Imagine [John Lennon] “Il termine disegno intelligente (D.I.) (dall’inglese Intelligent Design) indica una corrente di pensiero, nata negli anni ‘90 negli Stati Uniti, secondo la quale esisterebbero prove evidenti che l’universo e gli esseri viventi sono stati creati da una causa o agente intelligente, e non da un processo non-guidato come la selezione naturale.” (fonte Wikipedia)
Disegno intelligente (anche detto creazionismo) è insomma l’idea che una volontà guida l’universo in ogni suo passo, che esiste un progetto consapevole e che l’attuale stato delle cose non è il semplice risultato di un concatenarsi di fatti casuali. Partirei sfatando alcuni miti. Il disegno intelligente non è un’idea religiosa a priori, anche se molti simpatizzanti di chiese protestanti (e anche alcuni cattolici) ne fanno un cavallo di battaglia, sottintendendo ovviamente che Dio è l’agente intelligente che guida l’universo.
Il disegno intelligente non è un obbligo filosofico per chi si identifica con una fede di stampo cristiano, musulmano, ebraico o in generale (mono)teista. La chiesa cattolica non si pronuncia in merito. Numerosi sono stati i filosofi cattolici (Galileo ad esempio) che chiaramente non condividevano una simile idea, preferendo limitare Dio al ruolo di creatore. Non va nemmeno confuso con il principio Aristotelico di un motore che mantiene in qualche modo lo status attuale delle cose (oggi abbondano esotiche nozioni come quelle di campo o di energia oscura che possono ricordare questo principio). Il motore aristotelico non delibera, quindi è un protagonista inconsapevole, non intelligente.
Infine il disegno intelligente non è semplicemente uno schiaffo al darwinismo, anche se gran parte del dibattito è incentrato sulla dicotomia evoluzione-creazionismo. Si tratta piuttosto di un modello cosmologico in filosofia. Tornato di moda in questi anni, spesso privo della qualità di intenti ed argomenti che dovrebbe distinguere una discussione metafisica, il disegno intelligente è un’idea datata, già presente indirettamente nel pensiero di filosofi del calibro di Leibniz.
Si tratta di evidenziare nella natura comportamenti volti a soddisfare condizioni che non sono semplici, riconducibili al caso, ma che mostrerebbero la precisa volontà della natura di soddisfare una qualche volontà, spesso estetica. In questo il disegno intelligente è chiaramente antropocentrico e dunque facile vittima di attacchi. In sostanza sostenere che la bellezza del comportamento fisico (come faceva Leibniz) ne comprova la divina origine ed il divino patrocinio, equivale a considerare l’uomo unico critico del concetto di estetica, in definitiva unico giudice di ciò che è creato da Dio per essere bello, ed è bello perché creato da Dio. L’argomento (è facile accorgersene) è circolare.
La novità introdotta dal moderno concetto di disegno intelligente è duplice.
Da una parte una chiara volontà di affrancarsi dal problema estetico, preferendogli argomenti empirici soggetti alla misura, ad esempio il percorso evolutivo di una specie, oppure la struttura dell’universo con le sue “costanti di natura”. Le scelte cadono sempre sugli anelli deboli, le zone d’ombra della scienza contemporanea, dove vi è penuria di spiegazione.
Dall’altra dinanzi all’accusa di dogmatismo in generale viene evitato ogni esplicito riferimento a Dio. Viene sostenuto insomma il disegno, senza nessuna speculazione sul pittore.
Sono argomenti forti. Da una parte rinunziare all’estetica affranca dal duplice attacco del realista che non apprezza argomenti eccessivamente soggettivi, dall’altra dell’antirealista che rischia la deriva solipsista. Se tutto è nella mente, allora anche il disegno ed il suo eventuale autore perdono ogni senso. Il rifiuto di un riferimento esplicito alla divinità permette di guadagnare consensi da parte del mondo scientifico, dichiaratamente agnostico quando non ateo. (Tra i principali sostenitori del disegno intelligente vi sono alcuni agnostici.)
