Prima di discutere della cosiddetta “flexicurity” danese occorre l’introduzione di alcuni indicatori caratterizzanti il mercato del lavoro europeo che ci aiuterà a capire le differenze tra il modello seguito in Danimarca e quelli seguiti nel resto di Europa. La tabella che segue presenta nella seconda colonna partendo da sinistra il tasso di disoccupazione registrato nel giugno 2007 nei paesi aderenti all’Unione Europea e in alcuni paesi extra-europei. Per tasso di disoccupazione si intende la percentuale di coloro che pur facendo parte della forza lavoro (cioè hanno un’età compresa tra i 15 e i 74 anni e sono in ricerca attiva di un lavoro) non sono occupati. I dati riportati sono aggiustati in modo da tener conto dell’andamento stagionale. Un problema di questo indicatore è che sottostima la disoccupazione in quanto non tiene conto degli individui scoraggiati che pur desiderando lavorare hanno smesso di cercare un lavoro e quindi non vengono fatti rientrare all’interno della forza lavoro. Un altro indicatore a mio parere importante è riportato nella terza colonna, e riguarda la percentuale di coloro che pur facendo parte della forza lavoro sono disoccupati di lungo corso (da almeno un anno). Tale indicatore si riferisce all’anno 2006. Come al solito non include gli scoraggiati. E’importante sia perché evidenzia la situazione di coloro che si trovano in una situazione di “disoccupazione cronica”, sia perché la teoria economica si aspetta che paesi con regimi di protezione dell’impiego più blandi siano caratterizzati da una durata della disoccupazione (e quindi anche di un numero di disoccupati di lungo corso) inferiore rispetto ai paesi in cui la protezione dell’impiego è più stringente.
Tabella n.1: Tassi di disoccupazione
|
Paese |
Tasso di disoccupazione |
Disoccupati di lungo corso |
|
Belgio (UE) |
7,07 |
4,02 |
|
Bulgaria(UE) |
6,08 |
5,00 |
|
Rep. Ceca(UE) |
5,05 |
3,09 |
|
Danimarca(UE) |
3,07 |
0,08 |
|
Germania(UE) |
8,04 |
4,7 |
|
Estonia(UE) |
5,02 |
2,08 |
|
Irlanda(UE) |
4,06 |
1,04 |
|
Grecia(UE) |
8,04 |
4,08 |
|
Spagna(UE) |
8,01 |
1,08 |
|
Francia(UE) |
8,7(stimato) |
4,00(stimato) |
|
Italia(UE) |
5,09 |
3,04 |
|
Cipro(UE) |
3,08 |
0,09 |
|
Lettonia(UE) |
5,07 |
2,05 |
|
Lituania(UE) |
4,02 |
2,05 |
|
Lussemburgo(UE) |
4,09 |
1,04 |
|
Ungheria(UE) |
7,02 |
3,04 |
|
Malta(UE) |
6,04 |
2,09 |
|
Olanda(UE) |
3,03 |
1,07 |
|
Austria(UE) |
4,03 |
1,03 |
|
Polonia(UE) |
9,06 |
7,08 |
|
Portogallo(UE) |
8,02 |
3,08 |
|
Romania(UE) |
6,07 |
4,02 |
|
Slovenia(UE) |
4,09 |
2,09 |
|
Slovacchia(UE) |
11,03 |
10,02 |
|
Finlandia(UE) |
6,09 |
1,09 |
|
Svezia(UE) |
5,08 |
1,01 |
|
U.K.(UE) |
5,03 |
1,02 |
|
Croazia |
9,04 |
6,07 |
|
Turchia |
8,04 |
2,05 |
|
Norvegia |
2,05 |
0,08 |
|
Usa |
4,05 |
0,05 |
|
Giappone |
3,07 |
1,04 |
Fonte: Eurostat
Possiamo osservare che la Danimarca ha un tasso di disoccupazione molto basso (all’interno dell’Unione Europea fa meglio solo l’Olanda). L’Italia è in una situazione intermedia. All’interno dei paesi dell’Unione la Danimarca è anche il paese con il più basso tasso di disoccupazione di lungo corso. Quindi non solo ci sono pochi disoccupati ma ci sono anche pochi disoccupati di lungo corso. Anche per questo secondo indicatore l’Italia è in una situazione intermedia. Consideriamo ora alcuni aspetti qualitativi del lavoro. La seconda e la terza colonna partendo da sinistra riportano un indicatore del grado di soddisfazione della situazione lavorativa rispettivamente per il 1990 e per il 1999. Purtroppo non si possiedono dati più recenti. Tale indicatore è stato costruito attraverso le risposte degli intervistati nel World Value Survey (il numero di intervistati per ogni paese è sempre superiore alle mille unità, in alcuni casi supera anche quota duemila) alla seguente domanda: Overall, how satisfied or dissatisfied are you with your job?
