Bramè Mario Valentino

Di che cosa è fatto il mondo?

Autore: 
Bramè Mario Valentino



Viaggio nella metafisica, da Talete alle stringhe
 
Opera prima dell’italiano Mario Bramè,– pubblicata da una piccola casa editrice Lombarda – questo libro si propone un traguardo ambizioso. Vuole essere un viaggio nella metafisica, come da sottotitolo, ma anche una riflessione matura sul ruolo della metafisica nell’era postheideggeriana.
Testo iniziatico quindi – adatto a un pubblico colto ma non settoriale - ma che vuole essere innovativo, presentando argomenti di interesse anche per chi di metafisica si nutre varie ore al giorno.
 
Stilisticamente l’impresa è di quelle che danno i brividi, eppure Bramè sembra muovercisi con disinvoltura; lessico settoriale ma non proibitivo, stile scabro, argomentazioni limpidissime. Risolve il problema della difficoltà con un esposizione lineare e semplice da seguire, intercalata da frequenti riepiloghi e resoconti dei ragionamenti più complessi.
Il libro pur brevissimo presenta una bibliografia ricca di undici pagine di riferimenti ad articoli, testi e opere essenziali, ordinati per argomento.
 
Veniamo ai contenuti: Talete si chiese “di cosa è fatto il mondo?” e da quella domanda si sviluppò, in seguito, la filosofia (pg. 11)
Questa è quindi la chiave di volta dell’opera; eppure oggi sappiamo che la domanda di Talete, reiterata nei secoli, non può presentare una risposta banale. Non possiamo più accontentarci di una soluzione metafisica, alla Democrito, o alla Platone. La domanda non ha trovato risposta, ma ha trovato critica abbondantissima ai suoi fondamenti.
Una risposta alla domanda di Talete non può esistere, ed è comunemente accettato dalla scienza moderna che qualsiasi modello descrittivo del reale è appunto, soltanto un modello.
Se la dimensione fisica di talune di queste risposte-modello è ancora di interesse per la sua utilità – capacità descrittiva e predittiva in primis – quella metafisica sembra dunque essere stata declassata ad amenità storica.
Quindi – ci dice Bramè – la domanda di Talete deve prima trovare un proprio spazio di legittimazione. È necessario chiedersi quale senso possa avere quella stessa domanda alla luce delle critiche che le sono state rivolte dalla modernità.
 
Bramè riabilita la metafisica. Se è vero che una teoria scientifica (nel senso popperiano del termine, quindi falsificabile, predittiva) può affrancarsi dal proprio substrato metafisico, è altrettanto vero che detto substrato è stato necessario alla genesi della teoria stessa, e che – qui Bramè osa un passo avanti – l’ideatore della teoria all’inizio ha creduto nella propria metafisica.
Un substrato metafisico sembra quindi indispensabile alla nascita di una nuova teoria in quanto sorgente della stessa.
La questione cui Bramè vuole rispondere diventa quindi un’altra: come distinguere all’interno del caos delle idee e dei concetti quelle metafisiche capaci di originare autentiche e serie teorie scientifiche? Come distinguere insomma un corpo di idee scientificamente sterili da uno capace invece di dare nuova linfa alle scienze?
L’analisi di Bramè si snoda lungo alcuni casi storici - Whitehead in primis - in cui un corpus di idee metafisiche ha dato vita a una teoria fisica. Confrontandola con metafisiche notoriamente infeconde il libro sfocia nell’enunciazione di una codifica formale delle qualità che una metafisica deve avere per rispondere alle necessità esposte.
 
Il libro si chiude con l’analisi affascinante della teoria delle stringhe, secondo Bramè l’esempio di un insieme di idee ancora metafisiche, ma con ottime speranze di diventare un giorno un’autentica teoria scientifica.
 
Un viaggio guidato attraverso una avventura delle idee, come avrebbe detto Whitehead, coraggiose e spregiudicate, e proprio per questo capaci di piccole e grandi rivoluzioni.
Da leggere.
 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Mario Valentino Bramè, "Di che cosa è fatto il mondo?", Lupetti, Milano 2007

Valentino Bramè (Vigevano, 1973), scrittore e filosofo, ha ottenuto il dottorato in filosofia con una tesi sull’opera di Whitehead. Collabora con le università di Milano e Genova e con Golem, l’indispensabile.
Questa è la sua prima opera.
In collaborazione con alcuni amici ha fondato la casa editrice Melquiades

Approfondimento in rete:
Casa editrice: http://www.lupetti.com/

Thomas Mueller. Luglio 2007

ISBN/EAN: 
9788883912177

Commenti

"Stilisticamente l?impresa è di quelle che danno i brividi, eppure Bramè sembra muovercisi con disinvoltura; lessico settoriale ma non proibitivo, stile scabro, argomentazioni limpidissime. Risolve il problema della difficoltà con un esposizione lineare e semplice da seguire, intercalata da frequenti riepiloghi e resoconti dei ragionamenti più complessi."