Un’ampia parte del dibattito è incentrata su attacchi al darwinismo su cui preferisco non pronunciarmi. Invece voglio soffermarmi sulla parte più eminentemente cosmologica. In particolare è messa in evidenza l’apparente precarietà dell’universo. Una piccola differenza tra quelli che sono i rapporti tra le diverse forze (elettriche, nucleari, gravitazionali) sarebbe infatti compromettente per la struttura della materia di cui siamo composti. Sembra insomma che una precisa volontà abbia guidato l’universo perché noi si possa essere qui, a bocca aperta.
Meraviglia della fisica! Qualcuno ha inventato il principio antropico. Si tratta in sostanza dell’idea che la natura delle cose debba essere tale da permettere lo sviluppo di una vita intelligente in grado appunto di interrogarsi sulla natura delle cose. Queste argomento è talmente scarso filosoficamente che solo un fisico poteva arrivare a formularlo. È evidentemente circolare e non arricchisce il dibattito di una virgola, portando al massimo confusione. Inoltre introduce un argomento antropocentrico e soggettivistico in un ragionamento scientifico eminentemente realista.
Non di meno, l’idea creazionista, quando suffragata da una riflessione profonda, può certo apparirci suggestiva. L’idea è spesso latente in molti aspetti del pensiero e dell’arte – uno scopo primo più profondo del semplice esistere - l’elevarsi dell’universo ad altro che non l’inesorabile moto di un complesso ingranaggio.
Non è scevro questo disegno intelligente – epurato dal cogitare “imbaculus” di certi suoi fautori – da un’eredità romantica, il ripudio verso la troppo razionale epoca dei lumi, la paura per l’uomo ed il suo ambiente ridotti a mera, fredda macchina.
Scagli la prima pietra chi non ha creduto mai – nemmeno un istante, magari subito ripudiato – in una ragione d’essere, quando il coraggio per più ardue congetture viene meno, in uno scopo più nobile.
Argomento centrale contro il creazionismo, quand’anche di elegante fattura è il negargli lo status di teoria scientifica. Per valide ragioni. È evidente la violazione del rasoio di Occam, il principio volto ad eliminare tra due teorie equivalenti nel risultato quella che presenta un maggior numero di ipotesi ad hoc.
Nulla a mio parere consente di schivare questa critica. Tuttavia è saggio riflettere su cosa davvero consideriamo scientifico. Sono scienza i dati osservati, le registrazioni, il ragionamento logico-deduttivo, finanche induttivo.
È scienza una teoria che spieghi quanto avviene ora, qui, testabile e riproducibile in laboratorio. Non può essere onestamente considerata una teoria scientifica un modello cosmologico che sfugge a qualsivoglia verifica sperimentale. Deve coincidere con delle ipotesi di massima, deve poter sfociare su quanto conosciuto, ma non basta. Teoria delle stringhe, inflazione, e quant’altro non sono scienza – fintanto che scienza richiede riproducibilità in laboratorio – e non possono negare invece di nascondere una certa dose di filosofia.
È filosofia – ingenua forse, inconsapevole – congetturare l’universo come struttura in evoluzione, scevra da divina intercessione. È speculazione metafisica credere nel modello razionale, deduttivo, realista (spesso ahimé positivista) cui si affida la comunità scientifica. Ed è ignoranza, solo ignoranza, disprezzare un’idea perché trascende nel metafisico.
Saper distinguere – a chiare lettere – saper dare qualità alle proprie riflessioni, rinunciando finanche al divino ed alla divina indifferenza.
Non vedo disegno alcuno nella natura e le “prove evidenti” mi sembrano magre congetture, costanti di natura ancora troppo incomprese, anelli deboli nell’evoluzione, poco importa, ma non mi sento offeso da chi osa speculazione.
tm
Commenti
Ci sono sempre un paio di spazi dove non dovrebbero. Mi affido a te Franco, anche per la correttura delle solite virgole sguscianti.
