Consonni Anna, Quirino Tommaso

Intervista agli archeologi Anna Consonni e Tommaso Quirino

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Consonni Anna, Quirino Tommaso


In anni come questi in cui si dice che i migliori "cervelli" italiani siano costretti ad espatriare per trovare spazi e fondi che garantiscano loro un futuro lavorativo e privato migliore, mi è sembrata una buona occasione intervistare due di questi "cervelli", Anna Consonni e Tommaso Quirino (uno di questi è mia sorella) che invece continuano a rimanere sul suolo italiano e che per altro svolgono una delle professioni più affascinanti ma anche più idealizzate di tutte, l'Archeologo.

Per cominciare mi piacerebbe che voi vi presentaste, spiegandomi come è nata la vostra passione per l'archeologia.

ANNA: Ciao, io mi chiamo Anna e sono un’archeologa. Esordisco in questo modo perché io e Tommaso ci scherziamo sopra dicendo che quando un archeologo esordisce così ricorda un po’ le presentazioni degli Alcolisti Anonimi che si vedono nei film... Veramente non mi ricordo come è nata la mia passione per l’archeologia. La mia maestra sostiene che volessi fare l’archeologa già alle elementari. Io invece ricordo di aver attraversato le fasi ingegnere e pilota di aerei…ma sono miope. Sicuramente avevo le idee più chiare al Liceo, Classico ovviamente, ed è a quei tempi che ho fatto il mio primo scavo e mi è piaciuto… Comunque credo che la molla l’abbia fatta scattare il libro di Ceram "Civiltà sepolte" e in particolare il racconto degli scavi di Schliemann a Troia: un mito che diventa realtà.

TOMMASO: Ricordo benissimo che già alle Scuole Medie mi piaceva molto tutto quello che aveva a che fare con la Storia Antica e l’archeologia… ricordo addirittura che era venuto a scuola un professore a parlarci dei Fenici. Poi ho scelto di fare il Liceo Classico per proseguire con un curriculum che mi permettesse di studiare Archeologia all’Università. 

Da qualche anno scavate in Egitto, come è nata questa vostra collaborazione col Centro di Egittologia Francesco Ballerini? Cos'è questo centro e come si sovvenziona? 

Scaviamo in Egitto da circa sei anni. La collaborazione è nata un po’ per caso. Io, Anna, ho un’amica archeologa che è venuta a sapere che i responsabili del Centro erano alla ricerca di giovani archeologi da inserire nell’organico della missione in Egitto. Io sono laureata in Egittologia e insieme alla mia amica ci siamo presentate e siamo state scelte per prendere parte alla campagna di scavi 2002-2003. L’anno successivo si è aggiunto Tommaso.  Il CEFB (www.cefb.it) – Centro di Egittologia Francesco Ballerini è stato fondato nel 1993 come CFB dall’egittologo italiano Angelo Sesana. Si tratta di un’"associazione di promozione culturale senza scopo di lucro" e ha lo scopo di diffondere e favorire la conoscenza della cultura egizia, tramite conferenze, seminari e corsi. Pochi anni dopo la sua fondazione, l’associazione ha avviato un progetto di scavi archeologici, tuttora in corso, sull’area del Tempio di milioni d’anni del Faraone Amenhotep II (XVIII Dinasta), a Tebe Ovest. Attualmente il CEFB è impegnato nella messa a punto dei risultati degli scavi e nello studio del gran numero di reperti rinvenuti, in vista della pubblicazione dei dati raccolti in più di dieci anni di ricerche. Parallelamente alle indagini che permetteranno il completamento dello scavo del deposito archeologico è già in corso di sviluppo un progetto di riqualificazione e valorizzazione dell’area templare finalizzato ad una eventuale fruizione da parte del pubblico. Tutte le attività del CEFB sono finanziate grazie ai contributi degli Associati e dei Sostenitori.

In cosa consistono questi scavi che state effettuando in Egitto? Com'è strutturata una giornata tipo? Come e da chi è nata l'idea di aprire questa missione? Come è composto il personale? Come sta procedendo e come procederà, se ce lo potete dire? Quali obiettivi si pone? Ci sono state delle scoperte interessanti? E quali sono le scoperte che vi hanno stupito?