> Interessante, ma urge campionatura: portaci frammenti ed esempi credibili, vediamo di analizzarli assieme.

"Un viaggio guidato attraverso una avventura delle idee, come avrebbe detto Whitehead, coraggiose e spregiudicate, e proprio per questo capaci di piccole e grandi rivoluzioni.
Da leggere."

> Segnalazione affascinante. Occhio che manca la stringa

Nome Cognome, "Titolo Opera", Editore, Città, Anno

all'interno di ediz. esaminata e brevi note

"Se è vero che una teoria scientifica (nel senso popperiano del termine, quindi falsificabile, predittiva) può affrancarsi dal proprio substrato metafisico, è altrettanto vero che detto substrato è stato necessario alla genesi della teoria stessa, e che ? qui Bramè osa un passo avanti ? l?ideatore della teoria all?inizio ha creduto nella propria metafisica."
non sono assolutamente d'accordo. anzi è sovente il caso opposto. un sostenitore di una teoria, cercando l'esperimento capace di metterne in luce i pregi, finisce per ditruggerla e sostenerne un'altra. O semplicemente si analizzano tutti i casi possibili.
solo un cattivo scienziato CREDE nelle sue idee...

Siete troppo veloci. Stavo ancora integrando il codice isbn.
Difficile campionare un testo così troppo ampi gli scorci necessari.
Il meglio è usare i link ai suoi due articoli e leggere un pezzo.

D'accordo. Però cautela, sempre, perché hai affermato concetti molto netti e molto precisi a proposito di un autore del tutto sconosciuto, parlando di lessico e stile. Purtroppo non possiamo assumere toni così dogmatici quando non siamo altro che giovani lettori o giovani letterati. Ne va della credibilità del sito, sempre. Se qualcuno legge l'articolo, trova il libro e trova il lessico o lo stile diversi da quel che hai scritto, ne va di mezzo Lankelot, e non Thomas.
La prossima volta, cautela e prima persona, prima di esporsi così.
Ave

3> Il punto in cui un'idea scientifica diventa teoria in genere non è quello in cui la teoria diventa falsificabile dall'esperienza. Prima nasce una teoria, e solo in seguito diventa possibile testarla.
Il discorso è quasi completamente improntato a questo aspetto - una teoria nella sua prima fase non è testabile - quindi a sostenerla dovrebbe esserci altro. Un'idea metafisica, ingenerale un preconcetto con basio estetiche o religiose o di altro genere, per cui io credo che il mondo sia così e non altrimenti. È il caso ad esempio dell'atomismo - idea metafisica di origini antichissime - che è poi sfociata in una serie di teorie.
La fase della "prova empirica" è invece più tardiva, la teoria è già diventata scientifica, e in generale comincia a scricchiolare. Il diventare scientifica significa anche glissare dal mondo metafisico in quello fisico e diventare quindi soltanto un modello e non più un'idea di principio. Bramè ti darebbe ragione su questo punto.

OK Franco; io mi limito a fornire la mia opinione di lettore non nuovo a testi di metafisica. In fondo è il mio lavoro leggere e scrivere di filosofia.

Sarai d'accordo con me che lessico e stile sono comunque soggetti alla percezione del singolo; se vuoi un paragone stilistico questo Bramè è più Quine che Whitehead. Si sente la formazione di provenienza.

