A metà tra l’autobiografia e il manuale tecnico per amanti delle nuove tecnologie, “L’architettura del nuovo web”, di Tim Berners-Lee è un libro che non può mancare nella collezione di tutti coloro che amano i new media, internet e il world wide web, e desiderano conoscere qualcosa di più sulla storia e le vicende che hanno portato alla nascita e alla definitiva maturazione della “rete delle reti”.
Questo libro non è nient’altro che la storia di un sogno, di un progetto graduale e faticoso che sembrava impossibile solo vent’anni fa, ma che oggi è la nostra realtà quotidiana, talmente presente nelle nostre vite che quasi non sapremmo immaginarci una vita differente: la creazione di una rete di documenti e informazioni condivisa e democratica, un enorme database di saperi in continua evoluzione, in una struttura a rete decentrata e senza gerarchie, che dà democraticamente a tutti la possibilità di ottenere conoscenza, creare nuove risorse e interagire con persone distanti chilometri: secondo le parole di Berners-Lee: “un tutto potenzialmente collegato a tutto, un’utopia che ci regala una libertà mai vista prima e ci consente di crescere in modo più veloce di quanto non fosse possibile quando restavamo impelagati nei sistemi gerarchici di classificazione […] l’invenzione del world wide web ha comportato la crescente comprensione da parte mia del potere insito nel disporre le idee in maniera libera, reticolare […] il web è nato come risposta a una sfida aperta, nel mescolarsi di idee e conclusioni di origini diverse, fino a coagulare un concetto nuovo grazie alla mediazione meravigliosa della mente umana”.
Tutto inizia nel 1980 al Cern di Ginevra (Consiglio Europeo Ricerca Nucleare, ma l’ultimo termine non descrive bene gli studi all’interno del centro, soprattutto sulla fisica delle particelle), importante struttura al confine tra la Svizzera e la Francia. È li che Tim inizia a pensare al suo progetto di messa in comune dei dati e delle risorse tra più computer, grazie ad un nuovo programma da lui creato e chiamato Enquire (dal titolo di un volumone enciclopedico dell’epoca vittoriana, “Enquire within upon everything”, “entrate pure per avere informazioni su ogni argomento”), un programma retiforme che permette le associazioni e i collegamenti tra varie informazioni all’interno del Cern, creando una specie di rete di rapporti tra i documenti.
Tim sta facendo, insomma, qualcosa che già era stato pensato da Vannevar Bush, scrittore di “As we may think” che dedicò la sua vita alla realizzazione di Memex, una sorta di macchina integrata in una scrivania, che permettesse la consultazione contemporanea di più documenti su microfilm; e immaginato in modo dettagliato da Ted Nelson, che nel 1965 teorizzava macchine capaci di essere collegate tra loro e fornire documenti non sequenziali, chiamati ipertesti: il suo progetto era, precisamente, Xanadu, un ipertesto globale contenente tutta l’informazione del mondo. Senza saperlo, mette insieme queste due intuizioni, ipertesto e rete, e dà vita al world wide web.
Non è un percorso facile, il suo. Dapprima deve andare via dal Cern, alla fine della sua esperienza di lavoro, lasciando il programma Enquire e abbandonando il suo lavoro iniziale. Quando ci torna nel 1984, con una borsa di studio, riprende a trafficare con questo programma per creare connessioni tra le informazioni, denominandolo Tangle. Subito dopo scrive RPC, un programma per permettere ai vari pc di comunicare tra loro e inizia a pensare seriamente ad una rete delle reti dell’informazione, che unisse la già presente rete internet (che collegava alcune università già dagli anni Settanta) e l’ipertesto. Bisogna avere, però, uno standard comune che permetta ai pc di inviarsi i dati: il protocollo TCP/IP (transmission internet protocol / internet protocol) che premette di ridurre i dati in pacchetti e spedirli via cavo ad altri computer, per poi essere ricomposti.
I contenuti, le informazioni, deve sovrapporsi alla infrastruttura di rete creata da internet. Solo così il sogno di Tim può divenire realtà. All’inizio degli anni Novanta inizia a lavorarci seriamente, trovando anche l’acronimo ormai divenuto storico: www. Insieme a Robert Cailliau continua a dedicarsi al web: realizza il primo client web, poi l’http, linguaggio con il quale i computer comunicano in internet, l’uri (poi url, gli indirizzi dei documenti) e l’html, il linguaggio di marcatura per creare le pagine con i link ipertestuali. Il primo server è proprio al Cern, quindi: info.cern.ch, con gli appunti e le informazioni sul nascente progetto. Da lì l’inizio di tutta l’avventura, con l’applicazione progressiva dei primi standard web (html, uri e http), l’ampliamento del numero dei server, il progresso lento ma costante verso una rete universale, soprattutto grazie alla mancanza di brevetti e licenze da pagare da parte degli utenti.
