Augé Marc

Che fine ha fatto il futuro?

Autore: 
Augé Marc
Voglio raccontarvi una favola: la favola di un capodoglio. Il capodoglio in questione si chiama Semantica; è una splendida femmina di capodoglio, un esemplare davvero superbo. A volte i marinai più temerari amano inseguire Semantica su piccole imbarcazioni veloci.
Semantica non disdegna mai di giocare con loro; si lascia inseguire per qualche tempo; quando è stanca e affaticata si immerge e sprofonda nelle buie profondità oceaniche, lasciando i marinai a guardarla estasiati. Pensano i marinai alle splendide profondità che Semantica è in grado di raggiungere; luoghi oscuri e lontani, degni del miglior poeta, irraggiungibili dai loro spiriti, pratici e semplici. Ma Semantica è invecchiata, e ha scoperto che giocare è divertente, ma immergersi invece è faticoso; allora, quando è stanca dei marinai, si inabissa di qualche metro soltanto, quanto basta a nascondere la schiena, e la coda. Trattiene il fiato per un'ora buona.
I marinai restano beati a sognare le oscurità irraggiungibili e favoleggiano sulla pochezza del loro misero corpo, rispetto alla possanza del capodoglio. Poi stanchi si ritirano e raccontano ai compagni quanto hanno visto. La fama di Semantica cresce e cresce, benché ormai da tempo abbia smesso di esplorare le profondità dell'oceano.

Bene, la favola è finita; per chi non avesse colto, è un'allegoria, e per chi proprio non vuole vedere, è un'allegoria di certa filosofia, e della reale profondità del suo significato.

L'allegoria a sua volta ha un vago retrogusto polemico. Vago, per carità. Sfumato. Come nel mio solito stile.
Forse, un po' più pepato ancora, perché sono incazzato.


Vi dico perché? Perché questo scritto di Augé, (ci arriviamo, ci arriviamo) poteva essere altra cosa. Doveva essere altra cosa.
È un librettino dal formato ridottissimo ed elegante; graziosa copertina, autore blasonato, piccola casa editrice.
Il tema, il ruolo del tempo percepito, quello che una volta avremmo chiamato tempo fenomenologico, non è sicuramente l'ultima scoperta della filosofia, ma Augé è un antropologo di solida formazione, e ha alcune cosuccie da dirci; condivisibili in parte.
Augé è famoso per il concetto di non-luogo. Qui introduce l'idea di non-tempo. La scusa della percezione di una fine del tempo, di una scomparsa della temporalità, è un gradino verso un'analisi delle novità (antropologiche) che presenta la nostra epoca in questo senso, comparata a ciò che l'antropologo ha studiato nei suoi viaggi; segue una critica delle manchevolezze della nostra supermoderna e globalizzatissima società.

Leggo ad esempio

a) Se non si compiono cambiamenti rivoluzionari nel campo dell'istruzione, c'é il rischio che l'umanità di domani si divida tra un'aristocrazia del sapere e dell'intelligenza e una massa ogni giorno meno informata del valore della conoscenza. Questa disparità riprodurrà su scala più grande la disuguaglianza delle condizioni economiche. L'istruzione è la prima priorità.
b) [...] (pg. 99)

oppure qualche pagina oltre

Come realizzare le condizioni di un'utopia dell'educazione progressista (che non rinunci a migliorare le sorti dell'umanità), progressiva (che passi attraverso riforme e adattamenti), ed esplicitamente finalizzata alla realizzazione dell'individuo? Sento già le obiezioni: “Un'utopia dell'educazione: bella idea, ma come realizzarla? Nei nostri bilanci le spese per la scuola sono già al primo posto. Che cosa volete di più? Quello che vorremmo di più è proprio non dover sentire ancora questa obiezione. [..., pg 105-106]

Ecco Marc, quando scrivi così sei grande. Picchi mazzate che sembri Titano con l'ulcera. Questo è quello che avrei voluto leggere, per tutte le centodieci pagine del tuo libro.
Non è un caso che i migliori paragrafi si concentrino verso la conclusione; quando ti lasci andare, quando scrivi quel che pensi invece di fregiarti dietro al paravento delle citazioni dotte da autori scarsi, cambi stile, diventi chiaro, lucido, spesso persino condivisibile.

Questo è quello che vorrei leggere da ogni filosofo; hai delle idee? Scrivile. Spacca tutto.
La dialettica è una bellissima dote, ma va usata per calcare la mano, per far passare un messaggio. Non so come si misuri il successo di uno scrittore, ma quello di un saggista si misura dalla capacità di far passare il proprio messaggio in modo chiaro, diretto, spietato. Una stoccata pulita, e niente fronzoli.

Invece il nostro si perde in mille giri di parole; deve assolutamente farci sapere che ha letto Virilio, Bergson, Fukuyama. Bravo, ma a me che importa? Sei un intellettuale, è ovvio che hai un background culturale; ci mancherebbe altro.
Per non parlare dello stile. Se il climax è ampolloso, prolisso, logorroico, per gentilezza ti metto tra gli ultimi due. Per onesta dovrei allungare la lista.