Lessico e stile sono soggetti alla percezione del singolo come ogni altra cosa; trattandosi tuttavia di categorie analizzate per secoli negli studi letterari, con pretesa di scientificità - che non condivido, ma comprendo lo sforzo - non vanno spese con leggerezza, e vanno sempre supportate da robuste argomentazioni. Che non siano emotive o impressioniste, in generale. Perché poi può avvenire - da queste parti 1 volta è successo - di leggere osservazioni lessicali (e giudizi!) su un americano tradotto. Insomma, lessicologi da queste parti non ne conto, e i tuoi studi non ricordo abbiano contemplato quella scienza. Passo e chiudo, non volermene ma non si può glissare:)

>8 si però se iniziamo così non si può scrivere più di nulla...
credo che un'opinione sul lessico la si può anche azzardare senza essere lessicologi e senza danneggiare l'immagine del sito. non è che fosse il centro dell'analisi dell'articolo.
poi ti sorprendi se non c'è più partecipazione. qui uno si dimette in partenza. serio ti viene l'angoscia a toccare la tastiera.
che poi "lessico settoriale ma non proibitivo" non è che sia poi sta grande affermazione. inoltre quanto meno per decidere il "settoriale ma non proibitivo" se non è competente thomas (laureato in fisica), chi lo è?
miseria va bene l'elitarismo ma qui si esagera.

>3 eh però non è che la scienza finisca con la fisica delle particelle. ci sono branche più empiriche in cui si cerca di adattare delle teorie a uno tsunami di dati e osservazioni...

"Stilisticamente l?impresa è di quelle che danno i brividi, eppure Bramè sembra muovercisi con disinvoltura; lessico settoriale ma non proibitivo, stile scabro, argomentazioni limpidissime. Risolve il problema della difficoltà con un esposizione lineare e semplice da seguire, intercalata da frequenti riepiloghi e resoconti dei ragionamenti più complessi."

Lessico e stile, mi sembra siano qua. Per quanto riguarda il lessico, il "settoriale". Stamani sono andato a vedere la laurea di un mio amico, in medicina. Anche se i miei studi di lessicologia non sono avanzati, posso, credo, ben dire, che il lessico utilizzato era "settoriale". Se mai, potrei dire che Thomas ripete settoriale a distanza di poche righe. Per quanto riguarda lo stile, l'unico appunto può essere sul fatto che Thomas ha scritto che "l'impresa è di quelle che danno i brividi", dove un "mi" avrebbe dato al tutto un sapore personale e, forse, maggiormente condivisibile. Dopo, non parla che di una esposizione lineare e semplice da seguire etc. C'è anche, sì, "stile scabro". Ma non mi pare sia da biasimare.

Credo, GF, che si debba cercare di scrivere con cognizione di causa, invogliando le persone che leggono a leggere ancora, magari quello di cui si scrive. Ma non possiamo rinfacciarci la nostra reciproca formazione. Segnaliamo quelli che ci possono sembrare errori, spieghiamo magari, e continuiamo. Il sito è aperto a tutti e tutti possono scriverci. Un po' di fiducia. Il timore di scrivere è una brutta gatta da pelare. E si deve sempre tener conto che un titolo di studio ci dice di sole alcune competenze di una persona, che in privato può benissimo studiare ingegneria della metafisica applicata ai sogni disturbati di freud.
sono acido? mi sento acido. boh.
niente.
spero di non aver offeso nessuno, non lo so. giornata così. sembrava bellissima ad un certo punto, ed è finita odiosa. come mai?
è tutto ot, scusate.
ciao.
è un bel pezzo, questo. complimenti thomas.

:).
Mi sembra semplicemente che il sito non sia aperto; sai quanti articoli abbiamo respinto, negli anni, per via dell'inadeguatezza? Uno dei criteri di Lankelot è la selezione: prima chiara distanza dal resto del web. Qui nessuno pubblica notarelle di cinque righe o impressioni sfuggenti, per quello c'è il forum o c'è altro sito. Sono sicuramente meno radicale di molti miei vecchi colleghi, che magari mi hanno detto che sono cretino a credere nei confronti aperti o peggio ancora nel web, etc etc. E' una delle ragioni per cui non sono un accademico, do pari dignità all'intelligenza e alla scrittura di chiunque: non i titoli, ma contenuti, stile e argomentazioni fanno la differenza. Questo per rispondere ad Andrea.

(e a latere. Conosci qualcuno, qualsiasi persona dico, che si interessa a come scrivono articoli, recensioni e saggi altre persone? Andando a dare qualche consiglio o addirittura facendo qualche domanda? Io vivo in Italia come te, e sogno da anni qualcuno che sappia fare domande e osservazioni, o che addirittura voglia migliorarsi e migliorare i pezzi degli altri. Sembra sia una figura sconosciuta o almeno poco popolare; e quando esiste, talvolta, è sgradita. Ridicolo, no?).