Lo scavo ha lo scopo di esplorare l’area occupata in passato dal Tempio di milioni d’anni del Faraone Amenhotep II (XVIII Dinastia- circa metà del XV secolo a.C.), a Tebe Ovest. Ma cos’è un Tempio di Milioni di Anni? Tutti i sovrani sepolti nella Valle dei Re possiedono anche un tempio al confine tra la Valle e la montagna occidentale. Questi edifici, chiamati appunto Templi di Milioni di Anni e ognuno indicato con uno specifico nome contenente quello del faraone fondatore, erano innanzi tutto templi di Amon, in cui il dio assume la personalità del sovrano, venerato anche dopo la morte. Gli scavi, che attualmente coprono un’area d’indagine di circa 12.000 m2, sono diretti dal dott. Angelo Sesana, che nel 1997 ne ha ottenuto la concessione dalle autorità Egiziane (S.C.A. - Supreme Council of Antiquities). L’obiettivo della ricerca è quello di portare alla luce le strutture pertinenti al tempio per ricostruirne la pianta originaria e le successive trasformazioni subite. Durante le ricerche sono state però messe in luce anche tombe e strutture sia precedenti che successive alla costruzione del tempio. Lo scopo ultimo, a parte quello della ricerca, è quello di rendere l’area visitabile da parte delle migliaia di turisti e appassionati che visitano ogni anno l’Egitto. Lo scavo impegna circa 20-25 italiani, tra archeologi e specialisti di altre discipline, quali geologi, restauratori e antropologi. A questi si aggiungono i circa 100-150 operai egiziani che svolgono le vere e proprie operazioni di scavo sotto la supervisione degli archeologi.

L’orario di scavo va dalle sette del mattino all’una e trenta del pomeriggio, per evitare le ore più calde, con una piccola pausa attorno alle dieci e trenta. La sveglia quindi è molto presto, attorno alle sei del mattino, al sorgere del sole e accompagnata dai ragli degli asini e dallo sbuffare dei palloni aerostatici carichi di turisti che si alzano nel cielo per cercare nuovi punti di vista sulle bellezze del luogo! Il pomeriggio è generalmente libero e si trascorre rivedendo la documentazione di scavo prodotta al mattino, visitando qualche sito o semplicemente passeggiando per Luxor o per la montagna tebana. Di sera la stanchezza e la sveglia dell’indomani ci impongono di andare a dormire presto. Lo scavo procede a grandi passi e le strutture del Tempio sono quasi ormai completamente messe in luce. Il lavoro si concentrerà d’ora in poi sulle numerose tombe già individuate, ma ancora da esplorare…anche se per lo più già visitate da tombaroli più o meno antichi o dall’illustre archeologo inglese W. F. Petrie che alla fine del 1800 ha scavato nell’area prima di noi. Resta poi da completare il lavoro di studio dei reperti venuti alla luce e il restauro delle strutture.

Per quel che riguarda le scoperte, l’interesse della ricerca è quello di vedere a poco riemergere sotto i nostri occhi un tempio di 3500 anni fa, per quanto ridotto alle fondamenta e alle basi delle sue un tempo sontuose colonne. A stupire invece non sono tanto gli oggetti preziosi, che per altro non troviamo, quanto quelli legati alla vita quotidiana, per esempio delle scarpe di cuoio accuratamente riposte all’interno di una giara appartenete ad una sepoltura, oppure un amuleto ancora stretto nelle mani della donna che lo aveva posseduto, oppure la vivacità di un colore su un frammento di rilievo che decorava le pareti del tempio, preservato per millenni dalla sabbia.

Come sono i rapporti con le altre missioni?

Il direttore dello scavo, Angelo Sesana, ha ottimi rapporti sia con le autorità locali che con gli archeologi che lavorano alle altre missioni attualmente in corso a Luxor. Bisogna dire che i rapporti più stretti li abbiamo con la missione francese sul sito del Ramesseum, diretta da Christian Leblanc, i nostri vicini di scavo. Paradossalmente e senza particolari motivi sono un po’ meno buoni i rapporti con gli italiani…ma perché non ci conoscono bene!


E i rapporti con la popolazione egiziana? E, vista la situazione internazionale, avete notato delle differenze rispetto al passato?

Ogni anno lavorano con noi circa 100-150 operai: quindi conosciamo un buona fetta dei giovani e non solo che vivono nei vari villaggi sparsi sulla riva sinistra del Nilo. Con molti, che lavorano con noi da più tempo, nasce un rapporto più stretto, con altri si tratta solo di lavoro. Di alcuni operai conosciamo le famiglie, che ci accolgono sempre con grande affetto e ospitalità. Per quel che riguarda le condizioni di lavoro, benché sia un’attività piuttosto faticosa, viene retribuita con un discreto stipendio, se si considerano gli standard locali. I nostri rapporti con la popolazione non sono cambiati in questi anni, se non nel senso di un maggiore familiarità con alcune persone. Questo ci permette di scoprire una realtà fatta spesso di grande povertà e miseria, che probabilmente il turista distratto coglie solo superficialmente: sembra infatti che i grandi cambiamenti in corso in Egitto siano volti più agli interessi del turismo che al benessere degli abitanti.