Aggiungo che la prima parte è di mio gusto, meno la seconda. Domani rileggo a freddo ed eventualmente con i commenti riaggiusterò.
Ora mi aspetto, niente poco di meno che un dibattito, e conto su Federico, che so avere invise le idee evoluzionistiche.
(Mi piacerebbe anche risentire Patric, da troppo assente dalla sezione scienze.)
Eccomi, intanto. Qualche spazio l'ho sostituito, mi sembra vada meglio - ma la tua impaginazione migliora regolarmente.
"prove evidenti che l?universo e gli esseri viventi sono stati creati da una causa o agente intelligente, e non da un processo non-guidato come la selezione naturale." > l'incipit fa tremare i polsi. Vediamo...
"In sostanza sostenere che la bellezza del comportamento fisico (come faceva Leibniz) ne comprova la divina origine ed il divino patrocinio, equivale a considerare l?uomo unico critico del concetto di estetica" > la domanda unica è: e chi altri potrebbe esserlo, al posto dell'uomo?
"Non vedo disegno alcuno nella natura e le ?prove evidenti? mi sembrano magre congetture, costanti di natura ancora troppo incomprese, anelli deboli nell?evoluzione, poco importa, ma non mi sento offeso da chi osa speculazione" > sì, immagino che avrete motivo e ragione di confronto e dibattito. Io mi ritiro a riposare, adesso è tardissimo. Ma ho letto con piacere, ti ringrazio del nuovo, fertile contributo.
Il tuo scritto è suggestivo, e invita a molteplici riflessioni. L'ora è tarda, ma un inizio di dibattito posso anche innescarlo. Io ci credo al disegno, non so quanto intelligente, ma ci credo. E non mi interessa quale sia l'entità che lo ha generato, io non sono teista e non immagino necessariamente un dio. Certo che qualcosa che trascende l'uomo deve pur esserci, vista la bellezza e la perfezione degli esseri animati. Nell'ultima affermazione dici che "le prove evidenti" di un disegno nella natura ti sembrano magre congetture. Messo che sia cosi - ed io, naturalmente, non lo credo, o meglio, non è così importante che ci siano prove lampanti - lo stesso non vale per il contrario? Quali sono le prove che il disegno della natura non esiste, e non è mai esistito?
Resterò per sempre fedele all'idea di un Big Bang, di un brodo primordiale da cui (tramite una scintilla, un fulmine o chissà che altro) è nata la vita, di un meccanismo di selezione naturale che va un po' per i fatti suoi.
Io sarei stata una divinità molto interventista e pignola, non mi sarei preoccupata di creare il mondo e chi ci vive per poi lasciarlo andare a ramengo per colpa di una specie sola di bestie.
Mi piace pensare che tutto questo sia frutto di una forma organizzata di caos :)
Questa volta mi impegno e partecipo. Promesso (senza incroci di dita ;).
Ho letto con attenzione e interesse, ma non prendo parte al dibattito. La mia mente e la mia visione di tali questioni è limitata dalla mia fede personale.
"Saper distinguere ? a chiare lettere ? saper dare qualità alle proprie riflessioni, rinunciando finanche al divino ed alla divina indifferenza."
Cosa a me impossibile.
Finalmente libero dall'ossessionante lavoro di barman.
Rispondo:
4> La risposta è lampante, ma appunto se l'estetica è dell'uomo, (dunque solo soggettiva) o piuttosto dell'umanità (dunque almeno in parte condividibile) è questione discussa e complessa; in generale si dice dell'uomo. Allora il problema diventa dio, anch'esso vincolato all'uomo ed in un certo senso sua creatura, sua idea. Lì risiede la difficoltà epistemologica.
6> In generale Federico si deve una dimostrazione di ciò che è, non di ciò che non è, anche se questa è distinzione che diventa delcata quando si parla di questi argomenti.
La necessità di prove è necessaria, sempre, a sostegno di un'ipotesi.