1 Dissatisfied
2
3
4
5
6
7
8
9
10 Satisfied
In particolare l’indicatore è una media dei valori indicati dai vari intervistati. Un valore vicino ad uno indica una scarsa soddisfazione nei riguardi del proprio lavoro mentre un indicatore vicino a 10 indica un’elevata soddisfazione. Tra parentesi è invece riportato un indicatore della variabilità delle risposte rispetto alla loro media noto come standard deviaton. La quarta colonna riporta un indicatore dell’importanza attribuita dagli intervistati nel Word Value Survey alla sicurezza(stabilità) del lavoro per l’anno 1999. In particolare agli individui veniva chiesto di elencare quali a loro parer erano le caratteristiche più importanti del lavoro. L’indicatore riporta la percentuale di coloro che hanno indicato la sicurezza del lavoro come una caratteristica importante.
Tabella n.2: Aspetti qualitativi
|
Paese |
Indicatore della soddisfazione (1990) |
Indicatore della soddisfazione (1999) |
Importanza della sicurezza |
|
Belgio (UE) |
7,73(1.81) |
7,63(1.79) |
47,1 |
|
Rep. Ceca(UE) |
6,74(2,289) |
7,29(2,107) |
52,1 |
|
Danimarca(UE) |
8,24(1,663) |
8,06(1,788) |
50 |
|
Irlanda(UE) |
7,81(1,998) |
7,8(1,987) |
68,5 |
|
Spagna(UE) |
7,068(2,077) |
7,29(1,929) |
74,7 |
|
Francia(UE) |
6,78(1,972) |
7,09(1,893) |
46,3 |
|
Italia(UE) |
7,288(2,098) |
7,34(2,032) |
76,1 |
|
Olanda(UE) |
7,49(1,6719) |
7,53(1,396) |
28,6 |
|
Austria(UE) |
7,98 (1,753) |
7,72(2,03) |
75,4 |
|
Portogallo(UE) |
7,35(2,29) |
7,63(1,969) |
64,4 |
|
Finlandia(UE) |
7,56(2,033) |
7,69(1,557) |
68,2 |
|
Svezia(UE) |
7,93(1,88) |
7,33(1,876) |
51 |
|
U.K.(UE) |
7,38(2,09) |
7,29(1,863) |
56,8 |
|
Usa |
7,91(1,816) |
Non disponibile |
71,8 |
|
Giappone |
7,66(2,315) |
Non disponibile |
80,3 |
Fonte: World Value Survey
Non solo il tasso di disoccupazione è tra i più bassi fra quelli considerati, ma la Danimarca fa anche registrare il livello di soddisfazione del lavoro più elevato. Che cosa rende il mercato del lavoro danese così efficiente? La tabella seguente riporta un confronto internazionale della rigidità dei sistemi di protezione dell’impiego sul finire degli anni Novanta. Dove un sistema si dice più rigido maggiore è la difficoltà per le imprese nel licenziare i lavoratori (ad esempio richiesta la giusta causa, esistenza del preavviso,livello delle sanzioni in caso di licenziamento illegittimo etc). La seconda colonna e la terza colonna da sinistra riportano un indicatore della rigidità nella protezione rispettivamente per i lavoratori a tempo indeterminato e per i lavoratori a tempo determinato. Valori più alti assunti dall’indicatore significano maggiore severità della protezione. La quarta colonna riporta un indicatore esprimente la difficoltà di mettere in atto licenziamenti collettivi. La quinta colonna è un indicatore generale della rigidità di protezione dell’impiego dato dalla media degli indicatori riportati in colonna due e tre. Nella sesta colonna c’è una seconda versione dell’indicatore generale di rigidità ottenuta attraverso la media ponderata degli indicatori riportati nella colonna due, tre, quatto. Nella quinta e sesta colonna tra parentesi viene riportato la posizione relativa del paese per quanto riguarda la flessibilità. Ciò significa che paesi più flessibili vengono classificati ai primi posti e la classifica scende man mano che aumenta la rigidità.