So che non scavate solo in Egitto, per esempio so che scavate anche a Bagnolo San Vito e avete contribuito alla nascita del Parco Archeologico del Forcello. Ce ne potete parlare? E quali progetti sono in cantiere in quel luogo?

Il Forcello di Bagnolo San Vito, pochi km a sud est di Mantova, è il principale abitato etrusco-padano di VI-V secolo a.C. finora conosciuto in Lombardia. Sorgeva in corrispondenza di un dosso fluviale del Mincio e si estendeva su una superficie di circa 12 ettari: gli abitanti potevano quindi sfruttare le acque del fiume come elemento di difesa e come via di comunicazione e di traffici. Al Forcello, infatti, si ritrovano numerosi materiali importati da diverse aree del Mediterraneo e dell’Europa: ceramica attica, anfore greche, fibule (spille per abiti) dal centro Europa e persino uno scarabeo fenicio-cipriota. Il sito archeologico fu scoperto negli anni ’60 e ’70 del XX secolo da appassionati locali. Il successivo riconoscimento del Forcello come sito etrusco da parte del prof. Raffaele C. de Marinis, prima ispettore della Soprintendenza Archeologica e oggi professore di Preistoria e Protostoria all’Università degli Studi di Milano, ha dato avvio ad una lunga serie di campagne di scavi dagli anni Ottanta ad oggi. Nella porzione di scavo indagata più approfonditamente si sono individuate ben otto fasi insediative principali, dal 540 ca. fino agli inizi del IV secolo a.C., quando probabilmente l’abitato cessò di esistere in seguito all’impatto delle invasioni galliche.

Il progetto del ParcoA Archeologico:

http://www.parcoarcheologicoforcello.it/

inaugurato nel 2006, è nato dall'esigenza di salvaguardare almeno una porzione dell'abitato, con l’obiettivo di valorizzazione e divulgare i risultati scientifici conseguiti con gli scavi. In questo grande progetto noi abbiamo contribuito con la redazione degli oltre 20 pannelli didattici che guidano il visitatore alla scoperta del sito. Una particolarità di questo Parco, oltre a quella quasi eccezionale di "esporre" uno scavo in corso, è la presenza di atelier relativi ad attività quali la tessitura, l’intreccio, la produzione vascolare e la molitura dei cereali, che permettono di sperimentare attività praticate anche dagli antichi abitanti del villaggio. In particolare si trovano le ricostruzioni sperimentali di un telaio verticale in abete bianco e di due fornaci per la cottura della ceramica. Per quel che riguarda i progetti futuri sicuramente c’è quello di proseguire con lo scavo, per mettere in luce nuove porzioni dell’abitato. Il progetto più ambizioso è invece quello di vedere la nascita di un Museo che esponga i reperti straordinari restituiti da questi venti anni di ricerche.

                                          


Anna, tu oltre agli scavi, porti avanti un progetto di didattica nel museo di Lecco e nelle scuole? Ce ne puoi parlare? Com'è l'accoglienza di insegnanti e studenti? Ritieni che sia un'attività utile e da incentivare?

Ormai sono più di dieci anni che mi occupo di didattica, con visite guidate a musei e mostre e laboratori nelle scuole. Il progetto che ho avuto modo di sviluppare con il Museo di Lecco coinvolgendo scuole soprattutto elementari e medie della Provincia, comprende una lezione su diversi argomenti legati all’archeologia o la storia antica, una visita al Museo Archeologico e un laboratorio pratico, in cui i ragazzi si cimentano in una simulazione di scavo archeologico, nella lavorazione della ceramica, nella tessitura, nella ricostruzione di una città romana e in molto altro. La visita al Museo permette di avere un contatto diretto con reperti che spesso provengono dalle stesse zone dove vivono i ragazzi: un modo utilissimo per capire che certe cose non sono successe solo in Africa e gli antichi Romani non vivevano solo a Roma. Gli insegnanti sono contenti di avere uno "specialista " che li aiuti ad affrontare alcuni argomenti di storia da un punto di vista nuovo e aggiornato, oppure che porti a scuola la propria esperienza personale e affronti insieme a loro le novità di un ambito di ricerca spesso molto specialistico. I ragazzi sono entusiasti, adorano l’archeologia, si appassionano alla preistoria, sanno tutto sugli Egizi, ammirano i Romani. Sono spesso molto più informati di alcuni loro insegnanti, ma devono essere aiutati a valutare le informazioni che assimilano dalla televisione o da internet: si combatte contro la Mummia e contro Stargate, che spesso sono più convincenti di un noioso e mal fatto libro di storia. Credo sia importante incentivare questi progetti, che patiscono la solita mancanza di fondi del settore culturale e della scuola. Certe volte penso però sarebbe meglio indirizzare gli sforzi di questa attività didattica alle classi delle Scuole Superiori e agli adulti, che dimenticano presto quello che da bambini sapevano così bene e sfoggiano un’imbarazzante ignoranza sul nostro comune passato.

