Müller Matthias

Discorsi silvestri

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Müller Matthias
Abbiamo generalmente l’abitudine di associare la capacità di comunicare alle specie animali più evolute. Solo dopo attenta riflessione, in alcuni di noi, emergeranno dei rigurgiti di documentari descriventi il complesso linguaggio usato da api, formiche e affini. Questi animali fanno infatti uso di un sofisticato sistema di comunicazione per condurre le loro amate sorelle a promettenti fonti di cibo. Infine, frugando fra ricordi lontani, giungeremo forse a ricordare come anche gli organismi più semplici possano comunicare fra loro utilizzando composti chimici. Qui si ferma il senso comune della comunicazione in natura. Un fatto resta indubbio. La comunicazione fra organismi è, e resta, appannaggio del mondo animale. La conclusione ovviamente è errata.
Gli alberi chiacchierano fra loro. Ad essere precisi origliano i monologhi dei loro vicini. Talvolta si curano di informare di alcuni loro pensieri organismi a loro lontani quanto vespe e vermi.
Queste sono solo apparentemente affermazioni poco serie, ristabiliamo comunque un po’ di rigore scientifico. Parliamo di fisiologia vegetale. Una pianta è sprovvista di un sistema circolatorio chiuso comparabile a quello umano. Ne possiede invero altri due, quello dello xilema, che porta l’acqua alle foglie e quello del floema, che ridistribuisce lo zucchero all’interno della pianta. Questo doppio sistema circolatorio è indubbiamente estremamente efficace per ridistribuire le risorse, ma solo parzialmente comparabile a quello animale. I nostri vasi sanguinei non si occupano infatti solo di nutrire le nostre cellule ma espletano altri compiti, fra i quali il trasporto di ormoni. Il doppio sistema delle piante invece, non è ottimale per trasportare informazioni da un luogo all’altro. Gli ormoni vegetali seguono molte vie e solo alcuni possono essere ritrovati all’interno del tessuto vascolare. In generale la loro diffusione è piuttosto lenta. Non che la cosa disturbi particolarmente la pianta. In massima parte il mondo vegetale ha tempo (da cui forse, la bassissima incidenza di nevrosi in questo regno).
 
Chiariamoci, esistono delle eccezioni. Se per una pianta non sarà tragico aspettare un paio di giorni per modificare il ritmo di crescita, quando una piccola orda di insetti vi sta allegramente mangiando un po’ di premura è comprensibile. Ai vegetali è sempre negata la prima reazione animale ai problemi. La fuga precipitosa. Quindi, l’unica soluzione praticabile è cambiare dentro: in parole povere, cambiare l’espressione genica.
Mettiamoci nei panni della pianta. Abbiamo un problema. Ci stanno mangiando. Adesso. Tendenzialmente poco salubre. Vogliamo aspettare un paio di giorni mentre il segnale di allarme diffonde all’interno della pianta? Forse no. E se non possiamo far passare l’ormone da dentro… non ci resta che farlo da fuori. Le piante espellono una notevole quantità di composti volatili. In condizioni estreme, fino al 36%1 del carbonio assimilato può essere riemesso nell’atmosfera sotto forma di composti volatili. Fra l’incredibile bouquet di aromi si contano anche numerosi ormoni vegetali quali l’etilene, l’acido abscissico, l’acido acetil salicilico (eh già l’aspirina), il giasmonato…
 