Tabella n.3: Rigidità del sistema di protezione dell’impiego
|
Paese
|
R.P.I. Tempo indeter. |
R.P.I. Tempo Deter. |
Lic. collettivi |
Indicatore generale (versione 1) |
Indicatore generale (versione 2) |
|
Belgio (UE) |
1,6 |
2,8 |
4,1 |
2,2 (12) |
2,5 (13) |
|
Svizzera |
1,2 |
0,9 |
3,9 |
1,1 (5) |
1,5 (7) |
|
Rep. Ceca(UE) |
3,3 |
0,5 |
4,3 |
1,9 (10) |
2,3 (11) |
|
Danimarca(Ue) |
1,7 |
0.9 |
3,1 |
1.3(7) |
1,3 (8) |
|
Germania(UE) |
3,1 |
2,3 |
3,1 |
2,7 (16) |
2,7 (17) |
|
Irlanda(UE) |
1,9 |
0,3 |
2.1 |
1.1 (6) |
1.3 (5) |
|
Grecia(UE) |
2,7 |
4,8 |
3,3 |
3,7 (24) |
3,6 (25) |
|
Spagna(UE) |
2,7 |
3,5 |
3,1 |
3,1 (22) |
3,1 (22) |
|
Francia(UE) |
2,6 |
3,6 |
2,1 |
3,1 (21) |
2,9 (21) |
|
Italia(UE) |
3,1 |
3,8 |
4,1 |
3,4 (23) |
3,5 (23) |
|
Ungheria(UE) |
2,4 |
3,1 |
3,4 |
2,8 (19) |
2,9 (20) |
|
Olanda(UE) |
3,4 |
1,4 |
2,8 |
2,4 (14) |
2,5 (12) |
|
Austria(UE) |
3 |
2,1 |
3,3 |
2,6 (15) |
2,7 (15) |
|
Polonia(UE) |
2,6 |
1 |
3,9 |
1,8 (9) |
2,1 (9) |
|
Portogallo(UE) |
4,6 |
3 |
3,6 |
3,8 (26) |
3,8 (26) |
|
Norvegia |
2,7 |
2,8 |
2,7 |
2,7 (17) |
2,7 (16) |
|
U.K. (UE) |
1,2 |
0,3 |
2,9 |
0,7 (3) |
1.1 (2) |
|
Usa |
0,2 |
0,3 |
2,9 |
0,2 (1) |
0,7 (1) |
|
Australia |
1,1 |
0,9 |
2,6 |
1 (4) |
1,3 (4) |
|
Canada |
1 |
0,3 |
3,4 |
0,6 (2) |
1.1 (3) |
|
Nuova Zelanda |
2,2 |
0,9 |
0,4 |
1,6 (8) |
1,4 (6) |
|
Giappone |
3,2 |
2,4 |
1,5 |
2,8 (18) |
2,6 (14) |
|
Korea |
3,8 |
2,1 |
1,9 |
3 (20) |
2,8 (19) |
|
Messico |
2,4 |
n.d. |
3.8 |
- |
- |
|
Turchia |
2,6 |
4,9 |
2,4 |
3,8 (25) |
3,5 (24) |
Fonte: Boeri e Garibaldi
I paesi più flessibili sono sicuramente quelli anglosassoni. Subito dopo questo gruppo di Paesi più la Svizzera, c’è la Danimarca. La Danimarca può essere dunque definito come un paese flessibile. Abbiamo dunque riscontrato la prima caratteristica del modello della “Flexicurity”. I paesi aderenti all’Unione europea più rigidi secondo questa classifica sono la Spagna, l’Italia, la Grecia e il Portogallo. Una caratteristica però rende unica la Danimarca differenziandola dagli altri paesi flessibili. Per capirla occorre introdurre un’altra tabella (promettendo che sarà l’ultima). Nella seconda colonna partendo da sinistra, possiamo osservare la percentuale di Prodotto Interno Lordo che viene spesa in ogni paese dell’elenco in politiche passive di sostegno dei disoccupati, dei lavoratori a rischio, e degli individui scoraggiati che però vorrebbero entrare nella forza lavoro. Per politiche passive si intendono politiche rivolte a sostenere economicamente i lavoratori che perdono reddito a causa di licenziamento o per pensionamento anticipato (ad esempio in Italia una politica passiva è la cassa integrazione guadagni). Nella terza colonna viene invece riportato la percentuale di Prodotto Interno Lordo destinata da ogni paese dell’elenco alle politiche del lavoro attive, intese come quelle politiche rivolte a far entrare nel mondo del lavoro chi è uscito dalla forza lavoro (i lavoratori scoraggiati) o ad aiutare chi ha perso il lavoro a trovare o crearne uno nuovo, ad incrementare la probabilità di trovare un impiego o a ridurre la probabilità di perderlo (ad esempio programmi di addestramento professionale, creazione diretta di posto di lavoro, aiuti per l’auto imprenditorialità, job rotation/job sharing, integrazione dei lavoratori disabili, etc).