Mat:
scrivi:
"si però se iniziamo così non si può scrivere più di nulla?
credo che un?opinione sul lessico la si può anche azzardare senza essere lessicologi e senza danneggiare l?immagine del sito. non è che fosse il centro dell?analisi dell?articolo.
poi ti sorprendi se non c?è più partecipazione. qui uno si dimette in partenza. serio ti viene l?angoscia a toccare la tastiera."

Per prima cosa, si deve scrivere di quel che si conosce, adottando categorie e concetti che non dico si dominano, ma almeno si controllano. Altrimenti tanto vale aprire un blog o scrivere altrove.
Le opinioni sul lessico ben vengano, ma come sempre - cfr. regolamento - vadano argomentate con precisione e possibilmente con degli esempi; stupendo poi se si ammettessero in prima persona, senza impersonalità.

Non mi sorprendo della non partecipazione, mi sorprendo dell'esistenza di un sito come questo; e non cesso di stupirmi. Magari tra qualche anno sarà chiaro a tutti che non abbiamo né chiuso i recinti al prossimo, come altri, né cooptato, etc. Semplicemente, e con umiltà, tutti abbiamo cercato di imparare, insegnando al limite quel che conoscevamo.
Infine, beh: se uno scienziato come te mi cade difendendo la divulgazione generica, che dire... sempre valida, ma meno incisiva.
Questo è quanto:)

Morale della favola: a me piace l'idea che si faccia la differenza, in tutti i sensi, da queste parti. Personalmente, non sto giocando: la Letteratura non è un hobby e non è solo una passione, è una ragione di vita e qualcosa a cui ho consacrato anni di studio e ricerca paziente e caotica e metodica. Sono entusiasta della crescita di tutti, e voglio che tutti crescano e che nessuno si fermi mai. C'è così tanto da scoprire e da studiare, e così tanto da migliorare... Non pretendo sia condivisa la mia percezione sacra dell'arte, ma almeno voglio che nessuno glissi appena gli si chiede di esemplificare una dichiarazione così impegnativa come un'osservazione sul lessico e sullo stile.  Nei miei confronti pretendo altrettanta esigenza, da sempre.

ummm. credo che thomas abbia le capacità per riconoscere un lessico settoriale da uno che non lo è. settoriale, ma comprensibile. settoriale, e comprensibile. non perché padroneggia quel lessico, ma per il suo contrario. se sento un medico, o un architetto, o un calzolaio parlare, mi accorgo che usano un lessico proprio del loro settore. e lo posso ben dire. ripeto, nello scritto di thomas la questione del lessico mi sembra si riduca a quello, dimmi se sbaglio.
per lo stile, l'appunto, e ripeto secondo me, può essere fatto su quella "impresa è di quelle che danno i brividi".

su "Il sito è aperto a tutti e tutti possono scriverci".
Il sito è aperto a tutti perché chiunque può venire qui e iscriversi. Tutti possono scriverci (magari non pubblicati i pezzi, eh). Comunque tutti hanno la possibilità di scriverci. Scritta così forse suona diversa.

aneddoto: oggi un quasi architetto in macchina. in tesi. a firenze.
"tanto la relazione non la legge nessuno. è inutile badare alle virgole. nessuno ci fa caso. tanto per il voto è tutto un gioco tra i professori."
e per la stragrande maggioranza dei casi ad architettura è così.
poi ci si chiede come mai c'è fuga dei cervelli.
magari non si capisce perché l'ho scritto, ma tant'è.
nottebuona a tutti, e grazie;-)

Thomas ha senza dubbio questa capacità, e potrebbe argomentare per bene e spiegarci da cosa ha dedotto che il lessico non fosse settoriale; e per questo, con semplicità, domandavo qualche esempio: mi contento di poco, sono intuitivo, mi bastava un paragrafo o due:). Guarda com'era semplice semplice il commento 1. Bastava rispondere senza dire "va a leggere":).
*
Sì, chiunque (si) può (i)scrivere. Tutti. La pubblicazione è approvata dallo staff, volenteroso & volontario.
*
Già. Te ne do un'altra divertente: la copia su supporto elettronico delle nostre tesi spesso conteneva .jpg di Topolino e Pluto, a Roma III. Già sapevamo che non avrebbe mai circolato post-lauream.
Oppure, la sai quella del professore correlatore che perde 30 pagine di tesi con note e appunti del relatore? Chiaramente era la mia tesi. Sull'Università c'è da sbellicarsi, almeno a livello lotte intestine e trattamento degli studenti. Meno divertente il giro di denaro, la spocchia e la convinzione che le 500 copie di certi saggi valgano 50000.