Leggo (aprendo a caso):

L'espressione “cultura dell'immanenza” rimanda per un verso a una teoria dell'evento che ha per oggetto e per conseguenza il negarne l'esistenza o il rifiutarne il carattere contingente e, per l'altro, a un insieme di rappresentazioni della persona, della società, dell'eredità e della tradizione che, non lasciando spazio a nessun dualismo, sono particolarmente adatte ad attivare questa negazione.

Questo è il primo pararagrafo di un capitolo; che bisogno c'é di esprimersi con questi termini? Sessantatré parole in una frase, di cui tre (immanenza, contingente, dualismo) tipiche del linguaggio filosofico. Tre parole che da sole meriterebbero tre libri per essere adeguatamente spiegate; ciascuna con almeno una ventina di significati diversi.
Dualismo è un concetto complesso; spararlo lì, come una un sasso sul marciapiede, serve solo a far inciampare il lettore. Perché?
Un saggio non è una poesia; se per spiegare una poesia occorre un libro, posso capire; ma se per spiegare un saggio, occorre un secondo saggio, cadiamo in un circolo vizioso.

Consiglio ad Augé una cura radicale: due mesi di Russell, Wittgestein, Skyrms. Per sapere come si condensa una tesi, in poche, sintetiche affermazioni.
Altri due mesi di Dennett, Dawkins e Hofstadter. Per capire come si divulga (Dennett), come si trasforma l'espressione linguistica in una sega circolare (Dawkins), come si recupera l'aspetto poetico senza ammazzare il senso (Hofstadter).
Due mesi per rivedere completamente il proprio lavoro; sei mesi in totale per scrivere un saggio digeribile.
Le idee ci sono; il capodoglio Augé si immerge davvero, a spizzichi e bocconi. Di filosofi che restano un pelo sotto l'acqua ne abbiamo avuti abbastanza: Deleuze, Evola, Latour, Lacan, Guattari metà dei fenomenologi post husserliani. Sono esempi, da NON seguire.

Perché carissimo Augé, se il tuo scopo è davvero educare e diffondere la cultura, allora hai sbagliato maestri; non devi seguire il capodoglio, nemmeno sei si immerge per davvero. Devi fare come il pesce pagliaccio; colorato a grazioso, attirare turisti temerari nelle acque di un mare limpidissimo, e restare sempre a un braccio di distanza, mentre li porti sempre più giù, finché c'é luce, e finché i loro polmoni poco allenati reggono la fatica.


Se lo spettacolo vale lo sforzo, torneranno.


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Augé Marc (Poitiers 1935, vivente), è un etnologo e antropologo francese.
Marc Augé, “Che fine ha fatto il futuro?” “Eleuthera”, 2009.
Traduzione di Guido Lagomarsino.

Prima edizione: “Où est passé l'avenir?”, ed. Panama.
Approfondimento in rete: http://it.wikipedia.org/wiki/Marc_Augé

Thomas Mueller per lankelot. 30 novembre 2009.

ISBN/EAN: 
9788889490730

Commenti

Non è dato sapere perché, ma da quando uso macintoso, non riesco a salvare la messa in pagina. Avevo messo in italic le citazioni e giustificato tutto...

macintoso sta per macintosh,

grande thom!
vengo subito a leggerti

Un bellissimo articolo - soprattutto, micidiale l'impatto della favola in apertura:).

Qui poi...

"Dualismo è un concetto complesso; spararlo lì, come una un sasso sul marciapiede, serve solo a far inciampare il lettore. Perché?
Un saggio non è una poesia; se per spiegare una poesia occorre un libro, posso capire; ma se per spiegare un saggio, occorre un secondo saggio, cadiamo in un circolo vizioso."

Da applausi!
sei in forma.

"Devi fare come il pesce pagliaccio; colorato a grazioso, attirare turisti temerari nelle acque di un mare limpidissimo, e restare sempre a un braccio di distanza, mentre li porti sempre più giù, finché c?é luce, e finché i loro polmoni poco allenati reggono la fatica."

> TM in stato di grazia.
Pezzo da incorniciare.

Grazie :-)

http://v3.lankelot.eu/ vai a goderti il lavoro in corso, di là:).
Manca poco, ormai...
soprattutto, manca il lavoro di inserimento delle immagini (copertine) in ogni scheda, perché con quelle appariranno nella home. Credo che tra sette-dieci giorni si traslocherà:)

Fico. Vi state sbattendo bene da quelle parti, vedrai che bomba viene fuori

;).
Siamo agli sgoccioli, adesso. Sarà un vero cambiamento.

ah la favola del capodogio...
bel pezzo ;)

(Un Thomas in stato di grazia. Ribadisco.)