Tabella n.4: Spesa in misure di politiche del lavoro
|
Paese |
%PIL in Pol. Passive |
% PIL in Pol. Attive |
|
Belgio (UE) |
0,852 |
2,363 |
|
Bulgaria(UE) |
0,30 |
0,15 |
|
Rep. Ceca(UE) |
0,08 |
0,16 |
|
Danimarca(UE) |
1,43 |
2,514 |
|
Germania(UE) |
0,61 |
2,346 |
|
Estonia(UE) |
0,047 |
0,083 |
|
Irlanda(UE) |
0,48 |
0,833 |
|
Grecia(UE) |
0,061 |
0,30 |
|
Spagna(UE) |
0,40 |
1,45 |
|
Francia(UE) |
0,66 |
1,625 |
|
Italia(UE) |
0,32 |
0,56 |
|
Lettonia(UE) |
0,10 |
0,22 |
|
Lituania(UE) |
0,10 |
0,085 |
|
Lussemburgo(UE) |
n.d. |
0,46 |
|
Ungheria(UE) |
0,13 |
0,27 |
|
Olanda(UE) |
0,852 |
2,021 |
|
Austria(UE) |
0,458 |
1,507 |
|
Polonia(UE) |
0,249 |
0,59 |
|
Portogallo(UE) |
0,517 |
1,28 |
|
Romania(UE) |
0,097 |
0,24 |
|
Slovacchia(UE) |
0,11 |
0,18 |
|
Finlandia(UE) |
0,711 |
1,903 |
|
Svezia(UE) |
1,097 |
1,198 |
|
U.K.(UE) |
0,116 |
0,129 |
|
Norvegia |
0,617 |
0,59 |
Fonte: Eurostat
La Danimarca è il paese che spende la percentuale più elevata di Pil in politiche del lavoro sia attive che passive. Quindi se da un lato la Danimarca è un paese molto flessibile (in particolare dal 1998 in poi) dall’altro riesce a mantenere alta la soddisfazione e il senso di sicurezza dei lavoratori grazie ad un imponente sistema di sostegno della disoccupazione. In pratica è come se in questo paese fosse stato introdotto una sorta di assicurazione contro la disoccupazione. Ecco da cosa deriva il termine flexicurity. Ma tale modello è applicabile anche a paesi diversi dalla Danimarca? Algan e Cahuc in un loro articolo del 2005 rispondono negativamente a tale domanda. Questo perché il buon funzionamento di questo modello potrebbe essere pregiudicato in Paesi caratterizzati da una scarsa educazione civica e da quella che loro chiamano carenza di spirito pubblico. Ciò significa che, se in un paese gli abitanti non si mettono troppi problemi ad adottare comportamenti opportunistici, tale paese sarà caratterizzato da un continuo abuso degli aiuti pubblici da parte dei “furbacchioni”. Ad esempio una persona che sa che verrà sostenuta in caso di licenziamento potrebbe fare in modo di aumentare la probabilità di essere licenziato, o in caso di disoccupazione avrebbe meno incentivi a cercare un nuovo lavoro regolare e potrebbe essere invece spinto a lavorare in nero in modo da cumulare due redditi (il sussidio e la paga in nero). In Italia per evitare questo secondo tipo di problema è stata introdotto il cosiddetto lavoro socialmente utile. Ovvero coloro che ricevono dei sussidi di disoccupazione sono obbligati a svolgere delle attività presso diversi tipi di enti di modo che non possano dedicarsi a lavoretti in nero. Il problema di adottare questo sistema è che rende difficile per i lavoratori la ricerca di un nuovo lavoro , visto che il loro tempo è assorbito dalle attività a cui sono stati assegnati. Inoltre in Italia è successo che i lavoratori abbiano sviluppato delle aspettative di essere assunti negli stessi enti che li impiegavano come lavoratori socialmente utili. Aspettative che nella maggior parte dei casi non si sono verificate. Dunque Cahuc e Algan sostengono che nei Paesi Scandinavi dove esiste un forte spirito pubblico la flexicurity può attecchire con successo come nel caso danese mentre si dovrebbe stare molto attenti a esportare tale modello nei paesi dell’Europa Mediterranea.