Difficile è proporre una costruzione teorica che possa tenere conto di una cosmogonia completa (questo termine mi sembra preferibile a cosmologia, più mediatico e al solito meno incisivo, compromesso indegno) perché le prove mancano e indirettamente entrano nel giuoco considerazione di carattere metafisico se non di pura simpatia. Ricordo con un certo dispiacere un libro di Hawking che non era scevro da responsabilità in questo senso, mescolando in modo indecente scienza e ricerca con le sue personali convinzioni di ateo, irritante imposizione.
Io credo che lo scopo ultimo di una cosmogonia sia la costruzione di un modello che lasci spazio ad una certa libertà, ad un evolversi che non ha bisogno né di Laplace ne di Dio, se non nel suo istante più recondito. Non posso negare però che questa è una posizione metafisica, ragionata in parte ed in parte di pura simpatia.
Il disegno di natura quanto a lui mi sembra un rifugio, l'uomo vive di disegni e fatica ad accettare una natura diversa, abbisogna di progetti per creare bellezza. Io dico: affranchiamoci da questa limitatezza umana e impariamo a vivere la scienza come ciò che contiene e consente anche l'uomo, certo, ma non il contrario.
7> Spora il caos è organizzato, credi a me. Una struttura complessa è sempre organizzata, è la semplicità che non lo è mai.
In quanto a quella particolare specie di bestie non me ne preoccuperei troppo sono sulla buona strada per andarsene in uno sbuffo di fumo, un Micro Bang che non entrerà in nessuna memoria cosmica.
9> Infine Ilde, cogli uno dei temi più interessanti. È proprio lì che giace il fulcro del dibattito, nella fede, in Dio, in Winnie Pooh poco importa, fede è convinzione a priori e anima sempre tutti i dibattiti.
L'invito era - forse scritto in modo improprio - a saperla circoscrivere, senza denigrarla ma separandola chiaramente dalla logica e dall'oggettività.
Se la fede è nel tuo caso, come mi sembra di ricordare, quella in Dio, con D maiuscola, la tua opinione è due volte benvenuta, perché diversa da quella di chi fin'ora ha scritto e perché, spero di averlo chiarito, non esiste per la chiesa cattolica (ufficiale) un imperativo dogmatico su questo tema. Puoi speculare a discrezione senza timore di offendere, nemmeno la tua chiesa.
Disegno o non disegno, caro Thomas, il punto che mi prene rimarcare è che la bellezza della natura non può essere frutto del caso, la sua perfezione porta in sé qualcosa che attiene al sovramondo, magari non divino, ma certamente diverso dal nostro: magari somigliante, ma diverso. qualcosa di alieno alla nostra comprensione razionale, alle nostre pur degne valutazioni empiriche. Il creato ha una sua poesia evidente di cui l'uomo è il fulcro. L'uomo può riconoscere la bellezza e la perfezione che lo trascende, proprio perchè ha coscienza. Sono suggestioni metafisiche le mie, ma che sono state analizzate anche con approccio scientifico. Lo fece Goethe due secoli fa, studiando la vita dei fiori e delle piante, attraverso una visione spirituale. Entriamo in un campo filosofico-metafisico, anche Fichte, criticando le teorie kantiane, parlava di possibilità di conoscenza del "noumeno", cosa che Kant escludeva. Ciò è calzante, Thomas, perchè ciò che non si può conoscere per induzione, può essere conosciuto intuitivamente. A supporto c'è anche lo Steiner, che diceva: "Un concetto che non sia ricavato per astrazione dal mondo dei sensi, ma abbia un contenuto scaturente solo da sé stesso, si può chiamare un concetto intuitivo e intuitiva la sua conoscenza. Ciò che ne consegue è chiaro: un organismo può essere compreso solo nel concetto intuitivo". In questo modo si supera la concezione del mondo fisico, e si entra nella sfera spirituale. é qui il punto, almeno per me. Credere che l'uomo possa conoscere attraverso lo spirito, o credere che questo non sia possibile. Le teorie positiviste lo escludevano, ma lo escludono anche parecchie teorie teiste. Più in generale, il concetto ultimo che ancora rimarco è questo: solo l'uomo può conoscere il mondo che gli ha dato origine, ma consapevole del fatto che è un mondo che trascende quello in cui vive, e che può essere raggiunto attraverso lo spirito (ma è una sorta d'ascesi, senza volontà è impossibile). Le uniche dottrine che riconoscono queste possibilità all'uomo sono quelle estremo orientali, che non a caso hanno lasciato ad un occidente quanto mai perso nel suo vuoto orizzonte nichilista, molteplici suggestioni nel secolo scorso. Purtroppo, non sempre rielaborate nel giusto modo. E comunque, io non ho certezza alcuna su disegni, demoni e dei: la mia è una suggestione che trae la sua forza dal mio stato di coscienza, e chissenefrega se è cosi o meno, quel che importa è la linfa vitale che ne posso trarre. Ed è cosi per tutti, quando di parla di credi e convinzioni, non importa quali esse siano.
