Menis Ilde

Bibliotheca Universalis

Autore: 
Menis Ilde

AMERICA, AMERICA…

È il grande sogno dell’uomo, da che la scrittura è entrata a servizio del pensiero, dell’arte e dello spirito. Creare un luogo fisico ove raccogliere tutto lo scibile prodotto fino a quel momento fu l’obiettivo della biblioteca di Alessandria, creare perfino un luogo virtuale ante litteram (come base di partenza per una collezione) fu l’intento dei grandi bibliografi del Cinque e Seicento che compilavano censimenti di tutto il pubblicato (a partire dalla famosa Bibliotheca Universalis di Konrad Gessner), lontanissimi dalla completezza, ma importante testimonianza di una storia del sapere in crescita esponenziale. Raccogliere, classificare, raggruppare notizie sui libri doveva dare l’impressione felice di riuscire a controllare le conoscenze in essi contenuti, di fronte all’ansia di una produzione editoriale già notevole.
L’era digitale non poteva quindi sottrarsi al mito: rendere disponibile in linea, immediatamente, con un semplice tocco di mouse, parole, frasi e interi libri, articoli, report e quant’altro faccia parte del pensiero umano affidato alla lettera.
Ci ha pensato, in primis, il grande colosso americano della ricerca on-line, Google, che ha digitalizzato libri per otto miliardi di pagine Web. Partner del progetto grandi biblioteche universitarie (University of Michigan, Harvard, Stanford, Oxford, New York public library) e alcuni editori.
Non va sottovalutato il fatto che trattasi di processo laborioso e costoso, almeno per ora.” – scrive Bernardo Parrella[1] su Apogeonline – “Vanno considerati eventuali danni al libro cartaceo, la scarsa flessibilità delle attuali macchine-scanner, il successivo lavoro sui file digitali, tra compressione, archiviazione, opzioni di ricerca e così via. Qualcosa che oggi costa fino a 30 dollari a libro”. Ci si chiede tra l’altro se tutto questo avrà dei costi per l’utente finale, quale sarà l’impatto del diritto d’autore (da una FAQ del sito “dei libri di biblioteca ancora coperti da copyright, potrai vedere solo alcuni stralci; dei libri che provengono dagli editori ti sarà concesso vedere un numero limitato di pagine”[2]: questo, quantomeno, nelle intenzioni dichiarate, ma viene spontaneo credere – soprattutto nel caso di libri provenienti da biblioteche – che la digitalizzazione potrebbe comunque riguardare l’intera opera… ), quale il nuovo ruolo delle biblioteche e dei bibliotecari.
Spiega Sarah Thomas, bibliotecaria presso la Cornell University Library di Ithaca, Stato di New York: “Ciò non significa che i libri cartacei scompariranno. Naturalmente, sono qualcosa di sacro. Ma dovremo sempre più far arrivare i materiali agli utenti, anziché aspettare che questi ultimi vengano a prenderseli in biblioteca”.[3] O se li comprino.

Leggiamo infatti in un’altra FAQ intitolata[4] “Ho davvero bisogno di leggere parti ulteriori di questo libro. Cosa posso fare?”, la risposta: “Google print ti aiuta a trovare i libri, non a leggerli in linea. Per leggere l’intero libro ti invitiamo ad usare il link “Compra questo libro” per acquistarlo online oppure il link “Trova questo libro in biblioteca” per cercarlo in una biblioteca che lo possiede”. Il che, sinceramente, sa un po’ di specchietto per le allodole. O quanto meno sa, anche, di promozione e pubblicità, sa di americano, non c’è dubbio. E profuma di dollari. Se ne sono accorti in primis gli editori americani, ai quali quell’invito a usare il link “compra questo libro” deve aver suscitato più di qualche speranza di facile guadagno[5]

 CONTROFFENSIVA EUROPEA

 Di fronte a un progetto talmente vasto ma anche così dichiaratamente americano, l’Europa non poteva restare a guardare. Diciannove biblioteche europee hanno firmato una mozione destinata a contrastare il gigantesco programma di digitalizzazione dei libri lanciato a fine 2004 dal colosso Google: promotrice dell’iniziativa, la Biblioteca Nazionale Francese,[6] il cui presidente, Jean-Noël Jeanneney si è scagliato da subito contro l’impresa americana[7], che a suo parere attraverso un predominio della lingua inglese prepara un imperialismo culturale inaccettabile. La BNF, all’avanguardia nella digitalizzazione del proprio patrimonio (con il progetto Gallica[8]) ha invitato quindi l’Europa a rispondere alla sfida americana con la costruzione di una biblioteca virtuale europea attraverso un appello sottoscritto da diciannove stati europei (il Regno Unito appoggia l’iniziativa senza firmare).
Non mancano tuttavia le perplessità. I costi, innanzitutto: un investimento stimato in almeno 150 milioni di euro richiede uno sforzo comune a tutti i Paesi interessati, ma mentre in America tematiche di questo genere suscitano interesse a tutti i livelli (anche da parte degli sponsor, necessari per mandare avanti progetti così ambiziosi), in Europa difficilmente gli Stati si comporteranno tutti in maniera unanime nella concessione dei finanziamenti.
Gli Americani pare abbiano impiantato laboratori di riproduzione manuale in Paesi come Filippine o India. Farà così anche l’Europa? E quale sarà la qualità del lavoro da parte di chi magari non conosce la lingua dei testi da elaborare?
Non sembra trascurabile anche l’aspetto legato alla fragilità di molti materiali, che la scansione sistematica potrebbe rovinare in modo irrecuperabile.