Questi ormoni si diffondono rapidamente da foglia a foglia, attraverso l’atmosfera, e permettono alla foglia attaccata di allertare le foglie vicine. Una sorta di comunicazione: metaforicamente un monologo che la pianta rivolge a se stessa. Considerando l’enorme varietà di profumi del bouquet di composti volatili, non è sorprendente che i messaggi possano essere piuttosto specifici. Si potrà così distinguere fra attacchi di insetti, di batteri o di virus. Un determinato mix suonerà più o meno come: “a tutte le foglie in ascolto, qualcuno mi sta masticando e sospetto fortemente che sia un bruco, alcuni batteri stanno cercando di approfittare della situazione, ma da quel lato la situazione è sotto controllo”.
Mettiamoci ora nei panni della foglia in ascolto. Stanno mangiando il mio vicino. Buono a sapersi. Che posso fare? Una quantità di cose interessanti. In primo luogo vendere cara la pelle. Ispessire le pareti, ricoprirmi di peli, sintetizzare veleni. In secondo luogo rendermi meno interessante. Spostare gli zuccheri altrove, rendermi indigeribile. La principale soluzione delle piante contro gli insetti sta nel produrre composti che impediscano all’insetto di digerire la pianta. Non tutta, solo qualcosa di essenziale, come una vitamina o un paio di amminoacidi. Il bruco riuscirà probabilmente a mangiarsi un paio di foglie ma morirà comunque di stenti.
Continuiamo il gioco delle identità fittizie. Ora mettiamoci nei panni dell’albero a fianco. Un alito di vento ci permette di captare un brandello del monologo del mio vicino. Cosa si sta dicendo di interessante? Ah, una foglia sta dicendo all’altra “mi stanno mangiando”. Ragionate dal punto di vista dell’albero spione. Voi cosa fareste? Comincereste a sintetizzare prodotti di difesa. Da cui la mia frase iniziale. Gli alberi non si parlano l’un l’altro. Si ascoltano.
Si potrebbe credere che un tale sistema impedisce quanto meno le liti. Questo non è vero. Sapendo le perverse abitudini voyeuristiche dei loro vicini alcune piante hanno evoluto cocktail di profumi che suonano come. “Oddio orde di insetti mi stanno sgranocchiando tutte le appendici”. I loro vicini creduloni investono quindi tutte le loro risorse in prodotti di difesa, mentre la specie bugiarda cresce a pieno ritmo, sovrasta le altre, ruba la luce, e, alla lunga, uccide i vicini. In natura non c’è pietà.
Perché dunque tutte le piante continuano ad utilizzare lo stesso linguaggio? In primo luogo le piante bugiarde non sono moltissime, inoltre smettere di ascoltare il vicino significa smettere di ascoltare anche se stessi, che potrebbe essere poco vantaggioso. Infine, molte volte, essere ascoltati può essere vantaggioso. Mantenere il mio vicino informato diminuirà forse il numero che nemici che la pianta segnalatrice riceverà sotto forma di seconda ondata.
La comunicazioni fra piante non si limitano comunque alla difesa. Un orecchio attento ai rumori di fondo può rivelare al vegetale attento, la densità dei competitori, il loro stato di salute, eccetera. Le piante sono delle tali ascoltatrici di profumi da rendersi conto che quando un suono è improvvisamente viene a mancare, ed a reagire di conseguenza.
Le piante ascoltano quindi attentamente. Talvolta forse alzano un po’ la voce per farsi sentire dai vicini (e all’occasione gabbarli). Raramente hanno qualcosa da dire. In generale non ai loro simili.
Non dimentichiamo però, che le piante non hanno il monopolio dei composti chimici volatili. Come un esubero di dopobarba in un giovane uomo, spesso indica al naso attento un’adolescenziale eccitazione, similmente (ma meno barbaramente a livello di concentrazioni) fanno altri animali. Alcune falene giungono a reagire anche ad una singola molecola di feromone femminile. A partire da 3 molecole riescono a risalire il gradiente di concentrazione. Sorprenderà quindi, forse, trovare ormoni sessuali di vespe nei composti liberati da una pianta attaccata da insetti. Forse. Indovinate la reazione delle vespe. Avete indovinato. Sulla profumata foglia non troveranno un partner promiscuo, però la cena è servita. Ci si accontenta che, in linguaggio evolutivo, si traduce in una spinta a mantenere un linguaggio comune fra vespe e piante. In particolare le piante amano un gruppo di vespe parassitoidi. Queste depongono le uova dentro ai bruchi vivi. Quando queste si schiudono le larve potranno mangiarsi il bruco dall’interno uccidendolo lentamente.
 
L’estetica della vendetta secondo le piante.

Questo articolo è particolarmente debitore all’articolo numero 3 citato in bibliografia. Il titolo completo di quest’ultimo è: “Volatile, signaling in Plant-Plant interaction: “talking trees” in the genomic era”.

1) J. Kesselmeier et al., Global Biogeochem. Cycles 16, 1126 (2002).

2) A. Paschold, R. Halitschke, I. T. Baldwin, Plant J.
 
3) Baldwin at al. Science. 2008

MM

ISBN/EAN: 
0000

Commenti

Amices!
Nuovo articolo di Mat!
(ci vediamo stanotte per i commenti, Mat!)

"Abbiamo generlamente l?abitudine di associare la capacità di comunicare alle specie animali più evolute. Solo dopo attenta riflessione, in alcuni di noi, emergeranno dei rigurgiti di documentari descriventi il complesso linguaggio usato da api, formiche e affini. Questi animali fanno infatti uso di un sofisticato sistema di comunicazione per condurre le loro amate sorelle a promettenti fonti di cibo."

> Giorni fa ne ho sterminato una colonia, di formiche. Tutte allegre in fila, a cercare nel piattino di micia. Poi sono tornate, e una volta ancora. Nuovi stermini, a breve distanza di tempo. Qualcosa devono essersi dette, si sono ritirate in terrazza e là vanno beatamente proliferando. ;).