Intanto aumentano i server, le informazioni si fanno sempre più dettagliate e differenziate, inizia una discreta battaglia tra i vari creatori di browser per navigare la rete: su tutti Viola, Erwise e Midas. In un secondo momento, dal 1993, Mosaic; dal 1995, Windows. In questa situazione che inizia a farsi caotica, Tim decide di fondare un organismo che sovrintenda l’evoluzione del web, e fornisca agli operatori gli standard per sfruttare meglio la rete. Nel 1994, quindi, nasce il world wide web consortium, conosciuto come w3c, con sede al MIT (Massachusetts Institute of Technology) e al Cern (per poi spostarsi presso l’INRIA). Lo scopo del consorzio è di essere una rete di supporto alla rete maggiore, capace di agire tempestivamente per il funzionamento del web. I soci non mancano, soprattutto aziende e organizzazioni.
Il fine ultimo è, in ogni caso, “spingere il web al suo pieno potenziale”, emanando non leggi, ma specifiche tecniche aperte. I problemi da dover affrontare sono, sin da subito, molti: dallo standard el linguaggio, tra html e sgml, alla sicurezza in rete, dalla pornografia in rete alla privacy, dai meccanismi della fiducia alla crittografia, dalla tutela del “diritto a linkare” alla creazione dell’Xml, linguaggio di marcatura più semplice di sgml e più ricco di html, che porterà la rete ad una vera e propria rivoluzione, verso il web semantico. Una rete sempre più intelligente, con macchine sempre più potenti, in grado di comprendere l’informazione e, grazie al potente linguaggio xml, ragionare sui documenti, collegarli anche se sembrano distanti tra loro ed offrire uno spazio universale di conoscenza e intercreatività, nell’ottica di un sapere condiviso e collaborativo, dove tutti interagiscono con tutti in maniera aperta e democratica.
Una panoramica completa sul web, scritta da chi ha creato e reso possibile questa “magia”. “La storia unica di un invenzione unica”, come scrive nella prefazione al testo Michael Dertouzos, che appoggiò e condivise con Berners-Lee alcune delle tappe fondamentali verso la nascita del web. Un racconto al passato ma, soprattutto, rivolto con grandi speranze al futuro, ai problemi attuali della rete e agli sforzi che il consorzio dovrà compiere per sfruttare a pieno la potenza del www. Per costruire, appunto, l’architettura del nuovo web: un web intelligente, semantico, capace di dialogare con i documenti ed offrire risposte sempre più precise alle domande dell’utente.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Tim Berners-Lee (Londra, 1955), fisico, programmatore, inventore del world wide web, ora dirige il World Wide Web Consortium (W3C), organismo internazionale che si occupa di creare gli standard web per portare la rete al suo massimo potenziale .
Tim Berners-Lee, “L’architettura del nuovo web”, Feltrinelli, Milano 2001
Antonio Benforte, 25 ottobre 2005
Commenti
qui c'è la VERA storia del web!
Magnifico Ant;)
- io suggerisco sempre l'eterno "L'ipertesto" di Landow, libro che cambia la vita a chi vuole capire cosa sia Internet. Complementare a questa tua preziosissima segnalazione.
"Tim sta facendo, insomma, qualcosa che già era stato pensato da Vannevar Bush, scrittore di ?As we may think? che dedicò la sua vita alla realizzazione di Memex, una sorta di macchina integrata in una scrivania, che permettesse la consultazione contemporanea di più documenti su microfilm; e immaginato in modo dettagliato da Ted Nelson, che nel 1965 teorizzava macchine capaci di essere collegate tra loro e fornire documenti non sequenziali, chiamati ipertesti: il suo progetto era, precisamente, Xanadu, un ipertesto globale contenente tutta l?informazione del mondo. Senza saperlo, mette insieme queste due intuizioni, ipertesto e rete, e dà vita al world wide web."
> Stupendo. Ora dobbiamo ritrovare Vannevar Bush.
"Per costruire, appunto, l?architettura del nuovo web: un web intelligente, semantico, capace di dialogare con i documenti ed offrire risposte sempre più precise alle domande dell?utente."
> Pionieri del tempo nuovo. Questa è l'ultima vera rivoluzione dai tempi dell'invenzione della stampa...
2. segnato!
se lo trovi, lo divori e mediti una strategia di scrittura nuova, in Rete. Vedrai...
"Una rete sempre più intelligente, con macchine sempre più potenti, in grado di comprendere l?informazione e, grazie al potente linguaggio xml, ragionare sui documenti, collegarli anche se sembrano distanti tra loro ed offrire uno spazio universale di conoscenza e intercreatività, nell?ottica di un sapere condiviso e collaborativo, dove tutti interagiscono con tutti in maniera aperta e democratica".
> Limpido. Libidine.
questo filone di studi sul
questo filone di studi sul web dovremmo ripristinarlo...