Va be', restiamo a Bramè.
Salute

Sono di nuovo davanti a una connessione funzionante:
ecco un estratto.
"Quando i principi fondativi del reale da cercare diventano molteplici, non più solamente uno, e si assume che le strutture intime della realtà non siano gli elementi nucleici del linguaggio né le regole logiche - e si abbandona quindi ciò che ho voluto, in buona sostanza, indicare come platonismo dei filosofi analitici - bensì enti trascendenti la realtà non legati direttamente ad una qualsivoglia forma di linguaggio, allora possiamo dire di essere entrati nel campo della filosofia della natura [...]"

Anche qui:
"Questo paragrafo ha il compito di definire ciò che si vuole intendere per filosofia (metafisica) della natura. [...]
Def1: La metafisica é da intendersi come ipotesi di cause prime. [...]
Per quanto riguarda l'esposizione sistematica. Seguono in questa pagina ulteriori dettagli che non riporto.
Ieri facendo una ricerchina su golem o scoperto due articoli di Bramè versione "grande pubblico" scritti in tutt'altro stile, leggeri e intrisi di ironia. (Link a Golem nell'articolo)

9> Costruire una teoria scientifica non significa cercare un qualche fit a dei dati empirici.
Solitamente i tuoi dati empirici cerchi di farli entrare nel merito di una teoria preesistente.
Ad esempio se effettuando una serie di test in laboratorio su dei sali ottieni una lista di risultati cercherai di spiegare il tutto con la chimica del legame ionico. La teoria scientifica è quella del legame ionico, ed è ben inteso un modello che sottintende una teoria `più complessa ma che può essere immaginato con il modellino dell'atomo di Rutherford.

Invece se hai una serie di metalli deformabili e cerchi di costruire un polinomio che sia in grado di fare una predizione sulla deformaazione "in generale" questa non è una teoria, in quanto manca un substrato esplicativo. Se cerchi di ricondurre il polinomio ad una spiegazione legata alla struttura amofa del metallo, allora ne hai fatto una teoria scientifica.

8> Scientificità non è un termine da spendere tanto alla leggera. È scentifica solo e soltanto una tesi che può essere testata e eventualmente confutata (falsificabilità) e che è predittiva.
Scientifico non significa rigoroso o preciso o quant'altro. Se qualcuno pretende che lo studio del lessico abbia qualcosa di scientifico spara una grossa cazzata, e lo sa bene.

19> commuovente. se però io ho dei dati che mi confermano una proteina come attrice principale per una via metabolica ed allora interrogo il genoma per sapere quli altre proteine sono implicate nella via metabolica e poi, in base alla loro struttura deduco la via metabolica... produco una teoria (la via metabolica) e, una volta fatto, la falsifico a partire da predizioni che posso fare. I dati hanno preceduto.
ti ripeto. non tutta la scienza è fisica delle particelle

>15 chiedere un frammento è un diritto di ogni utilizzatore. fuguriamoci te che sei il gestore. pretendere che per commentare il lessico si abbia una formazione come lessicologo è un'altra storia...
credevo che si questa sezione servisse anche a creare un collegamento fra letterati e scienziati e non a tirar su muri...
vebbé chiudiamo che se no mi arrabbio troppo.

Ma quali muri, Mat.
Il problema è che bisogna serenamente accettare le critiche. E' la seconda volta che noto che ti inalberi e vai sul personale quando termini gli argomenti: l'avevi già fatto su Guerre Stellari, se ben ricordi non t'ho seguito e non t'ho risposto nemmeno là.
La risposta è tutto quel che vedi qua.

Voglio intervenire anch'io (casomai non mi rispondete e mi ritiro in buon ordine) dopo aver letto due volte tutto quanto.

Diciamo che l'esordio mi dà già qualche indicazione
"Testo iniziatico quindi ? adatto a un pubblico colto ma non settoriale - ma che vuole essere innovativo, presentando argomenti di interesse anche per chi di metafisica si nutre varie ore al giorno"

L'indicazione è : ildelaura, tu non ne capisci nulla, la filosofia l'hai lasciata sui banchi del liceo (anche se Talete te lo ricordi), hai due possibilità: continuare a leggere e fingere di aver capito oppure passare alla recensione del libro o film successiva.

