimolo di risposta è indotto. Ma quale meccanismo è un "processo di decisione"? Non può essere deterministico ne casuale. Ma al tempo stesso rappresenta un passaggio in cui la legge deterministica che usi per descrivere il processo è sistematicamente violata. Se ne deduce che questa legge è sbagliata; se in uno sforzo di coerenza aggiungessi un cavillo del tipo "durante il processo mentale xxx la risposta indotta su un campo elettrico è yyy" hai creato una nuova legge, ma il processo di scelta è diventato deterministico.

Se invece esistono violazioni sistematiche di una legge fisica all'interno del cervello, dovremmo poterle osservare; cosa c'è nel cervello in grado di influenzare un comportamento fisico? Perché non lo osserviamo mai?

Non è scontato ma mi sembra l'unico approccio scientifico che abbia un senso, non credi? Un sistema ultra-caotico, magari. Altrimenti se si inoculano variabili metafisiche si esula da un discorso scientifico, mi pare. Ma forse sminuisco l'approccio dello scienziato.

Quello che mi domandavo io era: stato quantistico di un atomo indeterminato; arriva stimolo neuroelettrico e diventa determinato. E' possibile che la nuova determinazione ottenuta non sia sempre associabile, vista la latitanza di causalità nell'indeterminazione dell'atomo prima dello stimolo, e riducibile esattamente allo stesso identico stimolo: mondo parallelo e del tutto uguale al nostro fino a quel momento di impulso neuroelettrico, poi W1 diverge, con un passaggio dall'indeterminazione della particella a un essere determinata diverso dal nostro mondo W. Ha senso, e dov'è l'errore, di questa congettura?

"Diversi approcci tendono a considerare il pensiero come metaumano, capace di indurre nel cervello degli stimoli che servono poi a far funzionare le risposte agli stimoli."

Non lo so, forse il mio è quadrato e obsoleto scientismo, però sento strano un deragliamento, in campo scientifico, in contingente che a me, forse ma non ne sono certo, pare trascendentale o spirituale.
Forse sono campi di ricerca non adducibili al metodo scientifico, cosa ne dici?

Il 7. era riferito al 5.

"se in uno sforzo di coerenza aggiungessi un cavillo del tipo ?durante il processo mentale xxx la risposta indotta su un campo elettrico è yyy? hai creato una nuova legge, ma il processo di scelta è diventato deterministico."

E questo è quello che io cercavo, malamente, di definire. Sembra un rattoppo ma non vedo soluzioni altrettanto confortanti.

"Se invece esistono violazioni sistematiche di una legge fisica all?interno del cervello, dovremmo poterle osservare; cosa c?è nel cervello in grado di influenzare un comportamento fisico? Perché non lo osserviamo mai?"

Scale troppo basse, mai esaminate adeguatamente? Velocità elevate? Mancanza di metodologia?

Comunque a questo punto io ci vedo poche alternative:
O esiste una dimensione spirituale metafisica "aldilà", e allora la scienza, e la logica, non so quanto possano dedicarvisi; o è tutto cupamente deterministico e tanto meglio non l'avessimo saputo che avremmo vissuto fessi e più contenti; o una via di mezzo, che sembra quella più raccapezzata e su misura di compiacimento, ma apre spiragli o meglio fughe d'indagine; o davvero servono nuovissimi elementi e modi di pensiero al dibattito, che ricalibrino sia la semantica sia le tecniche della questione. Cosa ne dici?

Ti propongo questa riflessione:
tutta la discussione ha avuto luogo basandosi sulla dicotomia cartesiana sostanza-predicato.
Il soggetto visto come a priori che forma la percezione, da cui si induce l'esistenza "in se".
Riassumendo esistono la realtà empirica, la mente che la percepisce e la percezione della realtà. Se analizzi bene ti accorgi che manca il fattore organizzante, che permette di trasformare la realtà complessa in una percezione conoscibile, ma Cartesio Locke e Hume ritengono che questa sia una proprietà della mente.