Sotto abiti cattolici, per usare una metafora forte ma che rende l'idea, nascondo un'insospettabile lingérie protestante, ormai lo so e non ci posso fare nulla.
Mi sono messa l'animo (e l'anima) in pace.
Non ho una preparazione filosofica sufficiente per affrontare il discorso. L'idea di un disegno che mi trascende è parte di me e non saprei spiegarti come posso nel contempo non credere alla predestinazione.
Noi siamo come i miopi davanti a un mosaico immenso.
Possiamo vedere solo poche tessere da vicino, mentre ci è negata la visione d'insieme, perché più ci allontaniamo più la vista si offusca. Questo probabilmente permette che i particolari possano mutare senza che l'immagine d'insieme perda la sua connotazione originaria, ma non riesco ad andare oltre e accetto l'inspiegabile.
Accetto di non avere risposte.
Accetto di non cercarle a tutti i costi.
Perdona gli sciocchi paragoni e perdona la mia scarsa conoscenza.
Ti ringrazio per la cortese accoglienza di idee anche molto diverse dalle tue. :)
Bella lettura, innanzitutto. Grande chiarezza che non va a scapito dei contenuti.
Ma anch'io credo di non disporre di conoscenze filosofiche tanto salde da poter sostenere il discorso su quel piano. Intimamente, sposo quanto afferma Ilde: "siamo come miopi davanti a un mosaico immenso".
Ciò che posso dire è che ho sempre considerato superbo ogni atteggiamento filosofico-religioso impostato su criteri antropocentrici. Non riesco a escludere l'esistenza di intelligenze anche totalmente estranee a quella umana, strutturate in modo tale da leggere la natura sulla base di leggi a noi magari del tutto incomprensibili e inimmaginabili in quanto fondate su elementi per noi non percepibili. Quindi, la mia domanda è: quale natura?
14>Suggestivo. "Un concetto che non sia ricavato per astrazione dal mondo dei sensi, ma abbia un contenuto scaturente solo da sé stesso, si può chiamare un concetto intuitivo e intuitiva la sua conoscenza"
D'accordo. Ma al di fuori del mondo dei sensi non c'è soltanto la spirito (nel senso di daimon, trascendente sia la mente che la fisicità) ma anche, appunto il cogito, intuitivo se vuoi ma sempre proprio all'uomo e non al trascendente.
Un concetto che nasce da se stesso, intendendo con questo che non può essere dedotto dalla logica o osservato direttamente in natura è un'intuizione, ma resta concetto legato all'uomo e al suo mondo. Non può sconfinare nel noumeno.
Mi spiego: accetto si possa intuire oltre la logica, ma nell'istante stesso in cui questa intuizione è comunicata e diventa linguaggio, ecco che passa nell'universo del fenomeno, nel mondo che può essere pensato e analizzato in comune, quindi è a posteriori della logica, non a priori come il noumeno.
