Quentin Tarantino deve amare molto Ambrose Bierce, perché a un secolo e mezzo di distanza sembra aver ereditato tre notevoli frammenti di dna dello scrittore e giornalista americano detto “Bitter”, ossia “L'Amaro”: la franca cattiveria, lo straripante humour nero, la grottesca violenza.
1880: prima edizione del libro: 31 prose brevi. 1910: nelle “Opere” di Dossi (Treves) appariva per la prima volta la versione definitiva di questi racconti e scritti minori (“briciole”) di Carlo Dossi, provenienti – apprendiamo dall'introduzione, firmata da Francesco Lioce – dalle lettere, dal romanzo “Vita di Alberto Pisani” (1870) e da testi apparsi tra 1868 e 1869 nella rivista “La palestra letteraria”. Si tratta di quattordici testi. 1979: Dante Isella cura per Adelphi una riedizione dell'operetta, tornando alla prima stesura (struttura) autoriale. 2009: Lioce cura per Salerno una nuova edizione, fedele a quella del 1910: va considerata, quindi, la prima ristampa della redazione definitiva del libro.
Centotrenta anni dopo la prima edizione in volume (Milano, Treves, 1879), viene finalmente ristampato, a cura di Francesco Lioce, il racconto lungo “Candaule” dello scapigliato Sacchetti, salutato come anticipatore del decadentismo.
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