Siccome condivido l'idea di Mat che sarebbe bello che letterati e scienziati riuscissero a capirsi almeno alla lontana quando parlano, vado avanti.

In realtà la recensione di Thomas è molto breve, probabilmente a lui dice già molte cose (è di quelli che possono trovare qualche interesse pur nutrendosi qualche ora al giorno di metafisica). I digiuni però, è bene dirlo, si astengano.

Secondo me ci si poteva forse allargare un pochino.

Questo, che è il nucleo centrale

"La questione cui Bramè vuole rispondere diventa quindi un?altra: come distinguere all?interno del caos delle idee e dei concetti quelle metafisiche capaci di originare autentiche e serie teorie scientifiche? Come distinguere insomma un corpo di idee scientificamente sterili da uno capace invece di dare nuova linfa alle scienze?
L?analisi di Bramè si snoda lungo alcuni casi storici - Whitehead in primis - in cui un corpus di idee metafisiche ha dato vita a una teoria fisica. "

anche a un'ignorante come me interessa moltissimo, ma dubito che potrei affrontare una lettura non mediata di questo autore. Ben vengano alcuni dei commenti (non il 16: per quello ho bisogno dei sottotitoli!!!) inseriti da Thomas, ma non bastano: un linguaggio del genere necessita di una mediazione, minima, che non offenda la scienza, d'accordo (nessuno chiede una divulgazione popolare!) ma che non umili neppure la disponibilità di comprensione di chi non ha questi studi alle spalle.
Perché è anche così, Mat, che si alzano i muri...

Guardate che questo sito è una grande sfida e ha enormi potenzialità. Possiamo imparare tantissimo gli uni dagli altri.
Ho letto di recente un librettino sull'alimentazione per la prevenzione del cancro che riporta una larga introduzione scientifica sulle cellule e la loro organizzazione e mi sono tornate alla mente le pagine (sempre di Mat mi pare) qui su lankelot su quell'argomento. Così come mi sono rimasti impressi gli articoli sul rapporto fra spazio e tempo.

Credo che a chi legge con attenzione e cerca di capire fino in fondo vada lo stesso rispetto dovuto a chi scrive e pubblica...

(splendido intervento, Ilde. Sottoscrivo in toto).

Questo non è un articolo di divulgazione; è una recensione di un libro pubblicato due mesi or sono.
Questa è la ragione per cui spendo solo qualche riga a presentare i punti chiave della trama (un'introduzione al pensiero metafisico, una presentazione di alcuni esempi storici di metafisica, una codifica formale, la teoria delle stringhe); chi si interessa leggerà poi l'opera che merita davvero.

Come ho segnalato è un testo che richiede una buona base culturale, sia letteraria che filosofica, ma non è proibitivo. Non è Guattari o Deleuze o Whitehead.

Se la recensione è scritta così male la ritiro e la ripubblico diversamente redatta tra qualche giorno. A me sembrava comprensibilissima.

No, non è scritta male. Manca quel che ti dicevo ieri, nel commento 1: ossia, l'esemplificazione di diversi concetti non irrilevanti, credimi, con opportuna proposta di frammenti del libro. Ilde ha spiegato bene qual è il problema: la percezione di accessibilità del libro, che tu hai definito - direi - lineare e non settoriale, supportando le tue impressioni con un rilievo sul lessico.
Il frammento che hai riportato non sembra comprovare le tue affermazioni.

La segnalazione è interessante e l'articolo deve restare là dove si trova. E' importante ribadire un principio: la brevitas è importante, ma a volte non è positiva e non aiuta a capire. Soprattutto in casi come questo: non è narrativa di genere, l'autore non è noto, nessuno tra noi ne sa nulla. Urgerebbe ben più d'uno schizzo o di qualche impressione, servirebbe analisi e approfondimento, non segnalazione.

Tutto qua.