L'idea di un disegno come la presenti la contesto su base metafisica in questo modo: appartiene al pensiero ed è espressione di una concezione di "il mondo è bello". Affermazione incontestabile. Ma perché non dovrebbe essere "frutto del caso"? Perché trascendente? La nozione di estetica è propria dell'uomo, della sua mente e non del daimon, dunque mi sembra ci sia un improprio amalgamarsi di due diversi livelli, il giudizio estetico proprio all'individuo e quello di daimon proprio all'umanità che sono messi su uno stesso piano.
Mettere l'uomo al centro del concetto di esetetica è inispensabile come Franco fa notare, ma metterlo al centro dell'universo, questo è diverso. È credere che l'universo abbia bisogno dell'uomo, ed è francamente eccessivo.
15> Ilde in effetti la metafora della lingérie non è molto cattolica. Però è azzeccata. :-)
Direi che mi interessa capire qual'è la necessità che spinge un cristiano a scegliere la strada creazionista, quando verosimilmente questa non è accettata all'unisono. Giovani Paolo II che, con una certa affinità con te, indossava delle brache molto protestanti, aveva espresso interesse ma non consenso per il pensiero creazionista e ci sono dibattiti molto accesi in seno alle varie chiese.
La mia scelta, ormai datata, è stata l'agnosticismo, più per anarchica antipatia verso le autorità religiose che per autentiche ragioni metafisiche o teologiche. Il discorso intellettuale lo affronto ancora e penso proporrò un secondo articolo su questioni più eminentemente (teo)logiche.
Infine 16> Quale natura? Per me natura realista, prepotentemente indipendente dall'uomo, quando non addirittura insofferente. Con tutte le sfumature del caso, è ovvio, ma la natura non è l'uomo e non ne ha bisogno.
Miopi sì, ma capaci di cercare ed osservare qualcosa di più delle nostre semplici sensazioni.
Oggettivista ed empirico quanto te. Ma non riesco a escludere l'ipotesi che la nostra realtà, nell'ambito della quale trovo sensato essere oggettivisti ed empirici, sia semplicemente una a fianco di altre. Uno di tanti mondi.
Non ho prove che queste realtà esistano. Non ho prove che non esistano. Né posso averle, le une come le altre. In questo senso capisco l'importanza che Léon assegna alla comprensione intuitiva. Anche se al mio scetticismo non può bastare per fondare una conoscenza.
La realtà alle volte è così crudele che può diventare quasi un sogno, un bisogno, il credere in una trascendenza, in un disegno.
E quello che mi fa paura, quel confine labile tra il sogno e il bisogno. L'idea che il bisogno possa dominare e spingermi verso il facile rifugio dogmatico, in qualcosa che è comodo, idilliaco, ma non è reale.
La realtà è a volte così terribilmente sfuggente, rifiuta ogni definizione. Io le sostituisco complessità, come garanzia almeno di riflessione accurata. Non è molto ma è il massimo che sono riuscito a trovare.
>12 Faccio il pignolo, la vita non é caos organizzato, direi piuttosto disordine contenuto. O ordine frustrato come preferisci. Ma non organizzato, questo no.
>(6+14) Nonostante il registro della conversazione mi faccia sentire come un Neanderthal fra chirurghi.
>6 Non è tanto questione di provare che il disegno non esiste. Il fatto é che certe regole che sembrano governare la natura, sono utili ai fini della tecnica. Il disegno non lo è in quanto non permette alcuna previsione, è quindi scartato non perché necessariamente sbagliato, ma semplicemente in quanto inutile.
>14 Infine la perfezione che si crede vedere nella natura, mi pare di un'inconsistenza preoccupante, lo stupore di chi osserva un movimento caotico e si meraviglie delle sue molte forme. Il fatto che la vita, di una complessità tale da essere spesso al caos indifferente, sia riuscita a svilupparsi è notevole. Ma perchè perfetto?