(ocio a "generalmente")

"Una sorta di comunicazione: metaforicamente un monologo che la pianta rivolge a se stessa. Considerando l?enorme varietà di profumi del bouquet di composti volatili, non è sorprendente che i messaggi possano essere piuttosto specifici. Si potrà così distinguere fra attacchi di insetti, di batteri o di virus. Un determinato mix suonerà più o meno come: ?a tutte le foglie in ascolto, qualcuno mi sta masticando e sospetto fortemente che sia un bruco, alcuni batteri stanno cercando di approfittare della situazione, ma da quel lato la situazione è sotto controllo?."

> Questo è magnifico.

" In particolare le piante amano un gruppo di vespe parassitoidi. Queste depongono le uova dentro ai bruchi vivi. Quando queste si schiudono le larve potranno mangiarsi il bruco dall?interno uccidendolo lentamente.

L?estetica della vendetta secondo le piante."

> Credo che questo articolo sia geniale.

Eh eh con un tocco di goliardico...
grazie dell'apprezzamento

Il mio terrazzo non sarà più come prima. :)

Veramente interessante, soprattutto nel passaggio già sottolineato da Franco sulla ricchezza del linguaggio che le piante rivolgono a se stesse.
Ho qualche dubbio invece sulla capacità strategica della pianta, capace di indurre reazioni ai vicini attraverso l'inganno. Mi sembra un'operazione troppo complessa, e da quello che so nel regno animale solo alcuni primati hanno sviluppato capacità strategiche simili. Cosa che invece l'uomo fa continuamente. La teoria si basa sul concetto di "lettura" della mente altrui, come possiamo applicare un concetto simile a una pianta?

>7
Credi tu stia interpretando scorrettamente. La pianta in questione è programmata geneticamente per emettere una miscela di composti volatili che causa l'arresto della crescita dei competitori. Il concetto di inganno non include la coscienza del fatto.è come per le orchidee che imitano i segnali riproduttivi dei bombi per farsi impollinare (ingannano i bombi). La pianta, una volta scoperto il vicino, imita i suoi segnali di allarme per fermarne la crescita. è tutta programmazione genetica, frutto di una selezione naturale al 100% darwinistica.
E non è l'unica reazione simile nelle piante.

Ok, questo mi è perfettamente chiaro, però nel testo hai usato termini del senso comune, tipicamente mentalistici, per questo mi suonava strano.
"Si potrebbe credere che un tale sistema impedisce quanto meno le liti. Questo non è vero. Sapendo le perverse abitudini voyeuristiche dei loro vicini alcune piante hanno evoluto cocktail di profumi"

Comunque anche a livello animale per mettere in atto strategie con lo strumento dell'inganno non è indispensabile il concetto di coscienza, ma è necessaria una teoria della mente.

>9
Ok capisco dove vuoi andare a parare. posso capire che alcuni termini possano trarre in inganno, li ho utilizzati all'unico fine di garantire un po' di brio alla divulgazione...
Non credo che sia indispensabile una teoria della mente per l'inganno. Concordo col fatto che il mimetismo classico non si possa considerare al 100% un inganno, in quanto sempre presente. Però se un organismo reagisce ad un altro con meccanismo volto a farlo reagire in maniera errata, questo mi pare un inganno bello e buono, anche se al 100% genetico e preprogrammato.

Integro THURNWALD.

Sull?inganno nel mondo vegetale: ?Si può parlare di inganno anche nel mondo vegetale, se si considera, per esempio, il ricorso alle trappole (liquidi vischiosi, chiusura di valve, villi imprigionanti) di talune piante carnivore o l?uso di alcuni stratagemmi mimetici per attrarre gli insetti (somiglianza dei fiori o del fogliame fra specie diverse)?

fonte:
A.Tagliapietra, Filosofia della bugia, p.6; R. Thurnwald, Die L?ge in der primitiven Kultur, in O.Lipmann, P.Plaut(a cura di), Die L?ge in psychologischer, philosogischer, juristicher, padagogischer, historischer, soziologischer, sprach ?und literaturwissenschaftlicher und entwicklungsgeschichtlicher Betrachtung, J.A. Barth, Leipzig, 1927, pp.396-413, p.396.

10. Infatti complimenti, il tono che hai usato è in perfetto stile, e il brio è garantito. Dennett dà addirittura una motivazione chiara e intelligente del perchè c'è questo utilizzo di termini a prima vista psicologici in ambito di descrizioni naturalistiche. A me non convince fino in fondo (ai fini di una corretta rappresentazione), ma volevo soltanto capire meglio le tue motivazioni riguardo ad alcune scelte, grazie per aver chiarito.

