Il trombettiere è la storia quasi vera di Giovanni Martini, trombettiere, che fu con Garibaldi e Custer, a Cuba e Nuova York, recita il sottotitolo, ma la cosa straordinaria è che David Riondino scrive in decime, strofe da dieci versi che ricordano l’ottava rima della Maremma toscana, la decima cubana e lo stile dei poeti repentisti come Alex Díaz Pimienta. Il lavoro è impreziosito dalla stupende tavole di Milo Manara, forse il miglior disegnatore italiano, noto per aver collaborato anche con Federico Fellini e Roberto Vecchioni.
Finalmente un grande romanzo fantastico tutto italiano: è in libreria, a circa dieci anni dalla pubblicazione della prima parte, la saga completa del Mangianomi (Salani, 496 pp., euro 16,80) di Giovanni De Feo, scrittore capitolino classe 1973, già Premio Solinas nel 2002, autore, con Marco Chiarini, del recente caso cinematografico L'uomo fiammifero, fiaba salutata da un notevole consenso critico a dispetto della ridotta circolazione della pellicola. Il Mangianomi sembra un curioso cortocircuito tra La storia infinita di Michael Ende, il Calvino della Trilogia dei Nostri Ant
Emine Sevgi Özdamar è un personaggio ancora non molto noto in Italia, almeno per quanto ne sappia; basti dire che Wikipedia non contempla ancora una pagina nella nostra lingua che la riguardi. È forse una delle maggiori esponenti della così detta “Migrantenliteratur”, ovvero della letteratura scritta in lingua tedesca da immigrati. La Özdamar, nata a Malatya, nella Turchia centro-orientale, si trasferisce a Berlino a diciannove anni, guidata dal suo amore per il teatro ed in particolare per Bertolt Brecht. Della sua vicenda biografica abbiamo un evidente riflesso romanzato nel suo Il ponte del Corno d'oro, pubblicato da poco in Italia per la Adriano Salani Editore, nella traduzione di Umberto Gandini.
“Il dottore si svegliò in preda al terrore. Aveva sognato ancora la vecchia casa di New Orleans. Aveva visto la donna sulla sedia a dondolo. Aveva visto l’uomo dagli occhi castani. E ancora adesso, nella tranquilla stanza d’albergo di New York, riviveva lo stesso inquietante disorientamento. Aveva parlato di nuovo con l’uomo dagli occhi castani. Sì, aiutala. No, è soltanto un sogno e voglio uscirne” (pag. 7).
Un libro adatto ai più giovani, "Stelle di cannella". Abbordabile e semplice. La scrittura di Helga Schneider può avvicinarsi con disarmante candore ai bambini e ai ragazzi perché diretta, lineare e limpida anche se a tanta comprensibilità di lettura si affianca l'amarezza e, a tratti, la crudeltà di quanto narrato. Perché anche in "Stelle di cannella" l'argomento principale è il nazismo, l'odio cieco che ha generato, le violenze e le persecuzioni contro gli ebrei.
Nel 1937 i nazisti realizzarono il campo di concentramento di Buchenwald, nei pressi di Weimar. Per costruirlo furono costretti a distruggere 150 ettari di bosco ma salvarono una quercia. Era l'albero che Weimar aveva dedicato a Johann Wolfgang Goethe, celebre poeta e scrittore tedesco, morto in quella città nel 1832. Le SS lasciarono la quercia, denominata "L'albero di Goethe", all'interno del campo di concentramento di Buchenwald, luogo in cui morirono circa 50.000 esseri umani.
Un altro giorno divino. […] …né peggio né meglio…nessun cambiamento…nessun dolore…o quasi…è già una gran cosa.»*
FRATELLO, ALIENO.
LA FANTASIA VINCE LA MORTE.
ESISTONO.
“A volte, quando una cosa è veramente orribile, non si riesce a distoglierne lo sguardo e si rimane quasi incantati. Ero inebetito, sopraffatto, paralizzato. L’orrore di quei lineamenti mi ipnotizzava. Ma la cosa peggiore erano gli occhi: brillanti e gelidi, misuravano l’assemblea con uno sguardo da serpente” (“Fritta come una frittella”, p. 64)
AND JUSTICE FOR ALL
“La fantasia è tanto più robusta quanto è più debole il raziocinio”. Giovanbattista Vico, La scienza nuova
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