BIBLIOGRAFIA
Boeri T., Garibaldi P, Regimi di protezione dell’impiego: implicazioni teoriche ed indicazioni dalle riforme in atto in Italia, Università Bocconi e Fondazione Rodolfo DeBenedetti
Cahuc P., Algan Y, Civic attitudes and the design of Labor Market Institutions: Which Countries can implement the Danish flexicurity model? 2005,IZA
EUROPEAN AND WORLD VALUES SURVEYS FOUR-WAVE INTEGRATED DATA FILE, 1981-2004, v.20060423, 2006. The European Values Study Foundation and World Values Survey Association. Aggregate File Producers: ASEP/JDS, Madrid, Spain/Tilburg University, Tilburg, the Netherlands. Aggregate File Distributors: ASEP/JDS and ZA, Cologne, Germany
Commenti
Se trovo i dati sui lavoratori scoraggiati integro. Sulle ultime riflessioni se avete visto la puntata di Report dedicata al confronto del parlamento Svedese con quello italiano vi sarete accorti che in effetti qualche differenza nel comportamento civico esiste.
"Dunque Cahuc e Algan sostengono che nei Paesi Scandinavi dove esiste un forte spirito pubblico la flexicurity può attecchire con successo come nel caso danese mentre si dovrebbe stare molto attenti a esportare tale modello nei paesi dell?Europa Mediterranea."
C'è un modello possibile?
Dipende da quello che la stessa cittadinanza desidera. Se desidera protezione ed è disposta a sopportarne i costi, allora è meglio che il mercato del lavoro non venga flessibilizzato. Il problema è che noi in Italia desideriamo la stabilità come mostra l'ultima colonna della tabella 2 , però il mercato del lavoro sta subendo una forte flessibilizzazione ed è difficile introdurre un sistema di sostegno tipo quello Danese che renda meno tragica l'esperienza della disoccupazione. Siamo inguaiati!
Che poi comunque nel 98 quando è stata introdotta la flexicurity, anche in Danimarca è esplosa la conflittualità. In quell'anno hanno raggiunto un monte ore di sciopero da fare invidia anche a noi, la classe dirigente ha resistito (evidentemente lì se ne fregano delle conseguenze elettorali) ha portato avanti la riforma e visti i risultati ha fatto bene. Ottica di lungo periodo, un'altra cosa che in Italia non esiste. Siamo inguaiati!
La morale è che siete inguaiati.
Bell'articolo però; metodi di controllo contro gli abusi in Danimarca? Ci sono? Funzionano?
E la Danimarca conferma il proprio sostegno alla classe dirigente o si lamenta?
Scusa la brutalizzazzione.
"Dunque Cahuc e Algan sostengono che nei Paesi Scandinavi dove esiste un forte spirito pubblico la flexicurity può attecchire con successo come nel caso danese mentre si dovrebbe stare molto attenti a esportare tale modello nei paesi dell?Europa Mediterranea."
tradotto sarebbe. In italia no perché tanto sono tutti ladri.
giusto?
bell'articolo comunque. chiarissimo anche a chi non mastica l'economia
In effetti Mat non ha tutti i torti, uno potrebbe anche prendersela un po'. Il giro di parole non nasconde una certa considerazione dei "paesi mediterranei".