Mat, sulla prima risposta direi; la tecnica è un bel gioco, è affascinante, ha perfino un certo pregio estetico talvolta, ma non è tutto. Certa scienza, studi come la cosmologiaad esempio, ma penso anche come l'evoluzione, la paleontologia, alcuni aspetti della chimica come la mineralogia, sono assolutamente inutili sul breve periodo e hanno scarse chances di diventare feconde, almeno proprzionalmente allo sforzo economico profuso; però rispondono ad altre necessità che sono prettamente antropocentriche e che hanno a che fare con losche questioni come la bellezza di un sasso colorato, le ragioni della vita sul pianeta fino al posto che occupiamo nell'universo e come siamo arrivati ad occuparlo.
Anche questo è scienza, non ingegneria, non tecnica, ma scienza.
Mi permetto di dissentire. Non confondiamo tecnica con economia. Tecnica significa progresso tecnologico, quindi qualunque teoria capace di predire e dotata di replicabilità. Cosmologia ed evoluzione sono quindi parte di queste scienze. Mineralogia e paleontologia sono un problema più complesso legato soprattutto alla inevitabile necessità di raccogliere dati.
La redditività di tali scienze è molto superiore a quanto immagini, dipende solo da cosa si intende per "breve periodo". La cosmologia ci ha regalato inezie quali la PET, l'evoluzione cosucce quali le tecniche di selezione del bestiame e delle specie coltivabili (che hanno quasi radoppiato la produttività negli ultimi 100 anni).
La scienza non è mai scevra da ripercussioni tecniche, perchè quando è unicamente antropocentrica cessa di essere scienza (senza voler negare che l'antropocentrismo di certe scoperte può giocare sul breve periodo un ruolo di cassa di risonanza).
Non so cosa abbia a che fare il PET con la cosmologia. Mi sa che confondi con astrofisica e corsa spaziale.
Comunque il punto non è l'eventuale scoperta che può scaturire da certe ricerche; anche il nuovo acceleratore del CERN che entrerà presto in funzione è stata un'occasione di sperimentare nuove tecnologie che avranno probabilmente ripercussioni importanti.
Il fulcro è altro; è che la ragione per cui si cercano queste cose non è rinnovare la tecnica ne migliorare la qualità di vita. È invece dare spazio a certi interrogativi che hanno la loro radice in altro che non nella semplice praticità.
I positroni chi li ha trovati? se sono gli astrofisici mi scuso (anche se poi è sempre gente che ride se gli dici che un bambino complessato è un bimbo con una parte reale e una immaginaria). Io non nego (e 2) che non ci possano essere che la semplice praticità. Dico solo che interrogativi di NESSUNA praticità non sono scienza.
Inoltre se è pur vero che forse chi cerca certe cose lo fa solamente senza fini pratici, altrettanto non si può (fortunatamente?) dire di chi lo paga. La ricerca scientifica, nel suo insieme, ha quindi sempre almeno una parte pratica.
Il contrario sarebbe insultante verso chi le innovazioni le aspetta.
I positroni sono una scoperta di Paul Dirac, in via teorica, non ricordo chi li abbia trovati poi davvero.
Dirac era un fisico teorico e un matematico.
Praticità
I positroni sono una scoperta di Paul Dirac, in via teorica, non ricordo chi li abbia trovati poi davvero.
Dirac era un fisico teorico e un matematico.
Praticità significa cosa? Applicazioni tecnologiche? In questo caso tutta la ricerca pura è chiaramente da bollare come non scientifica dal tuo punto di vista.
Dimmi che tipo di innovazione ha portato la ricerca sull'anisotropia della radiazione cosmica; eppure hano appena avuto un Nobel.
La scienza deve essere anche spiegazione (di come e in certa misura di perché) e soprattutto deve essere analisi e nuove domande.
Se anche queste son applicazioni allora ci capiamo.