11. Con il ricorso alle fonti, credo che non se ne possa uscire da questioni tipo questa, sai Franco cosa penso a riguardo (ogni posizione intellettuale trova sempre una sua fonte, il ricorso è necessario ma non risolutivo), potrei citare Davidson a sostegno di teorie che non concedono l'utilizzo di questi termini per la descrizione di atteggiamenti animali, figuriamoci vegetali, con argomentazioni per me molto convincenti, ma non credo che arriverremmo a un compromesso.
Comunque qui secondo me, non è tanto il termine inganno, che volendo posso utilizzare con un'estensione ad hoc, ma è la frase "Sapendo le perverse abitudini voyeuristiche", era il sapendo più che altro. Ma Mat ha già chiarito il suo intento.

:).
Io ho attinto alle vecchie memorie della tesi di laurea sulla menzogna, trascritte nella scheda di Volker Sommer in questo caso: l'inganno nel mondo vegetale e animale. Dirotti che ne ero rimasto conquistato, e d'altra parte sono un convinto assertore dell'anima (quindi, dell'intelligenza) dei vegetali - se hai presente di cosa mi circondo, potendo, qui e altrove, tra terrazze e giardini, capisci;).

Però citalo Davidson, a me manca.

(ma non è quel Davidson che se sta a compra' Lotito, dai Toronto Raptors, per errore?)

Ma non ti bastava il campionario dei politici? Sei dovuto andarle a trovare anche nei vegetali? E io che guardavo le piante proiettando il sogno di una innocenza impossibile, ora non posso guardare più neanche la mia azalea, chissà cosa starà complottando, pure lei me vo' fregà;)

Hai fatto benissimo a puntualizzare, l'unico timore è che questi temi siano un po' come il discorso che faceva homo lupus a riguardo di atei e religiosi, chiusi in una logica ormai stretta a ognuno non resta che dire per me è così, senza possibilità di argomentazione.

Appena recupero Davidson inserisco.
Ma magari lo comprava! Secondo te Tare invece non era il pivot della nazionale albanese?

ahahahaha:)))))

ma noi crediamo sempre nel dialogo, Lupus per primo. E' per quello che ancora ne parla. Dovremmo preoccuparci del silenzio, non di chi dice ormai è chiaro che stiamo o di qua o di là:).
(e in questo senso il silenzio della tua azalea è inquietante, se ci pensi)

Sacrosanto.

Davidson: il contesto è la capacità di possedere credenze, che per il filosofo americano è strettamente vincolata al possesso del linguaggio, come che senza linguaggio non fosse pensabile nemmeno un pensiero. Solo attraverso il linguaggio secondo Davidson possiamo attribuire credenze (con l'inganno siamo al livello di "io voglio che che lui creda che P")agli esseri viventi, e le credenze sono un elemento della mentalizzazione dei comportamenti; inoltre, per Davidson non esiste la credenza isolata, ma solo un sistema complesso e interrelato di credenze. e questo è possibile solo negli animali dotati di linguaggio. "La tesi che sostengo è che un essere vivente non possa avere un pensiero a meno di non avere un linguaggio. Per essere una creatura pensante e razionale si deve dunque essere in grado di esprimere molti pensieri e soprattutto, di interpretare i discorsi e i pensieri degli altri". "Tutti gli atteggiamenti proposizionali richiedono uno sfondo di credenze, senza credenze non ci sono altri atteggiamenti proposizionali, e quindi non c'è razionalità" (citazione da una fonte indiretta, io possiedo solo saggi estrapolati da antologie,non credo che ci siano sue opere pubblicate in Italia).
Tutto questo premettendo che ci possono essere due livelli di inganno, uno in cui l'intenzione di ingannare è evidente (solo gli uomini) e un'altra dove invece non è tale. Ecco perchè il mio dubbio su termini mentalistici.
La premessa è che l'inganno sia una strategia razionale, quindi stiamo a 0, niente di utile per noi, visto che la premessa è quella da verificare. Ma credo che non si possa fare di più.

>12
Ineccepibile... non ho mai letto Dennet (di cui però thomas mi ha spesso parlato).
Per questioni evolutive è una comoda finzione. Una specie "si comporta in maniera A", è più breve che, "in risposta ad una selezine sul carattere A, l'aumento di alleli tipo A ha portato, a livello macroscopico la suddetta specia ad un comportamento di tipo A". Certo meno rigoroso ma certamente più economico.
Per quanto riguarda la divulgazione l'uso di termini tipicamente umani è sempre metaforico. Serve a portare il lettore ad identificare il tema con qualcosa di conosciuto e quindi, di conseguenza, ad assimilarlo più rapidamente. Tutto a discapito della precisione ovviamente.
E poi dai, concedimi questo, se si è al 100% precisi non si sta divulgando ;)
So anche quanto possano essere pericolose le metafore usate (mi permetto di segnalarti un mio vecchio pezzo intitolato "metafore e OGM" che col cattivo linguaggio ha qualcosa a che fare)