Ancora uno spezzone allora.
Dall?introduzione :
Talete si chiese « di che cosa è fatto il mondo ? » e da quella domanda si sviluppò, in seguito, la filosofia; ergo la domanda di Talete é, per lo meno, da non sottovalutare.
Per la verità, la filosofia ha smesso da tempo di cercare di dare una risposta a una simile domanda che, in un certo senso, è diventata ? specialmente negli ultimi cento anni ? obsoleta, scorretta e fuori luogo per gran parte dello scenario filosofico. Se c?è una domanda, infatti, che incarna quell?onto-teologia contro la quale Heidegger dirige accuse significative, questa è proprio la domanda di Talete. Cercare di dare una risposta a questa domanda significa sposare un atteggiamento profondamente ingenuo. Significa ignorare, innanzitutto, quanto l?essere umano sia implicato direttamente in quella natura e in quell?essere che vuole a tutti i costo, tramite il quesito di Talete, oggettivizzare. [?]
Tuttavia é anche possibile dare una risposta [differente] alla domanda di Talete. La scienza principe, la fisica, in questi anni sta vivendo periodi di estremo fervore proprio in relazione a ciò che sembra incarnare, diciamo così, la domanda di Talete in chiave moderna: l?indagine sugli elementi ultimi della materia, ovvero la fisica delle particelle.

(questo passo è molto chiaro, grazie ancora per la collaborazione)

>22 a corto di argomenti?
"Insomma, lessicologi da queste parti non ne conto, e i tuoi studi non ricordo abbiano contemplato quella scienza."
"Per prima cosa, si deve scrivere di quel che si conosce, adottando categorie e concetti che non dico si dominano, ma almeno si controllano. Altrimenti tanto vale aprire un blog o scrivere altrove."
questo tu hai scritto e questo io ti contesto. mi pare bizzarro che qualcuno con con la tua intelligenza non riesca a cogliere il punto della situazione. Se per parlare di lessico bisogna essere lessicologi allora si esclude tutti coloro che non hanno fatto studi estremamente specifici dalla discussione. e quindi si erigono muri. questo ti contesto.
Non ti contesto le critiche: sempre costruttive.
Non ti contesto il richiedere esempi: sempre utile e sacrosanto diritto.
Ma qui, come sulla discussione di star wars, per la seconda volta, mi si dipinge per quel che non sono, e mi si mettono in bocca parole che non sono mie. Ciò che mi fa supporre che, forse, quello a corto di argomenti non sono io. quindi...
questo per esempio:
"Il problema è che bisogna serenamente accettare le critiche."
non vuol dirte nulla. che critiche non accetterei? neanche è mio il pezzo.
oppure questo:
"Infine, beh: se uno scienziato come te mi cade difendendo la divulgazione generica, che dire? sempre valida, ma meno incisiva."
non vuol dire nulla. quando mai ho difeso la volgarizzazione generica. caso mai Ilde col suo intervento (e per altro ha ragione), ma questa è la prima volta che mi schiero su questa posizione in questa discussione.

cosa devo dirti. complimenti per l'arte oratoria, riesci sempre a dipingermi come preferisci, a ignorare le domande, le cose che ti contesto, ed ad attaccarmi su quelle che non ho detto. e che classe, che stile! tutti i tuoi studi sono stati fruttuosi evidentemente.
datti alla politica

>23 ilde cosa dire... hai perfettamente ragione. Non si fa mai abbastanza. è difficile uscire dal linguaggio settoriale.
da parte mia cerco sempre di migliorarmi. non so con quali risultati. prometto di impeganrmi in tal senso con rinnovato sforzo quando, passata la rabbia, scriverò il prossimo pezzo.
grazie per la tua attenzione e per i tuoi commenti cortesi

"tutti i tuoi studi sono stati fruttuosi evidentemente.
datti alla politica"

> eh.

>31 Ok, ti si riconosca che sai rispondere con stile ;)

:))).
Un abbraccio.

MMM, intervengo sulla discussione riguardante dati e modello. Lo scienziato parte da una teoria e costruisce il suo bel modello semplificazione della realtà, a questo punto intervengono i dati. Lo scienziato infatti dovrà verificare che il modello si adatti ai dati e se alcune delle ipotesi formulate non possono essere respinte, se sono respinte si torna indietro alla formulazione delle ipotesi chiedendosi disperati dove ho sbagliato? Come è potuto accadere?etc etc

Intervengo sulla questione del lessico
Penso che lo sfogo di G. Franchi sia dovuto in gran parte ad un mio esperimento di recensione in cui ho usato dei termini quali lessico e stile un po troppo alla leggera.

34> Si insomma, la questione era leggermente diversa, ed ha a che fare con la definizione di teoria scientifica, del suo nucleo metafisico iniziale e di ciò che distingue per così dire i nuclei che germogliano da quelli sterili.

ualà la copertina;)

ualà la copertina;)