Ancora, quanto “resiste” una pagina web? Quanto a lungo può essere conservata[9]?
“Tenere una copia” non basta, poiché i supporti di lettura elettronica cambiano ad una velocità inaudita e già oggi diventa un’impresa leggere i vecchi floppy. Anche le versioni dei programmi cambiano. Riusciremo a conservare, insieme ai documenti, anche le macchine per leggerli? Infine, il diritto d’autore. Che in Europa è diverso da quello americano, dove conta l’anno di pubblicazione. In Italia invece si viene in possesso dei contenuti dopo 70 anni dalla morte dell’autore. L’edizione tuttavia è sempre protetta, e con lei ad esempio il lavoro del traduttore[10].

Così il portale www.theeuropeanlibrary.org – un primo passo verso quella che sarà la biblioteca virtuale europea – più che consentire un accesso al patrimonio digitalizzato, consente per ora una ricerca contemporanea sulle basi dati di 43 biblioteche nazionali europee[11].
In ogni caso si tratta dell’avvio a un cambiamento epocale, che sta investendo tutti i mestieri legati alla scrittura: dalla produzione dei testi alla loro conservazione e diffusione, al modo di studiare, di tenere conferenze e di stendere relazioni. Non dubito che in capo a pochi anni saranno disponibili intere biblioteche consultabili comodamente da casa, attraverso una postazione internet, anche se mi chiedo che futuro avranno le biblioteche, sempre più ridotte a musei e sempre meno contenitori selettivi di una sapienza ormai spalmata tra migliaia e migliaia di pagine elettroniche dove il dato è sì a disposizione di tutti, ma occorre saperlo cercare. Perché non capiti come nella mitica biblioteca di Babele[12] di Borges, dove – pur contenendo essa tutti i libri possibili - nessuno trova quello che cerca…

Ilde Menis, giugno 2005.

 

Note: 

[2] for library books still under copyright, you’ll only be able to see a few sentences; books that are from publishers will allow you to view a limited number of pages”

[3] ibidem

[6] Scarpellini, Emanuela. Guerra per il sapere universale. Le biblioteche contro Google. Il Giornale, 28/04/2005

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=11121

[7] Cfr. l’articolo di Stefano Montefiori sul Corriere del 19.02.2005 http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2005/02_Febbraio/19/google.shtml

Il presidente della BNF ha anche scritto un libro. Quand Google defié l’Europe.

[9] Emanuela Scalpellini, ibidem. “Si calcola che la durata media di una pagina web sia di 100 giorni. La flessibilità e la funzionalità del supporto digitale comportano, come rovescio della medaglia, una grande deperibilità: i siti e le pagine web scompaiono senza lasciare alcuna traccia materiale. Un importante passo per la conservazione di questa documentazione è stato fatto dal già citato Brewster Kahle, un ex studente del MIT, divenuto milionario con la vendita dei primi software per motori di ricerca. Nel 1996 egli crea l’Internet Archive, che permette a chiunque di tornare indietro nel tempo, in pratica di richiamare pagine web del passato che un programma registra automaticamente a scadenze fisse. Una copia di questo archivio, composto di 10 miliardi di pagine web, è stata donata alla nuova Biblioteca di Alessandria d’Egitto. In quella occasione, a chi gli ricordò come l’antica biblioteca voluta da Tolomeo fosse stata bruciata e tutti gli antichi documenti fossero andati perduti per sempre; Brewster Kahle rispose: «La lezione è quella di tenerne più di una copia».

[10] Somajni, Chiara. Dall’Italia interesse e perplessità. Il Sole 24 ore, 5 giugno 2005, p. 41

[11] Gambaro, Fabio. L’Europa chiamata alla riscossa. Il Sole 24 ore, 5 giugno 2005, p. 41

Originariamente apparso su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
000

Commenti

(quel che cerco si nasconde in qualche libro senza dubbio: è la prova ultima che il linguaggio è menzogna. E tuttavia di quella menzogna sono composto, digitale o analogica che sia. Quando fruscia e ha il profumo della carta, quella menzogna è più riconoscibile e famigliare - e seducente, sì.)

Il potere del linguaggio. Anche quello finirà in monopolio, sì. L'Italia naturalmente non sta a guardare ma.

Il libro non morirà mai, mai io aspetto con ansia che tutte le potenzialità di internet, anche in questo senso, verranno sviluppate a pieno.
Web semantico, mi pare si chiami.

perché non scrivi un bel pezzo sul prestito interbibliotecario?

nel link di seguito sembra un po' freddino...;)
http://www.iccu.sbn.it/genera.jsp?id=65

[Biblioteca Universale]

[Biblioteca Universale] notizie fresche sul Giornale: qui,

http://www.ilgiornale.it/cultura/la_biblioteca_universale_restera_sogno/...