Visto che collaborate o avete collaborato con le università e avete o avuto modo di avere a che fare con studenti ed insegnanti, quale giudizio date della scuola italiana? Magari anche confrontandola con quella dei paesi stranieri che magari avete avuto modo di conoscere confrontandovi con archeologi stranieri.


Domanda spinosa, visto che con l’Università continuiamo a fatica a collaborare. Diciamo che l’Università italiana brilla per professori di grande valore e pecca per scarsità di fondi e di mezzi, ma soprattutto per scarsa attitudine alla gestione degli stessi. Grazie ad una recente esperienza presso un’Università di Londra e grazie a quel ci dicono alcuni conoscenti in fuga, possiamo dire che le differenze più grandi sono nella durata del percorso "accademico" e nel diverso rapporto docente-studente. In Italia infatti, nonostante le recenti riforme, occorrono molti più anni per concludere il percorso formativo, che, nonostante le pretese di maggiore specializzazione si è molto impoverito di contenuti senza aumentare d’altro canto i possibili sbocchi lavorativi. All’estero poi si nota spesso da parte dei docenti una maggiore attenzione, per non dire educazione, nel rapporto con gli allievi.    

E cosa ne pensate dei programmi televisivi che divulgano argomenti del genere? 

Alcuni sono ben fatti, soprattutto quelli dove si riconosce l’impronta di un archeologo di professione o di formazione come Valerio Massimo Manfredi. Altri lasciano decisamente a desiderare, facendo leva unicamente sugli aspetti del mistero e dell’inspiegabile legati alle antiche civiltà, anche quando trattano argomenti ormai ben conosciuti e senza nulla di misterioso. Molto meglio quindi un bel documentario per esempio di History Channel piuttosto che l’ennesima diretta di Giacobbo dai piedi della Sfinge.

Progetti per il futuro?

Vorremmo poterti rispondere: trovare un lavoro fisso. Ma forse dovremmo dire trovare tanti lavori, perché solo così non solo si arriva alla fine del mese, ma si riesce anche a fare qualcosa di interessante. Purtroppo ci siamo scelti una professione che va continuamente reinventata e non sempre è così affascinante come sembra: servono tanti lavori un po’ noiosi e non molto "suggestivi" per poter avere l’occasione o anche solo il tempo per dedicarsi alla parte più appassionante della ricerca, che spesso non viene pagata…

Diciamo quindi che gli obiettivi principali sono due: un po’ di lavoro sul campo, cantieri d’emergenza o scavi universitari o attività didattiche da una parte; e, si spera, progetti di ricerca o dottorati dall’altra.

Senza dimenticare la splendida esperienza egiziana, che ci regala momenti di pace di fronte a templi meravigliosi.

 

 

BREVI NOTE:

Per reperire informazioni più dettagliate su Anna Consonni e Tommaso Quirino, invito a consultare::

http://www.archeoserver.it/space/UniMi/Staff/Anna+Consonni

http://www.archeoserver.it/space/UniMi/Staff/Tommaso+Quirino

 

LINK UTILI:

http://www.parcoarcheologicoforcello.it/

http://www.cefb.it/

ISBN/EAN: 
00

Commenti

L'intervista agli archeologi Anna Consonni e Tommaso Quirino.

passo per mettere a norme il titolo.
abbraccione, ci ritroviamo questi giorni.

(quest'intervista piacerà molto alla mia compagna - ex archeologa. Spetta che viene a leggere e commentare lei)

domanda se sono mai passati per gli scavi di Ebla, negli anni scorsi: potrebbero essersi incontrati da quelle parti.

L'ho letta l'altro giorno, quando hai postato il pezzo. Ecco, io non sono un esperto, ma il discorso nel suo insieme mi ha colpito. Ci tengo a dirti che tua sorella (e chi collabora con lei) ha tutta la mia ammirazione per quello che fa.