Caduta la centralità del paradigma del pater familias, autoritario, carismatico, decisionista e tiranno, accettate le tristi conseguenze della “società senza padri”, figlia dei pur necessari cambiamenti sociali novecenteschi (libertà sessuale, controllo delle nascite, emancipazione femminile, aumento del numero dei divorzi) la psicanalista francese Simone Korff-Sausse osserva che la società occidentale vive una fase di passaggio tra un vecchio modello di paternità e uno nuovo, tutto da costruire: “La paternità – scrive, e mi sembra decisamente condivisibile – è un'istituzione in ristrutturazione”.
Gianni Bono è uno storico del fumetto italiano, autore di una Guida al fumetto, fondatore delle Edizioni If, creatore del Museo del Fumetto e dell’Immagine di Lucca. Alfredo Castelli è una delle colonne portanti del fumetto italiano, ha creato Martin Mystère, il detective dell’impossibile edito da Bonelli e una serie di personaggi che per anni hanno fatto la fortuna del Corriere dei Ragazzi di cui era redattore.
Satire della cultura e del costume italiano: del popolo del “qui lo dico e qui lo nego”, del paese in cui “recitano” guide, leggi, didascalie e orari ferroviari, e in cui piace fare “mente locale” (sarà che siamo il paese delle patrie); dell'individuo che gioca a fare il cane sciolto (forse per poter meglio cambiare padrone), e di quelli che disprezzano il successo (almeno: quello degli altri); delle traduzioni “belle ma infedeli”, e di quelli che partono per quindici giorni in cerca di “un attimo” di pace. Satire scritte in pieno stile Pontiggia: con semplicità, classe, intelligenza e immediatezza.
“L'italiano non ha paura / della legge di natura / e talvolta, anzi, corregge / la natura della legge” (“Benedetti italiani”, p. 153): dimenticate l'orgoglio patriottico localissimo dei “Maledetti toscani”, dimenticate quanta ostilità e quanto sarcasmo si nascondeva in quelle righe nei confronti di tutti quei cittadini che non fossero toscani; dimenticatelo, ché Malaparte ha giocato un'altra volta al gioco del contradditorio, all'amplificazione parossistica della doppiezza, al gusto di avere stile nell'essere prima guelfo e poi ghibelllino.
Albert Einstein diceva che fosse più difficile disintegrare un pregiudizio che un atomo. Proprio perché tende a rigenerarsi, proprio perché tende al limite ad assopirsi ma mai a svanire. Da contemporanei, possiamo e dobbiamo dedicarci a questa battaglia, perché è una questione di giustizia e d'uguaglianza. Scopriamo allora Brigitte Gresy, già direttrice del gabinetto del Ministero per le Pari Opportunità, oggi ispettrice degli Affari Sociali, esperta di questioni femminili sul lavoro e «image des femmes dans les medias».
Un vecchio è seduto sulla panca davanti a casa sua e il vicino passa e gli domanda:
Beh, che fai, stai seduto lì a pensare?
E l'altro risponde: No, sto seduto qui e basta.
Questa storiella è la descrizione più sintetica di cosa sia l'ovvietà. La conosco da vent'anni e da allora mi vado a sedere accanto al vecchio sulla panca. Ma ancora non sono riuscita a credergli fino in fondo.
Raccolta di articoli, saggi brevi e frammenti di Jack London, “Pronto soccorso per scrittori esordienti” (Minimum Fax, 2005), curato da Monica Crassi, per la traduzione di Andreina Lombardi Bom, è un bignami del “Martin Eden” completo di qualche curiosità non sempre marginale o irrilevante. L'idea di avvicinare neofiti e curiosi al grande Jack con questa scorciatoia è simpatica – è carina – ma niente di più. Mi sembra pacifico.
Ci sono due modi per presentare un libro doloroso e documentato come questo. Primo modo. “Guerre politiche” è l'ultimo frammento di Parise ragazzo, reporter adulto che prende e va a raccontare le guerre, in prima linea. Tornato, smette di sentirsi giovane. Era partito per amore del rischio, per inquietudine, per curiosità. Per informare i lettori della sorte di ragazzini di quindici, sedici anni, mandati al macello in guerra. Ma quando questo volume vede la luce, nel 1976, Parise non ha più voglia di viaggiare. Perché giovinezza è anche resistenza della mente e del cuore di fronte ai grandi dolori dell'umanità (p. 15). E non è una resistenza infinita.
Undici articoli e saggi brevi di Gore Vidal, pubblicati tra 1992 e 2002, sono raccolti in questo “Le menzogne dell'impero e altre tristi verità” (Fazi, 2002), libretto che ha guadagnato tutte le caratteristiche del documento storico-politico a nemmeno dieci anni dalla prima edizione. Scopriamo perché, preparandoci sin d'ora a un po' di tumulto interiore per i contenuti dell'opera.
Parise di “Verba volant” è un Bianciardi liberal-democratico: stessa verve, stessa indipendenza, stessa schiettezza, diverso orientamente politico. L'iniezione di libertà di pensiero è tuttavia proprio la stessa, e così la sensazione che s'ha di fronte uno che non ha mai obbedito agli ordini di un partito, e non conosce ideologia diversa da quella letteraria.
Un anno fa, studiando “Matto per le bambine” (Stampa Alternativa, 2001), sono partito in cerca di notizie su Lewis Carroll, nel web anglosassone. Ho scoperto qualcosa di incredibile: in mezzo mondo, ma non in Italia, era uscita una biografia che aveva travolto tutti gli studi precedenti sul papà di “Alice”, determinando la distruzione del vecchio “Carroll Myth”. Si trattava di questa “In the Shadow of the Dreamchild.
Collocato d'ufficio in congedo nel 2004, pensionato in ossequio a un decreto legislativo poco noto dopo trentacinque anni di servizio, Ennio Di Francesco racconta la sua storia in questo “Un commissario scomodo”, autobiografia nient'affatto romanzata ma, per dirla con Bobbio, “raccontata con vivacità, con tanti particolari riguardanti fatti, luoghi, persone, e con la passione di chi s'è dedicato con serietà e convinzione al proprio lavoro”. È stato un piccolo Serpico, per la nostra Polizia. Non ha combattuto la corruzione interna, ma la scarsa democrazia d'una struttura che non conosceva sindacato e non garantiva adeguati e dignitosi diritti ai suoi lavoratori.
Rossana Maria Caira è la curatrice – per disposizione della professoressa Michelina Tecchi – del carteggio Stuparich-Tecchi, pubblicato in questo “Con fedeltà immutata” (Loffredo, 2006), completo di un piccolo nucleo di lettere e cartoline di Tecchi a Stuparich, rintracciate dalla professoressa Giovanna Criscione Stuparich. Si tratta, nella maggioranza assoluta dei casi, di documenti inediti, di interesse non soltanto filologico.
Silvio Perrella è il curatore d'eccezione di questa scelta di quarantatre scritti saggistici di Goffredo Parise, pubblicata da Adelphi nel 2005. Criterio principe, al di là dell'ordine cronologico (1957-1986, eccetto l'ultimo articolo), è questo: “Ho tenuto al centro la letteratura, con qualche puntata verso la musica e l'arte figurativa. Mi ha guidato il saggio che conclude il volume e che gli dà il titolo. Si tratta del discorso che Parise tenne a Padova nel 1986, l'anno della sua morte, in occasione del conferimento della laurea ad honorem. È come se fosse il suo testamento culturale” (p. 227). Sì, ha quel respiro. Ma è tutto questo libro che ha quel respiro, forse inconsciamente.
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