Se invece costruissimo la mente a partire da due classi di a priori, la realtà empirica e le classi di organizzazione dela realtà, per indurne vari gradi di complessità fino a giungere alla coscienza?

Forse questa citazione può essere utile al Vs dialogo:
"Non esiste un legame tra ciò che definiamo "cause" ed "effetti".Le leggi causali sono solo delle correlazioni che abbiamo imparato dall'esperienza e su cui facciamo affidamento.In questo caso determinismo significa solo che ogni evento è prevedibile, date le sue condizioni e un'opportuna legge di copertura delle regolarità.
Il fatto che le azioni umane siano predicibili non è in contraddizione con la nozione di libero arbitrio:una libera azione trova la sua causa nei desideri e nelle informazioni dell'agente, mentre un'azione non libera è causata da altri fattori, con conseguenze spesso in contrasto con i desideri della gente. In questo contesto "causato" significa solo "predicibile sulla base di":non solo la libertà d'arbitrio è compatibile con il determinismo ma anzi,lo presuppone,dal momento che dei liberi individui hanno bisogno di un mondo predicibile per soddisfare i propri desideri, che derivano in modo prevedibile dal loro stesso carattere"

10. Eh, mica facile questa riflessione. Una prospettiva materialista, no? era quello che volevo intendere anche sopra, la coscienza, la mente, che si differenzia dal resto esterno principalmente - o solo - per un grado di complessità, degli stessi componenti atomici del tutto però, organizzativa. E' una possibilità non escludibile, mi pare. Una visione "strutturalista", mica tanto nuova. Questo se fossimo in grado di comprendere integralmente il sistema; potremmo constatarne la verità di tutta la peculiarità della coscienza. Ma il cervello è ancora troppo inesplorato.

Figurati che ci scrissi un racconto su questa idea. Un futuro dove l'uomo comprende perfettamente i processi del cervello e si rende conto che la struttura fisica è insufficiente a giustificarne tutte le caratteristiche dell'uomo: quindi esiste un surplus metafisico che non è possibile ricondurre, ma solo dato di fatto verificato se non indirettamente con le sue manifestazioni quotidiane del vivere umano.
Dico che una conoscenza più profonda in neurologia potrebbe aprire nuovi tracciati.

11. "?Non esiste un legame tra ciò che definiamo ?cause? ed ?effetti?.Le leggi causali sono solo delle correlazioni che abbiamo imparato dall?esperienza e su cui facciamo affidamento."

E ti sembra poco? Comunque sì, se io so da sempre che fra non molto tornerà la notte, dopo il giorno, tendo per consuetudine a darlo per scontato. L'abitudine all'esperienza ci informa sul concetto di causa ed effetto, pur sempre probabilistico e scritto da nessuna parte, ma pur sempre ragionevolmente reale e inappuntabile.

"Il fatto che le azioni umane siano predicibili non è in contraddizione con la nozione di libero arbitrio:una libera azione trova la sua causa nei desideri e nelle informazioni dell?agente, mentre un?azione non libera è causata da altri fattori, con conseguenze spesso in contrasto con i desideri della gente."

Bé, mi sembra una rassicurante ingenuità, mi si venga permesso. Non si giudica la qualità "superiore" o "inferiore" di una causa, solo la sua rigidità lineare con l'effetto.

"In questo contesto ?causato? significa solo ?predicibile sulla base di?:non solo la libertà d?arbitrio è compatibile con il determinismo ma anzi,lo presuppone,dal momento che dei liberi individui hanno bisogno di un mondo predicibile per soddisfare i propri desideri, che derivano in modo prevedibile dal loro stesso carattere?"

Il problema non è affatto così facile. Al di là dei paradossi, bisognerebbe sapere se i desideri permettono una realtà di scelta, quali, e quanto sono vincolanti, le cause - microscopiche o macro - di questi desideri, cosa intendiamo per "scelta" e quanto la associamo ad un "grado di libertà", possibile o no, sempre da definire.

Ocio nelle prime righe:
Determinismo e libero arbitrio
Il libro di John Eaman

foto+archivio!

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