E guardando la classe politica non si riesce nemmeno a dargli contro con convinzione.
Non è tanto un fatto metodi di controllo che tanto anche se ben congegnati possono essere sempre aggirati o creano altri problemi come il lavoro socialmente utile, è proprio un fatto di attitudini civiche. Lì ci sono casi in cui le persone si vergognano di ricevere gli aiuti dello Stato e anche se ne hanno diritto non vanno a ritirare, in Italia è facile citare quello che succedeva quando le pensioni d'invalidità erano date con troppa facilità, un altro caso più generale è quello dei parlamentari, lì appena uno è sospettato di qualcosa è lui stesso a dimettersi, quì... lasciamo perdere. Cahuc è francese, ed ammette tristemente che questo modello non potrebbe essere applicato neanche in Francia per gli stessi problemi.
5) sul sostegno alla classe dirigente non essendo esperto di politica Danese posso solo affermare che nell'anno della riforma c'è stata un'esplosione degli scioperi ma già dall'anno seguente il fenomeno è tornato alla normalità.
(intanto grazie. Mi sembra un pezzo memorabile. Appena ho 2 ore di lucidità sono da te. Splendido cmq, soprattutto pensando a come è nata l'idea del pezzo. Grande Red.)
:-)
grande, davvero. Ottimo sul serio.
Avanti così che hai tanto da dare e da insegnare.
Forza e Onore.
"Un problema di questo indicatore è che sottostima la disoccupazione in quanto non tiene conto degli individui scoraggiati che pur desiderando lavorare hanno smesso di cercare un lavoro e quindi non vengono fatti rientrare all?interno della forza lavoro. Un altro indicatore a mio parere importante è riportato nella terza colonna, e riguarda la percentuale di coloro che pur facendo parte della forza lavoro sono disoccupati di lungo corso (da almeno un anno)."
> Due problemi, quelli che segnali, semplicemente impressionanti. Chissà se leggendo tutti si fermeranno a ripetersi mentalmente il significato di quel che hai appena scritto. Andrebbe ripetuto come un mantra...
"Questo perché il buon funzionamento di questo modello potrebbe essere pregiudicato in Paesi caratterizzati da una scarsa educazione civica e da quella che loro chiamano carenza di spirito pubblico. Ciò significa che, se in un paese gli abitanti non si mettono troppi problemi ad adottare comportamenti opportunistici, tale paese sarà caratterizzato da un continuo abuso degli aiuti pubblici da parte dei ?furbacchioni?."
> Molto chiaro.
serve una rivoluzione culturale. Cerchiamo di contribuire con un verso. Così, questa è la strada.
questo lavoro è fantastico. Chiaro e facile da leggere. Ogni commento mi pare superfluo, anche se francamente la posizione Italiana in alcune cose pensavo che fosse ancor più bassa
Vi ringrazio per gli apprezzamenti.
14) Si, si ed ancora si.
15) In effetti, secondo me se trovo i dati sui lavoratori scoraggiati, la situazione italiana diventa molto peggiore (ma è solo un'impressione, potrei essere spinto a sopravvalutare il fenomeno).La mia impressione è tale, perchè in Italia il livello dei salari è basso (come ha fatto notare Draghi) e questo è generalmente associato ad alti livelli di discoccupazione. Quando c'è disoccupazione i lavoratori si fanno concorrenza verso il basso sui salari. Per quanto riguarda i dati che voglio integrare, ho cercato sul sito dell'OECD, sono sicuro che lì ci dovrebbe essere qualcosa, però mi da sempre un errore quando vado a consultare il database.
L'indicizzazione di questo pezzo è sbalgiata: l'ho cercato con qualche problema. Mancano i TAGS "Scienze" e "Economia"
Era un articolo micidiale.
Red, se ci sei facci sapere come va il dottorato. E tempo permettendo scrivi ancpra qualcosa: magari sulla crisi dei subprimes, che visto il tempo che fa, dovrebbe essere di pubblico interesse
TM
(aggiunti i due tag!)