[disegno intelligente]
repubblica di oggi: IL BIG BANG ricreato sulla Terra ha lasciato la sua impronta, e gli scienziati del Cern l'hanno catturata. L'acceleratore di particelle di Ginevra, il più potente del mondo, da due settimane lavora per ricreare le temperature e i livelli di densità dei primi istanti dell'universo, scontrando nuclei di piombo a una velocità prossima a quella della luce. Adesso, per la prima volta, davanti agli occhi degli scienziati è apparsa la "smoking gun", la dimostrazione che i loro esperimenti sono riusciti: la materia primordiale è stata ricreata in un punto non più grande di un paio di nuclei di atomi di piombo, alla temperatura di migliaia di miliardi di gradi nel grande anello dell'acceleratore di particelle Lhc. La sua impronta è apparsa sotto forma di getti di quark (le particelle che compongono protoni e neutroni): particolari sprizzi di energia che gli scienziati hanno subito riconosciuto.
La prova del nove dell'esperimento che riproduce il "Big Bang" si chiama in gergo tecnico "jet quenching". A temperature ed energie così estreme infatti neanche la materia riesce a "sopravvivere". Gli atomi si dissolvono. Neutroni e protoni si "fondono" liberando i mattoni da cui sono formati: quark e gluoni. Questa "zuppa" è talmente calda che nessuno strumento può osservarla. Ma è possibile, tramite i rivelatori costruiti attorno all'anello di Lhc,
fargli una sorta di radiografia e avere un'idea dei livelli di caos e di densità che la materia dissolta aveva 10 milionesimi di secondo dopo il Big Bang, quando la temperatura era 100mila volte più alta del centro del Sole e 10mila volte superiore al cuore di un reattore a fusione nucleare.
Nella zuppa primordiale della materia (che si chiama plasma di quark e gluoni) i quark viaggiano sotto forma di getti a energie e velocità altissime. Normalmente non esisterebbe nulla in grado di fermare la corsa di questi proiettili. Ma nel plasma formatosi subito dopo il Big Bang la densità e il traffico caotico di particelle riescono a intralciare il loro percorso. E poiché accade sempre che a un getto di quark in una direzione corrisponda un getto nella direzione opposta, nelle zone periferiche della "zuppa primordiale" possono accadere fenomeni interessanti da osservare.
Ai bordi del plasma, un getto di quark diretto verso l'esterno può uscire e finire nei rivelatori del Cern dopo aver perso pochissima della sua energia. Ma il getto che va in direzione contraria avrebbe tutto lo strato di plasma da attraversare. O esaurirebbe tutta la sua energia nel percorso, o rispunterebbe dall'altra parte stremato, molto più debole del suo getto gemello. E questo è esattamente il fenomeno osservato sia da Atlas, uno dei quattro rivelatori puntati sull'acceleratore di particelle Lhc, che da Cms, un altro dei 4 rivelatori.
Come in una normale radiografia il passaggio di raggi x ci dà informazioni sulla densità di un tessuto, ora il fenomeno osservato dal Cern conferma che la densità della "zuppa primordiale" era molto più alta rispetto alla materia ordinaria. "Solitamente le collisioni producono getti di particelle in modo simmetrico in tutte le direzioni" ha spiegato Leonardo Rossi, responsabile per l'Istituto nazionale di fisica nucleare di Atlas. "L'osservazione di jet sbilanciati non è spiegabile con la fisica conosciuta fino ad ora. Questa asimmetria è probabilmente dovuta alla formazione del plasma di quark e gluoni che attenua i getti di particelle che lo attraversano". I dati di Atlas sono già in corso di pubblicazione su Physical Review Letters.
La settimana scorsa l'esperimento Alice aveva dimostrato che la "zuppa primordiale" si comporta più come un liquido perfetto che come un gas. "Raggiunge - spiega Paolo Giubellino, scienziato dell'Istituto nazionale di fisica nucleare e responsabile di Alice - la più alta fluidità esistente in natura, superiore perfino a quella dell'elio superfluido". Al suo interno la formazione di particelle subatomiche è molto superiore alle previsioni. Sia Alice che Atlas e Cms sono diretti da scienziati italiani, in un centro di ricerche come il Cern che raccoglie circa 7mila fisici da oltre 50 paesi del mondo. (26 novembre 2010)
http://www.repubblica.it/scienze/2010/11/26/news/cern_brodo_primordiale-9529756/